Giorno del Ricordo, 10 febbraio 2012

Giorno del Ricordo,  10 febbraio 2012

Sala purtroppo semivuota venerdi sera, forse a causa anche dell’annunciata nevicata, presso la Famiglia Legnanese dove il professor Giancarlo Restelli ha tenuto, in occasione del giorno del ricordo, la conferenza intitolata “le foibe e l’ esodo giuliano-dalmata, la tragedia negata degli italiani d’ Istria Dalmazia e Venezia Giulia” tenuta in collaborazione col Comune e con la sezione M. Venegoni di Legnano dell’ ANPI (associazione Nazionale Partigiani Italiani) di cui era presente in sala il presidente Luigi Botta.

Il periodo che va dal 1918 al 1956 è davvero oscuro per quello che fu il “confine orientale” d’ Italia  già da dopo la 1à Guerra Mondiale quando come premio per aver sconfitto l’ Impero Austro-Ungarico, quindi esclusivamente per diritti militari, l’ Italia ricevette Trento e Bolzano, Gorizia e Trieste, Istria e alcune zone della Dalmazia e dal 1924 anche Fiume.
In questa storia ci si sono sporcati di sangue in molti: il governo nazionalista del primo dopoguerra, i fascisti snazionalizzatori, Tito e i comunisti jugoslavi, partigiani italiani, Pci e Psi con  Togliatti, Nenni e Porzus, le truppe del GMA (governo militare alleato) con Roosevelt, Churchill e Truman, la Dc di De Gasperi ed il Vaticano di Pio XII.
Si raccoglie ciò che si semina e dall’ odio nasce solo odio, così quando i nazionalisti italiani imposero il divieto di parlare slavo ai non italiani (2/3 della popolazione dell’ Istria) cacciando preti, maestri e sfavorendo i contadini slavi iniziarono a far crescere il rancore di queste popolazioni verso la nostra nazione. La situazione fu aggravata dallo squadrismo fascista che voleva sopprime questa “minoranza” prima e poi dalla seconda guerra mondiale con l’ intervento dell’ esercito tedesco, lo scoppio della guerra partigiana di Tito, le repressioni ed i primi massacri.
Si arrivò alla deportazione in quelli che Restelli definisce “i lager del duce”.
Quando l’ 8 settembre ’43 lo stato italiano crollò tutto l’ odio inespresso delle popolazioni slave si riversò sì sui fascisti che avevano commesso varie brutalità, anche se molti erano già scappati prima che la barca affondasse, ma soprattutto su molti innocenti che furono gettati nelle foibe, i pozzi naturali dove gli abitanti di quelle regioni erano soliti buttare i rifiuti.
Vi furono i giorni dell’ occupazione di Tito, dell’ indifferenza degli Alleati ancora amici di Stalin che a sua volta appoggiava Tito così come lo appoggiavano i comunisti ed i partigiani italiani, alcuni dei quali uccisero altri italiani.
E vennero i lager di Tito e l’ esodo di centinaia di migliaia di quelli che gli slavi chiamavano “fascisti” e che gli italiani chiamavano “comunisti”, perseguitati a casa loro (dove gli fu imposto il divieto di parlare italiano, furono cacciati i preti e gli insegnanti…) ed ignorati o peggio dalla Madre Patria.
Non ho voluto mettere numeri in questo articolo, si possono trovare ovunque stime varie ed approssiate; poiché, come disse Stalin: “La morte di un uomo è una tragedia, quella di un milione una statistica” ho preferito ricordare che qui non si parla di numeri ma di persone, di diverse estrazioni sociali e politiche, innocenti e colpevoli, italiani o slavi, ma tutti pagarono un prezzo troppo alto in questa storia: la vita.

Enrico Gussoni, Redazione Asse Sempione