Dal 10 giugno 1940 al 25 luglio 1943. L’Italia della disfatta

Dal 10 giugno 1940 al 25 luglio 1943

L’Italia della disfatta

Presentazione

L’idea di questo ciclo di conferenze è legata ai 70 anni dagli avvenimenti del 1943 che furono fondamentali nella storia italiana durante la Seconda guerra mondiale.

Gli avvenimenti più importanti del ’43 sono due:

– il 25 luglio quando il Gran Consiglio del Fascismo sfiducia Mussolini e il re lo fa arrestare. È la fine del regime fascista dopo venti anni di dittatura

– l’8 settembre del ’43 quando Badoglio e il re annunciano l’armistizio con gli anglo-americani ma in modo così ambiguo e torbido da condannare l’esercito allo sbando e alla deportazione in Germania di 650.000 ex militari italiani

Questa sera vedremo in particolare che cosa è avvenuto il 25 luglio e cercheremo di capirne le cause. Come è stato possibile il fascismo sia caduto così facilmente? Come è stato possibile arrestare Mussolini senza che i fascisti facessero sentire la loro protesta?

Tra 15 giorni parleremo dei bombardamenti anglo-americani su Milano e l’Italia nell’agosto del ’43. Il terzo appuntamento invece è dedicato a uno dei momenti più bui dell’Italia nel corso dell’intero Novecento, ossia l’armistizio dell’8 settembre.

Oggi è il 16 ottobre ed esattamente settanta anni fa a Roma ci fu una retata nel ghetto ebraico che si concluse con l’arresto di 1023 abrei ci cui solo 17 tornarono alle proprie case. Capiremo più avanti i legami tra questo avvenimento e la fine di Mussolini con il 25 luglio.

Non è possibile narrare tutta la guerra italiana dalla campagna di Grecia fino al 25 luglio ’43. Possiamo però dire che fino all’autunno del ’42 la vittoria italo-tedesca pareva possibile e soprattutto prossima. La Germania stava attaccando a fondo Stalingrado mentre gli italo-tedeschi in Africa erano arrivati ad El Alamein in Egitto a poco più di 100km da Alessandria.

Le due sconfitte quasi contemporanee di El Alamein e Stalingrado fecero pendere il baricentro a favore degli Alleati. Non dimentichiamo poi in quelle settimane lo sbarco anglo-americano a Casablanca e Algeri. Le truppe dell’Asse sarebbero state strette in una morsa soffocante in Africa.

L’attacco inglese ad El Alamein iniziò il 23 ottobre del ‘42. L’esercito di Montgomery aveva 220mila uomini, quello di Rommel 108mila, la metà tedeschi su un fronte di 57 km. Schiacciante la superiorità alleata di mezzi corazzati e aerea. Il 23 ottobre gli inglesi non passano. Il secondo urto sarebbe stato decisivo. Inizia il 4 novembre: il colpo è durissimo per le divisioni italiane che cessano di resistere non avendo mobilità (Folgore e Ariete). Rommel reagisce con continui sganciamenti ma a lui rimangono poche truppe. Con lo sbarco anglo-americano in Algeria e Marocco il destino dell’Asse è segnato. L’operazione Algeri-Casablanca (truppe Usa e inglesi) inizia l’8 novembre. I tedeschi reagiscono occupando l’intera Francia. La Corsica è invasa dagli italiani. Per occupare la Corsica si utilizzarono dei peschereggi (“motosbarchieri” secondo la definizione di Cavallero).

Già a novembre del ’42 il re rivela di pensare al dopo Mussolini.

I sovietici iniziano la controffensiva di Stalingrado il 19 novembre contro i sovietici. Von Paulus rimase imprigionato nella sacca per ordine di Hitler, eppure avrebbe potuto ricongiungersi con l’armata di von Manstein. A metà dicembre inizia l’attacco sovietico contro l’ottava armata italiana. Il 19 dicembre alcune divisioni sono travolte. La Julia tiene le posizioni. Il Corpo d’armata alpino fu preso di petto a metà gennaio. L’obiettivo era ingabbiare le armate tedesche in ritirata dal Caucaso. La colonna dei fuggiaschi era lunga 40km. A Nikolàjeka il 26 gennaio gli alpini della Tridentina riuscirono a uscire da una sacca (4-6mila morti italiani). La ritirata fu di 600 km.

All’inizio le forze italiane contavano 230mila uomini. Rimpatriati 30mila, superstiti 114mila, 75mila morti durante la ritirata o in prigionia.

Ai primi di marzo scioperi in Italia, da Torino alle maggiori città, senza che la milizia intervenga. Gli operai incrociano le braccia per la crisi alimentare (chiedono l’indennità del carovita e 192 ore di gratifica) ma la protesta è più che altro contro la guerra, contro i disagi, i bombardamenti e quindi contro il fascismo.

Gli scioperi iniziano a Mirafiori il 5 marzo e poi si diffondono in tutta Torino per arrivare a fine mese a Milano (100mila operai).

Farinacci a Mussolini: “Se ti dicono che il movimento ha assunto un aspetto esclusivamente economico ti dicono una menzogna. Il partito è assente e impotente. Avviene l’inverosimile. Dovunque, nei tram, nei caffè, nei cinamatografi, nei treni, si critica, si inveisce contro il regime e di deride non più questo o quel gerarca ma il Duce. E la cosa gravissima è che nesuno insorge”.

– 23 gennaio ’43 Tripoli è occupata dagli anglo-americani (la Tripolitania era italiana dal 1912). Il 7 maggio è persa Tunisi. Il 12 si arrendono i tedeschi, il 13 maggio gli italiani (Messe). 250mila prigionieri tra italiani e tedeschi.

– nel frattempo le condizioni di vita degli italiani, intendo soprattutto gli strati popolari, è decisamente peggiorata rispetto a due anni prima. Tutti i generi alimentari sono razionati e con la tessera si ottengono non più di 900-1000 calorie al giorno. La borsa nera è proibitiva: si trova di tutto ma a prezzi anche di 10 volte superiori ai negozi con gli articoli convenzionati. La razione di pane è di 150 gr, quella settimanale di carne è un etto. La borsa nera arricchisce contadini e commercianti. Chi ha reddito fisso fa la fame.

– la prima tappa per la conquista dell’Italia è l’isola di Pantelleria. Su Pantelleria si scatena l’inferno dal 10 maggio ’43. 11.000 uomini a presidio dell’isola. Mussolini autorizza la resa l’11 giugno. “Mancanza di acqua”! Pantelleria è un segno della crisi imminente. Il 24 giugno discorso del “bagnasciuga”.

– In Sicilia c’erano 300mila uomini ma la densità media era di 36 uomini per km quadrato, di un pezzo anticarro ogni 3 km e di una batteria d’artiglieria ogni 8 km. La fanteria si muove a piedi e l’artiglieria a trazione animale. “Operazione Husky” (duro, vigoroso). Comandano Montgomery e Alexander. La flotta italiana non reagisce perché a corto di carburante (rimane a La Spezia). I mezzi tecnici degli americani sono la jeep, il bulldozer e il C47, bimotore da trasporto.

– Il 9-10 luglio 150mila uomini invadono la Sicilia con 600 carri armati e 1000 cannoni. Lo sbarco è indolore. Scandaloso l’abbandono della piazzaforte di Augusta. I soldati siciliani defezionano in massa (gli americani promettono l’impunità). Solo la “Goering” e la “Livorno” combattono con coraggio. Il 17 agosto, dopo 38 giorni, la Sicilia è interamente occupata.

– Mussolini appare sempre più malato e incapace di reagire. È l’ombra dell’uomo che fu un tempo.

– Hitler e Mussolini si incontrano tra il 7 e il 10 aprile a Salisburgo. Ma Mussolini chiede solo la pace separata con l’U. Sovietica. Hitler rifiuta perché la Germania in quel momento appare debole. Ambrosio sollecitava lo sganciamento. Al ritorno Ambrosio propone al re e a Ciano “di eliminare il capo del governo”. Il re il 7 giugno aspetta “un fatto nuovo” prima di agire (colloquio con Soleri). Il 3 giugno riceve Grandi e dice le stesse cose, “mi occorre una qualche indicazione… in modo inequivocabile e certo”. Il re teme la reazione di Mussolini in caso di passo falso. L’invasione della Sicilia ebbe un colpo d’acceleratore al complotto. La convocazione del Gran Consiglio del Fascismo era l’occasione tanto attesa.

– Il 19 luglio a Feltre incontro Hitler Mussolini. Ambrosio sollecita il duce: o rinforzi o la rottura dell’alleanza. In contemporanea c’è il bombardamento su San Lorenzo (Roma). Mussolini teme la capitolazione del fascismo, la reazione tedesca, la sconfitta militare e non disse nulla a Hitler.

– Solo il 20 luglio il re dice a Puntoni: “Ormai il regime non va più… Bisogna cambiare a tutti i costi”.

– Il bombardamento di Roma (quartieri di San Lorenzo e Prenestino, 1500 morti) dà una forte scossa al re e ai gerarchi fascisti che vogliono uscire dalla guerra

– La caduta di Mussolini non fu il risultato di un progetto pensato organicamente e attuato coerentemente, ma la conseguenza di una serie di azioni non coordinate e fortemente influenzate dalla rapida evoluzione della situazione militare (Lepre).

Due componenti della congiura contro Mussolini:

– la congiura dei gerarchi capitanata da Grandi

– la congiura dei militari capitanata dal re

25 luglio ’43

– L’obiettivo di Grandi non era il colpo di mano della Corona e il complotto dei militari: Roatta, Ambrosio, Carboni e Castellano. Era il cambio della guardia tra il re e Mussolini alla guida dell’esercito sganciando l’Italia dalla guerra. “Invito il Capo del Governo a pregare la Maestà del Re di assumere l’effettivo comando delle Forze Armate” (come da Statuto)”, anche se sarebbe costata la fine del fascismo.

I carabinieri sono coinvolti nel complotto. Il cardinale Montini è informato e auspica anche lui il passaggio dei poteri dal fascismo alla monarchia per l’uscita dell’Italia dalla guerra. Industriali (Pirelli e Vittorio Cini) e finanza sono esasperati dalla situazione che si è venuta a creare.

Il suo ordine del giorno è conosciuto da Mussolini, Farinacci e Scorza ma Mussolini non prende provvedimenti. La maggior parte dei gerarchi voleva conservare il regime, ma facendolo tornare a essere monarchico-fascista come era stato dal ’22 al ’25 (Lepre).

Nella caduta del regime non ha alcun ruolo l’antifascismo organizzato.

– Alle 17.15 comincia la riunione, 24 luglio, sabato. Mussolini tiene un discorso di due ore in cui attribuisce la colpa ai vertici militari. Nel suo intervento Mussolini ammette di essere l’”uomo più odiato d’Italia”.

Il discorso di Grandi è particolarmente duro: “Voi credete di avere la devozione del popolo. Voi l’avete perduta il giorno in cui avete legato l’Italia alla Germania. Voi vi credete un soldato. Lasciate che vi dica che l’Italia fu perduta il giorno in cui metteste i galloni di maresciallo sul berretto”. Ciano propone la rottura dell’Asse ricordando il “tradimento” dei tedeschi del ’39.

Firmarono l’ordine del giorno Grandi 19 dei 28 presenti. Votano a favore del documento Grandi i nomi più importanti del fascismo: De Bono, De Vecchi, Ciano, Alfieri, Bottai, De Stefani. Mussolini dice che il documento Grandi “può porre in gioco l’esistenza del regime”. Con maggiore energia Mussolini avrebbe potuto far votare un documento più conciliante. “Signori, voi avete aperto la crisi del regime”.

Mussolini si fida del re e invece il re giocherà Grandi e Mussolini.

– Appena terminata la riunione Grandi ha un colloquio con Acquarone il quale in prima mattinata informa il re di quanto accaduto. A questo punto entrano in gioco il re e i militari. Grandi scompare dalla scena. In mattinata Badoglio aveva già firmato.

Mussolini chiede udienza al re alle ore 17 del 25. a quell’ora è già esautorato. Mussolini è fiducioso, i gerarchi si sarebbero pentiti tutti e il re non avrebbe agito. Voleva proporre al re un rimpasto del governo.

– Il colloquio dura 20 minuti. Il re dice: “Le cose non vanno più… l’Italia è in tocchi, l’esercito è moralmente a terra, i soldati non vogliono più battersi, il voto del Gran Consiglio è tremendo”. Annuncia a Mussolini la sostituzione con Badoglio. Quando Mussolini uscì fu preso in carico da ufficiali dei carabinieri, praticamente fu arrestato. Per un po’ di ore Mussolini crede davvero di essere sotto la protezione del re.

Il comunicato di Badoglio fu letto alle 22.45: “Attenzione, attenzione. Sua maestà il re e imperatore ha accolto le dimissioni presentate da Sua Eccellenza il cavalier Benito Mussolini e ha nominato capo del governo il cavalier, Maresciallo d’Italia, Pietro badoglio… La guerra continua”. L’Italia mantiene fede alla parola data”.

Nessuna reazione del partito e della milizia, anzi Scorza e Galbiati si mettono agli ordini di Badoglio. Raramente nella storia un regime era scomparso in questo modo così repentino, senza alcuna reazione. Un solo fascista si suicidò.

Vennero subito aboliti il partito fascista, il gran consiglio, la camera dei fasci e delle corporazioni, il tribunale speciale e leggi spiccatamente fasciste.

Rimasero le leggi razziali e gli elenchi degli ebrei (utili il 16 ottobre per la razzia nel ghetto) per non inviperire i tedeschi. La gente festeggia nelle strade perché è convinta che la guerra sia finita.

Una circolare Roatta invita l’esercito a intervenire ad “alzo zero” contro i manifestanti. Hitler urlò “Tradimento, tradimento!”. Avrebbe voluto occupare subito l’Italia ma fu convinto a rimandare. I bombardamenti a tappeto dell’agosto erano già stati decisi prima e non vennero cancellati, “furono un cieco crimine burocratico”.

Zangrandi, “Il re cerca un piede di porco per scardinare il fascismo”. Le due congiure sono legate da un segmento: il re. Grandi è consapevole del gesto che sta per compiere: la fine del fascismo e del potere di gente come lui. I due progetti sono indipendenti ma gli obiettivi coincidono. Grandi propone al re di sorprendere i tedeschi (prendere le armi contro di loro) dichiarando subito il cambio delle alleanze. Ma il re e Badoglio hanno paura della reazione tedesca.

Cominciarono i lenti e maldestri movimenti diplomatici per avere contatti con gli Alleati. L’ossessione di Badoglio era il segreto assoluto per paura dei tedeschi. Alla segretezza furono sacrificati con l’8 settembre più di 1 milione di uomini sparsi sui diversi fronti di guerra.

Giudizio di Montanelli: “L’arresto di Mussolini non fu un gesto da re. La scelta di Badoglio (da parte del re) fu infelice, gli approcci con gli alleati malaccorti, la fuga a Pescara, ignominiosa. Il re doveva rimanere a Roma, avrebbe forse perso la vita ma avrebbe salvato la monarchia e l’immagine dell’Italia. Con l’8 settembre lo sfacelo fu totale”.