Il mito di Legnano nel Risorgimento italiano

Il mito di Legnano nel Risorgimento italiano

“Dall’Alpe a Sicilia,

Dovunque è Legnano;

Ogn’uom di Ferruccio

Ha il core e la mano;

I bimbi d’Italia

Si chiaman Balilla;

Il suon d’ogni squilla

I Vespri suonò”

“Il Canto degli Italiani” di Goffredo Mameli

 

Potremmo pensare che la presenza di Legnano nel Risorgimento si esaurisca in questa celebre citazione. Non è affatto così. Legnano fu un nome che diventò leggendario accanto a Pontida e ispirò un grande amore di Patria al tempo del Risorgimento.

Pontida evoca la creazione della Lega Lombarda nel 1167, Legnano la battaglia del 29 maggio 1176 che segnò il ritiro della presenza imperiale tedesca dalla penisola.

Nel clima ideologicamente infuocato del Risorgimento queste due città divennero per almeno quarant’anni il simbolo della lotta antiaustriaca e per la libertà d’Italia.

Alla radice della riscoperta di Legnano dopo il lungo oblio durato secoli fu lo storico ginevrino Jean Charles Sismondi con la sua celebre “Storia delle repubbliche italiane nel Medioevo” (1818-19), nelle cui pagine presentava l’età comunale come il momento più alto della storia italiana e all’interno di esse sottolineava fortemente la lotta dei lombardi contro l’oppressione del Barbarossa.

Il fascino di quelle pagine si fece subito sentire e Giovanni Berchet, esule a Londra dopo il fallimento dei moti del 1821, scrisse che gli anni della Lega Lombarda furono “l’epoca più bella, più gloriosa della storia d’Italia”. Giuseppe Mazzini, anch’egli esule a Londra anni dopo, scrisse che “i sedici anni che corsero dalla prima congrega (della Lega) alla pace segnata in Costanza valgono due secoli interi di Roma”. Massimo D’Azeglio, autore di un romanzo dedicato alla lotta dei Comuni contro il Barbarossa, aggiungeva che quella fu “l’epoca più bella e luminosa della storia”.

Ma Legnano arrivò fin sui campi di battaglia. Cattaneo ricordava che a Milano fin dal 1847 la municipalità aveva “parato a festa le vie con le insegne della Lega di Pontida”. Garibaldi a Bergamo nel 1848 esortò alla lotta i cittadini affermando che “Bergamo sarà il Pontida della generazione presente e Dio vi condurrà a Legnano”. Fu così che Bergamo nel 1860 divenne la “Città dei Mille” con 178 volontari e Pontida diede ben cinque “camicie rosse” a Garibaldi.

Sempre nel 1848 il generale Durando rincuorava i suoi soldati ricordando che “la Lombardia fu già glorioso teatro di guerra d’indipendenza quando Alessandro III benediceva i giuramenti di Pontida” e Massimo D’Azeglio, suo vice sul campo di battaglia, proclamava che “gli spiriti gloriosi di coloro che combatterono a Legnano vi sorridono dal cielo”.

Il mito di Legnano infiammò anche Giuseppe Verdi quando musicò “La battaglia di Legnano”. Così è rievocato il giuramento di Pontida: “Viva l’Italia! Un sacro patto / tutti stringe i figli suoi: / esso alfin di tanti ha fatto / un sol popolo d’eroi”.

Da notare che il libretto di Verdi è del napoletano Salvatore Cammarano. La prima dell’opera verdiana fu a Roma nel gennaio del ’49, qualche settimana prima della proclamazione della Repubblica Romana di Mazzini e Garibaldi.

Il fallimento delle grandi speranze del 1848-49 spense tanti entusiasmi e anche le leggenda di Legnano-Pontida fu dimenticata.

La pubblicazione dei documenti della Lega Lombarda nel 1866 dimostrò che nessun documento storico riportava il nome di Pontida mentre il settimo centenario della battaglia di Legnano del 1876 non ebbe l’appoggio del governo italiano, probabilmente per il timore di scontentare il potente vicino tedesco.

Dopo l’unità d’Italia l’eco della battaglia di Legnano si affievolì e sopravvisse solo in chiave locale.

Alla luce del passato è sorprendente che oggi il Carroccio sia solo il simbolo di un partito politico fortemente avverso a tutta la tradizione risorgimentale e Pontida sia sede ogni anno di una manifestazione antiitaliana e xenofoba.

Ma Legnano non fu solo mito letterario capace di accendere i cuori di tanti giovani che credettero nell’unità italiana.

Non sappiamo quanti legnanesi combatterono nel 1848 con l’esercito piemontese o con i Cacciatori delle Alpi di Garibaldi, ma sicuramente non furono pochi.

Con il ritorno degli austriaci in Lombardia, dopo la sconfitta delle Cinque Giornate di Milano, a Legnano il medico Saule Banfi (1813-1884) subì l’arresto e poi l’esilio perché notorio liberale. Un altro cenacolo di patrioti era l’abitazione milanese di Ester Martini Cuttica, nata a Legnano.

Nella decisiva battaglia di Magenta (II guerra d’indipendenza, 4 giugno 1859) sul campo di battaglia ritroviamo quale medico Sauele Banfi, che era stato esiliato nel ’48. Il giorno dopo la battaglia di Magenta, che apriva la via alle successive vittorie di San Martino e Solferino (24 giugno ’59), l’atteggiamento minaccioso dei legnanesi induceva il generale Benedeck a lasciare la città dove il suo contingente si era accampato.

Nello stesso anno combattè accanto a Garibaldi il legnanese Luigi Fazzini, il quale morì a San Fermo.

Contemporaneamente i legnanesi dettero il loro contributo alla spedizione dei Mille sottoscrivendo per l’acquisto del “milione di fucili necessari a costruire la potenza italiana”.

La somma raccolta non fu esigua: 351 lire e 43 centesimi. Tra i primi a sottoscrivere ci furono Sauele Banfi ed Eraldo Krumm, uno dei fondatori dell’industria tessile di Legnano. Ma dettero il loro contributo anche operai e operaie della Cantoni, alunni e alunne della scuole di Legnano con gli artigiani della città.

Il 16 giugno 1862 Garibaldi arrivò a Legnano per reclutare volontari e tentare nuovamente la via di Roma. Si affacciò al balcone di casa Bossi dove ora sorge la sede della Banca di Legnano. Con Garibaldi c’erano i figli di Adelaide Cairoli, grande amica di Ester Cuttica.

Oltre a invocare volontari per la liberazione di Roma dall’odioso dominio papale, Garibaldi ebbe il merito di lanciare per primo l’idea di un monumento alla Battaglia del 1176, che fu inaugurato dopo molte traversie nell’anno 1900 (scultore Enrico Butti).

 

Ma la figura forse più luminosa del Risorgimento legnanese è Renato Cuttica (1842-1921): con Garibaldi in Sicilia c’era anche lui, diciottenne. Sempre accanto a Garibaldi fu ferito in Aspromonte nel 1862. Fu di nuovo con Garibaldi nel 1866 nella Terza guerra d’indipendenza e poi nel ’67 a Mentana per ritentare la liberazione di Roma. Subito dopo Cuttica diventò un importante politico locale, ingegnere-capo del Comune di Legnano e disegnò i primi padiglioni dell’ospedale.

Sulla sua tomba nel cimitero monumentale di Legnano si legge: “Ho creduto nel bene e nella vita futura” .

Fu grande il figlio ma la madre meriterebbe molto di più di un semplice accenno. Soprattutto coloro che oggi deridono il Risorgimento e vilipendono la bandiera italiana dovrebbero chiedersi se per i propri ideali avrebbero il coraggio di subire quello che ha sofferto Ester Cuttica (1807-1898).

Organizzò in prima persona il moto mazziniano a Milano del 1853. Fu arrestata l’anno successivo e condannata a tre anni di carcere.

Su “Il Sole” del 9 giugno 1884, ricordando i duri momenti passati in prigione a Mantova scrisse: “Ho veduto ciò che i vivi non vedono. Ho provato ciò che i vivi non dovrebbero provare. I vermi si sono mangiati il mio cuore. Me viva. Mi hanno annientato e dispersa la mia cenere, me ancora vivente” .

In un altra lettera, al suo avvocato, scrisse: “Ho perduto tre anni in carcere, che so cosa valgono quelle notti, cosa siano quelli squallidi giorni che si susseguono, privi di conforto e senza speranze. Io sento che per grande che sia l’offesa… l’uomo non ha diritto, anche se la legge glielo permette, d’infliggere tante sofferenze ai suoi simili” .

Le sofferenze non spezzarono la sua tempra. Amnistiata nel 1857 rientrò a Milano e nel 1859 si oppose alla proposta di alcune donne milanesi d’innalzare un monumento all’imperatrice Eugenia. Nel ’61 pubblicò un suo invito alle donne italiane per l’offerta di anelli a Garibaldi. Quel giorno del ’62 a casa Bossi a Legnano c’era anche lei accanto a Garibaldi.

Fu la prima firmataria del proclama della Commissione filoellenica per la liberazione di Roma e Venezia. Intrattenne una fitta corrispondenza con Mazzini, Garibaldi, Quadrio, Cairoli, Cavallotti.

Visse per molti anni a Legnano in Via Alberto da Giussano, angolo Corso Italia. Si spense a Legnano nel 1898.

Due vie a Legnano ricordano Ester Cuttica e il figlio Renato.

 

“Quante volte pronunciai i nomi di Legnano e Pontida

rievocando le loro con le altre glorie d’Italia

per infiammare gli animi de’ miei compatrioti e de’ miei volontari”

Giuseppe Garibaldi

Giancarlo Restelli

Bibliografia:

– Paolo Grillo, “Quando Pontida era un luogo mitico dell’Unità. Per i patrioti fu il simbolo della lotta antiaustriaca”, in “Corriere della Sera”, 11 ottobre 2010

– Paolo Grillo, “Legnano 1176. Una battaglia per la libertà”, Laterza 2010

– Giorgio D’Ilario, “Il Risorgimento. I combattenti del Risorgimento”, in “Profilo storico della città di Legnano”, Ed. Landoni 1984

“ìn piazza”, “Donne coraggiose, Ester Cuttica Martini”, gennaio 2011