Legnanesi nei campi di prigionia russi Internati di Legnano, Nerviano e Rescaldina Fronte russo – inverno 1942-43

Legnanesi nei campi di prigionia russi

Internati di Legnano, Nerviano e Rescaldina
Fronte russo – inverno 1942-43

Una voce dai lager russi
Dei tanti soldati e ufficiali della nostra zona finiti nei lager russi dopo la disastrosa ritirata dal Don abbiamo una sola testimonianza ed è quella del fante Bruno Grassini del 53° Reggimento fanteria – Divisione Sforzesca.
Nato a Nerviano nel 1915, figlio di contadini, Bruno a 19 anni fu inviato a combattere sui fronti francese, albanese, greco ed infine russo. Nel dicembre del ’42 fu catturato e internato in un lager posto in Siberia. Al ritorno in Italia pesava 35 chilogrammi. E’ deceduto nel 1996.
Quando era a tavola il giorno di Natale era solito dire:“Sono stato fortunato, i miei amici invece…” e ogni volta era sopraffatto dalle lacrime.
Durante la prigionia scrisse su un minuscolo libriccino che riuscì a portare fino a casa. In esso aveva annotato i nomi e gli indirizzi di alcune decine di compagni di prigionia. “Sono morti per freddo e fame” ripeteva spesso.

Leggiamo dal suo diario:
“Il giorno 22 dicembre 1942, alle 8.00 del mattino, vengo fatto prigioniero. Dopo 13 giorni di marce a piedi e 20 di treno; e dopo 43 chilometri rivai al campo di concentramento, e rivai gelato. Dopo parecchi giorni mi ricoverai all’ospedale con febbre e bronchite insieme a due Russi. Uscito, dopo un po’ di tempo, ripresi il lavoro”.

Con molta umanità Bruno stette vicino ai suoi compagni di sventura rimanendo accanto a loro fino alla loro morte e raccogliendo gli ultimi desideri.

“Paesani miei di Nerviano”
“Rescaldani Romeo: 23 marzo lo confortai fino al mattino: ci fui di conforto sino a che spirò mi raccomanda suo figlio e sua moglie.
Croci Carletto: 26 aprile… resto io, mi disse di sua madre e fratelli. Muore rassegnato.
Rigamonti Giovanni:… mi raccomandò la famiglia tutta (morì all’ospedale di Volks il 23 marzo del ’43)
Pappini Vittorio: 24 gennaio: fu congelato: Spirò, e mi disse di suo figlio e sua moglie, ci fui di conforto
Cozzi della Colorina: lavora fino alla fine dell’inverno: morì a fine dicembre
Bruno Carugo: … mi raccomanda sua Mamma e fidanzata”.

Ermenegildo Caironi, alpino della “Cuneense”
La storia di “Gildo” Caironi (nato a Rescaldina) è ancora più amara perché probabilmente arrivò morto nel lager di Basjanovca, vicino a Nizhnij Tagil negli Urali centrali. Catturato dopo la rottura della sacca di Nikolajevca (26 gennaio ’43) morì il 30 gennaio (così dicono i documenti sovietici) nel lontano campo degli Urali. Probabilmente morì sul treno oppure all’arrivo. Le privazioni della ritirata, varie forme di assideramento, il disastroso viaggio nel vagone piombato e magari anche una ferita nel momento della cattura devono aver provocato la morte.
Parecchi anni dopo il nipote Giovanni e la sua famiglia si sono messi sulle tracce di Gildo e lo hanno “trovato” in terra russa.

Prigioniero di Hitler e Stalin
Drammatica e paradossale fu la vicenda di Renzo da Ronch (nato a Merano nel 1924 e per oltre cinquant’anni cittadino legnanese). Neanche il tempo di prestare giuramento e nei giorni convulsi dell’8 settembre diventa prigioniero dei tedeschi. Lavora duramente in una fattoria e poi in una segheria.
Nel gennaio del ’45 arrivarono i russi in quella località della Prussia orientale e lo costrinsero a lunghe marce di trasferimento verso i lager sovietici:“Spiegammo che eravamo soldati italiani prigionieri dei tedeschi. Così ci hanno rimandato indietro, proprio verso la Russia. La marcia si rivelò drammatica. Lungo il percorso vedevamo cadaveri di soldati tedeschi stesi sulla neve, irrigiditi nella morte”.
Fu internato in un lager a Bialystok dove lavorò duramente per l’edificazione del campo ricavato in un ex-ospedale. Nella primavera del ’45 fu trasferito a Minsk e poi nell’agosto del ’45 finalmente l’Italia.
Della prigionia a Minsk Da Ronch ricordava il freddo glaciale e l’alimentazione quotidiana con “minestre di miglio… qualche prigioniero, dopo aver mangiato per giorni e giorni quella strana minestra, trovava anche la voglia di scherzare, facendo il verso degli uccellini: – Cip, cip” (“Quelli della neve… Persone, esperienze, fatti legati all’intervento nella campagna di Russia 1943-1945, pp. 161-164).

Deportati di Legnano nei lager russi
“La nostra eroica Legnano, che si gloria di parecchie medaglie al valore, fra le quali la medaglia d’oro, ha un numero esiguo di combattenti prigionieri o dispersi. Il più delle volte il ritardo nella posta lo si deve alla mancanza di carta, di mezzi di trasporto o a disguidi…”, Settimanale cattolico “Luce”, dicembre 1942.

Se i nostri soldati non rispondevano alle lettere spedite da casa il motivo non erano i soliti ritardi postali. Nel dicembre del ’42 era appena iniziata la poderosa offensiva sovietica con l’obiettivo di sventare la minaccia su Stalingrado. L’intero dispositivo italo-tedesco sul Don fu sopraffatto. Le conseguenze furono la rotta delle divisioni mandate in Russia, la morte di migliaia di soldati e ufficiali e un numero abnorme di prigionieri nei campi sovietici.

Sulla base delle ricerche di Agrati vogliamo qui ricordare nomi di alcuni legnanesi dispersi nelle nebbie della storia:

– Mario Borsani, nato nel 1921 – deceduto in prigionia in un lager russo
– Giuseppe Bongini, nato nel 1911 – deceduto in prigionia in un lager russo, il 21 aprile 1943
– Armando Bonomi, nato nel 1915 – deceduto in prigionia in un lager russo, il 28 febbraio 1943
– Ezio Buratti, nato nel 1915 – deceduto in prigionia in un lager russo, il 31 marzo 1943
– Alessandro Calerio, nato nel 1920 – deceduto in un lager russo
– Luigi Calini, nato il 2 maggio 1911 – deceduto in prigionia nel lager n. 188 di Tambov (8.197 italiani morti), nel 1943
– Pierino Cesana, nato nel 1921 – 54° Reggimento fanteria Divisione Sforzesca, deceduto nel lager n. 188 di Tambov, nel 1942
– Pierino Galimberti, nato nel 1921 – deceduto in prigionia, lager russo
– Bruno Gorletta, nato il 18 maggio 1915 – deceduto in prigionia nel lager n. 52 di Talitsa
– Arturo Provasi, nato nel 1915 – deceduto in prigionia nel lager n. 58 di Tiomnikov (4.329 italiani morti), il 5 luglio 1943
– Aurelio Ricco, nato nel 1915 – deceduto in prigionia nel lager n. 58 di Tiomnikov, il 5 luglio 1943
– Aurelio Rigo, nato il 6 dicembre 1921 – deceduto in prigionia nel lager n. 52 di Talitsa (2.241 italiani morti)
– Attilio Stoppa, nato nel 1911 – deceduto in prigionia in un lager russo, il 29 ottobre 1942
– Renzo Totè, nato nel 1920 – deceduto in prigionia in un lager russo, il 15 febbraio 1943
Dall’Unione Nazionale Italiana Reduci di Russia (U.N.I.R.R.), Rapporto sui prigionieri di guerra italiani in Russia, Crespi grafica, Cassano Magnago, 1995

Seguono i nomi dei morti di Legnano della Campagna di Russia (non ci sono le date di morte):
Bruno Calerio, Carlo Cogliati, Luigi Colombo, Natale Mazza, Guido Meraviglia, Sebastiano Piparo, Benigno Pirotta, Enrico Salmoiraghi, Luigi Antoniolo, Gino Bertagnon, Mario Bordonali, Arduino Calcaterra, Angelo Carminati, Carlo Carnevali, Agostino Colombo, Erminio Colombo, Umberto Colombo, Vittorio Cozzi, Anacleto Faggioli, Vance Fallini, Giovanni Ferlin, Fulvio Ferrario, Bruno Gasparini, Carlo Isoli, Pietro Lancelli, Giordano Magistrelli, Mario Marinoni, Luigi Meneghel, Gennaro Milone, Angelo Monti, Ambrogio Montoli, Francesco Pisoni, Giuseppe Raimondi, Aurelio Ricco, Giovanni Salmoiraghi, Giacomo Tunesi, Beniamino Vendramin, Raoul Achilli (Medaglia d’oro alla memoria), Alfio Rossi.
(Agrati, op. cit., pp. 44 e 45)

E’ un elenco impressionante: nomi che meriterebbero di essere sempre presenti nella Memoria pubblica. Ma ancora più impressionante è la tabella successiva in cui emerge l’incredibile numero degli italiani morti nei lager sovietici.

I prigionieri italiani nella seconda guerra mondiale
Nazione detentrice Catturati Rimpatriati % Rimpatriati
Inghilterra 420.322  / 414.710 /  98%
Stati Uniti 125.533 / 125.373   /  99%
Francia 68.267  /  67.194   /  99%
Germania 641.954   /  606.306  / 94%
Jugoslavia, Romania, Bulgaria, Grecia 142.072  /  128.833  /   91%
Unione Sovietica 70.000   / 10.030   /  14% (!)
totali 1.468.148  /  1.352.446  /  92%
Relazione del delegato italiano presso la Commissione dell’ONU per i prigionieri di guerra – Roma 1958

Non è lo spazio questo per analizzare come mai dei 70.000 prigionieri in Russia dopo la disfatta dell’Armir tormarono in Italia solo in 10.000!

Siamo però convinti che nel Giorno della Memoria anche questi uomini vadano ricordati, non in una sorta di “guerra della memoria” con altri deportati italiani in altri Paesi, che apparirebbe atroce e ingiustificabile, ma per non dimenticare le tragedie di tutte le guerre e gli orrori di tutte le deportazioni nei lager.