Novant’anni fa i fascisti a Legnano

Gentile Direttore (Legnanonews),

ora che le polemiche e le tensioni per la presenza di Fiamma Tricolore a Legnano si stanno attenuando, vorrei segnalare qualcosa di più di una mera curiosità storica.

Esattamente novant’anni fa (4 agosto 1922) anche Legnano conobbe la violenza fascista quando un manipolo di camicie nere occupò impunemente il municipio scacciando la giunta di sinistra.

Invece di ripristinare l’ordine il prefetto nominò in quei giorni un commissario straordinario il quale qualche mese dopo indisse le nuove elezioni che si tennero nel febbraio dell’anno successivo.

Per ricostruire questo momento importante per Legnano faccio riferimento a un articolo di Giorgio D’Ilario apparso sulla “Martinella” nel marzo del 2004, “Le lotte sindacali a Legnano nel primo Novecento fino all’avvento del fascismo”.

Come era possibile che un gruppo di facinorosi armati assaltasse Palazzo Malinverni cacciando a furia di bastonate una giunta liberamente eletta?

Fatti di questo genere erano all’ordine del giorno in Italia: basta pensare che nell’estate del 1922 siamo alla vigilia della marcia su Roma (28-30 ottobre ’22) e molte città sono già state occupate dai fascisti, molti esponenti politici socialisti, comunisti e sindacalisti sono già stati svillaneggiati, bastonati e uccisi; il numero di Case del popolo, cooperative rosse, sedi del sindacato e sedi politiche bruciate si conta a centinaia.

Addirittura il 3 agosto del ’22, quindi il giorno prima dei fatti di  Legnano, i fascisti in forze assaltano Palazzo Marino a Milano e cacciano la giunta socialista mentre polizia e carabinieri guardano compiaciuti o partecipano all’assalto.

Questo clima di diffuso illegalismo era reso possibile dalla volontà della classe dirigente del tempo di stroncare con la violenza fascista le organizzazioni della sinistra che erano state protagoniste di quello che oggi è definito il “biennio rosso” (1919-20), ossia un breve periodo nel quale operai e contadini italiani strapparono a proprietari terrieri, industriali e governi liberali salari più alti, le otto ore nelle fabbriche, l’imponibile di manodopera nelle campagne, imponendo ai “padroni” (come di diceva una volta) la cessione di quote di profitto.

Da qui la reazione rabbiosa della classe dirigente italiana che arma il fascismo (ampi finanziamenti, coperture politiche, sostegno militare) per ributtare indietro la classe operaia e contadina. Cosa che i fascisti fecero con estremo piacere perché il loro odio nei confronti dei “rossi” era a dir poco pervicace.

A Legnano sono testimonianza dell’odio fascista le aggressioni all’assessore socialista Baroni (19 luglio ’21) e la devastazione della casa del sindacalista Eugenio Montanari. Ma i fascisti non si limitano solo alle aggressioni con bastonature e olio di ricino: uccidono!

Il 13 luglio del ’22 tesero un agguato a Giovanni Novara, 25 anni, e lo uccisero. Il fatto di sangue avvenne in via XXIX Maggio, all’incrocio con via Rosolino Pilo dove oggi c’è una lapide. Il giovane Novara era conosciuto per essere un comunista, pur non iscritto al partito.

Scrisse il settimanale “La Giustizia” del 23 luglio: “Tutti sanno che i noti Falzone, Ranzi, Colombo e altri minori sono sempre con le armi alla mano in ogni azione delittuosa, che hanno partecipato ad ogni conflitto sparando e ferendo… e sono oggi indicati come i mandanti anche dell’uccisione del Novara, ma la Polizia e più ancora i Reali carabinieri si onorano di mantenere con essi cordiali rapporti e deferente considerazione. Legnano è designata alla conquista fascista… Anche qui sono gli industriali e i grossi esercenti che vogliono il debellamento dell’Amministrazione socialista. Sono i grossi contribuenti che assoldano il fascismo per abbattere l’Amministrazione e l’organizzazione operaia che la sorregge”.

Ma Legnano non divenne mai interamente fascista. Tre fatti da ricordare, tra i tanti.

Dopo l’assalto a Palazzo Malinverni dell’agosto ’22 ci furono le elezioni (febbraio ’23): le opposizioni (comunisti, socialisti, repubblicani, popolari) ottennero 2811 voti contro i 2807 voti della lista liberal-fascista.

Nonostante le violenze la città non si era affatto schierata con il più forte.

Nell’ottobre del 1927 ci fu un imponente sciopero di 15.000 operai tessili della Valle Olona. La dittatura era ormai realtà da un paio di anni ma gli operai scioperarono lo stesso contro la crisi economica, contro le frequenti decurtazioni dei salari, contro l’inettitudine dei sindacati fascisti che avevano rimosso quelli eletti dai lavoratori.

Vale la pena di citare la dichiarazione di un sindacalista fascista che in questi termini spiegava lo sciopero: “Lo sciopero – e il suo dilagare – è stato favorito anche dalla deficienza dell’organizzazione sindacale che all’infuori di una apparente attività estensiva, non si è affatto preoccupata di agire in profondità. Basti dire che su una massa di 15.000 operai, il fascismo ne conta cento” (Piero Melograni, “Gli industriali e il fascismo”, Longanesi 1980, p. 232).

Cento operai fascisti su 15.000! Gli operai legnanesi diedero una grande lezione di civiltà mostrando l’inconsistenza del sindacalismo fascista e il suo essere espressione del padronato.

Nel marzo del ’43 e poi nel ’44 le grandi aziende di Legnano furono in prima fila negli scioperi in Italia contro i fascisti e l’occupazione tedesca e una trentina di operai pagò il proprio coraggio con la deportazione e la morte a Mauthausen.

Certo, tra l’assalto in forze al Palazzo Maliverni del ’22 e la sessantina di giovani di Fiamma Tricolore venerdì 21 settembre nel rione San Paolo c’è una bella differenza, così apparentemente grande che un confronto appare impossibile.

Non è così, perché l’odio è lo stesso: novant’anni fa contro gli operai socialisti, oggi contro quattro poveracci costretti a vivere in condizioni inumane. È lo stesso il messaggio di prevaricazione, oggi come allora; è lo stesso messaggio di esclusione carico di razzismo.

Ieri contro operai e contadini che lottavano contro lo sfruttamento e la miseria, oggi contro “stranieri” respinti e ingiuriati.

Il fascismo è sempre lo stesso.

“La borghesia italiana (grossi industriali, finanzieri, grossi agrari, grossi commercianti) nel suo insieme come classe approvava con entusiasmo l’emanazione delle leggi speciali e la soppressione di ogni libertà popolare nel ’26; anzi, era stata essa stessa a volere quelle “maniere forti” e di spazzare il terreno da ogni segno di movimento proletario con l’instaurazione dello Stato totalitario perché finalmente essa borghesia trovava nel fascismo la propria incarnazione e la più genuina espressione della propria volontà di dominio di classe…”

Mauro Venegoni, partigiano legnanese, trucidato dai fascisti nell’ottobre del 1944

Giancarlo Restelli

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per ridere un po’

I nazisti dell’Illinois nell’Olona?

http://www.youtube.com/watch?v=ltEFMwLnQ-Y

22 settembre 2012