Auschwitz e i viaggi della Memoria. Un contributo alla riflessione

SI PUÒ
Siamo qui oggi a parlare di memoria  e di viaggi della memoria.
il che non può non indurci a una riflessione su cosa significhi ricordare
Tutti sappiamo che ci sono tanti modi di ricordare
Si può ricordare perché si sente il bisogno di rielaborare un trauma a lungo  rimosso
si può ricordare perché occorre punire i responsabili di un crimine e saldare i conti con il passato
si può ricordare per compiangere le vittime
si può ricordare per sapere cosa é successo nel passato nella speranza che esso insegni qualcosa al nostro presente e  ci prepari in modo più consapevole al nostro futuro.
Ma di fronte alla Shoah si ha come l’impressione che tutto ciò non basti, e sono proprio i viaggi cui abbiamo partecipato a  generare questa consapevolezza.

Non basta un certo modo di ricordare, tanto più oggi che molti criminali di allora se ne sono andati, senza che tutti i conti siano stati saldati, non basta oggi che  molte vittime ci hanno lasciato,  per altro alcune  travolte  dal loro stesso trauma dopo averci aiutato a “immaginare l’inimmaginabile”,  testimoni inesausti della notte che ha ingoiato le loro vite.

Non basta tanto più oggi che – a distanza di decenni – si sono accumulate sotto i nostri occhi le immagini di altri genocidi, altri lager, altri massacri, dalla pulizia etnica in Kosovo, agli eccidi in Ruanda, dall’uso dei gas contro i curdi in Iraq ai respingimenti nel Mediterraneo.

Tutto è qui vicino a noi, a volte troppo vicino a noi, per non dirci e ricordarci che non sempre la storia insegna e evitare il ripetersi di ciò che è stato, semplicemente ricordando il passato.
Nè si può cedere allora all’alternativa  nichilista e terribile  di ritenere che la Shoah sia  destinata a far parte dell’elenco nefando dei genocidi,  tragica eventualità sempre presente nei geni della modernità, impossibile da evitare come una tara cromosomica dell’uomo.

Allora viene da chiedersi come ricordare, come far memoria e insegnare ai giovani a partire da ciò che è stato.
Il punto è che la Shoah resta un unicum per l’orrorifica evidenza con cui la modernità ha usato i suoi strumenti per uno scopo terribile e iniquo:
la storia dei lager nazisti è la storia di uomini intelligenti e razionali, per quanto obbedienti,
è la storia di una burocrazia raffinata ed efficiente, è la storia di una ” scienza persuasa allo sterminio” , per usare  la nota espressione di un poeta.
Il punto è che la Shoah ci parla del nostro presente, di come la razionalità  possa generare dei mostri, quando è slegata da preoccupazioni morali, di come il sogno di una società perfetta possa diventare devastante se perseguito come un’ opera di “ingegneria sociale” che respinge il diverso.

Se  la Shoah riesce a dirci questo allora più che la pietà per le vittime o l’odio per i criminali
non può non suggerire  un sano sentimento di vergogna.
Se la Shoah riesce a ricordarci quanto il male possa essere “banale” da poter essere confuso con una pratica burocratica,  con l’obbedienza ad un ordine – e poco conta che sia quello di scaricare in un foro dello ziklon  – B , di chiudere in un vagone piombato esseri umani o di respingere una bagnarola affollata di migranti – allora…

Allora la memoria non è più un rito, ma un vento che  beneficamente ci scuote, come quello che alcuni di noi hanno avvertito a Birkenau  nel febbraio scorso.

E i  viaggi della memoria sono utili proprio per questo, perché aiutano noi e i nostri ragazzi  a fare in  modo che  gli  interrogativi si moltiplichino, prima ancora di farci trovare  confortevoli risposte che ci autoassolvono pensando che tutto è accaduto nel passato.

Allora la Shoah dice ai giovani che la storia siamo noi,che bisogna non solo ricordare ma “fare”
non solo informarsi ma conoscere, e per conoscere bisogna andare, vedere, lasciarsi interpellare sul posto da una raffica gelida di domande, senza reprimere un salutare sentimento di vergogna  per un sistema che in qualche modo ci appartiene e dal quale non siamo affatto immunizzati.

Gabriella Oldrini, Isis Bernocchi di Legnano