Gli intellettuali nella Grande guerra

settembre 2016

Nuova pubblicazione

Gli intellettuali e la Grande guerra

Scrittori, artisti, politici italiani nella prima guerra mondiale tra interventismo e opposizione

PREMESSA
di Alfonso Rezzonico
In occasione del centesimo anniversario dell’ingresso dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale si era costituito un nutrito gruppo di appassionati di storia contemporanea ( abilmente coordinati dal prof. Giancarlo Restelli ) con l’obiettivo di studiare una serie di aspetti significativi di tale conflitto. Da quel lavoro collettivo erano nati una mostra itinerante e un volume che raccoglieva i contributi dei vari collaboratori. Sul modello di quella recente e proficua esperienza si è pensato di proseguire e approfondire la ricerca. Come nel recente passato, il lavoro che qui presentiamo non avrebbe visto la luce senza il convinto patrocinio, che non è mancato nemmeno in questa circostanza, dell’Amministrazione comunale di Legnano , della sezione A.N.P.I. di Legnano e dell’Ecoistituto della valle del Ticino, ai quali vanno i nostri sentiti ringraziamenti.
Dopo la guerra di tanti anonimi ( il sottotitolo del volume era Tra fili spinati e trincee “l’inutile strage” che contrassegnò il Novecento ) questa volta si prende in esame il ruolo svolto dagli intellettuali: una guerra con “ nomi e cognomi”, più o meno noti al grande pubblico. I circa 20 collaboratori, diversi per percorso di formazione, mentalità e sensibilità, hanno prodotto 25 contributi che vanno ad indagare aspetti differenti ma tutti egualmente significativi. Tanti collaboratori, dunque, tante voci diverse che vanno a comporre un’opera “polifonica”; siamo convinti che la formula funzioni e che questa varietà di temi e di stili costituisca una ricchezza. I singoli contributi, pur con l’ovvia esigenza di condensare in un numero limitato di pagine i concetti presi in esame, analizzano le diverse opinioni che si vennero a determinare prima dell’adesione dell’Italia al conflitto , l’acceso dibattito tra neutralisti e interventisti con le numerose e sfumate scelte e prese di posizione di poeti, artisti, giornalisti, intellettuali appunto di varia matrice ideologica ed estrazione sociale. Emergono così le opinioni di coloro che vollero la partecipazione al conflitto in nome del vitalismo e dell’affermazione di sé, come D’Annunzio, della ricerca di una patria, come Ungaretti, del desiderio di dare compimento in chiave democratica al processo iniziato col Risorgimento come il giovane Lussu, del desiderio di ordine e riscatto come Gadda, di chi ritenne semplicemente che occorresse “fare il proprio dovere” , come Stanghellini. Parallelamente vengono indagate le possibilità offerte dai nuovi strumenti e dai nuovi mezzi di propaganda in una società che diveniva “ di massa” come i manifesti , le vignette e i disegni satirici o le copertine dei periodici a diffusione nazionale. Si dedica poi ampio spazio alle tesi dei neutralisti, dei pacifisti e di coloro che si opposero energicamente alla guerra, con figure interessanti e originali come Fanny Dal Ry, Amadeo Bordiga e l’anarchico Luigi Fabbri. L’analisi viene poi completata analizzando, sempre naturalmente in rapporto alla guerra, forme espressive vecchie e nuove come arte, stampa, musica, cinema , concludendosi, prima dell’appendice, con notazioni sugli scienziati italiani in trincea.
Una tavolozza policroma, quindi, “ tutti i colori” di quel conflitto, del conflitto per antonomasia, una guerra nella quale, tuttavia, alla fine il tono dominante sarebbe stato il colore nero del lutto.

Presentazioni:

  • Canegrate, 27 ottobre, biblioteca
  • Inveruno, 2 novembre, biblioteca
  • Gaggiano, 3 novembre, biblioteca
  • Legnano, 4 novembre, Leone da Perego
  • 8 novembre, Dairago, biblioteca
  • 9 novembre, Caronno, biblioteca
  • novembre, scuola media di Rescaldina, ore 9.00
  • 11 novembre, Arconate
  • 13 gennaio, Rescaldina, biblioteca
  • Gennaio, Milano Anpi libri

– Per scaricare e leggere tutto il libro:
https://drive.google.com/open?id=0B2oiTbuM9ihjcklwY1BjOU9DanM

  • Canegrate, 27 ottobre

http://www.sempionenews.it/cultura/gli-intellettuali-la-grande-guerra-2/

http://www.sempionenews.it/cultura/presentazioni-gli-intellettuali-e-la-grande-guerra/

  • Legnano, 4 novembre

http://www.legnanocitta.it/legnano/

Premessa

di Giancarlo Restelli

Questa sera presentiamo un libro dedicato al centenario della prima guerra mondiale. Il titolo è “Gli intellettuali e la Grande Guerra. Scrittori, artisti, politici italiani nella Prima guerra mondiale tra interventismo e opposizione”
Vi racconto brevemente come siamo arrivati a questo libro con le sue 700 pagine in due volumi.
Il libro contiene una serie di saggi (ne ho contato 25) scritti da colleghi docenti ma anche da amici che nella vita si occupano di tutt’altro rispetto alla scuola e all’insegnamento.
Circa un anno e mezzo fa mi sono rivolto a una ventina di persone chiedendo la loro collaborazione con la stesura di uno o due saggi e quasi tutti hanno risposto positivamente. Un primo elemento di soddisfazione da parte mia e di tutti i collaboratori.
Poi grazie a Renata abbiamo impaginato il testo e lo abbiamo stampato anche grazie al patrocinio di Anpi Legnano, dell’Amministrazione comunale di Legnano e dell’Eco Istituto di Cuggiono. A queste associazioni e amministrazioni diciamo grazie!

Perché dedicare un libro agli intellettuali italiani al tempo della Grande Guerra? Le motivazioni sono diverse.
– Prima di tutto non dobbiamo dimenticare che dal 2014 al 2018 ogni anno appartiene al centenario di questa guerra che ha provocato grandi cambiamenti in Europa (pensiamo al fascismo, al nazismo e poi alla seconda guerra mondiale) senza contare i milioni di vittime
– Seconda cosa volevamo cogliere l’occasione per studiare da vicino il ruolo degli intellettuali italiani nella guerra che, come si può immaginare, è stato fondamentale

Fondamentale non perché siano stati politici, scrittori, giornalisti, artisti, poeti, filosofi a portare l’Italia in guerra. Qui è necessario fare opportune distinzioni.
A volere l’Italia in guerra (24 maggio 1915) è stata la classe dirigente italiana in tutte le sue articolazioni: politici liberali e nazionalisti, monarchia, apparati militari, industriali e finanza per logiche di potenza mediterranea e balcanica in caso di vittoria. L’Italia doveva cessare di essere l’ultima delle grandi potenze o la prima delle potenze minori per ritagliarsi un ruolo di primo piano in Europa accanto ai vincitori. Adriatico, Istria, Dalmazia, Albania, Balcani, Asia Minore turca sono gli obiettivi.
Gli intellettuali hanno avuto il compito di tradurre in ideologie, spesso fumose e contraddittorie, questi interessi corposi legati a sfere di influenza politica, militare e affaristica che l’Italia avrebbe conquistato. L’obiettivo era il consenso alla guerra. “Fabbricare la vittoria!” come è stato detto.
Questo compito (il consenso per la vittoria) non si è esaurito con il 24 maggio 1915 ma è continuato per tutti gli anni di guerra con un ruolo particolarmente importante soprattutto dopo Caporetto quando tutto sembrava sfasciarsi ed era fondamentale mantenere in piedi lo Stato e l’esercito. Anche in questi frangenti il contributo dato dagli intellettuali non è mancato (Ufficio P). P come propaganda all’iterno dell’esercito.

Funzioni dell’ideologia
Come agivano gli intellettuali? Facciamo degli esempi. Il soldato per combattere ha bisogno di buoni motivi ideali: la disciplina in guerra non può essere solo passiva. La classe degli ufficiali (soprattutto quelli di complemento) a maggior ragione aveva ancora più bisogno di motivi ideali per giustificare il proprio sacrificio e la morte dei propri uomini sui campi di battaglia. E anche il Paese, cioè l’opinione pubblica, avrebbe sopportato meglio i sacrifici della guerra (partenza ed eventuale morte dei figli e dei mariti, scarsezza di cibo…) se la guerra fosse stata sostenuta da motivazioni idealmente nobili e giuste.
E’ a questo punto che entrano in gioco gli intellettuali i quali hanno il compito di tradurre in linguaggi comprensibili alle diverse classi sociali gli obiettivi di guerra e gli ideali che la sorreggono.
Non dicono la verità, ossia che la guerra è stata voluta dalla classe dirigente per motivazioni di potenza: agitano il mito di “Trento-Trieste” e dei fratelli giuliani e trentini da liberare dall’imperatore impiccatore, tema di sicuro successo.
Altro tema è “La guerra che porrà fine a ogni guerra” con la sconfitta dei barbari tedeschi e austriaci. Per la vasta pattuglia dei Gaetano Salvemini, Cesare Battisti, Nazario Sauro, Emilio Lussu, Scipio Slataper, i fratelli Stuparich… questa guerra sarebbe stata l’ultima una volta sconfitto il barbaro militarismo prussiano e asburgico e completato il Risorgimento con la liberazione degli italiani ancora “non redenti”.

Consapevoli o no di dire il falso, in ogni caso consegnarono il paese alla guerra.

Gli interventisti
Altri intellettuali, in primis i futuristi, ponevano in primo piano altre tematiche: la guerra per loro era un’esperienza straordinaria da vivere intensamente. È il concetto della “guerra festa”, della “guerra spettacolo supremo” di ardimenti ed eroismi, della “guerra sola igiene del mondo”, slogan coniato dal maggior futurista, Filippo Tommaso Marinetti.
Altri invce erano convinti che questa guerra avrebbe curato i tanti mali che affliggevano l’Italia fin dalla sua costituzione: miseria, sottosviluppo, inefficienza della politica… quindi la guerra per porre fine all’”italietta giolittiana” e porre le basi per un grande avvenire (“guerra farmaco”). Questa fu la posizione di Amendola.
Ma nacquero altri atteggiamenti, se vogliamo più seri e responsabili, come quello rappresentato da Carlo Emilio Gadda (ma anche Emilio Serra) secondo il quale questa guerra avrebbe posto in gioco il destino dell’Italia e quindi ogni uomo avrebbe dovuto prenderne parte, senza facili entusiasmi, nella consapevolezza che nel momento in cui il cannone tuonava tutti dovevano essere ai propri posti di combattimento.

I neutralisti
Non ci furono solo gli interventisti con il loro carico di ideologie e atteggiamenti spesso contradditorie tra di loro. Anche a sinistra ci fu molta confusione o poco coraggio.
Poco coraggio nel Psi quando la direzione del partito appena iniziata la guerra prese la famosa posizione del “né aderire né sabotare”, posizione pilatesca come se la guerra non riguardasse il proletariato che il partito avrebbe dovuto sempre difendere. Il risultato furono i milioni contadini e operai massacrati al fronte.
Confusione ideologica fu espressa invece dai sindacalisti rivoluzionari (Corridoni, De Ambris…) con la convinzione che la guerra avrebbe preparato la rivoluzione socialista. Al contrario in Italia abbiamo avuto il fascismo al termine della guerra.
In ogni caso nessun intellettuale socialista in Italia (neppure Amadeo Bordiga nel testo) ebbe la stessa chiarezza politica di un Lenin in Russia o di Rosa Luxemburg in Germania: lavorare per trasformare la “guerra imperialista in rivoluzione socialista” agitando lo slogan “Il nemico è in casa nostra”.

Gli intellettuali cattolici furono invece divisi tra la fedeltà al Papa (Pio X e poi Benedetto XV) il quale predicava fin dall’inizio la cessazione di una guerra vista come “inutile strage” e l’altra fedeltà al proprio Paese in guerra che voleva dire schierarsi a favore della guerra nazionale (ruolo fondamentale dei cappellani militari accanto ai soldati in trincea).
L’adesione dei cattolici italiani alla guerra fu generalmente convinta nonostante la guerra fosse combattuta contro altri cattolici, anzi contro il cattolicissimo impero d’Austria.

Ci sono stati anche i pacifisti nell’Italia negli anni della guerra (la figura di Fanny Dal Ry nel libro). Ma la loro voce, subito frenata dagli apparati repressivi, non è stata in grado di combattere il patriottismo dilagante e di giungere nelle trincee.

Ecco perché il libro è arrivato a 700 pagine. Non perché volevamo parlare di tutti gli intellettuali italiani in maniera esaustiva (è un mondo così complesso da rendere vana ogni sintesi) ma solo dare un’idea non superficiale delle tante voci e delle tante ideologie che nacquero, si combatterono, morirono tra il ’15 e il ’18 così come si combatteva e si moriva realmente sui campi di battaglia.