Volti, nomi e storie dei soldati di Legnano nella Grande Guerra

 

Volti, nomi e storie dei soldati di Legnano nella Grande Guerra

I PILOTI
Sono 483 i caduti di Legnano di cui abbiamo notizia. Tra essi Carlo Ambrogio Cozzi, Natale Dell’Acqua, Giovanni Battista Leonardo Gandolfo, Carlo Magno Mezzera, Egidio Passoni, Marco Vannuncini facevano parte della cavalleria, ma non della cavalleria a cavallo: un’arma nuova legata alla cavalleria era l’aviazione.
Era pericoloso anche solo volare con quegli aerei e non c’è da stupirsi che Giovanni Battista Leonardo Gandolfo e Egidio Passoni siano morti non in combattimento ma per incidente. L’aviazione è l’arma che ha avuto, in percentuale, il maggior numero di caduti, non solo tra gli italiani.

ANGELO CIAPPARELLI
Pensando a quel periodo ci vengono alla mente colonne infinite di uomini e muli che arrancano trasportando i più vari materiali. Ma vi erano anche camion e motociclette e cani. Laura Nova ci ha raccontato di suo nonno, addetto proprio ai trasporti.

“Angelo Ciapparelli nasce a Legnano nel 1889. Farà tutta la Grande Guerra come soldato motociclista/conduttore, arruolato nel 1915 nella 2°Armata, 2° Parco Automobilistico, 117° Sezione. Fino alla rotta di Caporetto svolge il suo ruolo di autista, meccanico, portaordini ecc. lungo la linea dell’allora confine con l’Impero Austroungarico del medio e basso Isonzo”

CARLO NAZZARI, l’atleta portordini
Angelo ce l’ha fatta, è stato fortunato: è tornato. Un altro atleta legnanese, Carlo Nazzari,   faceva parte di una società sportiva cattolica, aveva vinto numerosi premi, ma lui non ce l’ha fatta.

Leggiamo che Carlo, caporal maggiore di fanteria, sull’altipiano carsico era “addetto al Comando, era incaricato di portare gli ordini fino ai primi posti, alle prime trincee”. Audace e coraggioso, nella difficile bisogna si era già molto distinto, tanto da meritare gli elogi dei superiori. Cadde appunto nel mentre eseguiva uno di questi servizi. … Aveva 26 anni. Lascia nel lutto la giovane sposa”.

I PRIMI MORTI
Non basta essere agili, né essere coraggiosi: ci vuole fortuna. Alcuni nostri concittadini sono caduti poco dopo l’inizio della guerra. Tra i primi troviamo:

Grazioli Sante    soldato    2 –   6   – 1915
Borroni Beniamino    soldato    18 –   6 –   1915
Morelli Luigi    soldato    18  –  6  –  1915
Sainaghi Luigi    soldato    26  –  6  –  1915
Colombo Mario Giovanni    soldato    2  –  7  –  1915
Cozzi Luigi    soldato    3  –  7   – 1915
Borsani Luigi Roberto    soldato    5  –  7  –  1915
Tajè Edoardo Emilio    soldato    20  –  7 –  1915

Beniamino Borroni e Luigi Sainaghi sono morti nel giugno del 1915 in Libia a Tharuna, durante uno scontro con i ribelli. La Libia era stata conquistata nel ’12 al tempo di Giolitti ma durante la Grande guerra fu interamente perduta tranne poche città costiere. Beniamino aveva 33 anni, Luigi 19 ed era un volontario.

Di Luigi Cozzi in particolare conosciamo la storia, grazie ai Granatieri di Legnano che ogni anno ne ricordano la scomparsa prematura e al nipote Piersecondo che ci ha raccontato di lui.
Luigi era nato il 21 agosto 1895 a Legnano. Un mese prima dello scoppio della guerra venne chiamato alle armi e la sua alta statura ha fatto sì che entrasse a far parte del Corpo del Granatieri. Luigi ha lasciato su una piccola agenda tascabile le tracce della sua vicenda:

“20 maggio 1915 partiamo da Roma per la frontiera austriaca; 25 maggio ore 14.20 trionfalmente tutta la Brigata Granatieri entra in territorio austriaco (chiamato S. Vito) … 8 giugno, avanziamo verso Monfalcone; 9 giugno, salita sulle colline, avanziamo, siamo sulla vetta tra fucileria e cannonate”

Il 30 giugno viene ferito in combattimento a Monfalcone.“Più volte ferito, continuava a combattere ed incitava i compagni all’assalto”.
Questa è la motivazione del diploma di Croce di Guerra e della Medaglia d’Argento. Dopo tre giorni dalla decorazione sul campo, Luigi è morto nell’ospedale da campo di Cervignano.
In tasca oltre all’agenda aveva una lettera per i genitori che terminava con queste parole:

“Alla bellissima età di 20 anni la mia cara Patria mi chiama ed io da vero italiano com’è mio dovere accorro…”

A Luigi mancava poco più di un mese a compiere 20 anni, il soldato Mario Giovanni Colombo, morto per le ferite il giorno prima di lui in un ospedale da campo della 16° sezione sanità, di anni ne aveva poco più di 18.

AURELIO ROBINO
La maggior parte aveva tra i 19 e i 29 anni. Il più anziano ne aveva 50, ma non era un soldato. Era un colonnello e risiedeva a Legnano in via Vittoria.
Aurelio Robino era nato a Genova nel 1867, ha frequentato la scuola militare di Modena e ha fatto una rapida carriera nei Bersaglieri
Sull’altura di Grazigna il 16 maggio del ’17 viene colpito a morte durante un contrattacco dell’avversario mentre sotto la sua direzione stavano mantenendo la posizione da poco conquistata. Gli è stata conferita la Medaglia Oro alla memoria.

“Comandante di un reggimento, consingolare perizia diresse parte delle sue truppe all’attacco di una forteposizione nemica, riuscendo a conquistarla. Non potendo quelle
truppe procedereper l’esistenza di un reticolato intatto sul rovescio della posizione e perchébattute da intenso fuoco di artiglieria e contrattaccate, accorse con irincalzi, che, animati dal suo esempio, respingevano dopo accanita mischial’avversario. Rinforzatosi durante la notte sulla posizione e pronunciatosi ilmattino successivo un nuovo e più furioso contrattacco, a cui le sue truppe,animate come sempre dalla sua presenza, resistevano tenacemente, mentre già gliarrideva la vittoria, cadde colpito a morte. Grazigna (Gorizia), 16-17 maggio1917”

A Robino è stato intitolato un quartiere, anche se probabilmente pochi lo sanno: il quartiere Aurelio Robino comprende la zona della via Carlo Porta verso il confine con Castellanza, dove sono state costruite le case popolari dell’Aler.
Più nota l’intitolazione a Robino della fanfara dei bersaglieri di Legnano e di una via nel territorio legnanese.

I RAGAZZI DEL ’99
Fa impressione la morte ad ogni età, ma in particolar modo fanno impressione quelli che sono stati buttati nella mischia della guerra poco più che adolescenti: i famosi Ragazzi del ’99.
Tra di essi possiamo ricordare Carlo Erri. La nipote Giovanna ci ha fatto avere alcuni documenti, le lettere che scriveva a casa, poche parole, un saluto e via.
Carlo è stato ferito ad una gamba nell’estate del 1917. Da quel momento per lui la guerra è finita ed è iniziato il calvario degli ospedali, con quella ferita che non si rimarginava mai. Infine, visto che non guariva, è stato dimesso ed è tornato a casa, ma solo per morirvi. La gamba è andata in cancrena e Carlo è morto di setticemia. Lo aveva capito che non c’era più nulla da fare, che stava morendo. Non ha odiato o portato rancore e gli ultimi giorni li ha passati a dare consigli, a raccomandarsi con il fratello.
Carlo, ragazzo del ’99, è morto il 23 luglio 1919.

I RAGAZZI DELLA CLASSE 1900
Tra i caduti più giovani ne abbiamo 5 nati addirittura nel 1900, di cui Alessandro Anelli nato il 30 dicembre.

Anelli Alessandro Enrico    soldato    19 anni
Ferrario Erminio Pasquale    soldato    18 anni
Galli Silvio    soldato    18 anni
Lurati Francesco (Franco) Battista    soldato    18 anni
Mascheroni Umberto    soldato    19 anni

GLI OSPEDALI DI LEGNANO
Come Carlo altri legnanesi sono morti lontano dal fronte, alcuni negli ospedali militari.
A Legnano due strutture sono state convertite in ospedali militari della Croce Rossa: il convento delle suore Canossiane (oggi Istituto Barbara Melzi) e le scuole elementari Carducci.
Molti sono guariti e nell’archivio delle Canossiane vi sono tante lettere di ringraziamento. Chi è morto, italiano o austroungarico, è stato seppellito nel cimitero di Legnano, campo Q, e in seguito la salma traslata nell’ossario.

L’OSSARIO
Questa è una struttura proposta il 16 gennaio 1920 dall’architetto Aristide Malinverni ed inaugurata il 30 ottobre 1921. Prevedeva n 12 loculi e n 276 cellette ossarie
Sulla lapide esterna sono iscritti i nomi di 199 caduti di Legnano. Tanti, ma non tutti.

ALTRE LAPIDI
Altre lapidi, forse meno conosciute, ricordano i nostri concittadini. Si tratta di lapidi volute dagli industriali: lapide Bernocchi, inaugurata il 4 ottobre 1924 alla presenza di Mussolini; lapide Agosti,  ormai quasi illeggibile o volute dai comitati di quartiere come quelle nella chiesa dei SS. Martiri, alla Ponzella e all’Olmina.

I DISPERSI
Alcuni legnanesi non hanno fatto più ritorno, neppure da morti. Sono i dispersi. Furono 102.
Se andava bene dopo qualche settimana al massimo arrivava la comunicazione che il disperso era in realtà prigioniero, altrimenti semplicemente era sparito nel nulla: di lui rimanevano forse solo brandelli oppure il cadavere rimaneva a decomporsi nella “terra di nessuno” tra le due trincee di prima linea.

I CAPPELLANI MILITARI
Di Legnano possiamo ricordare quattro cappellani:

– don Enrico Ambrogio Morelli, nato il 23 aprile 1896 a Legnano, morto in prigionia all’ospedale di Bozen (Bolzano) per ferite riportate in combattimento. Aveva 20 anni.
– don Giovanni Bianchi, nato il 15 febbraio 1889 a Legnano, morto nell’ospedaletto da campo n 214 per malattia. Aveva 29 anni.
– don Maurizio Croce, sopravvissuto, croce al merito, medaglia di bronzo e medaglia d’argento
– don Ambrogio Chiesa, 2 medaglie di bronzo

DECORATI
A Legnano di decorati ce ne sono stati tanti, e tra i caduti ne abbiamo individuato dodici.

Buroni Guglielmo    aspirante ufficiale    19 anni    Med. Argento
Castiglioni Vittorio    soldato    21 anni    Med. Argento
Cozzi Luigi    soldato    20 anni    Med. Argento e Croce al Merito
Galli Andrea Ambrogio    cap magg    23 anni    Med. Bronzo
Lampugnani Luigi    cap magg    32 anni    Med. Bronzo
Meyer Ernesto    caporale    20 anni    Croce al Merito
Perotti Umberto    cap magg    27 anni    Croce al Merito
Robino Aurelio Riccardo    colonnello    50 anni    Med.Oro
Sesler Aldo    serg magg    25 anni    Croce al Merito
Stefanoni Luigi Tranquillo    soldato    25 anni    Croce al Merito
Tenconi Galeazzo Carlo Paolo    tenente    23 anni    Med. Argento
Trombetta Mario    capitano    33 anni    Med.Bronzo

I DISERTORI
All’opposto possiamo citare invece un soldato accusato di diserzione, Mauro Morlacchi, il cui nome fu esposto su manifesti a Legnano alla pubblica riprovazione.
Ricordiamo anche un milite che è stato fucilato per diserzione, il sergente Paolo Colombo, “condannato alla pena di morte a mezzo di fucilazione alla schiena”.
Colombo fu uno dei 750 militari italiani condannati alla fucilazione, dopo processo, durante la guerra. Benché l’esercito italiano avesse mobilitato un numero decisamente inferiore di soldati rispetto a Francia e Gran Bretagna ebbe il doppio di fucilati oltre a coloro che subirono le decimazioni e coloro che venivano uccisi dai carabinieri o dagli ufficiali quando “in faccia al nemico” mostravano terrore.
Probabilmente il nostro Paolo cercò di sottrarsi alla morte quasi certa abbandonando il posto a lui assegnato e tornando verso le retrovie. Chissà, forse la nostalgia di casa lo portò lontano dalle trincee. Ciò che sappiamo che fu fucilato l’8 agosto ’17

I FRATELLI
Un’ultima considerazione: molte famiglie sono state toccate da un lutto, undici famiglie di lutti ne hanno avuti due: due fratelli.

Biaggi    Alfredo Attilio    Pompeo Oreste
Cattaneo    Cesare    Luigi
Colombo    Antonio Pasquale Giuseppe    Carlo Eugenio
Ferrario    Erminio Pasquale    Giuseppe
Marinoni    Antonio    Francesco
Masetti    Ambrogio    Angelo Eugenio
Morelli    Ernesto    Giuseppe
Morelli    Giacomo Carlo Francesco    Natale Giulio
Pagani    Francesco (Franco) Noè    Giuseppe
Pollini    Gioachino    Vittorio Giovanni
Pomini    Carlo    Enrico

Luigi e Cesare Cattaneo
Giovanni Cattaneo, nipote di Luigi e Cesare, fratelli nati entrambi a Legnano ci invita a riflettere con queste parole:

“Cattaneo Luigi, classe 1894 era il gemello del nonno, era arruolato nel 206° Regg. Fanteria della Brigata Lambro. Consultando i documenti militari relativi alle azioni di guerra di quel reggimento, e la data di morte cioè il 07-08-1916, ho potuto risalire al luogo preciso dove era caduto: Oslavia – località Dosso del Bosniaco.
In quel luogo si svolse una delle più terribili battaglie del fronte italiano, la 6° Battaglia dell’Isonzo…

Confesso di aver provato una certa soddisfazione per ciò che avevo scoperto, mi è sembrato di sentire più vicino il prozio Luigi che ormai dopo cento anni sembrava solo un’entità astratta e inafferrabile.
L’altro fratello Cesare, era più vecchio di due anni, però osservando la lapide che riportava il suo reggimento, il 52° fanteria, ho notato che la data di morte era collocata il 02-11-1922, cioè quattro anni dopo la fine della guerra. Che cosa era successo?
Cesare era tornato vivo dal fronte in condizioni pessime, depresso e con frequenti stati febbrili di natura non definita che lo fecero soffrire lungamente fino alla morte, per questo motivo fu inumato nell’Ossario dei Caduti essendo la sua morte riconducibile a cause di guerra.

La sua storia apre il sipario su una parte della Storia che spesso viene dimenticata, quella dei reduci, dei loro corpi mutilati, del loro animo inaridito, spesso incapaci di ricominciare una vita normale di lavoro e affettiva.
A distanza di cento anni molti di noi che hanno avuto nonni o bisnonni che hanno partecipato alla Grande Guerra, non hanno potuto raccogliere i ricordi di quelle storie e forse non sanno come le nostre famiglie attuali siano ancora direttamente condizionate da quegli avvenimenti. Probabilmente abbiamo una parentela ridotta a causa dei molti caduti fratelli e cognati dei nostri nonni o bisnonni.

Siamo diventati nipoti di quei soldati che sono casualmente sopravvissuti a quella carneficina”.

Una bella e significativa conclusione che facciamo nostra.

Renata Pasquetto