Auschwitz, breve storia del lager

Auschwitz, breve storia del lager

“Auschwitz: il più grande

campo di sterminio che il mondo abbia visto”

Elie Wiesel

Quando la seconda guerra mondiale era iniziata da diversi mesi, il 27 aprile 1940 Himmler dette l’ordine di realizzare ad Auschwitz un nuovo campo di concentramento in un’area geografica giudicata strategica.

Oswiecim (Auschwitz in tedesco) era una località della Polonia non tanto distante dalla Germania, ben collegata a livello ferroviario, in più c’erano vecchie caserme in disuso dell’esercito polacco che potevano essere riadattate e ampliate. Contemporaneamente Auschwitz si trovava nel cuore dell’Alta Slesia, area ricca di ferro e carbone, ed era nello stesso tempo un luogo isolato dai principali centri abitati della Polonia.

Quindi Auschwitz poteva diventare contemporaneamente campo di concentramento nel quale i detenuti lavoravano per le aziende tedesche fino allo sfinimento (soprattutto Auschwitz III, ossia Monowitz, con le sue decine di sottocampi) e campo di sterminio con Auschwitz II, ossia Birkenau. Alla fine il lager raggiungerà la sua dimensione massima occupando un’area di 40 chilometri quadrati.

I primi arrivi ad Auschwitz datano dal giugno ’41: si trattava di poche centinaia di ebrei polacchi. Lo sterminio però non era ancora iniziato.

La decisione di sterminare gli ebrei europei venne presa durante l’estate del ’41. Racconta Rudolf Hoss, primo comandante di Auschwitz: “Il 29 luglio 1941 venni improvvisamente convocato a Berlino presso il Reichsfuhrer. Himmler mi ricevette e mi disse sostanzialmente quanto segue – Il Fuhrer ha ordinato la soluzione finale della questione ebraica e noi SS dobbiamo eseguire questo ordine… Ho scelto Auschwitz, sia per la sua ottima posizione dal punto di vista delle comunicazioni, sia perché il territorio d’interesse del campo può essere facilmente isolato e camuffato”.

La scelta di Birkenau avvenne durante un sopralluogo di Hoss ed Eichmann. Birkenau vuol dire “bosco di betulle”: la località fu preferita ad altre perché era appartata e quindi poteva nascondere le strutture di sterminio.

I primi gassati risalgono al 20 maggio ’42 quando fu attivata la “Casa rossa”, prima e rudimentale camera a gas destinata a sperimentare l’azione dello Zyklon B.

I nazisti erano alla ricerca di un mezzo rapido ed economico per l’uccisione di massa degli ebrei. L’azione delle Einsatzgruppen durante l’avanzata in Unione Sovietica aveva posto alcuni dubbi: era possibile uccidere milioni di esseri umani con un colpo alla nuca e seppellirli in fosse comuni? Sicuramente no, e poi c’erano difficoltà di ordine “morale” perché non tutte le SS erano capaci di uccidere a sangue freddo ogni giorno migliaia di uomini, donne e bambini. I furgoni mascherati da camere a gas avevano posto il problema dei tempi lunghi necessari per gassare un numero considerevole di individui.

Occorreva trovare mezzi più rapidi per il genocidio e soprattutto modalità all’interno delle quali le SS non avessero avuto alcun ruolo diretto.

Fu Hoss a utilizzare per primo lo Ziklon B evidenziando i vantaggi. Il gas fu sperimentato nel dicembre del ’41 nello scantinato del Blocco 11 su 550 prigionieri in gran parte russi con risultati che resero Hoss particolarmente felice. Anche durante il processo a suo carico in Polonia fu sempre fiero di aver risolto per primo un problema che agitava i vertici di Berlino.

Lo Ziklon B era già noto e utilizzato per disinfettare le navi e gli spazi pieni di parassiti. Usato  sugli uomini aveva un effetto rapido e devastante: i cristalli di silicio saturati con acido cianidrico agivano sui polmoni provocando il soffocamento dopo un’agonia che poteva durare anche fino a 5/10 minuti in relazione all’umidità e al numero di persone nella camera a gas. Il gas fu fornito fino alla fine della guerra dalla ditta Degesch di Francoforte.

I piani di potenziamento dello sterminio ad Auschwitz-Birkenau furono rafforzati dopo la conferenza di Wansee del 20 gennaio 1942 quando Heydrich comunicò ad Eichmann (il “ragioniere dello sterminio”) che doveva realizzare la deportazione nei lager dell’Est di ben 11 milioni di individui.

Senza perdere tempo il primo contingente di ebrei destinati a morire con il gas giunse ad Auschwitz il 15 febbraio ’42. In questo momento non ci sono ancora i crematori: i cadaveri venivano inceneriti all’aperto in grandi fosse e poi sepolti. Ma il gran numero di sepolti minacciava di inquinare la falda freatica e soprattutto i cadaveri potevano essere disotterrati se i russi fossero riusciti ad avanzare verso Occidente. Lo stesso Himmler dette poi l’ordine di esumare i cadaveri e cremarli nei forni. Quando Himmler visitò il lager il 17 luglio 1942 ormai il lager funzionava a pieno ritmo.

Al Bunker I, o “Casa rossa”, si affiancherà la seconda camera a gas, il Bunker II, o “Casa bianca”. Nell’estate del ’42, in previsione di massicci afflussi di ebrei, si potenziano gli impianti di gassazione e si risolve lo smaltimento dei cadaveri con la cremazione al posto delle fosse comuni. La Daw si assicura l’appalto di porte e finestre delle camere a gas, la Topf und Sohne di Erfurt l’appalto dei crematori.

In ognuna delle 4 gigantesche camere a gas è ormai possibile ammassare, nel 1943, fino a 2.000 persone ogni volta. La capacità giornaliera di incenerimento salirà a 4.700 salme al giorno all’interno dei 4 crematori con 12 forni e complessivi 52 ingressi.

Con questi impianti il campo di sterminio passa dalla modalità “artigianale” al processo industriale. Addirittura nel mese di maggio del ’44 (per lo sterminio rapido degli ebrei ungheresi) vennero prolungati i raccordi ferroviari fino a permettere ai treni carichi di deportati di oltrepassare l’ingresso di Auschwitz-Birkenau e fermarsi molto vicini alle camere a gas (la “Bahanrampe”). In precedenza la “Judenrampe” era lontana un chilometro dalle camere a gas.

Ora lo sterminio è efficace, ordinato e pulito, così come desideravano i tecnocrati nazisti. I precedenti metodi di morte appaiono ora ai vertici di Berlino del tutto inadatti.

Ad Auschwitz-Bierkenau non tutti i deportati subiscono questa sorte: gli inabili al lavoro conoscono subito la razionalità del meccanismo di morte, gli “abili” lavoreranno come schiavi per qualche tempo, al servizio delle imprese private tedesche che alimenteranno la guerra della Germania.

Questo inferno durò fino al 27 gennaio del 1945 quando un’avanguardia dell’esercito sovietico giunse nei pressi di Auschwitz scoprendo l’orrore.

I tedeschi avevano evacuato il lager il 18 gennaio portandosi dietro più di 60.000 detenuti per un’ultima e terribile “marcia della morte” verso i lager dell’Ovest. Solo pochi arrivarono.

Quanti morirono? Stime recenti indicano il numero tra il milione e il milione e centomila, la gran parte ebrei di tutte le regioni d’Europa.

 

“Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto,

odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà

noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini,

eppure quando guardo il cielo, penso che tutto si

volgerà nuovamente al bene, che anche questa

spietata durezza cesserà, che ritorneranno

l’ordine, la pace, la serenità”

Anna Frank

Giancarlo Restelli, da “Auschwitz, la barbarie civilizzata”, Ed. Raccolto, 2005