“Italiani dovete morire”: Cefalonia 1943

“Italiani dovete morire”: Cefalonia 1943

appunti

Parlare del massacro di Cefalonia vuol dire ricordare la morte di più di 9000 soldati italiani e ufficiali della divisione Acqui di cui 5000 fucilati e massacrati con le mitragliatrici dopo la resa in spregio a tutte le convenzioni internazionali che tutelano la vita dei soldati dopo la resa.

Vedremo ora che cosa accadde a Cefalonia seguendo giorno per giorno gli avvenimenti a partire dall’8 settembre del ’43 fino al 28 settembre.

Intanto qualche informazione generale.

– l’arcipelago delle isole ionie (Grecia occidentale) conta Cafalonia, Corfù, Leucade, Paxos, Itaca, Zante.

– Cefalonia è lunga 96 km e larga 35

– La divisione Acqui è sbaracata su queste isole il 29 aprile del ‘41

– dal giugno ’43 il comandante è Antonio Gandin. Parla il tedesco, ha ricevuto la croce di ferro di prima classe in Russia. Ha collaborato con Badoglio dal ’37. Ha avuto una medaglia d’argento per la campagna di Libia e una di bronzo nel 1918. Passa per essere un “tedescofilo”

– sull’isola i soldati italiani sono quasi 12mila, i tedeschi 1800, arrivati nell’agosto del ‘43

8 settembre 1943: la festa è finita

– ore 19.55, comunicato di Badoglio in cui si dice il governo italiano ha chiesto l’armistizio al generale Eisenhower, conseguentemente: “Ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza” (capolavoro di ipocrisia)

– grandi manifestazioni di giubilo

– alle ore 21,30 fonogramma del generale Vecchiarelli da Atene: “Se tedeschi non faranno atti di violenza armata, italiani non, dico non, rivolgeranno armi contro di loro e non faranno causa comune né con truppe anglo-americane che sbarcassero”

– Gandin ignora la dissoluzione dell’esercito e la dissoluzione dello Stato italiano in quelle ore

9 settembre / “a casa, a casa!”

– Radio Londra incita gli italiani a buttare i tedeschi a mare. Eisenhover: “Tutti gli italiani che contribuiranno a cacciare l’aggressore tedesco dal suolo italiano avranno l’aiuto e l’assistenza degli alleati”. Nel caso di Cefalonia non era vero

– in realtà gli Alleati non avevano le forze per uno sbarco a Cefalonia. In quei giorni sono impegnati nel difficile sbarco a Salerno. La campagna d’Italia andava avanti a rilento

– Sembra nascere anche una resistenza anti tedesca a Cefalonia da parte degli abitanti

– Zante è subito occupata dai tedeschi (4250 italiani)

– Gandin decide che gli italiani non rivolgeranno le armi contro i tedeschi in attesa di nuovi ordini

– I soldati vogliono tornare a casa e i tedeschi sembrano l’unico ostacolo. Rapporto di 6 a 1. Brindisi è a 370 km come Milano e Cortina

– Alle 9.50 comunicato del generale Vecchiarelli da Atene. L’ordine è lasciare ai tedeschi le armi collettive e tutte le artiglierie. I reparti dovranno concentrarsi in punti determinati. Solo le armi personali non devono essere consegnate. Questo ordine capovolge quello di Badoglio, sigla la resa ai tedeschi. Nessuno crede al rimpatrio promesso dai tedeschi

10 settembre / L’ultimatum

– nelle prime ore della mattinata Barge, il comandante dell’isola, ordina la consegna delle armi l’indomani mattina nella piazza di Argostòli e poi il rimpatrio

– i soldati temono che con la consegna delle armi il rimpatrio verrà ritardato o annullato. Si crede che la flotta inglese stia per arrivare

– Gandin continua a tergiversare di fronte all’ordine di consegna delle armi. Pensa che ci siano possibilità di contrattazione

– “sull’arma si cade, ma non si cede”; “con i pezzi o sui pezzi”

– i collaboratori di Gandin sono spaccati tra chi vuole cedere e chi vuole resistere

– i più intransigenti sono tenenti e capitani che hanno dai 22 ai 34 anni. Vogliono conservare l’onore delle armi e mantenere il giuramento di fedeltà al re. I più convinti della necessità di lottare sono due capitani: Apollonio e Pampaloni. Gandin viene accusato di essere un vigliacco e un filo tedesco

11 settembre: indecisi a tutto

alle 9.30 del mattino arriva un messaggio enequivocabile dal vice di Ambrosio (Comando supremo): “Considerate le truppe tedesche nemiche”, ma a Cefalonia l’ordine arriva il 13 (mistero!). I contatti tra le due isole erano precari. Corfù decide di resistere all’ultimatum tedesco (Lusignani)

– Gandin cerca di allontanare il momento della consegna delle armi con pretesti vari. Cerca il colpo di scena

– alle 17 convoca i 7 cappellani militari per avere il loro parere. Le alternative sono tre: combattere con i tedeschi, combattere contro, cedere le armi.

– Gandin teme i 300mila tedeschi in Grecia, i 350 Stukas e bombardieri, l’impreparazione dei suoi soldati, l’indifferenza degli Alleati, la latitanza di Brindisi / nessun ufficiale però dice le stesse cose ai soldati / il soldato ubbidisce e basta

– i cappellani consigliano la resa. L’incontro con i sacerdoti è senza precedenti nella storia militare

– Gandin al posto della “resa” propone ai suoi ufficiali diretti la “cessione delle armi” (grossi calibri)

– a Barge propone lo scambio: le alture di Kardakata ai tedeschi, agli italiani il mantenimento dello status quo (errore!)

– intanto monta l’insofferenza tra i soldati e gli ufficiali intermedi

– messaggio di Hitler a Barge: gli ufficiali che resistono devono essere subito passati per le armi

12 settembre: la rivolta

– Gandin decide di cedere le armi, ma senza specificare le modalità e i tempi

– la notizia provoca forti malumori nei reparti: perché 12 mila soldati devono abbassare le braghe di fronte a 2000 tedeschi? . Il clima è di insurrezione. Gandin è un traditore

– i tedeschi sono sempre più nervosi

– accadono episodi incredibili: il maggiore Fanucci è ferito di striscio al volto da un colpo di fucile. Il colpevole è ignorato. Il maresciallo Branca spara e uccide il capitano Guzzetti. Un artigliere colpisce alla testa con il calcio del moschetto il tenente colonnello Deodato. L’auto di Gandin viene centrata da una bomba a mano, lanciata da un carabiniere, che fortunatamente non scoppia

– Pampaloni e Apollonio hanno uno scontro con Gandin

– Gandin ha perso il controllo della truppa e la truppa minaccia una vera e propria insurrezione.

– Gandin è costretto a rinunciare al proposito di resa

– Lusignani da Corfù ribadisce che i suoi soldati combatteranno

– Gandin propone la consegna delle armi a lui e da lui ai tedeschi

– il 12 settembre Mussolini è liberato a Campo Imperatore

13 settembre: “Batterie… Fuoco!”

– alle 6 del mattino due motozattere tedesche tentano di sbarcare ma vengono colpite dalle batterie di Apollonio. Qua e là avvengono altri scontri sporadici con i tedeschi.

– Gandin è scavalcato, addirittura (sembra) c’è un tentativo da parte di un tenente e di alcuni soldati di sequestrare Gandin

– i partigiani cefalleni non si fanno vedere

– intanto arriva il generale Lanz a Cefalonia (comandante delle truppe nella Grecia occidentale). Vuole subito l’isola per contrastare un eventuale sbarco anglo americano

– Lanz ha un colloquio con Gandin: gli dice che in caso di combattimento i suoi uomini verranno fucilati? A Norimberga Lanz giura di sì ma rimangono dubbi

– Gandin dopo il colloquio accetta la resa con la consegna delle armi l’indomani

– tra i soldati si diffonde la notizia che si torna a casa. Apollonio e Pampaloni sono isolati. Si lasceranno sull’isola solo le armi pesanti

– Passano poche ore ma lo spirito della truppa cambia: molti temono che non ci sarà nessun rientro a casa, che i tedeschi vogliano la Acqui disarmata, che mancano le navi per il rientro…

– a Corfù Lusignani ha disarmato i tedeschi, meno di 500

– arriva un nuovo radiomessaggio da Brindisi: “Dovete considerare le truppe tedesche come nemiche”. Ora Gandin non può più tergiversare per mancanza di ordini

– a far traboccare il vaso è la notizia che il piccolo contingente italiano a Zante è stato disarmato e imbarcato per i campi di concentramento

– Gandin decide una sorta di referendum sui tre punti dell’ultimatum tedesco: combattere con loro, contro di loro o arrendersi. Gandin ha già deciso per combattere

14 settembre: la morte bussa

– l’esito del referendum durante la notte è inequivocabile: la truppa vuole lo scontro. La mattina Gandin visita i reparti e ascolta l’umore dei soldati

– i soldati non possono sapere che non riceveranno alcun aiuto dall’Italia. Già il 12 il generale Castellano aveva chiesto l’aiuto degli Alleati ma Roosevelt non vuole irritare Stalin: i Balcani devono essere area sovietica

– Gandin va verso lo scontro: ripeterà nei giorni successivi: “Se perdiamo ci fucilano tutti” / sapeva o voleva solo spronare i suoi soldati?

– Gandin comunica ai tedeschi di non avere più il controllo della situazione: “La divisione si rifiuta di obbedire al mio ordine di resa” / perché? Secondo lo storico Paoletti i soldati diventano “ribelli” e quindi tutti passabili di fucilazione. Tesi contestata

15 settembre: arrivano gli Stukas

– i soldati non potevano immaginare l’importanza che la Wehrmacht dava a Cefalonia

– il Comando centrale definisce la sorte degli italiani: se si arrendono subito i campi di concentramento, se passano con loro i servizi ausiliari, se si oppongono gli ufficiali fucilati mentre i soldati spediti sul fronte orientale per i lavori forzati

– alle 14.15 arriva la Luftwaffe con un centinaio di Stukas e bombardieri / 32 tonnellate di bombe anche di 1000 kg

– la strategia di Gandin prevede l’attacco a determinate posizioni tedesche nonostante i bombardamenti degli Stukas in picchiata

– nonostante tutto la giornata si conclude con un bilancio positivo: alcune postazioni tedesche sono state disarmate, i prigionieri sono tanti e le perdite contenute

– Gandin però commette l’errore di non approfittare della notte per far avanzare ulteriormente i suoi uomini

16 settembre: arrivano gli alpini tedeschi

– Barge è sostituito da von Hirschfeld il quale porta con sé gli alpini della divisione Edelweiss e i “Cacciatori di montagna”, sono quasi tutti altoatesini e parlano l’italiano. Hanno vent’anni e nei mesi scorsi hanno rastrellato in Jugoslavia e Grecia.

Ai soldati tedeschi si ripete che non deve esserci pietà nei confronti dei “traditori”, neppure per i feriti

17 settembre: “Fermate l’ammiraglio!”

– gli italiani combattono con il moschetto Modello 91 contro i micidiali Mauser e le pistole mitragliatrici dei tedeschi

– continuano i bombardamenti sistematici

– a Brindisi il contrammiraglio Galati cerca di portare una missione di soccorso a Gandin ma viene fermato dagli inglesi a metà strada. Ambrosio è impotente

18 settembre: “Italiani arrendetevi!”

– alle 11 arriva un messaggio di Hitler: tutti gli italiani che si arrendono dopo aver combattuto devono essere fucilati perché “franchi tiratori”. Il re non aveva ancora dichiarato guerra alla Germania e quindi, giuridicamente parlando, i soldati di Cefalonia sono ribelli senza bandiera. Solo a metà ottobre la dichiarazione di guerra alla Germania

– ormai mezza isola è nelle mani dei tedeschi. Ogni tentativo di riconquistare Kardakata è inutile

19 settembre: l’inutile sacrificio

– continuano i bombardamenti tedeschi sulle martoriate posizioni italiane

20 settembre: l’ultima illusione

– ormai i tedeschi hanno forze pari a quelle italiane. Le artiglierie tedesche sono migliori

– cominciano a scarseggiare le munizioni

– Gandin dice ai soldati che stanno arrivando 5 idrovolanti per portare ciò che manca / pietosa bugia

21 settembre: inizia il massacro

– gli episodi di eroismo e di dedizione nei reparti sono innumerevoli

– la Acqui è nel caos

– più di 600 soldati sono fucilati dopo la resa a Frankata

22 settembre: la resa

– Gandin scrive poche righe per i comandi germanici in cui accetta la resa

– 650 fanti, carabinieri, guardie di finanza, genieri sono falciati dalle mitragliatrici. Ai sopravvissuti viene promessa la vita: sono freddati con un colpo di rivoltella (dieci)

– i tedeschi accettano la resa

– bilancio: 300 tedeschi morti; 1300 morti italiani in combattimento, 5000 passati per le armi subito dopo la resa (cadaveri bruciati), i prigionieri sono circa 5000.

– secondo Screiber i fucilati furono 6500 e 1350-1400 i morti annegati

23 settembre: “fucilateli!”

– è interpellato Hitler. Ordina che i soldati “disertori” divengano prigionieri di guerra mentre gli ufficiali devono essere fucilati

24 settembre: il massacro alla Casetta Rossa

– Lanz racconterà a Norimberga che Gandin venne processato e condannato in quanto “franco tiratore”. Probabilmente fu fucilato alla “casetta rossa”

– testimone del massacro della “casetta rossa” è Padre Formato

– vennero fucilati a gruppi di quattro 129 ufficiali, 37 scampano la morte grazie all’intervento di Don Formato (“Basta, basta….”)

25 settembre: “Male fecerunt”

– anche Corfù si arrende. Anche qui massacri: su 600 morti, 300 sono fucilati dopo la resa

– a Corfù non c’è un massacro analogo a Cefalonia forse perché la resistenza italiana è stata modesta

28 settembre: gli ultimi della lista

– una nave deve portare 800 prigionieri a Patrasso: incappa in una mina e quasi tutti muoiono. Poi ad ottobre e dicembre altre due navi affonderanno a causa delle mine e moriranno altri 1360 soldati

– rimarranno sull’isola un migliaio di soldati mentre circa 3-4 mila saranno inviati nei campi ci concentranmento (IMI) / moriranno decine di soldati

8 settembre ’44: la piccola rivincita

– se ne vanno i tedeschi da Cefalonia senza far saltare il porto grazie all’azione dei prigionieri. I prigionieri rimasti avevano lavorato per rafforzare le posizioni dei tedeschi a Cefalonia.  Sono 1250 i prigionieri che rientrano nell’Italia occupata dagli anglo-americani (11 novembre).

– Sono morti 9406 uomini / Caruso / calcolo difficile

Vorrei concludere: OLINTO PEROSA, fante friulano: “Il giorno piú triste / Noi partivamo verso Argòstoli / incolonnati / sotto le corte canne / del mitra tedesco / un povero drappello / battuto / e decimato / Abbiamo perduto / guerre e speranze / e i nostri morti sono lí / per terra / di qua e di là della strada / con gli occhi sbarrati / E il mare… laggiú / in cui tanto avevamo sperato / ci guarda / indifferente / e muto”

 

La lunga stagione dei processi

25 agosto ’69: la strage non esiste

– a Norimberga l’imputazione a Lanz è di aver fucilato Gandin e il suo stato maggiore. La corte non sa nulla dei 5000 fucilati e dei 600 di Corfù

– Lanz fu condannato a 12 anni ma ne scontò cinque. Lanz esce bene dal processo perché la corte ritiene che per merito suo solo gli ufficiali maggiori siano stati fucilati / non ha applicato la direttiva di Hitler

– Per un caso simile, a Norimberga furono comminati 42 condanne a morte poi commutate in ergastolo per 81 prigionieri americani fucilati a Malmedy

– nel ’52 un genitore denuncia oltre ad alcuni tedeschi una trentina di ufficiali italiani colpevoli di aver istigato la ribellione e quindi la morte del figlio. Nel ’57 un procuratore militare rinvia a giudizio 30 ufficiali e sottufficiali tedeschi e 27 sopravvissuti di Cefalonia: rivolta continuata, cospirazione, insubordinazione con minacce e violenza.

– pochi mesi dopo un giudice istruttore prosciolse tutti gli imputati italiani. Se la cavano anche 21 su 30 imputati tedeschi grazie all’intervento dei ministri Antonio Martino e Paolo Emilio Taviani (ex partigiano). Gli altri 9 non comparvero mai in tribunale perché nel ’60 l’istruttoria venne chiusa

– la procura di Dordmund nel ’69 decide di accantonare l’inchiesta perché viene usata come base documentaria il testo di Venturi, “Bandiera bianca a Cefalonia” in cui alcuni personaggi sono immaginari

– La procura di Dortmund riaprì il caso nel 2001, prendendo in esame sette ex ufficiali della Wehrmacht. Tra questi figurava anche Otmar Muhlhauser, capo del plotone di esecuzione che fucilò Gandin, prosciolto dalla procura di Monaco di Baviera nel settembre del 2007 perché reo di aver commesso un omicidio “semplice”, non rientrante nella categoria di crimini di guerra; stessa sorte subirono gli altri sei imputati

– Dietro la segnalazione di due donne italiane che persero il padre a Cefalonia, la procura militare di Roma aprì un nuovo fascicolo il 2 gennaio 2009 chiamando al banco degli imputati il solo Muhlhauser, ma non si poté fare molto perché il 1° luglio dello stesso anno l’ex militare tedesco, ormai ottantanovenne, morì, e così il processo terminò il 5 novembre (data del rinvio per accertare le condizioni di salute dell’imputato)
– All’inizio del 2010 il tribunale militare di Roma ha iniziato una nuova azione legale nei confronti di Gregor Steffens e Peter Werner, entrambi ottantaseienni ed appartenuti al 966° Reggimento Granatieri da fortezza, accusati di aver ucciso 170 soldati italiani che si erano arresi. Sentiti già dalla procura di Dortmund nel 1965 e nel 1966 alla quale si erano dichiarati innocenti, i due ex militari hanno fatto altrettanto a Roma e al momento le indagini sono ancora in corso

Primo atto della Resistenza?

– Il 1° marzo 2001 l’ex Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi ha visitato Cefalonia pronunciando un discorso sottolineando come “la loro scelta [della Divisione Acqui] consapevole fu il primo atto della Resistenza, di un’Italia libera dal fascismo”

– Il 25 aprile 2007 il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, dicendo di “ispirarsi al suo predecessore” Ciampi, ha voluto festeggiare il 62° anniversario della Liberazione anche a Cefalonia: si è trattato, oltre che di un omaggio dal notevole valore simbolico, anche della prima volta in assoluto che la ricorrenza del 25 aprile è stata festeggiata da un Presidente della Repubblica in carica al di fuori dei confini nazionali

– Primo atto della Resistenza? Sì e no per Rochat. Per Rusconi Cefalonia non è paragonabile alla resistenza successiva

 

Note

Nel 1993, lo scrittore britannico Louis de Bernières pubblicò il suo romanzo di maggior successo dal nome Captain Corelli’s Mandolin ispirato dall’eccidio. Il libro ottenne un buon successo di critica e di pubblico e nel 2001 venne portato sullo schermo dal regista John Madden e con la presenza del Premio Oscar Nicolas Cage nel ruolo del Capitano protagonista. Il titolo in italiano scelto per il film, accolto peraltro freddamente da pubblico e critica, è stato Il mandolino del capitano Corelli.

Nel 2005 è stata trasmessa su Rai Uno una serie televisiva sull’eccidio intitolata Cefalonia, con la regia di Riccardo Milani e la colonna sonora di Ennio Morricone (da Vikipedia)

Giancarlo Restelli