I deportati di Legnano nei lager nazisti

I deportati di Legnano nei lager nazisti

Ogni anno alla Franco Tosi, in genere nella seconda settimana di gennaio, c’è la commemorazione dei deportati dell’azienda, arrestati e deportati dalle SS a Mauthausen.

È la cosiddetta razzia del 5 gennaio del ’44 che portò nove operai e tecnici della F. Tosi nei lager nazisti. Solo due di loro si salvarono.

Questa cerimonia, importante sicuramente, rischia però di trascurare altri operai della Franco Tosi e di aziende di Legnano deportati in seguito agli scioperi di due mesi dopo (marzo ’44) e altri partigiani e antifascisti arrestati e deportati in altri contesti.

In totale furono ben 28 i nostri concittadini che subirono la deportazione prevalentemente in Austria (Mauthausen) e Dachau (Germania). Di essi solo 6 sopravvissero!

Nei decenni scorsi sono state condotte diverse e importanti ricerche sulla Resistenza a Legnano in cui era ricordata la deportazione da Legnano, ma spesso i dati non coincidevano da una pubblicazione all’altra perché nel frattempo si era fatta una certa confusione.

Ora abbiamo uno strumento formidabile per dare un’identità ai Triangoli Rossi italiani, ossia partigiani, collaboratori dei partigiani, sindacalisti, scioperanti, antifascisti finiti nei lager nazisti.

In questi tre grossi tomi del “Il libro dei deportati” sono raccolti dati e brevi biografie dei quasi 24mila italiani deportati per motivi politici, tra i quali ci sono anche i nomi e i vari percorsi da un lager all’altro fino alla morte o alla liberazione dei deportati di Legnano.

Quindi, insomma, la ricerca condotta all’interno dell’ANPI della nostra città, è nata soprattutto per fare chiarezza e nello stesso tempo ricostruire una pagina importante della nostra storia locale.

La deportazione da Legnano avviene in due momenti precisi:

–         in seguito ai fatti del 5 gennaio ’44 nella Franco Tosi

–         in seguito agli scioperi del marzo del 1944 in molte aziende legnanesi

** I fatti del 5 Gennaio 1944 a Legnano

Cominciamo con quanto è accaduto all’interno della Franco Tosi il 5 gennaio del 1944.

Erano ormai alcune settimane in cui c’era molto fermento all’interno dell’azienda (vedremo tra poco il contesto storico nel quale inserire gli scioperi alla Tosi).

Dopo alterni momenti in cui sembrava che le trattative andassero in porto, la mattina del 5 gennaio gli operai della Franco Tosi occuparono gli uffici dei dirigenti e il generale delle SS Otto Zimmermann, colui a cui era stato affidata la repressione degli scioperi nell’Alta Italia, fu immediatamente informato.

Nel primo pomeriggio del 5 gennaio due camion pieni di SS varcarono il cancello della Franco Tosi. Nel piazzale centrale erano radunati tutti gli operai, alcune migliaia. Reparti fascisti si erano invece collocati all’esterno della fabbrica a presidiare gli ingressi.

In pochi attimi le SS scesero dai camion e posizionarono le mitragliatrici. Con un altoparlante si ordina ai lavoratori di ritornare in fabbrica. Nessuno si muove. Il comandante ordina “Fuoco!!“… ma le raffiche fortunatamente sono rivolte in aria. La massa ondeggia, incredula, sbigottita.

Subito dopo scatta la caccia ai rappresentanti sindacali e ai più noti lavoratori antifascisti. Bisogna arrestarli per separare i lavoratori dai loro dirigenti sindacali più conosciuti e stimati.

Vengono arrestati una sessantina di lavoratori e portati nel carcere di San Vittore. Nella notte reparti tedeschi e fascisti arrestano alcuni antifascisti legnanesi.

Nel carcere di San Vittore vengono interrogati e dopo alcuni giorni rilasciati, meno nove lavoratori, quasi tutti appartenenti alla Commissione interna, i quali vengono caricati nei vagoni piombati con destinazione il lager di Mauthausen.

Di questi sfortunati lavoratori solo due ritornarono, sette morirono a Mauthausen.

Tra poco vedremo i loro nomi.

Mettere in evidenza i tratti comuni:

Che cosa avvenne dopo l’arresto in fabbrica? Dopo alcuni giorni nel carcere di San Vittore i nove dipendenti della Tosi vengono avviati nel campo di Fossoli (Dulag, campo di transito). Partono da Fossoli su vagoni piombati l’8 marzo con altri 600 lavoratori provenienti dalla Toscana, da Milano e Torino.

Giungono a Mauthausen l’11 marzo ’44 (trasporto n.32). Classificati con la categoria Schutzhaftlinge (prigioniero politico, mandato di arresto per motivi di sicurezza). Nel lager venne a loro chiesto il mestiere per sfruttarli meglio fino alla morte. Alcuni di loro passano attraverso diversi sottocampi. Sette morti e due sopravvissuti

Ricordo brevemente i loro nomi

– Pericle Cima

Nato a Spinadesco (Cremona). Ingegnere meccanico alla Franco Tosi. Deceduto l’11 aprile 1945 a Steyr (in Austria) durante la “marcia della morte” da Vienna a Mauthausen. Non sappiamo quanti anni avesse

– Carlo Grassi

Nato a Legnano. Mestiere dichiarato modellatore metallurgico. Deceduto tra il 14 febbraio e il 15 febbraio 1945 a Gusen. Aveva 43 anni

– Francesco Orsini

Nato a Legnano. Mestiere dichiarato tornitore. Deceduto il 5 ottobre 1944 nel castello di Hartheim (Mauthausen). Aveva 62 anni

– Angelo Santambrogio

Nato a Legnano. Membro di primo piano della Commissione interna della Franco Tosi e fugura importante nell’attività sindacale a Legnano. Mestiere dichiarato fresatore. Deceduto il 19 settembre 1944 nel Castello di Hartheim (Mauthausen). Aveva 31 anni

– Ernesto Venegoni

Nato a Legnano. Membro della Commissione interna della Franco Tosi. Mestiere dichiarato meccanico di precisione. Deceduto il 26 marzo 1944 a Mauthausen. Aveva 45 anni

– Antonio Vitali

Nato a Milano. Membro della Commissione interna della Franco Tosi. Mestiere dichiarato meccanico. Deceduto il 9 marzo 1945 a Gusen. Aveva 46 anni

– Paolo Cattaneo

Nato a Legnano. Membro della Commissione interna della Franco Tosi. Mestiere dichiarato tornitore. Sopravvissuto. Aveva, nel ’45, 36 anni

– Alberto Giuliani

Perito tecnico alla Franco Tosi. Fu inviato nel lager con un altro trasporto rispetto ai suoi compagni. Deceduto il 6 febbraio 1945 (non abbiamo altre notizie su di lui). Aveva 35 anni.5 gen

Nel cimitero di Legnano ci sono le loro tombe dei deportati del naio, naturalmente sono tombe vuote perché i loro corpi furono bruciati nei forni crematori. Sicuramente questo è il destino di Angelo Sant’Ambrogio e Francesco Orsini morti nel castello di Hartheim (c’erano due forni, T4) ma anche a Mauthausen e Gusen c’erano forni di incenerimento dei corpi.

Anche se le tombe non contengono le loro spoglie, non per questo sono meno importanti.

Vediamo il contesto storico in cui maturano i fatti del 5 gennaio 1944.

Dopo l’8 settembre del ’43 l’Italia centro-settentrionale fu occupata dai tedeschi e immediatamente sfruttata a vantaggio dello sforzo bellico tedesco: manodopera volontaria e coatta da inviare in Germania, macchinari asportati e sfruttamento intensivo degli impianti e della manodopera.

Dal 17 settembre la Franco Tosi, così come molte altre fabbriche di importanza nazionale, fu posta sotto la “protezione delle autorità germaniche”. Il compito di garantire l’ordine fu affidato al generale delle SS Otto Zimmermann.

Nascono un po’ in tutte le fabbriche di Legnano i “Gruppi operativi clandestini di fabbrica” (“Comitati di Agitazione”). Il più attivo è quello della Tosi guidato da Angelo Sant’Ambrogio coordinato dai fratelli Venegoni.

– Il 18 novembre del ’43 vi fu il primo sciopero alla Tosi originato dal costante aumento del costo della vita poco compensato dalla crescita ridotta dei salari. Lo sciopero rientrò subito per le minacce tedesche.

Le condizioni di vita diventavano sempre più intollerabili: la tessera forniva solo la metà e anche meno di quanto sarebbe stato necessario per una normale alimentazione. La distribuzione del pane prevedeva 150 gr. al giorno ma nel pane c’erano cereali poco nutrienti. Per i fumatori erano previsti alla Tosi due pacchetti di sigarette la settimana e 50 gr di tabacco per pipa. Legna e carbone non ce n’era.

Durante l’inverno tra il ’43 e il 44 le scuole di Legnano ebbero un orario molto ridotto perchè le aule erano fredde. Si allevavano le galline ovaiole sui balconi!

In sostenza i salari erano bassi, i prezzi insostenibili, la borsa nera dilagava ovunque.

– Dal 16 dicembre ’43 iniziarono scioperi e proteste alla Tosi e in altre fabbriche del legnanese e della zona di Milano Nord (160-170mila lavoratori) derivate soprattutto dalla fame.

Le richieste erano ragionevoli: parificare i salari rispetto alle grandi aziende di Milano e parificare il trattamento in mensa tra operai e impiegati (gli operai un solo piatto, per gli impiegati il primo e il secondo). Per tutto dicembre ‘43 vi furono molte interruzioni del lavoro non solo alla Tosi.

È indicativo un manifestino sequestrato dai carabinieri di Busto Arsizio (13 dicembre ’43), probabilmente frutto della attività dei fratelli Venegoni in tutto l’Alto Milanese:

“Fermate le macchine, scioperate, manifestate in strada contro i padroni profittatori e contro gli hitlero-fascisti. I magnati dell’industria hanno accumulato miliardi di profitti e vi fanno morire di fame. / seguono le richieste

1) pagare gli aumenti che gli operai hanno strappato con la lotta

2) aumento dei salari del 100%

3) raddoppiare le razioni dei generi alimentari

4) il pane a 500 grammi per tutti i lavoratori

5) distribuzione della razione di olio di novembre-dicembre

6) sospensione dei licenziamenti

Dall’autunno del ’43 alla primavera del ’45 da Rho a Gallarate (Valle Olona) i fratelli Venegoni hanno un ruolo indiscusso a livello politico e militare che non conosce alti e bassi.

Legnano aveva un apparato industriale tra i più importanti nel Nord Italia oltre a una notevole concentrazione di addetti: oltre alla Tosi (6mila dipendenti) c’erano il cotonificio De Angeli (4mila), la Metalmeccanica, la Manifattura Lombarda, la Cantoni (3mila), l’Agosti (800), la Società Industrie elettriche, la Bernocchi, la fabbrica di bicliclette Bozzi, la Pensotti, la Mascheroni e Macchi, la Isotta Fraschini e tante altre. Vicino a Legnano c’erano la Comerio di Busto Arsizio, la Pomini di Castellanza, le industrie di Saronno.

Da qui la necessità da parte tedesca di intervenire per evitare che gli scioperi dilagassero in tutta la provincia.

E’ interessante un volantino redatto dai Fratelli Venegoni dopo gli arresti del 5 gennaio ’44:

“Gli operai arrestati erano solo colpevoli di aver reclamato di parificare i salari dei lavoratori legnanesi a quelli dei maggiori centri industriali (Sesto San Giovanni) e di far mantenere agli industriali le promesse fatte. Invece i barbari delle SS avevano voluto arbitrariamente intervenire in difesa degli sfruttatori del popolo contro gli operai”.

In sostanza secondo i fratelli Venegoni la responsabilità di quanto accaduto andava, oltre alle SS, “alla cieca ostinazione dei dirigenti della Tosi che aveva provocato lo sdegno della massa degli operai”.

E’ una lettura degli avvenimenti sicuramente corretta.

Lo scontro di classe è così pronunciato che addirittura il cardinale Ildefonso Schuster usò due volte l’espressione “classe operaia” scrivendo al Prevosto di San Magno, monsignor Cappelletti. Schuster sollecitava un intervento più deciso della chiesa di Legnano nella controversia in termini di mediazione. Cappelletti invece, con più realismo, replicava che i tedeschi non volevano ingerenze di sorta.

Comerio di Busto Arsizio

Quanto avvenuto alla Tosi aveva una replica alla Comerio di Busto Arsizio il 10 gennaio. Stessa tecnica: irruzione delle SS di Zimmermann e arresto degli operai della Commissione interna clandestina.

Da alcune settimane erano molte le aziende a Busto in sciopero. La Comerio era in sciopero dal 16 dicembre ’43, come la Tosi. Zimmenrmann aveva ricevuto ordini di deferire gli scioperanti davanti alla Corte Marziale (arrestare e deportare).

Gli operai deportati furono sei: tre di loro morirono ad Hartheim, Gusen e Mauthausen, tre si salvarono ma uno di loro morì pochi mesi dopo il ritorno a Busto Arsizio.

Gli scioperi del marzo 1944

La seconda ondata che provocherà altre deportazioni da Legnano avviene in concomitanza agli scioperi del marzo del ’44, che furono ancora più imponenti e importanti degli scioperi dell’anno prima.

Lo sciopero generale, organizzato dal PCI, iniziò il 1 marzo e si esaurì una settimana dopo a causa di feroci restrellamenti di operai e deportazioni nel Reich, circa 2000 lavoratori.

Gli scioperi hanno una chiara connotazione politica: “La pace, via i tedeschi, via i fascisti”. Non mancavano le richieste economiche e ci si illudeva sulla capacità degli Alleati di liberare in fretta il Nord Italia.

Scrisse il New York Times: “In tutta l’Europa occupata non si è verificata nessuna dimostrazione di massa che possa essere paragonata alla rivolta dei lavoratori italiani. E’ il momento culminante di una campagna di sabotaggi, di scioperi locali e di guerriglia che ha avuto meno pubblicità di tutti gli altri movimenti di resistenza solo perché l’Italia settentrionale è rimasta isolata dal mondo esterno. Ma è la prova decisiva che gli italiani, disarmati come sono e in una duplice schiavitù, lotteranno con coraggio indomito quando avranno una causa per cui combattere”.

Deportati del marzo-aprile ’44

I deportati del marzo-aprile del ’44 furono tutti arrestati dai fascisti, sicuramente per il ruolo che avevano avuto negli scioperi che scuotono il legnanese.

Abbiamo 13 nomi con un solo sopravvissuto. 12 morirono a Mauthausen e Gusen. Alcuni di loro morirono dopo la liberazione di Mauthausen avvenuta il 5 maggio del ’45, a causa sicuramente delle pessime condizioni di salute; altri invece morirono nel marzo-aprile del ’45 quando si faceva sentire in termini tragici per i deportati la sconfitta della Germania con un drammatico peggioramento della vita nei lager.

Partirono con il trasporto n. 38 da Milano il 6 aprile 1944 con destinazione Mauthausen, dove giunsero l’8 aprile 1944.

Brevemente i loro nomi:

Astòrre Landoni

Nato a Legnano. Mestiere dichiarato disegnatore tecnico. Deceduto il 7 marzo 1945 a Gusen. Aveva 37 anni

– Carlo Giovanni Ciapparelli

Nato a Legnano. Operaio alla Franco Tosi. Mestiere dichiarato tornitore. Deceduto il 26 maggio del 1945 a Gusen (quindi a guerra finita)

– Giuseppe Ranzani

Nato a Castellanza. Operaio della Pensotti. Mestiere dichiarato tornitore. Deceduto il 23 aprile 1945 a Gusen

– Rino Cassani

Nato a Legnano. Lavoratore della Emilio Bozzi. Mestiere dichiarato meccanico ciclista. Deceduto il 26 aprile 1945 a Gusen. Aveva 33 anni

– Davide Zanin

Nato a Cordenons (Udine). Mestiere dichiarato operaio. Deceduto l’11 ottobre 1944 a Gusen. Aveva 45 anni

– Corrado Galliani

Nato a Canda (Rovigo). Impiegato alla tessitura Agosti. Deceduto il 4 maggio 1945 a Gusen. Aveva 37 anni (muore un giorno prima della liberazione!)

– Eugenio Verga

Nato a Legnano. Mestiere dichiarato installatore elettrotecnico. Deceduto il 26 maggio 1945 a Mauthausen (muore a guerra finita). Aveva 37 anni

– Giuseppe o Giovanni Ciampini

Nato a Busto Arsizio. Padre di dieci figli. Lavoratore presso la Ercole Comerio di Via Gaeta a Legnano. Mestiere dichiarato tornitore. Deceduto il 25 marzo 1945 a Mauthausen. Aveva 53 anni

Giovanni De Tomasi

Nato a Busto Arsizio. Lavoratore presso la Ercole Comerio di Via Gaeta a Legnano. Mestiere dichiarato operaio meccanico. Deceduto il 17 marzo 1945 a Mauthausen. Aveva 33 anni

Mario Pomini

Nato a Legnano. Operaio della Emilio Bozzi. Mestiere dichiarato arrotino. Sopravvissuto. Aveva, nel ’45, 38 anni

Giuseppe Bosani

Nato a Legnano. Lavoratore presso l’Alfa Romeo di Milano. Mestiere dichiarato tornitore. Deceduto il 14 maggio 1945 a Mauthausen (dopo la liberazione). Aveva 35 anni

Ambrogio Carlo Bossi

Nato a Crenna, frazione di Gallarate. Mestiere dichiarato aggiustatore. Deceduto il 30 marzo 1945 a Mauthausen. Aveva 43 anni

Pietro Gobbo

Nato a Legnano. Arrestato a Torino. Mestiere dichiarato tornitore. Deceduto il 28 marzo 1945 a Gusen. Aveva 40 anni

Nei comuni vicini

Non solo a Legnano vi furono arresti con deportazione nei lager. A San Vittore, tra marzo e aprile furono deportati ben cinque operai del calzaturificio “Gualtiero Natali”, più un lavoratore autonomo. Sopravvisse uno solo.

A Cerro Maggiore ci sono stati sei deportati con tre sopravvissuti (tre donne). A Rescaldina sono state deportate due operaie della Bassetti (entrambe sopravvissute).

Il lager di Mauthausen funzionò dall’agosto del ’38 fino al 5 maggio del ’45. passarono 200mila deportati, morirono 95mila persone. E’ il KZ, ossia il campo di concentramento con il più alto numero di morti.

A Mauthausen furono deportati 6.600 italiani con 4.400 morti, tra cui i lavoratori di Legnano.

I partigiani e i collaborazionisti

La deportazione da Legnano deve tener conto anche di altre persone che furono deportate in altri contesti rispetto al gennaio e al marzo del ’44 in quanto partigiani o accusati di aver aiutato i partigiani.

Abbiamo altri sei nomi da aggiungere ai precedenti. Tra poco conosceremo alcuni di loro con brevi letture.

Ricorderei subito Carlo Venegoni (figura di primissimo piano della Resistenza a livello nazionale) perché fu deportato nel settembre del ’44 nel lager di Bolzano (campo di transito verso Mauthausen) ma evitò l’ulteriore deportazione in Austria e probabilmente la morte perché fu liberato un mese dopo con un vero e proprio colpo di mano attuato da alcuni partigiani.

Carlo Venegoni è una delle figure più fulgide dell’antifascismo e della Resistenza a livello nazionale.

E’ arrivato il momento di conoscere un po’ più da vicino alcuni deportati di Legnano leggendo qualche scritto che ci hanno lasciato. E’ inutile dire che di molti di loro non possediamo nulla oltre gli scarni dati che ho letto in precedenza.

Don Mauro Bonzi

Nato a Legnano. Giunge a Dachau il 9 ottobre 1944. Liberato a Dachau dagli americani il 29 aprile del 1945. Aveva in quel momento 41 anni. Morì nell’aprile del ’47 a causa delle malattie contratte durante la prigionia.

Fu arrestato perché nel Collegio arcivescovile di Desio, di cui era il rettore, furono trovate molte armi nascoste dai partigiani. L’arresto è dell’aprile del ’44. Dopo San Vittore e Bolzano giunge a Dachau nell’ottobre del ’44.

Angelo Sant’Ambrogio

Nato a Legnano. Membro di primo piano della Commissione interna della Franco Tosi e fugura di primo piano nell’attività sindacale a Legnano e nell’Alto Milanese. Deceduto il 19 settembre 1944 nel Castello di Hartheim (Mauthausen). Aveva 31 anni.

Candido Poli

Nato nel 1923 a Legnano. Operaio alla Franco Tosi, membro attivo della Resistenza all’interno dell’azienda, si dà alla latitanza nel dicembre del 1943 per evitare un possibile arresto. Raggiunge le formazioni partigiane del comandante Giovanni Marcora (Albertino). È arrestato a Busto Arsizio il 4 gennaio 1944 mentre stava per prelevare un carico di armi. Grazie a una mediazione del cardinale di Milano Ildefonso Schuster evita la fucilazione perché nel momento dell’arresto era armato. È deportato a Mauthausen. Dopo una iniziale quarantena è deportato a Dachau e poi nel sottocampo di Bernau. È liberato dagli americani il 29 aprile del 1945.

Oggi è vice presidente dell’ANPI di Legnano e lo ricordiamo tutti con affetto perché per molti anni ha incontrato gli studenti di Legnano raccontando la sua storia.

Gianfelice Moro

Nato a Legnano. Partigiano, è arrestato a Legnano. Giunge a Mauthausen il 13 marzo 1944. Mestiere dichiarato studente di chimica. È trasferito a Ebensee (Mauthausen). Deceduto il 2 febbraio 1945 ad Ebensee. Aveva 23 anni.

Che cosa aveva fatto per “meritare” la morte?

Dopo l’8 settembre fu visto neipressi della caserma Cadorna mentre buttava chiodi a tre punte che avrebbero bucato le gomme dei mezzi utilizzati dai tedeschi. Qualcuno lo vide e lo denunciò.

Pericle Cima

Nato a Spinadesco (Cremona). Ingegnere meccanico alla Franco Tosi di Legnano. Deceduto l’11 aprile 1945 a Steyr (in Austria) durante la “marcia della morte” da Vienna a Mauthausen. Non sappiamo quanti anni avesse.

Il suo nome fu fornito alle SS dai fascisti presenti alla Tosi. Molto probabilmente conoscevano i suoi ideali antifascisti e aveva difeso gli operai in sciopero

A questo punto abbiamo terminato il nostro incontro. Vi inviterei a seguire con particolare attenzione le ultime immagini. Sono le tombe di più di trenta partigiani legnanesi morti prima del 25 aprile oppure proprio negli scontri con fascisti e tedeschi del 25 e 26 aprile a Legnano.

Storicamente tra i deportati a Mauthausen per morire di fame e lavoro e i partigiani uccisi dal piombo nemico non c’è differenza: gli operai lottarono per difendere la loro dignità di lavoratori contro il bestiale sfruttamento a cui erano sottoposti per mano dei padroni e dei fascisti, i partigiani per liberare il nostro Paese dalla cancrena nazifascista e per far finire la guerra.