L’attentato al “Mantegazza” e il novembre di fuoco del ‘44 a Legnano

L’attentato al “Mantegazza”
e il novembre di fuoco del ‘44 a Legnano

Tra le azioni più clamorose della Resistenza a Legnano c’è l’attentato all’albergo “Mantegazza” del 4 novembre 1944. E’ un episodio importante ma probabilmente poco o nulla conosciuto nella nostra città.
L’albergo-ristorante era situato al numero 18 del corso Vittorio Emanuele, ovvero tra il Monumento ad Alberto da Giussano e la stazione ferroviaria. Oggi al posto del vecchio albergo c’è una recente costruzione.

Il “Mantegazza” era diventato da tempo luogo di ritrovo di militari tedeschi, brigatisti neri ma non si può escludere anche di gente comune vista la prossimità alla stazione ferroviaria. Il giorno prescelto garantiva la presenza nel locale di molte persone perché si festeggiava l’anniversario della Vittoria italiana nella Grande Guerra.

Poco prima delle ore 21 del 4 novembre fu collocato da alcuni partigiani dei GAP un potente ordigno esplosivo sul davanzale della finestra con corta miccia. L’esplosione fu violentissima e si sentì in ogni punto della città.

Il bilancio delle vittime fu grave: morirono l’ingegner Hans Kasten, tecnico presso la Franco Tosi, un ufficiale tedesco, il legnanese Carlo Colombo (una spia secondo i partigiani). Il brigatista Renzo Montoli perse la vista e morì pochi giorni dopo. Numerosi furono i feriti. Il locale seriamente danneggiato.

La decisione dell’attentato fu presa all’interno della 101esima SAP di Legnano in accordo con il CLN di Milano.

Quali furono gli obiettivi dell’azione militare? Non è facile oggi districare la matassa.
Uno dei motivi era la notorietà del “Mantegazza” quale locale pubblico frequentato da tedeschi e fascisti. In città si raccontavano, con esplicita disapprovazione, di feste e festini che si prolungavano nella notte con consumo di bevande alcoliche e alimenti che nel resto della città erano introvabili.
Non si può escludere (altra ipotesi) che l’attentato sia stato anche una vendetta per la barbara uccisione di Mauro Venegoni avvenuta il 31 ottobre a Cassano Magnago.
Mauro Venegoni con il fratello Carlo erano tra i fondatori della Resistenza armata nella Valle Olona. L’assassinio di Mauro richiedeva un’immediata risposta politico-militare per dimostrare che la Resistenza non era morta, anzi proseguiva con la propria strategia volta a portare la guerriglia e il terrore in città.
Probabilmente ci furono discussioni e divisioni all’interno del gruppo dirigente legnanese perchè la reazione delle autorità tedesche poteva rivelarsi pericolosa e nel locale, nel momento dell’attentato, potevano esserci avventori che non c’entravano nulla con tedeschi e fascisti. Prevalsero alla fine i fautori dell’attentato.
Un’altra ipotesi dell’attentato, che non cancella la seconda, è una risposta del partigianato legnanese a numerosi arresti tra i comunisti della 101esima SAP (fine ottobre-inizio novembre) tra i quali alcuni capi come Filippo Zaffaroni. Questi arresti, avvenuti anche fuori Legnano, avevano profondamente indebolito la formazione partigiana.

Gli attentatori: Samuele Turconi e Francesca Mainini
Il diretto autore dell’attentato fu il partigiano legnanese Samuele Turconi con l’appoggio di un paio di donne che avrebbero dovuto portare l’esplosivo in prossimità del “Mantegazza”. Le donne con le borse della spesa potevano, con un buon margine di successo, nascondere armi o esplosivo.

Sentiamo dalle parole di Samuele Turconi come andarono le cose.

– Intervista a Samuele Turconi: https://youtu.be/CF9eGBqQjiw

Turconi giustifica l’azione del “Mantegazza” come obiettivo politico (“covo di fascisti”) e come vendetta per l’omicidio di Venegoni. Quasi sicuramente l’attentato era stato deciso già a ottobre: la morte di Venegoni e gli arresti dei partigiani accelerano i preparativi e permettono di dare un maggiore risalto all’azione militare.

Una delle due donne che portarono l’esplosivo fu Francesca Mainini. 

– Intervista a Francesca Mainini: https://youtu.be/ErJ4u1hr344

La temuta reazione tedesca e fascista non ci fu. Furono fermati alcuni uomini della Resistenza cattolica come Anacleto Tenconi (poi primo sindaco nella Legnano liberata), don Carlo Riva e Neutralio Frascoli. Altre persone furono arrestate, detenute come ostaggi e probabilmente torturate nella sede dell’Ufficio Politico Investigativo insediato nel vecchio “circolo dei signori” in via Alberto da Giussano (oggi c’è il Bingo).
Il Comune di Legnano fu pesantemente multato, il coprifuoco fu allungato ma nessuna vendetta né in città né nel carcere di San Vittore tra i detenuti della sezione politica.

Samuele Turconi rimase a Legnano fino alla fine di novembre nonostante il suo nome fosse indicato come l’autore dell’attentato. Nei giorni successivi sulla sua testa fu posta una taglia. Nonostante il pericolo di arresto e condanna a morte Turconi fu autore nei giorni immediatamente successivi di alcuni attentati ai treni.

Novembre di fuoco
Con l’attentato al Mantegazza non finirono le operazioni militari della Resistenza a Legnano e zona, anzi potremmo dire che ebbero un’intensificazione:

– 4 novembre, è arrestato con altri Filippo Zaffaroni (“pericoloso bandito” secondo i fascisti), in realtà autorevole capo partigiano della zona
– 5 novembre, disarmo di un milite della Guardia Repubblicana
– 5 novembre, è arrestato a Milano il legnanese Luigi Mazza. Deportato a Bolzano e Mauthausen morirà a Gusen nel marzo del ‘45
– 6 novembre, sabotaggio lungo la linea Milano-Domodossola, a Canegrate, con conseguente blocco della circolazione per alcune ore
– 6-7 novembre, il partigiano Bruno Lonati riesce appena in tempo a fuggire dalla sua abitazione prima dell’arrivo dei fascisti
– 7 novembre, alcuni partigiani assaltano un posto di blocco (incrocio Sempione-Cadorna), uccidono un militare e un altro è ferito. Nell’azione è ucciso il partigiano Enrico Rondanini di Nerviano
– 9 novembre, due antifascisti, Giovanni Rovellini e Serafino Roveda, sono fermati a Legnano e uccisi a botte sul ponte della Gabinella
– 10 novembre, tre bombe bloccano il traffico ferroviario a Canegrate. Azione coordinata da Turconi
– 11 novembre, è arrestato Guido Venegoni, fratello di Mauro. La fucilazione prevista in piazza San Magno non ha luogo
– 13 novembre, attentato a Rescaldina lungo la linea ferroviaria delle Nord
– 14 novembre, due bombe lungo i binari bloccano il traffico ferroviario a Castellanza. Di nuovo è Turconi il responsabile
– 14 novembre, in via Garibaldi due militari della GNR sono feriti
– 16 novembre, una ventina di garibaldini tentano un attacco alla caserma della GNR di via dei Mille. Ne nasce un furioso conflitto a fuoco, anche con lancio di bombe a mano, ma il colpo non riesce. Nessuna vittima
– 21 novembre, attacco partigiano a un posto di blocco alla Canazza che si conclude con la morte di un partigiano
– 29 novembre, sei uomini della GNR partono da Legnano verso Momo (oltre Oleggio) per effettuare un rastrellamento. I cadaveri sono ritrovati venti giorni dopo nella zona. Tre di loro erano cittadini legnanesi: Giuseppe Clementi, Augusto Almasio e Luigi Vignati
– fine novembre, tentativo andato a vuoto di sottrarre armi e munizioni dalla caserma di via dei Mille da parte dei partigiani della “Carroccio” (cattolici) contando su una collaborazione interna

I mesi successivi non sarebbero stati meno tesi fino all’esplosione delle forze resistenziali nella tumultuosa primavera del ’45.

Giancarlo Restelli e Renata Pasquetto
-Dedicato a tutti i partigiani di Legnano e della Valle Olona:

– Molte notizie, nomi e date, le abbiamo trovate in “Giorni di guerra. Legnano 1939-1945” di Giorgio Vecchio, Nicoletta Bigatti e Alberto Centinaio, pp. 254-58. Ringraziamo gli autori
– Luigi Borgomaneri, “Due inverni, un’estate e una rossa primavera”, p. 182
– “Marciavamo con l’anima in spalla”, documentario dell’Anpi di Legnano a cura di Nicoletta Bigatti, dal quale abbiamo tratto le interviste audio
– Giorgio D’Ilario (a cura di), “Legnano e la Resistenza”, pp. 48-50
– “Legnano nella Resistenza” a cura di Giorgio D’Ilario e Giuseppe Bruno, pp. 70-71