Ottant’anni fa Guernica: il primo “bombardamento a tappeto” della storia. Guernica e Picasso

Il 26 aprile del 1937 la città basca di Guernica subì un apocalittico bombardamento che la ridusse in cenere. Era un lunedì e come tutti i lunedì a Guernica era giorno di mercato.
Il bombardamento iniziò intorno alle 16 e durò tre ore con ondate successive di aerei che distruggevano ciò che fino a quel momento si era salvato o era stato solo lesionato.
Responsabili furono i bombardieri della Luftwaffe tedesca, in particolare della “Legione Condor”. C’erano anche italiani quel giorno: in particolare tre Savoia Marchetti e undici Fiat CR-32 dell’ “Aviazione Legionaria” del duce.
Colpire la città fu un gioco da ragazzi perché non c’era neppure la contraerea, i rifugi erano appena stati scavati perché la città non aveva finora subito incursioni aeree. La popolazione fino all’ultimo credeva che la furia aerea avrebbe salvato la città (come Roma fino all’incursione del 19 luglio ’43).
Scontro impari con un bilancio finale di 1654 morti e un migliaio di persone ferite, prevalentemente donne e bambini perché gli uomini stavano al fronte a combattere i franchisti.

Guernica immagini del disastro

Qual è la novità di Guernica?
Fu il primo bombardamento a tappeto della storia, fu preparato con cura, attentamente studiato l’obiettivo e i vantaggi di tale azione. Dopo Guernica avremo i bombardamenti su Varsavia, Rotterdam, Amburgo, Berlino, Dresda, Hiroscima e Nagasaki con centinaia di migliaia di morti.

Motivo dell’incursione?
Prevalentemente terrorizzare i civili e i combattenti al fronte (Guernica città santa per i baschi), fare una strage, sperimentare l’efficacia della Legione Condor su un obiettivo ancora integro (come poi le due città giapponesi). Altre cause contingenti sono l’imminente manovra dell’esercito franchista volta alla conquista delle regioni basche (Bilbao cadrà a giugno) e impossessarsi delle risorse di ferro e delle industrie di questa zona della Spagna.

Guernica fu un’operazione decisa scientemente e consapevolmente in vista di risultati politico-militari verificabili:

– Fu l’esordio del bombardamento a tappeto (carpet bombing), ossia un “lancio fittissimo di bombe in modo da conseguire il massimo effetto distruttivo”. Guernica era stata costruita prevalentemente in legno e allora aveva circa 10mila abitanti; quindi città relativamente piccola, l’ideale per sperimentare il “bombardamento d’area”
– L’azione fu voluta dai comandi tedeschi per sperimentare nuove tattiche di attacco dal cielo: bombe incendiarie di tipo nuovo con bombe dirompenti e mitragliamenti a bassa quota dopo i bombardamenti
– L’azione fu voluta da Franco per obiettivi simbolico-psicologici-strategici
– Con quel bombardamento scomparve per la prima volta ogni distinzione tra civili e combattenti. Fu da allora “guerra ai civili” e i conflitti del secolo avrebbero rafforzato sempre più questa dimensione. Si va da un 10% di civili uccisi nella Grande guerra fino al 90% dei combattenti con la Guerra del Golfo di fine secolo

L’effetto fu quello voluto da Franco: sensazione per l’accaduto, sconcerto, raccapriccio e demoralizzazione tra i repubblicani. Infatti la conquista di Bilbao settimane dopo fu facile.
Hitler fu soddisfatto dalla relazione di Wolfram von Richthofen (comandante della Legione Condor), nipote del più famoso “Barone rosso”: tutto era andato come previsto e l’arma aerea poteva essere ancora impiegata in maniera distruttiva. Mussolini potè riscattare magri successi in Spagna e soprattutto vendicare Guadalajara nel mese di marzo dello stesso anno.

Picasso e Guernica
Ma Guernica divenne subito un simbolo e un mito grazie soprattutto al lavoro di Picasso. Picasso già al culmine della sua popolarità viveva da anni a Parigi. Quando seppe di Guernica fu letteralmente sconvolto (soprattutto quando vide le prime foto stampate dai giornali), raccontano gli amici, e a partire dal 1° maggio (altra data simbolica) cominciò febbrilmente a dipingere su una grande tela.
Alla fine, quando l’opera fu presentata nel padiglione spagnolo dell’Esposizione Internazionale di Parigi., la tela misurava quasi otto metri di lunghezza per tre e mezzo di altezza. In totale 40 metri quadrati di tela. Ogni forma di colore era stata rigorosamente bandita per un bianco e nero di grande forza emotiva.
Alcune donne, un bimbo, uomini morti e vivi e tre animali (toro, cavallo e colomba) compongono “Guernica” (titolo dell’opera) in un insieme altamente simbolico ma anche in grado di darci l’orrore del bombardamento quasi in presa diretta, dei corpi straziati e delle case sventate.
Era un grido contro. Contro la guerra, contro le nuove barbarie rese possibili dalla tecnica. Contro un potere politico-militare votato alla strage.

Analisi del quadro
Nella sua opera Picasso mette in scena un toro furente e possente che incarna la forza cieca e belluina. Lo vediamo irrompere nella tela portando distruzione ovunque. Vediamo un cavallo con la mandibola slogata e il ventre squarciato a simboleggiare la natura addomesticata violata e il popolo ferito a morte (così disse l’autore); una colomba cade a precipizio tra il toro e il cavallo. Una donna con le braccia ritte al cielo e la testa rovesciata urla il proprio orrore; un’altra, accovacciata, che ricalca l’immagine classica della pietà mentre sorregge il corpicino senza vita del suo bambino. Un uomo calvo a terra, ormai morto (è un soldato), e accanto a lui una spada spezzata ad alludere alla resistenza del popolo resa vana dalla potenza devastante delle bombe. Tra le mani ha un piccolo fiore che rappresenta la speranza nonostante tutto.
Nella parte terminale a destra si vedono lingue di fuoco che feriscono un uomo che tenta di fuggire. Il lampadario centrale e la lampada a petrolio indicano un ambiente interno.
Con i palazzi in fiamme lo sguardo è interno-esterno: lo stile cubista permette la visione simultanea di più spazi nello stesso tempo.

Dove trasse ispirazione Picasso?
E’ stata la medievalista Chiara Frugoni a richiamare l’attenzione su una pittura dell’XI secolo. Compare in un manoscritto del Beato di Lièbana in cui è descritto e illustrato il diluvio universale.
Colomba, cavallo, madre e bambino morto, nonché il cadavere con gli occhi sbarrati e la testa oblunga in primo piano sono nela Guernica di Picasso citazioni fedelissime al testo medievale scritto da un monaco.
Il diluvio universale nel Medioevo era simbolo di un’umanità disperata dove però c’era l’arca di Noè a rappresentare la salvezza. Ora invece nel lungo secolo delle guerre e dei genocidi di massa rimane solo l’orrore delle carneficine.

Vediamo ora due video:
– il primo è una scomposizione dell’opera in 3D

Video

– il secondo, che è sicuramente nel suo genere un’opera d’arte, ci consente di capire quanto il quadro di Picasso rifletta l’orrore del bombardamento, quasi una “fotografia” (seppure deformata dal cubismo) di quanto accadde in quelle ore

Video

Una curiosità
Il quadro di Picasso tornò in auge nel 2003 quando Colin Powell si presentò alle Nazioni Unite per perorare l’intervento americano in Irak contro Saddam Hussein. L’originale si trova a Madrid, a New York ne Palazzo di Vetro c’è una copia fedele nella grande sala dove avvengono i dibattiti.
Powell non poteva parlare di guerra e di bombardamenti aerei con Guernica alle spalle! C’è un limite a tutto! E così gli uomini del suo staff oscurarono il dipinto con una grande coperta. Spiegazione? Il bianco e nero della pittura avrebbe creato problemi durante la diretta televisiva (!). Che sensibilità estetica hanno i militari!
Fatto sta che il segretario di Stato parlò senza imbarazzi.

Picasso, artista engagé?
La sua biografia attesta che non fu quasi mai un artista “impegnato”. Fino allo scoppio della guerra civile il suo solo interesse è nell’arte e l’arte deve essere lontana dalla storia e dall’attualità.
Nel ’36 accetta la nomina a direttore del Prado (Madrid) ma non si sposta da Parigi. Nel gennaio del ’37 incide una serie di grandi lastre, divise in nove parti, e scrive un testo poetico, “Sogno e menzogna di Franco” nel quale denuncia la guerra e il carattere animalesco di Franco. Guernica nasce per l’esposizione parigina delle Arti e delle Tecniche.
Il successo dell’opera è immediato. A guerra civile finita l’opera va a New York (al Moma). Ma dopo Guernica Picasso non realizza altre opere simili.
Durante la seconda guerra mondiale dipinge nature morte con il simbolo del teschio. Tra il 3 e il 10 agosto ‘44 in una Parigi invasa dalle truppe alleate Picasso realizza quattro tavole dello stesso soggetto intitolate “Pomodori” (!). Nello stesso giorno della liberazione, 24 agosto, Picasso ridipinge “Il Baccanale (o il Trionfo di Pan)” di Poussin (tema di carattere erotico).
Finita la guerra aderisce al Pcf stalinista: “L’adesione al partito comunista è la logica conseguenza di tutta la mia vita. Sono ben felice di dire che non ho mai considerato la pittura semplicemente come arte destinata al piacere, come evasione; ho voluto, col disegno e col colore perché quelle erano le mie armi, penetrare sempre più a fondo nella coscienza del mondo e degli uomini, in modo che questa conoscenza ci possa condurre un giorno più avanti sulla strada della libertà… questi anni di terribile oppressione mi hanno dimostrato che dovevo lottare non solamente per la mia arte ma con tutto il mio essere (20 ottobre ’44)”. Belle parole, peccato che nascondano una realtà diversa.
Picasso riceve numerosi riconoscimenti e medaglie per il valore della sua arte e per l’impegno a favore della pace. Riceve una medaglia dal presidente della repubblica polacca dove era andato per presenziare a un congresso internazionale del partito comunista. “Io sono per la vita contro la morte; sono per la pace contro la guerra”. Partecipa a un congresso del Pci a Roma, come delegato del Pcf, nel ’51.
Dipinge “Massacro in Corea” (1950) e “La Guerra e la Pace”. Nel ’53 alla morte di Stalin esegue un ritratto del dittatore molto criticato nella sinistra stalinista ma non denuncia le aberrazioni dello stalinismo.
Nel ’53 esposizioni di su opere a Milano e Roma coordinate dal senatore Oronzo Reale e di tutto il Pci. A Milano la mostra è aperta a Palazzo Reale dal 20 settembre al 20 novembre. In questa occasione appare “Guernica” e “la Guerra e la Pace”. Alla tappa milanese partecipa Picasso. Muore nel ’73 a più di 90anni

Guernica nella guerra civile
Il bombardamento immortalato da Picasso non è l’unico episodio di eccezionale ferocia della guerra civile spagnola, anzi lo scontro tra franchismo e forze repubblicane espresse forme di violenza mai viste fino a quel momento in Europa.
Fu lo scatenamento di forme di violenze che finora erano state espresse solo nei territori oltremare nei confronti di popolazioni africane ritenute subumane e quindi estranee al consorzio civile europeo.
E’ inutile dire che le violenze brutali che costellano la guerra civile spagnola trovarono poi continuazione in chiave ancora più esasperata durante la seconda guerra mondiale, dai primi bombardamenti su Varsavia fino a Hiroscima e Nagasaki non dimenticando la Shoah ebraica e un’infinita sequela di violenze su popoli, città, villaggi d’Europa, soprattutto nel Lebensraum orientale, senza dimenticare la distruzione di intere divisioni tedesche e alleate. Alla fine tutto ciò costò la vita a 48 milioni di europei.

Perché riscoprire Guernica ottant’anni dopo?
Se le Torri Gemelle sono considerate le icone del XXI secolo, Guernica può, suo malgrado, essere considerato il simbolo del secolo precedente.
Guernica è la prova generale della guerra totale, ossia del Secondo conflitto mondiale, con l’apice a Hiroscima e Nagasaki, senza dimenticare Varsavia, Rotterdam, Belgrado, Milano, Roma, Dresda, Berlino, Tokio….
In anni recenti Guernica voleva dire ancora Belgrado, Bagdad, ….. oggi Tripoli, Aleppo, Damasco, Mosul…
Oggi le Guernica distrutte si succedono senza tregua. Oggi, mentre dichiariamo che la bombe sono “intelligenti”, avvengono ogni giorno distruzioni di interi villaggi e città e i morti civili non fanno più notizia.
Guernica dunque continua nelle guerre infine e globali: continua nei corpi di bambini straziati sotto le bombe, nelle menzogne che preparano e giustificano guerra ingiustificabili, nel disordine del mondo odierno. Un disordine che prepara nuovi e devastati conflitti armati.

Che fare?
Cosa fare di fronte alla barbarie trionfante? Quello che fece Picasso: nel nostro piccolo denunciare la barbarie imperante! Contro ogni forma di indifferenza.
Gramsci, morto il giorno dopo Guernica (27 aprile del ’37) a Roma nella clinica “Quisisana”, scrisse anni prima un testo su cui meditare ogni giorno: “Odio gli indifferenti”.

“Odio gli indifferenti… Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non voler sprecare la mia pietà, di non voler spartire con loro le mie lacrime…”.

L’Internazionale in spagnolo