I due anni che fecero l’Italia, 1860-1861

I due anni che fecero l’Italia

Appunti

I due anni che fecero l’Italia sono il 1860 (spedizione dei Mille) e il ‘61 con la proclamazione di Vittorio Emanuele II re d’Italia (17 marzo).

Ho scelto questo argomento perché parlando dei “Mille che fecero l’impresa” si capisce molto di come è nato lo Stato italiano, della sua debolezza iniziale ma ci sono elementi per capire anche la contraddittoria identità italiana di oggi.

Altro tema: come giudicare Garibaldi? “Eroe” o “Canaglia”? Violentatore di un Regno (quello borbonico) che poteva avere ancora un ruolo politico oppure grande conquistatore di un regno illiberale che vegetava nel passato? È necessario partire dai fatti.

5 maggio ‘60

Nel maggio del ’60 esistono in Italia tre Stati: Piemonte sabaudo, Stato della Chiesa e Regno delle Due Sicilie più i territori appartenenti all’Austria. Lo stato di Francesco II è il più esteso. Il Regno di Sardegna è esteso fino all’Emilia, alla Lombardia e alla Toscana.

Facciamo un passo indietro.

Seconda guerra di indipendenza, 1859

Brusca accellerazione degli avvenimenti con il 1859

– Vittorie di Magenta, San Martino e Solferino (24 giugno 1859).

Piano di Napoleone III per l’Italia: Italia confederata in quattro Stati con la presidenza del papa ma soprattutto sotto il controllo francese (regno dell’Italia centrale e regno dell’Italia meridionale). Cavour giudicava l’unione con il Sud “una corbelleria” (1856)

– Armistizio di Villafranca: 11 luglio ’59. Il regno sabaudo ottiene solo la Lombardia

– Tutto sembra perduto

– incredibile accelerazione della storia

– si ribellano i cittadini del Granducato di Toscana e dell’Emilia (Bologna, Parma, Modena) soggetta al Papa. Fugge il granduca

Plebisciti dell’11 e 12 marzo. Risultati “bulgari”. In Toscana votò il 73%, i sì furono 366mila, i no 20mila; in Emilia votò l’81%, i sì 427mila, i no 1503.

Al di là delle manipolazioni, i risultati sono un evidente espressione della borghesia di queste due regioni verso la monarchia sabauda.

Il 22 marzo 1860 Toscana ed Emilia entrarono a far parte del regno di Sardegna. Cavour è raggiante. Roma e il sud non gli interessano.

Il re Ferdinando II muore nel maggio del ’59, gli succede Francesco II.

Cavour vuole realizzare il progetto federalista previsto a Plombieres e invita inutilmente Francesco II a far parte della nuova confederazione italiana che avrebbe dovuto muovere guerra all’Austria.

1860: i Mille

Mentre Garibaldi scioglie le ultime perplessità e decide di partire verso il Sud borbonico per unirlo all’Italia si concretizza uno straordinario concorso favorevole di circostanze

Era interesse inglese creare in Italia uno stato nazionale che facesse da contrappeso alla Francia nel Mediterraneo. Probabilmente gli inglesi pensavano a fare della Sicilia una “grande Malta” favorevole ai loro interessi. Con il Canale di Suez il Mediterraneo avrebbe avuto più importanza.

– Ruolo francese: Napoleone III / è convinto possa nascere un regno del sud sotto controllo francese. La situazione gli sfugge di mano e non è in grado di influire sugli avvenimenti / alla fine chiede solo l’integrità dei domini del papa

– Debolezza dell’impero austriaco

– Ruolo della monarchia sabauda favorevole alla fine del dominio borbonico. Cavour invece è timoroso delle conseguenze internazionali e teme la debolezza dello stato sabaudo

Dalle “Memorie” di Garibaldi emerge con chiarezza il ruolo attendista svolto da Cavour durante la spedizione dei Mille. Cavour era convinto della sconfitta di Garibaldi ma nello stesso tempo pronto a sfruttarne i vantaggi. Il re è invece favorevole all’impresa. C’erano però rischi da correre.

– in Sicilia intanto è esplosa da alcune settimane una rivolta contro i Borboni. Profondo malessere in Sicilia anche a causa del fiscalismo esagerato. Volontà di autonomia da Napoli. I latifondisti temono l’incapacità dei Borbone di fronteggiare le rivolte contadine già esplose nel ‘48

– Garibaldi voleva garanzie dopo i fallimenti dei fratelli Bandiera nel 1844 e di carlo Pisacane nel 1857

– Isolamento dello stato borbonico a livello internazionale e incredibile sua debolezza

– da non sottovalutare il coraggio, la determinazione diuna minoranza eroica che “forza” la storia

5 maggio 1860, Quarto

1089 garibaldini partono su due piroscafi (“Piemonte” e “Lombardo”), che apparentemente sequestrano. Provenivano in gran parte dall’Italia settentrionale: 180 bergamaschi (Bergamo, città dei Mille), 150 genovesi, 151 veneti, 72 milanesi, 59 bresciani, 58 pavesi e poi emiliani (39), toscani (82), i napoletani erano 46 e 38 i siciliani, i calabresi 21. Pontida dà cinque volontari. Legnano è un mito del Risorgimento.

Molti erano stati Cacciatori delle Alpi nella I e II guerra di indipendenza e avevano combattutto per la Repubblica romana. Tra di loro una sessantina di carabinieri genovesi.

Erano quasi tutti di estrazione borghese e urbana: pochi contadini e operai, un alto numero di artigiani. Abbondavano i laureati e i diplomati: 150 avvocati, 100 studenti, 100 commercianti, 50 ingegneri, 50 chimici, giornalisti, ufficiali disertori, proprietari terrieri, tre preti spretati e poi volontari stranieri. Con i Mille un ragazzino di 10 anni con il padre.

Due scrittori: Cesare Abba e Ippolito Nievo.

Emerge con chiarezza un limite storico del Risorgimento: l’indifferenza delle masse popolari contadine, soprattutto del Sud.

– 7 maggio: Talamone / erano senza armi / Talamone è territorio sabaudo

– 11 maggio: sbarco a Marsala. Presenza inglese nella città (aziende Ingham e Woodhause). E’ presente al largo della città George Rodney Mundy, vicecomandante della flotta del Mediterraneo. Alcune navi inglesi sono alla fonda nel porto. Le navi borboniche bombardano con cautela. Morì solo un cane! Sull’isola ci sono 25mila soldati di cui 20mila a Palermo. La marina può contare su 22 navi a vapore e 10 a vela.

– 13 maggio: Proclama di Salemi

Ruolo di Garibaldi in Sicilia

Garibaldi aveva promesso (Programma di Salemi), dopo aver assunto la dittatura dell’isola per ordine di Vittorio Emanuele II, di abolire le tasse che gravavano sull’isola quali la tassa sul macinato e del dazio  sui cereali, l’abolizione degli affitti e dei canoni per le terre demaniali e di voler procedere ad una riforma del latifondo demaniale (terre dei Borboni da concedere ai contadini). Queste promesse non attirarono, almeno inizialmente, un numero consistente di siciliani, ma il primo scontro, la battaglia di Calatafimi, ebbe comunque esito positivo per i Mille contro le più numerose e meglio addestrate truppe borboniche.

– 16 maggio: Calatafimi /1800 borbonici /  70-75 morti in totale. Perdite totali: 240 uomini. Comanda l’esercito borbonico il generale Landi (67 anni) / la battaglia dura 4 ore. Landi si ritira

– 18 maggio: eccidio di Partinico

– 27 maggio: Garibaldi arriva nei pressi di Palermo / ci sono 20mila soldati / Garibaldi può contare su 3000 uomini, spesso non addestrati / rivolta nella città già presente nelle settimane precedenti: rivolta del convento della Gancia / Garibaldi è raggiunto da Alexander Dumas

– 2 giugno: Garibaldi promette ai contadini la divisione dei demani comunali. I combattenti con Garibaldi avranno diritto alla divisione senza sorteggio Nel passato, inizio Ottocento, era stata la borghesia ad appropriarsene. Le campagne sono in ebollizione

– 6 giugno: capitola il presidio borbonico di Palermo grazie soprattutto alla rivolta scoppiata in città (160mila abitanti) nel momento in cui Garibaldi entra in città. Bombardamento indiscriminato di Palermo dal mare e dalla cittadella. Francesco II pretende di comandare le operazioni militari da Napoli. Se i cittadini di Palermo hanno fatto una scelta, una scelta filosabauda l’ha fatta anche la mafia

– grande clamore in Europa per la vittoria di Garibaldi. Diventa un personaggio molto popolare. Austria, Spagna, Prussia, Russia e Napoleone III si limitano a proteste

– tra giugno e luglio arrivano dal continente 6500 volontari ben armati prevalentemente dal Nord. Sono con Garibaldi migliaia e migliaia di contadini ma anche ampi settori di aristocratici e borghesi siciliani. Anche il clero è favorevole / indipendenza della Sicilia da Napoli

– 25 giugno: Francesco II trasforma il regno in monarchia liberale creando ancora più confusione. Adotta il tricolore

– 16 luglio: Garibaldi arriva nei pressi di Milazzo / il 20 inizia la battaglia / Garibaldi ha con sé 6000 uomini contro un numero simile di borbonici / battaglia cruenta (1000 garibaldini fuori combattimento, “Memorie” di Garibaldi). Decisiva una cannoniera borbonica passata dalla parte di Garibaldi (comandante Amilcare Anguissola).

– Evita la piazzaforte di Messina. I borbonici evacuano 15mila uomini. Il 28 luglio la Sicilia è conquistata / dopo tre mesi dallo sbarco

– 2 agosto: Bronte e rivolte in altri centri siciliani. Dovunque incendi, devastazioni, omicidi, occupazioni di terre demaniali e baronali, soprattutto le terre usurpate nei decenni precedenti. Garibaldi risponde con l’istituzione della Guardia Nazionale. La repressione di Bronte spegne le altre rivolte. Da questo momento inizia la guerra separata dei contadini ancora condotta in nome di Garibaldi e della libertà. Invadono i demani comunali, i feudi dei baroni latifondisti, bruciano gli archivi dove sono custoditi i titoli del loro servaggio. La classe dirigente siciliana divente presto unitaria

– La repressione è affidata a reparti garibaldini comandati da Nino Bixio oppure alla Guardia Nazionale formata da proprietari terrieri borghesi che difendono la propria terra o la terra che avevano usurpata in precedenza.

– 9 agosto: intanto Cavour (colloquio con Nigra) elogia Garibaldi e limita la possibilità di conflitto con il Generale solo se avesse attaccato Roma oppure se avesse messo da parte la lealtà alla Corona

– 18 agosto: sbarca in Calabria da Taormina. Gli inglesi non si oppongono. Tentativo diplomatico di Napoleone III di impedire il passaggio dello stretto. Garibaldi ha con sé 20mila uomini. I borbonici hanno 16mila uomini in Calabria e 60mila in totale. L’esercito è intatto

– intanto insorgono Potenza, Foggia, Bari

– 20 agosto: battaglia di Reggio: nello scontro muoiono o sono feriti 147 garibaldini

– insorgono le popolazioni guidate da esponenti liberali meridionali: Garibaldi non combatte più. Le defezioni in massa permettono a Garibaldi di poter contare su notevoli scorte di armamenti

– non combatte più l’esercito borbonico: il 30 agosto 10mila borbonici si arrendono senza neppure combattere. Il comandante Giuseppe Ghio viene nominato da Garibaldi comandante di un forte militare a Napoli. Ghio però aveva comandato le truppe borboniche responsabili del massacro dei “trecento” di Pisacane. Ghio venne assassinato in seguito da neo borbonici.

– le classi dirigenti meridionali temono il ribellismo contadino derivato dalla rivoluzione garibaldina ed esprimono la loro volontà di passare dalla parte del nuovo re. I Borboni non danno affidamento

L’estate napoletana del 1860 ricorda l’8 settembre del ’43 /ampia corruzione tra generali, ammiragli, uomini di Stato di Francesco II. Il regno borbonico si disfa come “neve al sole”. Caso del generale Nunziante, dell’ammiraglio Vacca e di Liborio Romano.

– è chiaro a tutti l’isolamento del regno borbonico a livello internazionale. Spagna, Austria e Francia sono impotenti

– la classe dirigente meridionale volta le spalle a Francesco II dopo la defezione della classe dirigente siciliana. Si sollecita l’arrivo di Garibaldi a Napoli. Garibaldi teme i maneggi di Cavour ma anche un colpo di coda di Francesco II

– 2 settembre, Garibaldi entra in Basilicata

– 6 settembre: Francesco II e la regina Sofia lasciano Napoli / ci sono ancora 50mila uomini, che ripiegano al di là del Volturno / poche navi l’accompagnano a Gaeta / La flotta napoletana ormai è passata al servizio della marineria sabauda. Lo stesso giorno Garibaldi è ad Eboli (Campania)

– 7 settembre: entra a Napoli in treno, praticamente da solo. Ci sono ancora 10mila soldati borbonici (azzardo!), che se ne vanno ordinatamente il giorno stesso al di là del Volturno. Il clero comincia l’opposizione a Garibaldi

– L’11 settembre l’esercito sabaudo invade lo Stato della Chiesa (35mila uomini, generale Fanti) per fermare Garibaldi e una possibile rivoluzione democratica nel Sud con presa di Roma. Napoleone III si oppone alla presa di Roma. Anche Austria, Russia, Spagna e Prussia minacciano l’intervento a difesa di Roma.

– 12 settembre: lettera di Vittorio E. a Garibaldi: no a Roma

-18 settembre: battaglia di Castelfidardo. Assedio di Ancona (fine 29 settembre)

– 26 settembre: il re parte alla volta di Ancona

– 26 ottobre: Teano / il re nega a G. la luogotenenza e smantellano l’esercito meridionale

– 1 ottobre: battaglia del Volturno / 20.000 garibaldini contro 30mila borbonici. 526 morti e 1500 feriti / battaglia vera che dura un giorno / notevoli capacità di comando da parte di Garibaldi. Francesco II cercava una vittoria che si legasse alle insurrezioni legittimiste in vaste parti del Sud (unione contadini-preti contro i possidenti liberali)

– Insurrezione ad Ariano Irpino: sono massacrate decine di guardie nazionali. Turr non riesce a riportare l’ordine. Insurrezione a Isernia: migliaia di garibaldini non riescono a riportare l’ordine

– 21 ottobre: plebisciti in tutto il Sud: va a votare l’80%. La borghesia siciliana vota compattamente per il sì. Si poteva votare sì o no all’annessione. Risultati schiaccianti

– 6 novembre a Caserta Garibaldi schiera di fronte al re (non presente) 14mila uomini e 39 cannoni

– 9 novembre: torna a Caprera / deluso per il trattamento che ha ricevuto il suo “esercito meridionale” / saluta Mundy

– Dopo la partenza di Garibaldi è smantellato l’esercito meridionale nonostante l’indubbia importanza che poteva avere nella lotta al brigantaggio. Solo nel ’62 sono accettati 1500 ufficiali garibaldini con 12 generali tra cui Bixio

– La resistenza a Gaeta durò cinque mesi. Francesco II firma l’atto di resa il 13 febbraio ’61. Vanno a Roma in esilio.

– ultime ad arrendersi furono Civitella del Tronto e Messina: poche settimane prima del 17 marzo ‘1861

– tra morti e feriti 500 garibaldini e 1000 borbonici

Cause del successo dei Mille

Come si vede il successo dei Mille fu dovuto a un concorso straordinario e irripetibile di circostanze fortunate:

-il ruolo attivo della Gran Bretagna in funzione antifrancese

-il tentativo non riuscito di Napoleone III di ritagliarsi un regno nel Sud (ma non fa nulla per difendere il regno borbonico)

-la debolezza di Francesco II (franceschiello) rispetto al “re-bomba”, Ferdinando II. Grave debolezza dello stato borbonico

-la debolezza di Austria, Russia, Spagna e papato (Pio IX), non in grado di difendere i Borboni

-le insurrezioni contadine che prima di essere represse dai garibaldini e poi dall’esercito italiano contribuiscono al crollo dello Stato napoletano. Passaggio della classe dirigente meridionale sotto l’ombrello protettivo dei Savoia

-l’appoggio fondamentale di Vittorio Emanuele II e Cavour

Quindi la nascita dello stato unitario non è il prodotto di una forza italiana come il Piemonte. Il Regno di Sardegna non ha la forza da solo per conquistare far nascere il regno d’Italia, deve contare sull’appoggio delle maggiori potenze europee, le quali portano avanti i propri interessi.

Parallelo con l’unificazione tedesca con il ruolo svolto dalla Prussia

– Debolezza della costituzione dello stato unitario

Bronte: la perdita dell’innocenza / la fine della grande illusione (Sciascia)

Le stesse vicende di Bronte sono emblematiche perché mostrano che lo Stato unitario nasce subito contro i contadini e le masse popolari.

Per capire i fatti di Bronte dobbiamo fare riferimento ancora al Proclama di Salemi

Garibaldi aveva promesso (Programma di Salemi / 13 maggio ‘60), di abolire le tasse, l’abolizione degli affitti per le terre demaniali e la riforma del latifondo demaniale.

Dovunque arriva in Sicilia Garibaldi promette la terra per chi si batterà con lui. Garibaldi pensa alle terre demaniali non a quelle dei baroni. In ogni caso l’arruolamento obbligatorio in Sicilia fu un mezzo fallimento. L’unità d’Italia non contemplava il coinvolgimento e l’appoggio delle masse popolari. Il prezzo da pagare per le classi dirigenti sarebbe stato troppo alto / terra. Lo Stato nasce elitario

I contadini invece pensano a una distribuzione totale delle terre. Ovunque occupazione delle terre baronali con violenze nel luglio-agosto del ’60. Garibaldi agli occhi dei contadini è una sorta di “liberatore sociale”

Per capire ciò che accadde in Sicilia c’è un passo dalle “Confessioni d’un italiano” di Ippolito Nievo: “Libertà! Indipendenza!, reclamano entusiasti gli insorti e i volontari delle varie correnti risorgimentali. “Polenta! Polenta! ribattono cocciuti e sordi i contadini del Nord. Terra, terra! rispondono i contadini del Sud”. Intorno al ’60 ci furono nel meridione italiano diverse rivolte plebee che sognavano la spartizione delle terre non l’unità d’Italia che per loro era un evento privo di senso…

La Ducea di Bronte

Per capire i fatti di Bronte dobbiamo fare riferimento al ruolo della Ducea. Dopo la repressione della repubblica partenopea del 1799 Ferdinando IV regalò all’ammiraglio Nelson la Ducea di Bronte: ottime terre alle pendici dell’Etna. Poi Nelson morirà a Trafalgar (1805).

– Dal 2 agosto il villaggio di Bronte è nelle mani dei rivoltosi con numerosi omicidi di nobili e proprietari terrieri. L’ambasciatore inglese a Palermo chiede l’intervento di Garibaldi

– Il 6 agosto Bixio è a Bronte / ordine di Garibaldi: riportare l’ordine in fretta. Primi provvedimenti: stato d’assedio, consegna delle armi, tassa di guerra. Fucilazione di 5 persone accusate di aver fomentato la rivolta. Tra di loro c’è anche l’avvocato Nicola Lombardo. Bixio, “La mia è una missione maledetta, dove un uomo della mia natura non dovrebbe essere destinato” (lettera alla moglie)

– 10 agosto: fucilazione dei 5

– Processo di Catania tre anni dopo: 37 condanne con 25 ergastoli

– I fatti di Bronte legano i latifondisti a Garibaldi visto come barriera all’anarchia e all’abolizione della proprietà privata

– la repressione fa il giro dell’isola e da questo momento la situazione si tranquilizza in Sicilia

Poteva Garibaldi agire diversamente?

Se non avesse agito così:

– l’Inghilterra avrebbe forse negato il suo appoggio diplomatico e Garibaldi ne era consapevole

– L’opinione pubblica nazionale ed europea poteva convincersi che la conquista del Sud era fomentatrice di disordini

– I Savoia avrebbero sconfessato Garibaldi

– La classe dirigente siciliana avrebbe voltato le spalle ai Savoia e avrebbe ottenuto il ritorno dei Borboni

L’effetto che i fatti di Bronte produssero sulla popolazione siciliana fu duplice: se i baroni, quella stessa classe di possidenti che aveva temuto Garibaldi al suo sbarco in Sicilia, ora lo consideravano un garante dell’ordine, i contadini che lo avevano creduto un alleato contro i «galantuomini» ora dovevano provare una cocente delusione, lo stesso sgomento che, all’indomani dell’unificazione, ispirerà nell’Italia peninsulare il fenomeno criminale del brigantaggio.

Il brigantaggio

E’ necessario dire che con l’unità le condizioni di vita peggiorarono: nuove tasse (particolarmente alta la tassa di successione che taglieggiava i piccoli contadini), la leva militare obbligatoria di tre anni, la vendita dei beni religiosi che aboliva gli “usi civici” e soprattutto il “libero scambio” tra Nord e Sud che metteva a rischio le obsolete industrie del Sud. / abolizione di ogni barriera doganale tra le diverse parti d’Italia

Il brigantaggio è un fenomeno complesso che sfugge a ogni definizione semplicistica. Chi erano i briganti?

Tra di loro c’erano ex soldati borbonici che non avevano più una casa o un mestiere (sarebbe stato bene reclutarne molti), ex soldati che volevano vendicare il loro re e l’umiliazione ricevuta. C’erano decine e decine di esponenti della migliore aristocrazia europea che volevano la restaurazione del re borbone e difendere fino alla morte l’integrità dello Stato della Chiesa.

C’erano molti giovani contadini per sfuggire la leva di tre anni oppure delusi perché delle promesse di Garibaldi non era stato fatto niente. C’erano anche coloro che preferivano la vita pericolosa ma densa di attrattive del brigante rispetto alla nera miseria di sempre.

Insomma un coacervo di tendenze le più diverse. Per sintetizzare potremmo dire che fino a tutto il ’61 i briganti parlano e agiscono a nome di Francesco II. Poi prevale il brigantaggio di sempre, ossia la violenza bruta e indiscriminata che si abbatte su villaggi, ville padronali e soldati dell’esercito.

Infatti i briganti non agiscono solo contro i soldati dell’esercito italiano, rapiscono gli uomini facoltosi, rapiscono le donne, saccheggiano le case dei ricchi, vivono nell’abbondanza (seppure nelle grotte dell’Appennino).

Soprattutto agiscono con la tattica della guerriglia / “mordi e fuggi”. Dopo i primi indiscriminati incendi e fucilazioni sommarie (Pontelandolfo e Casalduni) la Legge Pica del ’63 troverà validi strumenti per combattere i briganti: delazioni, pentimenti, collaborazione delle popolazioni.

Fino al 1866 furono impegnati fino a 120.000 soldati dell’esercito italiano. ** I dati ufficiali ci dicono che furono 1038 i briganti fucilati e 2414 i briganti morti in combattimento (totale 3451) + 2768 arrestati e condannati a lunghe pene detentive.

Potremmo pensare che Garibaldi con il brigantaggio non c’entri nulla: questo è in parte vero nel senso che negli anni del brigantaggio Garibaldi è a Caprera (’61), poi tenta di liberare Roma (Aspromonte, ’62) e poi è di nuovo a Caprera. Garibaldi c’entra indirettamente con tutto questo perché la conquista del Sud ha creato un profondo vuoto di potere scatenando tensioni e pulsioni che hanno lacerato profondamente il Sud. E del resto il primo che usò le maniere dure nel sud fu proprio lui!

Le condizioni delle masse del Sud peggiorano molto con l’unificazione

È vero, e i neoborbonici fanno bene a sottolinearlo, che l’unità peggiorò le condizioni dei contadini con i nuovi carichi fiscali / tasse più forti al Sud es. tassa sul macinato

– la coscrizione militare obbligatoria di tre anni (con i Borboni le tasse erano relativamente basse e il servizio militare era facoltativo)

– il peggioramento dei contratti agrari, a vantaggio di una nuova borghesia agraria

– l’introduzione del libero-scambio

– scolarità obbligatoria (!)

– lo sviluppo delle ferrovie nei decenni successivi paradossalmente porterà altra miseria

– svolta protezionistica del 1887 che penalizza molto l’agricoltura del sud per proteggere l’industria nascente nel Nord. Quando arriva il grano americano favorito dai bassi costi dei trasporti, il Sud sarà fortemente penalizzato

– la conseguenza fu l’emigrazione di massa verso le Americhe e lo spopolamento di intere zone.  Si emigra anche dal Nord, anzi è prima il Nord ad emigrare

– Una società povera divenne ancora più povera.

In ogni caso la spedizione dei Mille fu positiva

Giancarlo Restelli