Nazismo e Shoah in Italia. Carnefici e vittime

Nazismo e Shoah in Italia. Carnefici e vittime

Liceo Cavalleri di Parabiago , gennaio ‘20

Il tema che è stato scelto è davvero importante: è il capitolo della Shoah italiana con le sue dimaniche, i suoi numeri e le tante esperienze di ebrei italiani coinvolti.

Ricordo che nel complesso durante la II guerra mondiale sono stati uccisi 6 milioni di ebrei, prevalentemente dell’Europa dell’est. Di questi alcune migliaia erano italiani.

Quindi parleremo prevalentemente del biennio 1943-45 quando anche in Italia è avviata una vera e propria caccia all’ebreo che vedrà impegnati corpi militari e politici del Terzo Reich ma anche tanti collaborazionisti, ossia tanti italiani che hanno coadiuvato i nazisti nelle varie operazioni che avrebbero dovuto portare, nelle intenzioni, l’intera comunità ebraica italiana ad Auschwitz.

– Di chi è la responsabilità di Auschwitz?

Se dovessimo chiedere a una persona di media cultura di chi è la responsabilità di Auschwitz? Sicuramente risponderebbe che è del nazismo, dei tedeschi dell’epoca (almeno di coloro che collaborarono nella deportazione). Auschwitz era nel territorio polacco occupato e annesso alla Germania già nel settembre del ’39 (il nome originario è Oswiecym). Tedesche sono la direzione del campo e le strutture di messa a morte: ferrovie, gas, forni crematori…

Invece le cose non sono state così.

In tutta l’Europa occupata i tedeschi poterono mettere in opera la cosiddetta “soluzione finale del problema ebraico” perché trovarono in ogni paese molti collaborazionisti che, appunto, collaborarono da vicino con le autorità tedesche per porre fine alla presenza ebraica nel loro paese.

Potremmo parlare a lungo del collaborazionismo francese (repubblica di Vichy), del collaborazionismo in Belgio, Olanda, Polonia, Lituania, Bielorussia, Ucraina.. e appunto Italia. E come vedremo, per quanto riguarda l’Italia, fu un fenomeno rilevante e ancora oggi poco studiato.

Italiani brava gente?”

Avete mai sentito l’espressione “Italiani brava gente”? Se avete visto il film “Mediterraneo” di Gabriele Salvatores conoscete già molte cose / brevem il film / Locandina film

Quindi gli italiani “brava gente” sono quelli che non fanno volentieri la guerra, se devono farla la fanno male e non vedono l’ora di imboscarsi. Ne discende che gli italiani sono generosi di natura, incapaci di violenza, bonari, sempre pronti ad aiutare il perseguitato, sempre pronti più a fare l’amore che la guerra…

Sintetizza bene la questione Filippo Focardi in un suo bel saggio: “Il cattivo tedesco e il bravo italiano”, saggio dedicato ai crimini di guerra italiani durante il II conflitto mondiale.

E’ inutile dire che le cose non sono così facili.

Per esempio. Si narra sempre, giustamente, la ritirata dell’ARMIR dalla Russia nell’inverno del ’43 con episodi atroci, l’incredibile resistenza dei soldati disperati a 40-50 gradi sotto zero con l’incubo dei carri armati sovietici che potevano chiuderli in una sacca.

Ma poche volte si è detto che per ritirarsi i soldati italiani hanno invaso un paese a fianco della Germania (1941 e ’42), combattendo per far parte del Nuovo Ordine germanico che avrebbe dominato in tutta l’Europa dell’est conquistata con una brutale politica di sterminio contro slavi ed ebrei.

Durante la II guerra mondiale l’occupazione italiana della Slovenia, Montenegro e Grecia fu costellata di veri e propri crimini di guerra per combattere la resistenza di popolazioni che lottavano per non scomparire di fronte alla ferocia italo-tedesca.

  • Arbe / foto
  • Gonars / foto
  • Case bruciate in Slovenia / fot
  • Fucilazioni di civili sloveni
  • Cadaveri di civili

Ma anche in precedenza la frase “Italiani brava gente” non aveva molto senso:

  • L’Italia vinse in Etiopia nel ’36 usando i gas / foto
  • I campi di concentramento in Etiopia / foto
  • I bombardamenti su Barcellona (1937) / foto
  • I campi di concentramento per la popolazione della Cirenaica (inizio anni trenta) / foto
  • Le impiccagioni multiple nella Piazza del Pane a Tripoli al tempo della guerra voluta da Giolitti (1911-12) / foto

Per quanto riguarda il tema che tratteremo questa mattina è doveroso ricordare le Leggi Razziali del ‘38

  • foto copertina “Difesa della razza”, I° numero
  • negozio ariano
  • gli ebrei sono espulsi….

Queste immagini non ci devono portare all’eccesso opposto, quindi a italiani “mala gente” (cattiva gente) o qualcosa di simile. Le politiche di occupazione di territori ostili hanno sempre richiesto atteggiamenti molto duri da parte delle truppe occupanti. Da qui la durezza del colonialismo inglese in India, del colonialismo tedesco in Africa, dei francesi in Algeria, del colonialismo belga in Congo e così via.

Certo, nel nostro caso sappiamo ben poco delle politiche italiane di occupazione.

Quando nacque lo stereotipo degli Italiani brava gente? Subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale quando una classe dirigente ancora fascista, perché non epurata, diede la colpa di quanto era avvenuto al solo Mussolini con la sua cricca evitando di fare i conti con quanti avevano fatto parte del Partito Nazionale Fascista e avevano avuto particolari responsabilità nella guerra sui vari fronti.

Alla fine questa tesi fu vincente e nei decenni successivi gli italiani rappresentarono se stessi nel Ventennio fascista e durante la Seconda guerra in termini bonari ma sostanzialmente falsi.

Le Leggi Razziali

Eppure le Leggi Razziali del ’38 furono volute dalla classe dirigente fascista senza alcun intervento da parte di Hitler.

In un paese mai antisemita vennero introdotte le Leggi Razziali contro gli ebrei a imitazione delle Leggi di Norimberga di tre anni prima.

Queste leggi apertamente razziste agirono su una popolazione di circa 46mila individui (di cui 9.400 stranieri), esattamente l’1,1 per mille della popolazione italiana (44 milioni).

** Video “Leggi razziali in sintesi” in dvd “Leggi Razziali” – 3min **

Ferocia e collaborazionismo nel 1943-45

Nel biennio 1943-45 molti italiani collaborano da vicino con i tedeschi nella deportazione degli ebrei. Andiamo con ordine.

L’occupazione tedesca dell’Italia inizia subito dopo il comunicato del generale Badoglio dell’8 settembre del ’43 che annunciava la fine delle ostilità con le truppe anglo-americane. Di fronte al “tradimento” italiano Hitler decide di occupare l’Italia.

Da questo momento l’Italia sarà l’”alleato-occupato” secondo la bella espressione utilizzata dallo storico Lutz Klinkammer in un suo celebre saggio.

Sfruttamento dell’apparato produttivo italiano a vantaggio dei tedeschi, sfruttamento della manodopera italiana a vantaggio dell’economia bellica tedesca, requisizioni, grassazioni ai danni dei contadini, repressioni violente del movimento partigiano con stragi di civili (Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto …) saranno le nuove condizioni poste dall’”alleato” tedesco al nostro paese.

Dalla persecuzione dei diritti alla persecuzione delle vite

Gli apparati politico-amministrativi della Repubblica Sociale Italiana collaborarono alacremente per deportare gli ebrei italiani.

Se le Leggi Razziali colpiscono i diritti degli ebrei (esempio docenti e studenti ebrei sono espulsi dalle scuole del Regno), le nuove disposizioni della RSI impartiscono l’ordine dell’arresto immediato di tutti gli ebrei residenti nel territorio italiano con immediata confisca del patrimonio (“persecuzione delle vite”). Il Congresso di Verona (nov ’43), atto costitutivo della RSI, stabilisce che gli ebrei in Italia sono “stranieri” e “nemici” (articolo n.7, Congresso di Verona).

Gli ebrei nel ‘43

In Italia nel settembre del ’43 c’era una piccola minoranza di ebrei che già era stata colpita nel lavoro e nelle condizioni di vita dalle Leggi Razziali del 1938. In particolare nel ’43 gli ebrei erano circa 33mila su una popolazione di 44 milioni di abitanti, meno dell’ 1 per mille! Eppure si scatenò su di loro una terribile ondata di arresti perché l’obiettivo nazista era quello di deportare tutti gli ebrei ad Auschwitz.

Quindi l’Italia fu complice di piani nazisti di genocidio ebraico perché aiutò le SS nella quotidiana caccia agli ebrei. Seppure con gradi e modalità diverse rispetto all’alleato tedesco, anche l’Italia fu corresponsabile della tragedia di Auschwitz.

Ghetto di Roma, 16 ottobre

Sono tanti gli episodi che potremmo ricordare. Uno almeno: la razzia nel ghetto di Roma del 16 ottobre del ’43.

A Roma nel settembre del ’43 c’erano circa 12mila ebrei. Più di mille nel solo ghetto, ossia la parte più povera della città. Gli ebrei del ghetto dovevano essere i primi da mettere sottochiave. Gli altri sarebbero stati stanati casa per casa.

** Video “Ghetto di Roma” / in “Leggi Razziali” dvd – 6min *

Nella notte del 16 ottobre del ’43, 250 SS circondarono il ghetto durante la notte e alle prime ore del mattino penetrarono nel quartiere ebraico per arrestare tutti gli ebrei che vi vivevano.

Alla fine furono arrestate 1223 persone. Dopo avere discriminato gli ebrei “puri” dagli ariani e dai coniugi ariani, individuarono 1023 ebrei per Auschwitz.

Dopo pochi giorni partirono nei carri-bestiame per Auschwitz. All’arrivo 879 finirono subito nelle camere a gas. Gli altri furono introdotti nel lager per il lavoro coatto.

Finita la guerra dei 1023 ebrei frutto della retata nel ghetto tornarono 17 persone: 16 uomini e una donna.

Altri 600 ebrei di Roma vennero arrestati da polizie e fascisti italiani nelle settimane successive.

Gli italiani ebbero un ruolo? Non nell’escuzione degli arresti e neppure nella traduzione sotto scorta armata del migliaio di ebrei da Roma-Termini ad Auschwitz.

Il ruolo fondamentale fu nell’ever fornito ai poliziotti tedeschi gli elenchi degli ebrei di Roma: nomi, vie, quartieri, numeri civici, elenchi di parenti “ariani” dove eventualmente cercarli. E poi altri italiani a guidare i soldati SS nelle vie di Roma, accertare l’identità delle persone da identificare, condurre gli interrogatori.

I tedeschi da soli non sarebbero mai riusciti, per problemi di lungua e conoscenza della città, a operare una retata in grande stile come quella del 16 ottobre ’43.

In primis collaborarono i fascisti: Guardia Nazionale Repubblicana, Brigate Nere, bande fasciste che agivano per proprio conto (banda Kock a Roma, banda Collotti a Trieste); e poi le forze dell’ordine: prefetti, questori, polizia, carabinieri, guardia di finanza; la burocrazia con segretari comunali, impiegati, dattilografe, autisti… D’ora in poi collaborarono con i tedeschi in Italia per individuare, arrestare, rapinare, deportare e consegnare gli ebrei alle autorità naziste per la deportazione in Polonia.

Sintetizza bene una studiosa italiana: “Alla polizia italiana le ricerche degli ebrei, il loro arresto e concentramento a Fossoli; alla polizia tedesca la successiva deportazione”.

Fossoli

Gli ebrei rastrellati vennero portati nel campo di concentramento di Fossoli (Carpi, Modena) che fino al febbraio ’44 fu retto da forze italiane. Poi subentrarono i tedeschi.

Da Fossoli partivano i treni con destinazione Auschwitz ma anche Dachau, Mauthausen, Buchenwald… Da notare che i treni della deportazione di ebrei e politici erano forniti dalle Ferrovie Italiane. La scorta fu sempre fornita dai carabinieri. I macchinisti erano italiani.

Ghetto di Venezia

Nella notte del 6 dicembre ’43 furono prelevati dalle loro case a Venezia e dintorni 163 ebrei (114 uomini e 49 donne). Gli arresti furono opera solo degli italiani: commissariati di Pubblica sicurezza, comando dei carabinieri e reparti della Milizia volontaria di sicurezza nazionale.

Nelle stesse ore i beni degli ebrei, talvolta ingenti, erano sequestrati e spesso spartiti tra le stesse autorità che avevano pianificato la razzia.

Firenze

Nello stesso giorno (6 dicembre ’43) una retata a Firenze assicurava nelle mani dei fascisti un centinaio di ebrei. In questo caso i tedeschi, casa per casa, erano accompagnati da solerti collaboratori italiani.

Memoria”, storie di ebrei arrestati / da 11.10 / 6min

Neris – Goti Bauer – L. Segre

Le ruberie

Non dimentichiamo poi le tante ruberie ai danni dei patrimoni degli ebrei che vennero confiscati nel momento della cattura.

La legge diceva che i beni degli ebrei erano sequestrati a vantaggio dello Stato. In realtà il più delle volte mobili e quadri antichi, gioielli… erano subito trasferiti nelle belle case di qualche gerarca importante. Così come non si contano le estorsioni ai danni di famiglie di ebrei per evitare l’arresto.

Probabilmente i vertici fascisti lasciavano fare perché i beni trafugati degli ebrei aumentavano il consenso di quella parte degli italiani che partecipavano alle ruberie (eravamo in tempo di guerra).

I delatori

Tanti arresti e tante ruberie furono possibili perché nell’Italia di quel tempo c’erano tanti delatori, ossia persone che in cambio di una taglia (da 5000 a 9000 lire) oppure per vendetta o altro denunciarono gli ebrei che si nascondevano decretando il loro arresto e la successiva deportazione ad Auschwitz.

Le prefetture e le questure spesso erano inondate di lettere anonime che denunciavano tutto: strani comportamenti politici di vicini di casa o conoscenti, ruberie di piccoli truffatori locali… fino ad arrivare alla denuncia di ebrei nascosti o in procinto di tentare la fuga in Svizzera.

Fughe in Svizzera

I dati che abbiamo per l’espatrio in Svizzera sono significativi: 6000 ebrei italiani accolti, 8700 respinti e subito dopo arrestati da tedeschi ma anche da guardie confinarie italiane, polizia, guardia di finanza, carabinieri.

Spesso intere famiglie ebree furono tradite da guide interessate alla taglia che pendeva sul capo di ogni ebreo arrestato. Si facevano pagare prima dai fuggitivi e poi si facevano pagare dalle autorità italiane.

La Legione Monterosa dai primi di ottobre al dicembre ’43 aveva arrestato 58 ebrei. Così descrisse il proprio operato: p. 92

Lettura da Levi Sullam, p. 92

L’Indifferenza

Se andate al Binario 21 di Milano (stazione centrale, via Ferrante Aporti), dove partivano i convogli carichi di ebrei, all’ingresso del museo trovate a caratteri cubitali la scritta “INDIFFERENZA” (voluta da L. Segre).

Che cosa pensarono gli italiani dell’epoca? Difficile dire. Molti disapprovarono, altri plaudirono, altri semplicemente girarono la testa da un’altra parte.

Certamente non dobbiamo dimenticare che in Italia al potere c’era un governo autoritario retto da polizie spietate.

Quanti collaborazionisti pagarono?

Scrive Levi Sullam (“I carnefici italiani. Scene dal genocidio degli ebrei”, 1943-45) che “nessuno fu processato nel dopoguerra per la partecipazione alla politica antiebraica del fascismo: né a quella risalente al 1938, né a quella della Repubblica Sociale italiana. Generalmente la persecuzione degli ebrei non venne ritenuta un reato o una colpa specifica, né un’aggravante”.

Non ci fu mai una “Norimberga italiana” che avrebbe ripulito il paese dal ventennio fascista incriminando i gerarchi di maggiore importanza ma anche quella vasta “zona grigia” che per 25 anni circa aveva condiviso il potere.

Amnistia Togliatti

A cancellare ogni possibilità di fare luce su tanti episodi e quindi fare i conti con il fascismo intervenne la cosiddetta “Amnistia Togliatti” che nel giugno del ’46 cancellò di botto moltissimi processi già avviati liberando circa 10mila persone che rischiavano lunghe condanne. Infatti venne liberata gente come Giuseppe Bottai, Luigi Federzoni, Carlo Scorza. Anche i torturatori dei partigiani e degli antifascisti uscirono presto dal carcere sulla base di sentenze che oggi appaiono ridicole.

Il problema è che la magistratura non era stata epurata e quindi a giudicare i fascisti era la stessa magistratura fascista che aveva operato durante il Ventennio.

Potè quindi capitare che un personaggio come Gaetano Azzariti, già presidente del Tribunale della Razza dal ’38 al ’43 potesse diventare stretto collaboratore di Togliatti nel suo ufficio di Ministro di Grazia e Giustizia.

Il capo dei comunisti italiani che collabora strettamente con uno dei responsabili del razzismo anti ebraico dal ’38 in avanti! L’Italia è davvero un paese “strano”.

Ma non è finita qui. Azzariti concluse la sua carriera come presidente della Corte Costituzionale negli anni cinquanta.

Altro caso clamoroso quello di Mario Cortellini, responsabile dei sequestri ai danni degli ebrei a Venezia. Poi, dopo la Liberazione, è capo dell’Ufficio recupero beni ebraici. Da sequestratore di beni a restitutore degli stessi beni, magari alle stesse persone.

La mancata “Norimberga italiana” giustificò lo slogan dal quale siamo partiti, ossia “Italiani brava gente”, perché la reponsabilità di tutto quello che era accaduto fu addebitata al solo di Mussolini e a pochi suoi accoliti. E fu così che moltissime persone che per molti versi avevano collaborato concretamente con il fascismo, si sentirono assolte.

I Giusti

In Italia si parla molto dei Giusti, ossia dei non ebrei che aiutarono gli ebrei nei momenti più difficili in cui dovettero lasciare le loro case e nascondersi. Molti italiani li aiutarono aprendo le loro case, nascondendoli e fornendo loro del cibo. Lo Yad Vascem riconosce circa 600 Giusti italiani. Ma furono molti di più.

Giacomo Bassi, San Giorgio-Canegrate / FOTO

Il segretario comunale Giacomo Bassi è il “Giusto fra le Nazioni” più vicino al territorio in cui abitiamo.

Un giorno nel suo ufficio di San Giorgio su Legnano comparve un’intera famiglia, i Contente di Milano. Chiedevano una carta d’identità falsa per evitare arresti. Bassi diede loro un nuovo nome e un locale dove vivere nella struttura dove oggi c’è la scuola media e la biblioteca a San Giorgio.

Per questo aiuto, che poteva costargli la vita, Giacomo Bassi è stato insignito del titolo di “Giusto fra le Nazioni” e il suo nome compare nel museo dello Yad Vascem a Gerusalemme.

Più i Giusti o i carnefici?

Ma verrebbe da chiedersi: numericamente parlando sono stati più i Giusti o i carnefici? ossia persone che a vario titolo collaborarono per indirizzare gli ebrei ad Auschwitz?

Sicuramente i secondi. Non solo tra chi arrestava ma anche tra chi semplicemente stilava elenchi, individuava nomi e metteva a disposizione indirizzi dove cercare gli ebrei.

La macchina della deportazione prevedeva molte funzioni apparentemente neutre come lo stare alla scrivania a compilare elenchi e confrontare tra loro diversi documenti, funzioni in ogni caso importanti nel meccanismo deportativo.

Quindi parliamo dei Giusti! Additiamoli ancora oggi come modelli da seguire, esempi virtuosi di uomini e donne che rischiarono in proprio spesso per degli sconosciuti… ma parliamo anche e soprattutto dei “carnefici”! Espressione nella quale includiamo tutti quelli che ebbero anche un piccolo ruolo nella Shoah italiana.

Gente animata da obbedienza agli ordini, conformismo, lealtà verso lo Stato, oppure da motivazioni quali la riscossione della taglia, talvolta da componenti antisemite… in ogni caso non esitò a consegnare singoli o famiglie intere alle SS.

Le cifre della deportazione / Tabella

Nel periodo 1943-45 furono deportati complessivamente 8.869 ebrei che vivevano in Italia secondo i confine dell’epoca (inclusi i possedimenti italiani nel Dodecaneso). Quasi il 20% degli ebrei che vivevano in Italia al tempo delle Leggi Razziali (46mila).

Di questi 6mila morirono ad Auschwitz e 300 in Italia (Risiera di San Sabba, Fosse Ardeatine, eccidio di Meina).

Gli arresti effettuati da soli italiani sono la metà complessiva: 2210.

2400 furono invece arrestati da tedeschi (per 2300 casi non sappiamo). Ma occorre tenere in considerazione che gli arresti operati dai tedeschi videro sempre una presenza italiana a livello informativo, organizzativo con funzione di supporto.

Da notare che lo Stato italiano non ha mai riconosciuto responsabilità e complicità italiane. Non c’è nessuna legge che riconosca i torti e abbia dato un indennizzo ai sopravvissuti.

Quindi, parlar di questi argomenti non è solo un esercizio di memoria storica e analisi di quanto accaduto. La mancata “Norimberga italiana” ha generato una benevola interpretazione del passato fascista e coloniale italiano impedendo agli italiani di fare veramente i conti con il proprio passato.

Note

  • dove possibile citare i Protocolli e i temi della “congiura ebraica” in Italia. forte antisemitismo nella RSI
  • persistenza dell’antigiudaismo nella cultura italiana (Civiltà cattolica e “Osservatore romano)
  • citare eventualmente la bimba Emma Calò, p. 31
  • “intreccio tra intensa rapacità e virulento antisemitismo”
  • “arresto, internamento, spoliazione dei benei e loro gestione”
  • I “buoni” italiani e i “cattivi” tedeschi, lettura p. 111
  • I vari Palatucci e Perlasca hanno sostenuto la presunta benevolenza italiana contro il “cattivo tedesco”
  • La legge della G. Memoria cita i salvatori ma non i carnefici
  • Si rischia di passare dall’“era del testimone” all’”era del salvatore” senza passare per l’”era del carnefice”
  • L’immagine edulcorata del nostro paese fu responsabilità anche dell’antifascismo desideroso di cambiare rapidamente strada addossando ogni colpa al solo fascismo
  • Piero Terracina fu arrestato da SS, che irruppero in casa, mentre due fascisti stavano sulla porta (sono coloro che li avevano denunciati)