LEGNANO DURANTE LA PRIMA GUERRA MONDIALE

LEGNANO DURANTE LA PRIMA GUERRA MONDIALE

All’inizio del conflitto mondiale, Legnano contava 28.757 abitanti, avendo registrato l’anno precedente un aumento record di 1.532 unità in relazione alla domanda di manodopera richiesta dalla fiorente industria legnanese.

Nel periodo precedente la guerra Legnano aveva 210 industrie per un numero di operai pari a 10.165, di cui 6.750 dediti al tessile.

Si ottiene da tali dati che Legnano era all’epoca al quinto posto tra i maggiori centri industriali italiani nel ramo tessile, solo dopo Milano (29.388 addetti), Torino (20.455), Monza (11.171) e Napoli (9.809).

A differenza degli altri paesini industrializzati dell’hinterland milanese, Legnano risultava l’unico ad avere una grande dualità di produzione, ovvero sia tessile che meccanica.

Gli anni che precedettero la Grande guerra furono per legnano importanti lustri, poiché il “borgo” legnanese,  secondo le statistiche, aveva avuto il primato di incremento della popolazione.

Un’evoluzione che aveva portato la piccola cittadina ad avere propri grandi bagni pubblici, una piscina, un poligono da tiro, una biblioteca, un ospedale, una palestra nonché nel 1913 fu fondata la prima associazione calcistica legnanese, ovvero la Pro Loco.

L’entrata in guerra avvenne il 24 maggio del 1915 ma la vita sembrò inizialmente scorrere tranquilla tanto che il 12 giugno 1915 venne eseguito il collaudo della trasformata tratta tramviaria Milano-Legnano-Busto. Infatti gli amministratori della società da poco nata STIE (1912) svilupparono la linea rendendola a trazione elettrica sostituendo la vecchia vaporiera Gamba de Legn.

Oltre ad una guerra esterna le industrie legnanesi dovettero affrontare lo scottante problema operaio. Gli addetti scesero in piazza a più riprese per ottenere un aumento dei salari.

Il legnanese fu in prima linea nello sciopero indetto il 4 settembre 1915, rispondendo all’appello lanciato dalle federazioni tessili e delle camere di lavoro  di Gallarate , Legnano e Busto , pubblicato sul giornale “La lotta di classe”.

Un appello che non risulterà inascoltato visto che sciopererà la quasi totalità delle maestranze.

Il 28 settembre, si tenne un incontro mediato dalle autorità municipali, con a capo il sindaco Attilio Agosti in carica dal 1902. Gli industriali erano rappresentati dall’on. Carlo Dell’Acqua, Venzaghi e Maino e dall’altra gli operai rappresentati da un esponente per ognuna delle città ( Legnano, Busto e  Gallarate).

L’assemblea finì con un nulla di fatto, tuttavia le industrie dovettero cedere concedendo aumenti nell’ordine del 10-20% dopo che gli operai indissero un altro sciopero, stavolta di 5 giorni e a cui parteciparono ben 40.000 operai.

Nel frattempo l’avvento dell’illuminazione incominciò a diffondersi a Legnano, tanto che nel 1915 la maggior parte della città risulterà servita di impianti luminosi, grazie anche all’aiuto della Tosi che fornì numerose turbine per la produzione di corrente elettrica.

Numerosi edifici di Legnano si trasformeranno in ospedali militari, come l’istituto delle suore canossiane “Barbara Melzi”,  la scuola “Carducci” edificata nel 1913 e convertita in ricovero militare.

Spesso i militari qui portati, dopo la guarigione potevano essere rimandati sul fronte.

Le innovazioni delle industrie legnanesi nel frattempo non cessavano e nel 1916 l’ing. Carlo Jucker, ricevuta la direzione del cotonificio Cantoni, applicò per primo i “coloranti diretti”.

Nel frattempo ora che la forza dell’energia elettrica aveva soppiantato l’energia ricavata dallo scorrere dell’Olona, i mulini che ancora restavano tornarono a macinare il grano, ora che man mano che la guerra proseguiva e trovare derrate alimentari diventò sempre più difficile.

Nel 1917 infatti in Legnano scoppiarono alcune rivolte capitanate dai socialisti che oltre a richiedere nuovi aumenti dei salari si lamentarono della scarsità di cibo.

Nel corso della guerra gli operai furono rimpiazzati dall’uso di opera anche infantile e femminile la cui retribuzione era inferiore rispetto a quella maschile; ciò non fece altro che acuire le tensioni.  Una crisi che ben presto verrà aggravata da un incrociarsi di molti fattori.

In concomitanza della disfatta di Caporetto, il torrente Olona straripò, creando una grossa inondazione che procurò vasti danni e preoccupazioni alle campagne e le industrie localizzate nei pressi del fiume: Mottana, Cantoni, Ratti, Bernocchi. L’altezza delle acque era tale da invadere il corso Garibaldi e il corso Magenta, trasformandole in un enorme pantano. A ciò si aggiunse l’epidemia di spagnola che colpi in pieno l’Italia in quell’anno e che toccò dunque anche il legnanese. La cittadina tuttavia nel suo piccolo già coltivava il seme della vittoria.

Mentre infatti il paese sembrò piombare nel caos, il senatore Antonio Bernocchi incarico il prof. Egidio Assi di studiare la fondazione di una scuola professionale di primo grado od operaia, mentre nel frattempo veniva dato il via alla costruzione di quello che sarà l’Istituto tecnico “Dell’Acqua”.

Legnano non vedrà mai direttamente la guerra, come la maggior parte della popolazione civile italiana , fatta eccezioni per coloro che abitavano vicino alla frontiera, tuttavia pagò il suo tributo di sangue alla patria.

Circa 300 uomini perirono, molti furono i dispersi, i feriti e i mutilati tanto che nacque nel 1919 in via Pietro Micca 1 la sezione Mutilati ed Invalidi di guerra.

Oggi nel cimitero comunale sono conservate le salme di coloro che sono morti nella cosiddetta Grande guerra e a cui si sono poi aggiunti coloro che sono periti nella seconda guerra mondiale.

Insieme ai militari italiani sono conservate le salme di alcuni soldati austriaci morti nel 1919 probabilmente per le malattie, come la spagnola, che uccise ancora finita la guerra e la probabile denutrizione.

La guerra finì il 4 novembre 1918 e per Legnano si presentò un futuro incerto.

Nonostante le aziende si fossero arricchite con la guerra, ora che essa era finita non restava che ridimensionare tutto.

Ma questa è un’altra storia.

Giancarlo Restelli