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George Orwell e “La fattoria degli animali”

George Orwell e “La fattoria degli animali”

Il vero nome era Eric Arthur Blair, assunse il nome di George Orwell quando negli anni Trenta cominciò a pubblicare i suoi primi romanzi.
Figlio di un funzionario al servizio di Sua Maestà britannica fu educato a Eton per essere avviato alla carriera diplomatica. Dopo più di quattro anni di studio a Eton decise di intraprendere l’attività di narratore e quindi lasciò la famiglia e visse per alcuni anni autonomamente svolgendo mestieri molto umili quali il lavapiatti condividendo in alcuni momenti la vita dei senzatetto.
Tra i testi minori segnalo “Senza un soldo a Parigi e Londra”, vero reportage sulla sua esperienza nei bassifondi delle due città (1933).
La svolta nella sua vita fu quando decise di partire alla volta della Spagna e combattere nelle fila repubblicane. Militò nel POUM, formazione dell’ estrema sinistra rivoluzionaria spagnola.
La sua esperienza è espressa in “Omaggio alla Catalogna”, vero e proprio atto di accusa contro Franco ma soprattutto contro Stalin e l’URSS.
L’esperienza in Spagna maturò un uomo che fino a quel momento aveva espresso generiche tendenze a sinistra. Da quel momento divenne uno scruttore di sinistra pienamente convinto.
“La guerra spagnola e gli altri avvenimenti del 1936-37 hanno fatto pendere l’ago della bilancia, e da allora ho saputo esattamente qual era la mia posizione. Ogni riga di serio lavoro da me stesa a partire dal 1936 è stata scritta, direttamente o indirettamente, contro il totalitarismo e per il Socialismo democratico, come lo intendo io”.
Durante la seconda guerra mondiale fu commentatore per la BBC e corrispondente per alcune riviste e quotidiani della sinistra inglese.
Tra la fine del ’43 e l’inizio del ’44 scrisse “Animal Farm”, ossia “La fattoria degli animali”. In Italia arrivò nel 1947.
“1984” invece è pubblicato nel 1949 decretando con “La fattoria degli animali” la sua fama di grande scrittore. A soli 46 anni morì nel 1950.

Contro il mondo culturale anglosassone
Potremmo pensare a un grande successo immediato di Animal Farm (testo anticomunista) invece Orwell ebbe molte difficoltà nella pubblicazione perché in quel momento l’Urss era alleata della Gran Bretagna e ben quattro editori tra i maggiori non ritennero opportuno pubblicare quel testo.
La delusione di Orwell fu notevole di fronte a una serie di rifiuti. Anche l’amico Thomas Eliot lo rifiutò per motivazioni politiche (“prudenza” e “cautela” in un momento difficile). Al quinto tentativo Orwell trova un editore nel panorama delle case editrici alternative.
Ma non è finita qui perché il libro rimane in tipografia per un anno circa aspettando la fine della guerra. Finita la guerra anche nel modo editoriale americano la situazione è difficile: ben sei editori rifiutano la pubblicazione prima di trovare l’editore giusto.
A questo punto Orwell scrisse la famosa prefazione che è uno degli atti di accusa più implacabili nei confronti del mondo intelettuale inglese: il titolo è “La libertà di stampa”.
L’indignazione nasceva dal fatto che la censura era volontaria: non veniva esercitata dal governo inglese, nasceva come autocensura da parte dei singoli senza che le autorità governative avessero ammonito o duramente punito qualcuno.
Nei confronti dell’Urss veniva chiesto a tutti (nei giornali, alla radio, nei periodici) un’ammirazione incondizionata nei confronti dell’Urss. Addirittura era più facile attaccare Churchill che Stalin, il colonialismo inglese in India che non la carestia in Ucraina.
Da qui le accuse di servilismo, piaggeria, malafede, sospensione di ogni facoltà critica che Orwell rivolge all’intero mondo colto inglese ogni volta che entrava in ballo l’Urss e Stalin.
Sotto il torchio di Orwell ci sono i liberali (“tradimento dei liberali”). Ma ce n’è per tutti: per i “chiassosi pacifisti inglesi” che amano il militarismo russo, per l’intellighenzia inglese “pavida” e “disonesta”, per le menzogne della maggior parte della stampa quando si parlava dell’Urss.
Alla fine del suo scritto c’è una vera e propria esaltazione della libertà di pensiero: “Se libertà vuol dire veramente qualcosa, significa il diritto di dire alla gente quello che la gente non vuol sentire”. E poi ancora: “Nel nostro paese sono i liberali che temono la libertà e gli intellettuali che vogliono infamare il pensiero”.
Nel momento della prima pubblicazione del suo libro decise di non pubblicare la sua prefazione non per timori vari ma perché temeva di dare alla sua favola una netta interpretazione antistalinista e anti intellettuale facendo perdere al romanzo quel carattere di universalità che ogni grande libro deve avere.
Ora in tutte le edizioni di Animal Farm si può leggere la prefazione di Orwell.

La fattoria degli animali
Appunti per conferenza

La storia è ambientata nella “Fattoria padronale” del signor Jones.

Il sogno del Vecchio Maggiore
Il romanzo inizia con il sogno del Vecchio Maggiore (foto Lenin), il maiale più anziano. Afferma che tutti gli animali sperimentano in vita la durezza e la cattiveria dell’uomo. Quando saranno pronti a morire finiranno in un macello e saranno cibo per cani.
Dunque, è necessario eliminare l’uomo. L’uomo è la borghesia mentre gli animali sono il proletariato il quale incoraggia la lotta di classe.

Nasce un inno: “Animali d’Inghilterra”. Era nato l’Animalismo (socialismo).

Dopo qualche giorno il Vecchio Maggiore muore così come Lenin morirà senza vedere la realizzazione del socialismo. Il Vecchio Maggiore lascia in eredità il suo messaggio rivoluzionario. A raccoglierlo sono soprattutto due maiali: Napoleòn e Palla di Neve.
Interessante la figura di Mosè, il corvo domestico il quale parlava sempre di un misterioso paese chiamato Monte Zuccherocandito dove andavano tutti gli animali dopo la morte ed era festa tutti i giorni. Molti animali lo stanno ad ascoltare mentre Napoleon e Palla di Neve devono sbracciarsi per far capire a loro che tale luogo di delizie non esiste.
Mosè agli occhi di Orwell rappresenta l’”oppio dei popoli”.

Il giorno della rivoluzione
Il giorno della rivoluzione avvenne prima del previsto quando gli animali si ribellarono per l’incuria del signor Jones. Gli aninmali cacciano lui, la moglie e il corvo. Grande entusiasmo in tutti. Tutti gli strumenti di Jones, oggetti di tortura contro gli animali, vengono distrutti. La casa colonica è violata: all’interno vedono il lusso di cui circondava Jones (Palazzo d’Inverno a Pietrogrado, il Cremlino a Mosca).
Fu presa la decisione che la casa colonica non sarebbe mai stata abitata dagli animali. La Fattoria Padronale diventa la Fattoria degli Animali.

I Sette comandamenti
I principi dell’Animalismo sono espressi in Sette Comandamenti.

Primo mistero: che fare del latte delle mucche? Alla sera il latte era sparito. I maiali non lavorano: essendo più intelligenti devono dirigere il lavoro. Tutti lavorano con grande impegno svolgendo le stesse mansioni.
Tutti lavoravano secondo capacità. Nessuno rubava, nessuno voleva avere una razione maggiore e i litigi, così frequenti prima, erano spariti.
Ogni mattina c’è l’alzabandiera. La loro bandiera ha il colore verde con dipinto sopra uno zoccolo di cavallo e un corno (allusione alla bandiera comunista). La domenica si teneva un consiglio di tutti gli animali e a dirigere le discussioni sono i due maiali più attivi ma non andavano mai d’accordo.

I contrasti tra Palla di Neve e Napoleon
Palla di Neve (foto Trotsky) è il più attivo nel fondare Comitati Animali, es. il Comitato di Produzione delle Uova” per le galline, la “Lega delle code nette” per le mucche, il “Comitato di Rieducazione dei Compagni Selvatici” (per topi e conigli). Allusione ai soviet (era il presidente del Soviet di Pietrogrado). E poi molto impegno lo dedica alla diffusione della lettura e della scrittura. In autunno molti animali sono capci di leggere e scrivere.
Napoleon (foto Stalin) invece diceva che i Comitati non erano importanti. Più importante era l’educazione della gioventù. Infatti prese i nove cuccioli di due cani della fattoria e volle farli crescere accanto a lui e li tenne separati rispetto agli altri.

Clarinetto, ovvero propaganda e bugie
Venne il momento di arricchire il cibo quotidiano con le mele della fattoria. I maiali decisero che le mele le avrebbero mangiate solo loro. Qualche mugugno ma Clarinetto disse che le mele ai maiali non piacevano ma irrobustivano la loro dieta e avevano bisogno di tanto nutrimento ora che lavoravano a pensare notte e giorno. “Sapete che cosa accadrebbe se i maiali dovessero venir meno al loro dovere? Jones ritornerebbe. Certo, compagni, non c’è nessuno tra di voi che voglia il ritorno di Jones!”. Così latte e mele da quel giorno sono appannaggio solo dei maiali.
Intanto nelle altre fattorie qualcosa di quanto era avvenuto nella Fattoria degli Animali era giunto e molti animali si rifiutavano di obbedire mentre i loro padroni erano preoccupati.

L’attacco controrivoluzionario
A ottobre Jones tentò di occupare la fattoria con una decina di uomini armati. La difesa era nelle mani di P. di Neve (Armata Rossa) e appena Jones entrò fece scattare il suo piano.
Il piano è ben studiato e dopo aver avuto l’illusione di aver vinto, gli uomini batterono in ritirata. Da notare che nella “Battaglia del Chiuso delle Vacche” non c’è Napoleon (così come non c’è Stalin nei giorni dell’Ottobre). Palla di Neve è ferito di striscio da arma da fuoco.
Simbolicamente la “Battaglia del Chiuso delle vacche” è la guerra civile subito dopo l’Ottobre.
L’entusiamo è alle stelle. Solenni onoranze funebri all’unica pecora morta. Palla di Neve è insignito con la decorazione militare di “Eroe Animale di prima Classe”.
Nelle discussioni nel Comitato la domenica mattina Napoleon e P. di Neve sono in contrasto su tutto. P. di Neve otteneva la maggioranza per i suoi brillanti discorsi mentre Napoleon era più bravo a “sollecitare per sé i voti degli elettori”, soprattutto tra le pecore.

Il mulino a vento
Palla di Neve lancia la proposta di costruire un grande mulino a vento per dotare la fattoria di luce elettrica alimentando una dinamo. Molte macchine sarebbero state messe in funzione alleviando il lavoro degli animali, aumentando il tempo libero con letture e conversazioni. Tutto questo lo aveva imparato da alcuni libri di Jones. Napoleon si teneva lontano da simili discorsi. Napoleon dice che è prioritario lavorare per mangiare.

“Il socialismo in un solo paese”
Altro motivo di dissidio: come considerare i rapporti con le altre fattorie. Palla di Neve era convinto che bisognasse suscitare la Rivoluzione tra gli animali delle altre fattorie (“Rivoluzione permanente” in Trotskij) mentre Napoleon dice che devono solo imparare a usare le armi (“Socialismo in un solo paese”). Con la rivoluzione in tutte le fattorie non sarebbe stato più importante imparare a difendersi.

Cacciata di Palla di Neve
Il giorno in cui si doveva decidere per il mulino, dopo il bel discorso di Palla di Neve comparvero i nove grossi cani che Napoleon aveva personalmente allevato e Palla di Neve per miracolo riuscì a scappare dalla fattoria. Poco dopo N. disse che le decisioni sarebbero state prese da un comitato di maiali presieduto da lui stesso e la domenica mattina non ci sarebbero state più discussioni, solo l‘alzabandiera e il canto di “Animali d’Inghilterra”.
Clarinetto ebbe poi il compito di chiarire quanto era successo: Palla di Neve era un criminale! A questa affermazione alcuni dicono che nella Battaglia contro Jones si era comportato con onore. Per Clarinetto molti aspetti sono ancora oscuri. In ogni caso occorre DISCIPLINA. “Nessuno di voi desidera il rotorno di Jones? Vero?”
Gondrano, il bravo cavallo lavoratore, conia il motto “Napoleon ha sempre ragione”.

Nasce il culto del Vecchio Maggiore: il teschio è posto ai piedi della bandiera (la mummia di Lenin nel mausoleo sulla Piazza Rossa) e Minimus (maiale) comincia a comporre poesie in onore di Napoleon.

Il Mulino nelle mani di Napoleon
Tre settimane dopo la cacciata di Palla di Neve Napoleon annuncia che il mulino sarebbe stato costruito. Sorpresa tra tutti gli animali ma Clarinetto dice che il progetto era di Napoleon e voleva sbarazzarsi di lui. Tattica ci vuole, compagni!
Le condizioni di vita peggiorano, le razioni sono da fame ma ora gli animali lavorano per se stessi!
Il mulino a vento rappresenta invece i faraonici progetti di industrializzazione accelerata di Stalin: piani quinquennali, grandi centrali idroelettriche, enormi complessi industriali costati ai lavoratori “lacrime e sangue”.

Nuova politica economica di Napoleon
Napoleon annunciò che aveva deciso una “nuova politica economica”: la vendita del fieno e di altro avrebbe permesso di comprare chiodi, legna, ferro, concimi che non erano prodotti nella fattoria. I principi dell’animalismo vietavano ogni contatto con gli umani ma Napoleon disse che l’intermediario sarebbe stato un avvocato.

Nel frattempo i maiali entrarono nella casa colonica e ne fecero la loro residenza. Napoleon ora è il “Capo”. Ora mangiavano in cucina e dormivano nei letti.
Il quarto dei Sette Comandamenti dice: “Nessun animale dovrà dormire in un letto con lenzuola”. Nessuno ricordava questo particolare. Clarinetto (la propaganda martellante) giustifica con le fatiche del lavoro di comando.

Palla di Neve ha sabotato il mulino!
Dopo un anno il mulino era costruito a metà. Ma una notte il vento lo fece cadere a pezzi. Napoleon disse che il nemico era Palla di Neve. E’ pronunciata una sentenza di morte contro di lui. Il mulino deve essere ricostruito.
A gennaio c’era la fame nella fattoria e per evitare che la notizia arrivasse al di fuori Napoleon portò il mediatore a vedere la fattoria: tutto era lustro e c’era cibo ovunque! Allusione a tanti politici e intellettuali che visitarono la Russia e tornarono in patria spargendo lodi sperticate.

Altre infamie su Palla di Neve e nuove leggende
La prima volta che ci fu qualcosa che assomigliasse a una ribellione fu quando N. annunciò che le uova sarebbero state tutte vendute all’esterno. Le galline si ribellarono. Vennero imprigionate e nove galline morirono (tentativi di resistenza dei Kulaki).
Nel frattempo si dava Palla di Neve in combutta con due ricchi agricoltori con i quali Napoleon stava ponendo le basi per accordi commerciali. Soprattutto si dice che Palla di neve entra di notte nella fattoria e si dà la colpa a lui se qualcosa non funziona nella fattoria (allusione alle tante cose che non funzionavano con l’industrializzazione forzata la cui colpa viene data sempre ai “sabotatori”).
Palla di Neve era in combutta con Jones da prima della rivoluzione. Il fatto che avsse avuto una medaglia e fosse stato ferito non conta, anzi faceva parte del piano. Anzi fu il “Capo” a slanciarsi davanti a Jones gridando “Morte all’umanità!”. Molti non ricordano o fanno fatica. Alla fine Gondrano taglia corto con “Napoleon ha sempre ragione”.

Il tempo delle repressioni
Una domenica quattro maiali, che avevano protestato quando Napoleon aveva abolito il Consiglio domenicale, vennero uccisi dopo che confessarono di essere in combutta con Palla di Neve. Tre galline (che avevano protestato per le uova vendute) dissero che Palla di Neve era apparso in sogno. Altri animali confessano connivenze con il nemico. Con Jones le violenze c’erano ma non così esasperate.
Le galline che non consegnano le uova sono i Kulaki che si oppongono alla esprepriazione dei raccolti e pagano con la deportazione nei gulag.
Un altro Comandamento viene violato: “Nessun animale ucciderà un altro animale… senza motivo”. Nonostante tutto in lei la fedeltà alla Fattoria rimane alta.
Anche “Animali d’Inghilterra” ora è vietato cantare. Al posto dell’inno il poeta Minimus scrive versi pregni di retorica. Animali d’Inghilterra” è il vecchio inno internazionalista (“Proletari di tutto il mondo unitevi”), i nuovi versi invece grondano di patriottismo: “Fattoria degli animali, giammai per me tu abbia a patir mali”.
Fare un confronto tra i due inni.

L’Internazionale (il testo si basa esclusivamente sulla lotta di classe)

e l’inno sovietico (forte nazionalismo, non c’è nulla di comunismo)

La fame è forte ma Clarinetto ripete ogni istante che mai come allora la produzione saliva vorticosamente. Ora nella casa colonica Napoleon si fa servire con il servizio da tavola Crown Derby e consuma i pasti da solo.

Il culto della personalità
Nel frattempo (“Culto della personalità”) su di lui si coniano gli slogan più inverosimili: “Padre di Tutti gli animali”, “Protettore delle Greggi”, “Amico degli anatroccoli”. Ogni successo ottenuto era opera sua. Una gallina disse: “Sotto la guida del nostro Capo, il compagno Napoleon, ho fatto cinque uova in sei giorni”.

Il Patto Ribbentrop-Molotov nella Fattoria
Nel frattempo una partita di legname dovrebbe essere venduta al signor Pilkington, non invece al signor Frederick che nella fattoria tutti odiavano e temevano.
Passano alcuni giorni e Napoleon con lo stupore di tutti annuncia che la vendita sarà fatta al signor Frederick. Tutto quanto detto su Frederick non era vero, anzi le voci erano state messe in giro da Palla di Neve. Il vero nemico era l’altro e Napoleon l’aveva sempre saputo. Foto Stalin-Ribbentrop

Ma la situazione prende una piega inattesa quando si viene a sapere che le sterline di Frederick sono false!

Frederick attacca la fattoria / “Operazione Barbarossa”, 22 giugno 1941
Un giorno poi Frederick attacca la fattoria di sorpresa, gli animali non immaginavano tanto. Il mulino è fatto saltare in aria. In quel mentre, gli animali, inorriditi, attaccano con veemenza gli uomini di F. facendoli scappare. Napoleon dalle retrovie dirige l’attacco. Anche Clarinetto è assente durante la battaglia (Battaglia di Stalingrado).
Per festeggiare la vittoria i maiali si ubriacano e quella sera ci sono litigi e altro tra di loro.
Nuovo Comandamento: “Nessun animale berrà alcolici… in eccesso”.

Parate patriottiche e ventre vuoto
Sono ridotte ulteriormente le razioni per tutti tranne per cani e maiali ma Clarinetto dimostra, dati alla mano, che era solo un’idea sballata la fame. Del resto più nessuno si ricorda dei tempi di Jones.
La vita sembra accettabile perché ora ci sono discorsi, parate, alzabandiera. Gli animali sono soddisfatti così per qualche ora dimenticavano che il loro ventre era vuoto. C’è in loro la speranza che prima o poi nascesse la “Repubblica degli Animali” ed erano orgogliosi che la loro era l’unica fattoria nelle mani degli animali. Tutti gli animali erano eguali e lavoravano per se stessi.

Riappare Mosè
Improvvisamente riapparve il corvo Mosè dopo un’assenza di alcuni anni. Continuava a non lavorare e parlava sempre della Montagna Zuccherocandito. Leggere pp. 133-134
Ad un certo momento Gondrano non ce l’ha fa più a lavorare e viene venduto a una fabbrica di colla e cuoio.

Passano gli anni e nessuno più ricorda i tempi della rivoluzione oppure c’è un ricordo sbiadito. Molti animali sono cambiati e a loro si racconta qualcosa che non hanno vissuto. Il mulino era stato finito ed era utilizzato per macinare il grano e non per produrre elettricità e rendeva bene.
Per Napoleon la vera felicità era lavorare molto e consumare poco. Invece i maiali e i cani ingrassavano sempre.

La metamorfosi
Un giorno gli animali videro i maiali camminare sulle due gambe posteriori. Era come se il mondo si fosse capovolto. Ora c’è un solo comandamento: Tutti gli animali sono eguali ma alcuni animali sono più eguali degli altri (chi lavora e subisce).

La “Fattoria Padronale”
Un giorno arrivarono diversi importanti agricoltori e Napoleon li aspettava con la pipa in bocca e giacca nera.
Il signor Pilkington (Churchill, colui che Stalin aveva fregato al tempo del patto Ribbentrop-Molotov) tenne un discorso: disse che era contento che i motivi di dissidio precedenti fossero stati superati. Ormai gli interessi erano gli stessi.
Terminò così: Se voi avete i vostri animali inferiori con cui lottare, noi abbiamo le nostre classi inferiori”.
Anche Napoleon disse che era contento perché il periodo di incomprensioni era finito. Erano stati accusati di fomentare la ribellione nelle fattorie vicine: “Niente di più lontano dalla verità”.
Dalla bandiera erano scomparsi zoccolo e corno ed era cessata l’abitudione di chiamarsi compagni. Anzi ora la fattoria mutuva nome e si chiamava di nuovo “Fattoria Padronale”.

Allegoria della conferenza di Tehran (28 nov-1 dic ’43). Foto dei Tre grandi

Dobbiamo credere nel sogno del Vecchio Maggiore perché è la speranza di un’umanità capace finalmente di entrare nella Storia.

Napoleon invece è la fine del sogno con i lavoratori ricacciati indietro nella preistoria della loro coscienza.