Uno studente scrive. 3 ottobre 2016

Una delle peggiori tragedie del Mediterraneo è avvenuta il 3 Ottobre 2013, quando un barcone lungo 20 metri si incendiò nei pressi di Lampedusa, con a bordo circa 500 persone di cui se ne salvarono solo poche decine.

Ma perchè rischiano la vita per arrivare in Europa? Perchè non hanno nulla da perdere e hanno più probabilità di sopravvivere alla traversata che nel loro paese, perchè una persona non lascia tanto facilmente la terra in cui è nata e cresciuta. Infatti spesso quelle persone vengono da paesi dove infuria la guerra o dove sono perseguitati dallo stato.

Molte delle persone arrivate in Italia negli scorsi anni sono fuggite dall’ ISIS, che tutt’ora sta combattendo contro gli eserciti regolari. Una popolazione allo stremo per la guerra, di cui si sente parlare molto, recentemente, e che è diventata il simbolo di questi migranti, sono gli abitanti della città di Aleppo. In questa battaglia sembra che siano stati dimenticati tutti i trattati fatti dal 1864 (prima convenzione di Ginevra) ad oggi, per salvaguardare le popolazioni civili dalla guerra. Sembra quasi che il nemico sia la popolazione civile che viene bombardata costantemente e senza interruzioni, tant’è che si è arrivati a colpire anche i convogli umanitari di ONU, Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, uccidendo diversi operatori disarmati, durante il periodo di tregua che era stato organizzato per portare acqua, cibo e medicinali alla popolazione.

Popolazioni disperate che per arrivare in Europa rischiano tantissimo: non basta sfuggire alla guerra, bisogna trovare i soldi per la traversata (molto costosa) e sopravvivere anche alla criminalità e ai gruppi ribelli che si trovano lungo la strada. Il viaggio via mare avviene in condizioni paurose: dopo aver pagato circa 1000 dollari ciascuno, le persone vengono stipate in condizioni disumane sulle barche, occupando qualsiasi spazio disponibile, non avendo neanche lo spazio per sedersi.

I barconi, dopo aver affrontato una lunga traversata in mare, vengono intercettati e soccorsi dalla Guardia Costiera e dalla Marina Militare, che stanno impiegando moltissime risorse per questo. I migranti, una volta sbarcati, vengono assistiti dalla Croce Rossa e da altre associazioni, convinti di essere arrivati nel “mondo moderno” dove potranno lavorare e continuare a vivere senza più doversi preoccupare della guerra. Invece arrivano in un paese che sta affrontando un periodo di crisi economica e in cui è difficile trovare un lavoro.

L’Italia non può affrontare l’emergenza da sola o con il solo aiuto di pochi altri paesi. L’intera Europa deve coordinarsi, cosicchè l’emergenza migranti diventi sono un piccolissimo sforzo per ogni paese. L’Unione Europea che continua a discutere dell’argomento senza concludere nulla di definitivo è anch’essa un problema. L’Unione Europea che tanto chiede e nulla dà all’Italia, in cui i migranti finiscono allo sbando. Infatti spesso i migranti vengono coinvolti dalla criminalità organizzata italiana che cerca sempre manodopera per continuare le attività di furti, commercio di droga, prostituzione e altro.

Questi migranti spesso non hanno alternative e si vedono costretti a lavorare illegalmente o per la criminalità per sopravvivere, alimentando razzismo nei confronti dei “neri” da parte degli italiani, che troppo spesso fanno di tutta l’erba un fascio. L’opinione pubblica italiana è divisa in due: la maggioranza sostiene che i migranti (tutti) rubano il lavoro algi italiani e delinquono, quindi vanno riportati nei paesi d’origine. La minoranza invece sostiene che i migranti, come rifugiati politici o profughi, vadano accolti e integrati nella società. E mentre i politici continuano a discutere della cosa senza concludere niente, in Europa e nel mondo rimane alta la paura per il terrorismo, perchè molti attentatori si nascondono fra i migranti fingendosi profughi.

L’allerta terrorismo è molto alta in particolare nel mondo occidentale dove ogni giorno vengono segnalate ai centralini d’emergenza presunte bombe che spesso, per fortuna, si rivelano falsi allarmi. Insieme alla paura per il terrorismo, mentre si continua a vivere con l’esercito che presidia punti sensibili e pattuglia le maggiori città sta rinascendo il razzismo, soprattutto nei confronti dei musulmani, considerati terroristi, e i neri ritenuti “nullafacenti pagati con i soldi delle tasse”, “rubalavoro”, criminali, o tutti e tre contemporaneamente.

Neri soggetti a razzismo anche negli Stati Uniti che gridano al razzismo in ogni situazione, spesso aiutati dai media che trasformano in abuso di potere, l’uccisione di un nero da parte della polizia, dopo che è scappato e ha sparato contro gli agenti (avranno pur diritto alla legittima difesa i poliziotti?). Ingiuste violenze sui neri che in molti casi esistono e in molti altri no in America, mentre in Europa si fatica ad accettarli nella vita di tutti i giorni.
Per concludere, secondo me l’Europa dovrebbe aiutare maggiormente, tanto nelle operazioni di soccorso quanto nella distribuzione dei migranti nei vari paesi. Sarebbe impossibile rimpatriare milioni di persone che fuggono da condizioni spaventose e una volta riportati a casa, tornerebbero sicuramente. I migranti vanno aiutati e distribuiti per l’Europa in modo da non rimanere un “grande problema” per i singoli stati, ma diventare un “minuscolo problema”, gestibile, per tutta l’Europa.

Per quanto riguarda il razzismo la soluzione è che tutti, dal primo all’ultimo, la smettessimo di giudicare le persone in base a stereotipi. Razzismo che è anche causato dalla paura per il terrorismo: dovremmo smettere di preoccuparcene e continuare a vivere come tutti i giorni, confidando nell’ottima intelligence italiana, che fa un ottimo lavoro per sventare eventuali attentati, lavoro che spesso passa inosservato.

Paolo Paglialonga, Istituto tecnico Bernocchi di Legnano