Storia della Resistenza 8 settembre ’43 – 25 aprile ‘45

È davvero difficile far entrare in 90min di relazione tutta la Resistenza senza rischiare di essere banali e superficiali.

La resistenza durò 20 mesi (poco da un certo punto di vista) ma nell’anno e mezzo di vita operò in zone geografiche diversissime (dalle Alpi-Appennini alle pianure e alle grandi città), sviluppò un grande potenziale di riflessioni politiche e dal punto di vista militare sperimentò strategie diversissime: dalla guerra per gruppi, alla guerra per bande fino al tentativo di combattere in reparti inquadrati come un vero esercito.

Si fece portatrice di ideologie politiche che poi avranno ampio risalto dopo il 25 aprile. Insomma la nuova Italia del ’45 nacque nelle città e sulle montagne attraversate dalla Resistenza.

Il taglio che ho dato alla mia relazione trascura il dibattito politico che attraversa la Resistenza e i significati che ha assunto la Resistenza con l’andare del tempo per concentrarsi soprattutto sulle diverse fasi della lotta di liberazione nel nostro Paese.

8 settembre ‘08

Il nostro punto di partenza sono i fatti legati all’8 settembre del ’43. È qui che nasce la Resistenza come fatto politico-militare.

Sappiamo che cosa è successo. Il 3 settembre il governo Badoglio firma l’armistizio con gli angloamericani. L’8 settembre viene diffuso il comunicato: il giorno dopo abbandonano Roma il re, Badoglio, alcuni ministri e la famiglia reale senza dare nessuna disposizione alle forze militari le quali si trovano a che fare con la reazione tedesca.

Conseguenze:

–  Fuga del re con Badoglio e il suo governo il 9 settembre verso Pescara-Brindisi

– Resa di gran parte delle forze militari italiane ai tedeschi ma anche agli anglo-americani

– 650.000 soldati ital. deportati, 20.000 morti (fucilati, morti in combattim.), più enormi quantità di materiali bellici perdute. Negli stalag tedeschi moriranno circa 30.000-50.000 soldati su una deportazione di 650mila unità (IMI)

–  Resistenza di reparti dell’esercito a Porta San Paolo a Roma e in poche altre località

– Resistenza a Cefalonia della Divisione Acqui del generale Gandin (4-5.000 fucilati)

Due diverse interpretazioni

– L’8 settembre “morte della patria”. Nasce con De Felice e poi è fatto proprio da Galli della Loggia (“autobiografia di una nazione”). È la tesi anche del neofascismo saloino

– Ma l’8 settembre segna anche l’inizio della Resistenza con le prime bande armate formate da ex-militari che si danno alla macchia nel centro-nord dopo essere sfuggiti alle retate dei tedeschi e nell’impossibilità di tornare al casa. Saranno poi definiti “badogliani” per il legame di fedeltà che mantennero con il re e il nuovo governo del Sud.

– Il 9 settembre nasce il CLN a Roma con la presenza dei partiti poi protagonisti della Resistenza

Nasce la Resistenza

– Migliaia di militari sbandati si concentrano in zone di montagna con le armi di ordinanza pronti a difendersi, soprattutto in Piemonte (Cuneo) per la dissoluzione della IV Armata dal rientro dalla Francia. La Resistenza monarchica è la prima forma che assume la resistenza armata

– I militari sfuggiti alla cattura da parte dei tedeschi si unirono al movimento partigiano costituendo formazioni “autonome” (conosciuti anche come “azzurri” o “badogliani“) come quelle capeggiate dagli ufficiali Enrico Martini (“Comandante Lampus” o “Mauri”), e Piero Balbo (“Comandante Nord”), il gruppo “Cinque Giornate” del colonnello Carlo Croce e l’Organizzazione Franchi, la struttura di sabotaggio e informazioni, strettamente legata ai servizi segreti britannici, costituita da Edgardo Sogno.

Le prime prove della Resistenza

– A Boves, sopra Cuneo, c’è la prima rappresaglia nazista (23 civili con il paese in fiamme, settembre ‘43). L’obiettivo dei nazisti è allontanare il nucleo di partigiani (autonomi comandati da Ignazio Vian)

– Presso il Monte San Martino, Varese (novembre ’43) c’è il primo scontro con truppe tedesche. Fallimento della Resistenza ancora inquadrata secondo logiche militari (grosse aggregazioni e resistenza ad oltranza)

– La speranza di una rapida conclusione della guerra scema subito con l’arrivo del primo inverno. Dall’autunno è operante la Linea Gustav (dal Garigliano all’Adriatico passando per Montecassino)

Stragi e deportazione degli ebrei

Con l’invasione tedesca dell’Italia anche il nostro Paese diventa terreno di caccia agli ebrei, come dimostrano i fucilati di Meina e di alcune località del Lago Maggiore (sett. ’43) e la razzia nel ghetto di Roma del 16 ottobre con la deportazione ad Auschwitz di 1023 ebrei italiani.

Anche per il nuovo fascismo repubblicano di Salò gli ebrei diventano “nemici” della nazione italiana e come tali devono essere snidati dai loro nascondigli e messi a disposizione dei tedeschi per la deportazione ad Auschwitz.

Quanti sono i partigiani combattenti nel dicembre ’43?

Circa 3.800 uomini. Sono ufficiali, sottufficiali e soldati dell’ex-esercito, esponenti dell’antifascismo storico che arrivano dalla Francia, intellettuali, studenti universitari, gente comune. Nascono bande spesso divise da reciproca diffidenza.

– Le prime operazioni della Resistenza sono procurarsi le armi, distruzione delle liste di leva, sabotaggio, imboscate. La logica della lotta in questo momento è difensiva.

Autonomi, GL e Garibaldi

In questo periodo sono tre i gruppi fondamentali della Resistenza: gli autonomi, i giellisti e i garibaldini.

Le formazioni GL (Giustizia e Libertà) del Pd’A si formano inizialmente in Piemonte guidate da personaggi che poi entrarono nella leggenda come Duccio Galimberti,Dante Livio BiancoBenedetto Dalmastro.

I comunisti formano invece le Brigate Garibaldi e possono contare sull’esperienza maturata nella guerra di Spagna da Luigi Longo, Pietro Secchia, Antonio Roasio,  Umberto Massola.

Degli autonomi si è già detto.

Tutte e tre le formazioni mostrano un notevole dinamismo a livello militare e nei partigiani un notevole coraggio anche nei momenti più difficili. I più determinati appaiono i comunisti delle Garibaldi.

Rinascono i partiti politici

– In questo periodo riprendono ad operare i partiti politici nel CLN di Roma, 9 settembre ‘43 (Comitato di Liberazione Nazionale). A farne parte sono sei persone. Sono Pietro Nenni per il PSIUPGiorgio Amendola per il PCI, Ugo La Malfa per il Partito d’AzioneAlcide De Gasperi per la Democrazia CristianaMeuccio Ruini per Democrazia del LavoroAlessandro Casati per i liberali.

– In questo momento i partiti non sono in grado di organizzare e dirigere la lotta soprattutto nel Nord. I capi partigiani nel Nord saranno altri nomi: Longo e Secchia per i comunisti, Pertini e Morandi per il Psi, Parri e Valiani per il Pd’A, Marazza per la DC

– I progetti dei partiti divergono profondamente: comunisti, azionisti e socialisti vogliono la repubblica e profondi cambiamenti sociali (alcune frange del Pci attendono Stalin); democristiani e liberali avrebbero voluto salvare la monarchia escludendo Vittorio Emanuele III e non volevano profonde riforme sociali. Polemica sull’attesismo

– La Resistenza si rafforza a causa dei cosiddetti “Bandi Graziani” che chiamano alle armi nella Rsi le classi ’23-24-25. Molti renitenti in montagna. Spesso sono orientati all’”attesismo”

Altro elemento favorevole ai partigiani: la violenta politica di requisizione delle risorse agricole che orienta i contadini verso la Resistenza

Inverno ’43-44

Però arriva l’inverno e gli Alleati sono bloccati lungo la Gustav.

– Durante il terribile inverno del ’43-44 nasce la “stagione del dubbio” per molti partigiani. È forse il momento più difficile della Resistenza, anche perché vengono condotte lunghe operazioni per sradicare le bande partigiane. Un nucleo di combattenti rimane e sarà il nucleo su cui si riformerà la Resistenza in primavera.

I grandi scioperi nelle fabbriche del Nord

– Dal 1 all’8 marzo ’44 le grandi fabbriche del Nord scioperano compattamente per combattere la fame e la miseria. Dietro gli scioperi c’è il Pci, il quale sta rafforzando il suo ruolo egemonico nella Resistenza. Non c’è però la saldatura tra le fabbriche e la lotta in montagna e neppure un flusso consistente di operai verso la montagna. Le richieste economiche sono disattese e la repressione è durissima: 1.200 deportati nei lager, 500 dalla sola Fiat.

– Il fallimento degli scioperi con la pesante repressione spiega l’atteggiamento di attesa degli operai fino al 25 aprile.

– In questo momento 10 milioni di persone vivono al di sotto del livello alimentare minimo

24.000 deportati politici nei lager nazisti dall’8 settembre fino alla vigilia della liberazione. Molti in seguito agli scioperi del marzo ‘44

Primavera del ‘44

Solo nella tarda primavera riprende l’avanzata con la conquista di Cassino del 18 maggio ‘44. Roma è liberata il 4 giugno. Il 6 giugno l’Operazione Overlord. La liberazione (si crede) è vicina!

– Dalla primavera del ’44 la Resistenza torna a crescere come movimento con il costante afflusso di giovani che cercano di sfuggire ai nuovi Bandi Graziani. In aprile i partigiani sono 25.000, 50.000 in luglio e 70.000 in agosto, 80.000-100.000 uomini armati in settembre. Si pensa che la vittoria sia vicina e c’è molto ottimismo

– I tanti afflussi mettono a dura prova la disciplina nelle bande e peggiorano i problemi di approvvigionamento. Soprattutto durante i rastrellamenti tante reclute male armate e poco esperte rendono difficili i movimenti.

la vera forza delle bande è l’imprevedibilità. Tattica della guerriglia (“mordi e fuggi”), con continui sganciamenti e ritirate di fronte a forze preponderanti.

Stragi naziste

– Le stragi naziste hanno una recrudescenza nell’agosto-sett. ’44 con le stragi di Sant’Anna di Stazzema (12 agosto), e Marzabotto (29 settembre-4 ottobre). La logica era fare piazza pulita di partigiani e civili nelle zone limitrofe alla Linea Gotica. I tedeschi applicano criteri di controllo del territorio già sperimentati lungo il fronte orientale

– in 400 località italiane si uccidono più di 7 persone

– In totale le vittime civili delle stragi naziste in Italia furono  tra 10.000 e 12.000

Estate – autunno del ‘44

– L’estate è il momento dei grandi entusiasmi. dopo Roma non ci sarà più nessun ostacolo fino a Milano (!)

– Il 9 giugno ’44 nasce il Cvl (Corpo volontari per la libertà). E’ un passo in avanti rispetto al Clnai perché azionisti e comunisti siedono nello stesso organismo con poteri paritari (Longo e Parri). Il nuovo organismo ha compiti di coordinamento della lotta.

– Il comandante in capo del movimento partigiano è il generale Cadorna il cui potere sarà spesso formale. Piace agli Alleati e al governo del Sud

– La liberazione di Firenze è la prima grande azione della resistenza: 11 agosto – 2 settembre, con 220 morti e 400 feriti. Gli Alleati arrivano quando la città è già liberata.

– Un’altra novità dell’estate del ’44 sono le “zone libere” o “repubbliche partigiane”: tra le più importanti Montefiorino (Appennino modenese-reggiano), l’Ossola, la Carnia e l’Alto Monferrato.In totale sono 15 tra “zone libere” e le tre “repubbliche” operanti

La repubblica dell’Ossola dura dal 10 settembre al 14 ottobre con la presenza di Concetto Marchesi, Umberto Terracini, Giancarlo Pajetta. Queste zone partigiane verranno rioccupate dai tedeschi e dai fascisti nel corso dell’autunno agendo ferocemente contro le popolazioni locali (es. il Kosakeland in Carnia con 22.000 caucasici e cosacchi al seguito dei tedeschi in funzione antipartigiana (i “mongoli”).

La più interessante, anche perché opera come se dovesse durare fino alla liberazione, è la repubblica dell’Ossola. Si attuano forme di democrazia dal basso notevoli per l’epoca, si depurano i libri dalle incrostazioni fasciste (si fanno arrivare libri dalla Svizzera italiana), si lavora (non senza contrasti) alla nascita  di una nuova Italia uscita dal fascismo.

-I rastrellamenti dell’autunno ’44 porteranno alla rapida scomparsa delle Repubbliche partigiane.

GAP e SAP

Nell’estate del ’44 sono ormai una realtà altre due componenti della Resistenza: i GAP e le SAP, già nate nel settembre ‘43

-I GAP (“Gruppi di azione patriottica“) erano organizzati in piccole cellule di tre-quattro elementi e comandati sovente da veterani che avevano già combattuto in Spagna; i gappisti seguivano rigide regole di segretezza, operavano isolati e dimostrarono grande determinazione, coraggio e forte motivazione. Gli attentati, diretti contro importanti personalità fasciste o naziste, contro ufficiali, o contro ritrovi e locali frequentati dalle truppe occupanti, miravano anche a provocare i nazifascisti, ad accentuare l’odio e la vendetta. tra i più famosi gappisti Giovanni Pesce, Dante Di Nanni, Ilio Barontini, Bentivegna, Carla Capponi, Fanciullacci e Ateo Garemi

-Oltre ai GAP inoltre si costituirono nelle fabbriche, con funzioni di sabotaggio e controllo, le SAP (“Squadre di azione patriottica“), una vera e propria milizia clandestina di fabbrica con l’obiettivo di difendere le fabbriche e costituire nuclei di partigiani.

L’attentato più famoso compiuto dai GAP fu quello di via Rasella a Roma, 23 marzo ’44, che costò la rappresaglia delle Ardeatine (335 vittime)

Autunno – inverno ’44-45

– L’autunno del ’44 è un altro momento di profondo scoramento perché è chiaro che la Linea Gotica terrà durante tutto l’inverno. Non pochi partigiani e sbandati accettano l’offerta tedesca di deporre le armi e di lavorare nella Todt in Italia in cambio di un salario. Il freddo e la proposta tedesca sfaldano le formazioni militari fino alla scomparsa di alcune oppure sono ridotte ai ranghi minimi (non operative).

– I partigiani si riducono a meno di 20-30.000 tra dicembre e gennaio ’45. Per chi rimane vale il motto “aggrapparsi alle rocce”

– Il 13 novembre ’44 il generale Alexander si rivolge ai “patrioti” e ordina di cessare la loro attività precedente per fronteggiare un nuovo nemico, l’”inverno”. E’ interpretato come un “tutti a casa”. Non era così ma dopo tante speranze di una prossima liberazione il proclama suona come una provocazione

– Di fronte a difficoltà oggettive, viene lanciato l’ordine della “pianurizzazione”, ossia di un abbandono delle montagne portando la lotta nelle città (es. la I divisione Garibaldi di Cino Moscatelli opera tra Novara e Vercelli). In città i rischi aumentano. Nelle campagne ci si nasconde nelle buche scavate dagli stessi partigiani in profondità e con il sostegno dei familiari.

I rapporti con gli Alleati

– Tra il novembre e il dicembre ’44 i capi della resistenza incontrano per la prima volta gli Alleati a Roma. Parri, Pizzoni, Pajetta e Sogno incontrano gli americani dell’OSS, gli inglesi del SOE e il comandante supremo del Mediterraneo, generale Wilson.

– I risultati sono contraddittori e indicano i rapporti di forza tra alleati e Resistenza.

Il Clnai si impegna a sottostare agli ordini degli americani e disarmare dopo la vittoriaIn cambio la Resistenza ottiene finanziamenti copiosi (130ml di lire mensili) e lanci regolari

E’ chiaro che con queste condizioni non ci sarà alcuna epurazione profonda e nessun radicale cambiamento sociale e politico in Italia

– Le nuove formazioni che si costituiscono a partire dal febbraio saranno meglio armate e nutrite rispetto a prima. Il movimento fa un salto di qualità passando dagli atti di sabotaggio ad attacchi in larga scala

– Da 25.000-30.000 durante l’inverno, i partigiani saliranno a 80.000 a marzo, a 130.000 alla vigilia dell’insurrezione e a 250.000 dopo l’insurrezione ( i partigiani del “26 aprile”). Tutto questo grazie anche ai finanziamenti anglo-americani che giunsero al CLNAI

– Nonostante la Resistenza cresca a livello qualitativo e quantitativo non arriverà mai a formare un vero esercito sul modello jugoslavo di Tito. Voleva dire abbandonare i distintivi di partito, l’ideologia delle singole bande, la tendenza all’autonomia e l’abitudine di vestirsi a ognuno come  piaceva. (Natura composita delle forze partigiane). Ruolo centrale della banda armata per tutta la lotta resistenziale

Primavera del ‘45

– Nella primavera del ’45 è evidente lo stato di disfacimento della repubblica di Salò. L’imminente sconfitta tedesca trascina nel vortice anche il debolissimo stato mussoliniano dove gli industriali sono diventati tutti o quasi oppositori prevedendo lo sfascio del potere tedesco e fascista in Italia (finanziamenti alla Resistenza e protezione di gruppi operanti nelle fabbriche)

– L’ “ex” classe dirigente fascista finanzia volentieri quelle formazioni e quei partiti che possono assicurare il mantenimento dell’ordine tra i tedeschi in fuga e l’arrivo degli Alleati e nello stesso tempo il mantenimento del loro potere

Aprile ‘45

– L’offensiva lungo la Linea Gotica inizia tra il 5 e il 9 aprile ‘45. In questo momento nelle fabbriche ci sono scioperi e sabotaggi di portata tale da unire operai e forze resistenziali.

– Il partito più attivo a lanciare l’ordine dell’insurrezione è il Pci perché attende un riconoscimento politico legato alla direzione della Resistenza fino alla vittoria finale

– Le fabbriche diventano il centro organizzativo dell’insurrezione. Gli operai combattono difendendo le fabbriche ma la vera speranza è “Barbison”, Stalin; lui “metterà a posto tutto”. Gli operai vogliono una profonda epurazione, i Consigli di fabbrica e la collettivizzazione. Non otterranno nulla.

Le forze in campo

Per l’aprile 1945 lo stesso comando generale del CVL calcolò una forza attiva di 130.000 partigiani; mentre nei giorni dell’insurrezione si raggiunse ufficialmente un numero di circa 250.000-300.000 uomini e donne. In realtà dal punto di vista operativo nei giorni dell’insurrezione le forze partigiane effettivamente attive e combattenti ammontarono a circa 100.000 uomini e donne, con le formazioni più numerose in Piemonte (30.000), Lombardia (9.000), Veneto (12.000), Emilia (12.000). Di questi 100.000 combattenti attivi, circa 51.000 appartenevano alle unità comuniste delle Brigate Garibaldi.

-Almeno formalmente a contrastare i partigiani c’erano 90mila tedeschi e 100mila fascisti tra Guardia Nazionale Repubblicana, Brigate Nere, Decima MAS, “Ettore Muti” e quattro divisioni del maresciallo Graziani.

Tutti questi reparti fascisti e nazisti mostravano, nell’aprile 1945, cedimenti del morale e segni di disgregazione

L’insurrezione

Il 16 aprile il CLNAI comunicò le direttive insurrezionali a tutte le forze della Resistenza e decretò anche la condanna a morte per Mussolini e tutti i gerarchi. Quindi il 19 aprile 1945, mentre gli Alleati dilagavano nella valle del Po, i partigiani diedero il via all’insurrezione generale con la parola d’ordine “Arrendersi o perire!“. Dalle montagne, i partigiani confluirono verso i centri urbani del Nord Italia, occupando fabbriche, prefetture e caserme

-A Genova la battaglia principale è per la difesa del porto. Il 26 aprile la città è liberata dopo aspri e sanguinosi combattimenti

-In Piemonte le formazioni partigiane scesero dalle montagne e puntarono su tutte le città principali rischiando lo scontro frontale con le divisioni tedesche in ritirata: mentre le unità gielliste più forti si diressero su Cuneo, i garibaldini di “Barbato” e “Nanni” e gli autonomi di “Mauri” puntarono su Torino e le Brigate Garibaldi di “Ciro” e Moscatelli avanzarono su Novara. Torino è liberata prima dell’arrivo degli Alleati il 1° maggio

-Fin da marzo a Milano era stato costituito un “Comitato insurrezionale” formato da Luigi Longo, Sandro Pertini e Leo Valiani che la mattina del 25 aprile, dopo le prime notizie provenienti da Genova, prese la decisione di dare inizio all’insurrezione nel capoluogo lombardo. Gli Alleati entrarono a Milano il 28 aprile a cose fatte.

Quale importanza ebbe la Resistenza?

– Secondo Bocca deve essere chiaro che la campagna d’Italia è stata vinta dagli Alleati (V Armata americana e VIII Armata britannica) ma da qui a minimizzare il ruolo della Resistenza ne corre

–  A giudizio delle stesse autorità alleate, la Resistenza italiana giocò un ruolo importante per l’esito della guerra in Italia, cooperò attivamente ad indebolire le forze nazifasciste, a minarne il morale ed a renderne precarie le retrovie, impegnando notevole parte delle unità militati del nemico.

Anche le fonti tedesche documentano che le forze partigiane furono causa di problemi e difficoltà militari per i comandi e le truppe della Wehrmacht

– Oltre alla sua importanza militare la Resistenza ebbe grande importanza dal punto di vista morale e politico, dimostrando nei confronti degli Alleati, la capacità di ripresa, di sacrificio e di combattimento di almeno una parte degli italiani, e la loro nuova fiducia nei valori dell’antifascismo.

Il legame Resistenza-Costituzione

-Inoltre le dimensioni, l’idealità e l’efficacia del movimento partigiano influirono sul futuro italiano; secondo lo storico Santo Peli: “Senza la resistenza armata, molto probabilmente, avremmo avuto un’Italia monarchica, e non sarebbe stata scritta una Costituzione profondamente innovativa sul piano della giustizia sociale”.

Resistenza tradita?

-Senza dubbio le aspirazioni di gran parte degli elementi comunisti, socialisti e azionisti  a favore di un nuovo Stato democratico con il coinvolgimento delle masse popolari e con riforme strutturali, sociali ed economiche, non si realizzarono pienamente; in questo senso la Resistenza italiana non riuscì ad operare una rottura veramente profonda con il passato

-Gli anglo-americani in casa, il ritorno al potere delle classi dominanti, la mancata epurazione dei fascisti dallo Stato e nelle amministrazioni locali, la debolezza dell’Italia uscita sconfitta dalla guerra dovevano ridimensionare i sogni e le speranze nate nei lunghi mesi in montagna