3 ottobre 2013: una tragedia annunciata. Dinamica della strage di migranti

Il 3 ottobre del 2013 avvenne una tragedia nel Mediterraneo che colpì molto l’opinione pubblica italiana. La dinamica è molto semplice, anche perché si è ripetuta più volte.
Un pescheccio mal ridotto, lungo 20 metri (!), con circa 500 migranti somali ed eritrei a bordo, a poche miglia da Lampedusa ha un’avaria. Sono alla deriva ma la costa è vicina. Sono le prime ore della mattinata, ancora c’è buio.
A bordo viene accesa una torcia per richiamare qualcuno dalla costa, per esempio i pescatori che sono quasi pronti per prendere il largo. Nella confusione e nella mancanza di spazio la torcia cade nel barcone e l’imbarcazione prende fuoco. Probabilmente c’era del gasolio sul ponte.
A questo punto si scatena il panico. Molti si buttano in acqua, alcuni vengono investiti dalle fiamme, molti sono intrappolati nella stiva. Intanto il barcone affonda.
Le urla delle persone in mare richiamano i pescatori sulla riva e molti si muovono subito con le loro imbarcazioni portando aiuto. La capitaneria di porto viene avvisata subito ma sembra che ci siano voluti quasi 60 minuti per compiere tre miglia.
Mentre i pescatori caricavano all’inverosimile le loro barche con le persone in mare, da parte di una vedetta della guardia costiera arrivò ai pescatori l’ordine di allontanarsi dal punto del naufragio. Probabilmente in ossequio alla legge Bossi-Fini non si doveva “favorire” l’emigrazione clandestina.

Alla fine, a pochi chilometri dalla costa (!) e con l’allarme immediato, ci furono 368 morti.

Vediamo un video di quei giorni (è il 5 ottobre) con una parte dei corpi recuperati in mare e portati in un hangar.

3 ottobre 2013

Siamo a 800 metri dall’Isola dei Conigli, un pezzo di terra staccato da pochi metri d’acqua dall’Isola di Lampedusa. Più di 500 migranti si sono imbarcati su un vecchio peschereccio libico lungo 20 metri. Si tratta per lo più di profughi provenienti dall’Eritrea, paese governato da Isaias Afewerki, una delle più assurde dittature al mondo, con la popolazione costretta a una leva militare schiavizzata che può durare tutta la vita. E con intere famiglie che decidono continuamente di scappare. Altri migranti provengono dall’Etiopia e altri paesi magrebini.
E’ il 3 ottobre, è mattino presto, attorno alle 4.30, ed è ancora buio. Il peschereccio si ferma, forse per un’avaria. I telefonini non prendevano.

“Siamo partiti due giorni fa dal porto libico di Misurata – hanno detto i migranti- Su quel barcone non riuscivamo nemmeno a muoverci. Durante la traversata tre pescherecci ci hanno visto ma non ci hanno soccorso.  Quando siamo arrivati in prossimità dell’isola abbiamo deciso di accendere un fuoco, incendiando una coperta, per farci notare. Ma il ponte era sporco di benzina: in pochi attimi il barcone è stato avvolto dalle fiamme; molti di noi si sono lanciati in acqua tra le urla mentre la barca si capovolgeva”.

Ma il fattore che provoca il maggior numero di vittime è il riversarsi in mare di centinaia di litri di nafta presenti nella stiva: il carburante oleoso impedisce a molte persone di essere salvate e ne intossica molte altre che vanno a fondo.
Il peschereccio affonda intrappolando chi era nella stiva.

Il motopesca «Angela C» con tre pescatori era appena partito dal porto per una battuta di pesca. Hanno notato i migranti in difficoltà e si sono avvicinati immediatamente con la loro barca per prestare soccorso, dando l’allarme.
La Guardia Costiera è arrivata sul posto della tragedia di Lampedusa secondo alcuni subito dopo la segnalazione della tragedia, secondo altri dopo 60 minuti. E divampa la polemica.
Anche carabinieri, guardia di finanza, corvetta della marina militare e decine di pescatori lampedusani continuano le ricerche.
I superstiti salvati sono 155, di cui 41 minori (uno solo accompagnato dalla famiglia). Per quattro di loro è stato necessario il trasferimento all’ospedale di Palermo e una donna eritrea che sembrava morta è stata rianimata con il massaggio cardiaco.
Tra i superstiti anche lo scafista, un tunisino di 35 anni Kaled Bensalam, indicato da numerose testimonianze di sopravvissuti come il ‘comandante’. E’ indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina aggravato e anche per naufragio e omicidio volontario plurimo.
Omicidio: la maggior parte dei migranti infatti non ce l’ha fatta.
Video Corriere, corpi nelle bare
-http://video.corriere.it/dentro-hangar-camera-ardente-111-vittime/f2c0eaa6-2de4-11e3-89d5-cdac03f987bf

A metà pomeriggio un’altra sconcertante scoperta: il natante è quasi completamente affondato ed è stato avvistato dai piloti di un ATR42 della Guardia costiera.  Un centinaio di cadaveri, soprattutto donne e bambini, vengono individuati da alcuni sommozzatori della Guardia costiera sotto e all’interno del barcone rovesciato e affondato, localizzato a una quarantina di metri di profondità.
Il bilancio totale è di 368 morti,  360 eritrei e 8 etiopi,  per la maggior parte uomini, ma anche donne e bambini. (Quando il numero dei corpi recuperati era di 302, 210 di essi appartenevano a uomini, 83 a donne e 9 a bambini.)

I pescatori denunciano

Mentre si raccolgono i corpi dal mare divampano le polemiche. I più polemici sono i pescatori i quali avendo portato soccorso e salvato delle vite portandole a terra rischiano di essere accusati di violazione della legge Bossi-Fini in fatto di immigrazione illegale. Sembra anche che da parte di una vedetta della guardia costiera arrivò ai pescatori l’ordine di allontanarsi dal punto del naufragio.

Video Corriere, i pescatori raccontano
http://video.corriere.it/lampedusa-non-volevano-farmi-andare-porto-naufraghi/ef5925c2-2dad-11e3-89d5-cdac03f987bf
I pescatori che soccorsero i migranti vennero iscritti sul registro degli indagati per favoreggiamento dell’immigrazione illegale. Atto dovuto si disse, ma la legge (la Bossi Fini) fece il suo corso.
Il Testo Unico sull’immigrazione prevede il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per chiunque porti in Italia dei migranti senza un visto d’ingresso. Il reato punito è con la reclusione fino a tre anni e con una multa fino a 15mila euro per ogni persona “favorita”.

Tre pescherecci invece si sarebbero allontanati e non avrebbero soccorso i migranti in mare.
Il Codacons chiese alla Procura di Agrigento di individuare le imbarcazioni e procedere per il reato di omissione di soccorso e concorso in strage, con ripercussioni penali.

Il Ministro dell’Interno Angelino Alfano ha sostenuto: “I pescherecci passati vicino certamente non hanno visto i migranti.”
Il sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini disse invece che si erano astenuti «perché il nostro paese ha processato i pescatori che hanno salvato vite umane per favoreggiamento all’immigrazione clandestina».

Il riferimento del sindaco era probabilmente all’episodio dell’8 agosto del 2007 quando i capitani tunisini di due pescherecci salvarono 44 naufraghi provenienti dall’Africa che stavano per affogare e li portarono nel porto più vicino, quello di Lampedusa. Vennero sospettati di essere scafisti, subirono un processo lungo quattro anni (con una prima condanna a più di due anni), 40 giorni di carcere e il sequestro degli strumenti di lavoro.
Del processo contro i pescatori tunisini si occuparono molto la stampa estera e il Parlamento europeo: nel settembre del 2007, un centinaio di europarlamentari sottoscrissero un appello di solidarietà con i marinai tunisini.
Il Testo Unico sull’immigrazione prevede il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per chiunque porti in Italia dei migranti senza un visto d’ingresso. Il reato punito è con la reclusione fino a tre anni e con una multa fino a 15mila euro per ogni persona “favorita”. Del processo contro i pescatori tunisini si occuparono molto la stampa estera e il Parlamento europeo: nel settembre del 2007, un centinaio di europarlamentari sottoscrissero un appello di solidarietà con i marinai tunisini.

Vediamo questa sequenza dal film “Terramare” di Emanuele Crialese.
https://www.youtube.com/watch?v=R19t5mrZ2GM SCAR

Lampedusa e Sirio: la stessa storia

Nelle settimane successive si procedette al recupero del barcone soprattutto per riportare alla luce i tanti corpi che erano rimasti in fondo al mare. Ricordate la “Madonna dell’”Utopia”? La donna ritrovata nella stiva di quella nave con ancora stretto forte tra le braccia il proprio bambino. Anche qui parallelismi inquietanti tra “noi” e “loro”. Quasi capitoli diversi di una stessa storia.

“Sono impegnati circa 40 operatori subacquei – spiega Gianni Dessì, coordinatore delle operazioni subacquee – Stiamo svolgendo il lavoro all’interno del relitto, stiamo procedendo molto in profondità. Questa è l’operazione più tecnica che richiede maggior freddezza. Si deve penetrare all’interno del relitto, gli ambienti sono bui, bisogna rimuovere ogni ostacolo, operare con delicatezza portando le salme fuori in spazi molto ristretti. Parliamo di immersioni a 47-48 metri di profondità e sott’acqua si può stare poco. Operiamo sui 20′ a coppia”
Video recupero corpi intrappolati nel barcone

https://www.youtube.com/watch?v=_XP6jsW9NNI SCAR
Ricordate la “Madonna dell’”Utopia”? La donna ritrovata nella stiva di quella nave con ancora stretto forte tra le braccia il proprio bambino. Xx Migranti di ieri e migranti di oggi: una stessa storia.

I migranti a Lampedusa non sono morti invano. Questa è infatti la strage che dà origine all’operazione  Mare nostrum, che nei 12 mesi successivi salverà la vita a oltre 160 mila migranti provenienti dall’Africa grazie alle navi della Marina militare autorizzate a intervenire a ridosso delle coste libiche.
Poco tempo dopo la strage di Lampedusa, si è costituito il Comitato 3 Ottobre, con lo scopo di “fare riconoscere la data quale ‘Giornata della Memoria e dell’Accoglienza’ sia a livello nazionale che Europeo”.
Quante analogie tra “noi” e “loro”. Guardate queste fotografie.
Sono alcuni corpi recuperati dal mare di Lampedusa (2 foto) mentre questa è una foto del 1906 con i corpi del Sirio che il mare aveva portato a riva (foto Sirio).

Terminiamo il capitolo Lampedusa con una dolente riflessione dello scrittore Erri De Luca.

De Luca, il sale per non dimenticare. LAMPEDUSA, NON E’ PROFONDO IL MARE
https://www.youtube.com/watch?v=-xgdGYT3ZZo SCAR