“Come il francobollo testimonia la Storia”

Prefazione al libro di Giangiorgio Bombelli

25 Aprile 1945

“Come il francobollo testimonia la Storia”

Lito Tipografica, Castellanza, 2007

Il francobollo può “testimoniare la storia” e, nel nostro caso, il convulso periodo tra l’8 settembre ’43 e il 25 Aprile del ’45? Sembrerebbe una domanda azzardata destinata a una risposta benevolmente scettica.

In realtà le cose non stanno così, soprattutto se il lettore avrà la pazienza di leggere con attenzione l’intelligente libro di Giangiorgio Bombelli.

Il francobollo è essenzialmente immagine simbolica e in quanto tale espressione significativa e concentrata di quelle tensioni etico-politiche che travagliarono i venti mesi in cui il nostro Paese, dopo l’annuncio dell’armistizio dell’8 settembre ‘43, precipitò in una durissima guerra contro l’invasore nazista e in un’altra guerra, altrettanto feroce, contro il fascismo saloino alleato del nazismo.

Quindi ben ha fatto l’autore a collezionare con perizia i francobolli di questa raccolta con lo scrupolo del filatelico e la passione di chi vuol raccontare vicende importanti affinché non vadano perdute.

Ma questo libro non è solamente una raccolta di francobolli per filatelici. Forse il pregio maggiore del lavoro di Bombelli è l’aver unito i francobolli a brevi note di carattere storico che accompagnano il lettore lungo i mesi nei quali nasce e si consolida la Resistenza fino alla vittoria del 25 Aprile.

E così mentre il lettore osserva con curiosità e interesse i singoli francobolli, senza che la lettura lo annoi, rivede in sintesi la storia tragica ed eroica del biennio 1943-45.

Ma non c’è solo la Resistenza in questa pubblicazione. I primi francobolli della raccolta risalgono al primo anniversario della Marcia su Roma (ottobre ’23) fino ad arrivare a un francobollo emesso l’11 novembre del 2006 in ricordo dei ventidue militari italiani caduti a Nassiriya tre anni prima.

Quindi, seppure con qualche lacuna inevitabile, il lettore si troverà a ripercorrere la storia d’Italia a partire dall’avvento del fascismo fino ai nostri giorni attraverso uno strumento sicuramente accattivante e intelligente, e aggiungerei anche originale, qual è il francobollo.

Qual è il valore storico del francobollo?

Il francobollo, per sua natura, si prestava durante il Ventennio a un’opera di propaganda considerando i tanti italiani che ogni giorno spedivano o ricevevano posta, che poi erano i destinatari dei messaggi politici contenuti nell’immagine.

Potrei citare come esempio significativo, tra i tanti, i francobolli messi in circolazione per sancire la firma del Patto d’Acciaio tra Italia e Germania nel 1939: le prime emissioni vedono Hitler e Mussolini, uno di fronte all’altro, divisi da piccole colonnine.

Molto probabilmente questa immagine sarà apparsa poco “virile” e guerresca e come tale fu poi sostituita da un’altra raffigurazione nella quale, sempre uno di fronte all’altro, i due dittatori indossano l’alta uniforme, le colonnine scompaiono (quasi ad abbattere gli ultimi ostacoli alla piena integrazione italo-tedesca) e di lato compaiono due minacciosi soldati, uno italiano l’altro tedesco.

Anche il movimento partigiano capì subito l’importanza del francobollo quale veicolo per rafforzare la lotta oppure per conservare la Memoria delle vittime, subito dopo la vittoria contro il nazi-fascismo.

Mi sembra molto significativa la serie di “francobolli” (anche se in questo caso il termine è improprio) stampata dall’Istituto Poligrafico dello Stato nel 1945-46, per ricordare i volti dei tanti martiri della guerra di Liberazione.

Era evidente la volontà di non dimenticare quale tributo di sangue era costato il 25 Aprile in una nuova Italia dove le preoccupazioni legate alla ricostruzione e alla sopravvivenza quotidiana sembravano mettere in ombra il periodo precedente.

Nel libro ci sono anche momenti curiosi legati allo sfruttamento della stessa immagine in un momento di penuria di carta e di mancanza di macchinari per stampare i francobolli.

Mi sto riferendo alla serie commemorativa dei Fratelli Bandiera, nel centenario della loro morte (1844-1944), emessa dalla R.S.I. e utilizzata da quasi tutti i C.L.N. nelle zone liberate o da loro controllate.

Così circolarono francobolli con l’immagine dei Fratelli Bandiera con la dicitura “Repubblica Sociale Italiana”  e stampato sopra, con un carattere più marcato, “C.L.N. Ariano Polesine” o “Partigiani Alto Adige”.

Anche la Brigata fascista “Aldo Resega”, tristemente nota per la repressione dei partigiani nell’Alto Milanese, utilizzò come forma di propaganda e di autofinanziamento l’immagine dei Fratelli Bandiera.

Lo stesso discorso si potrebbe fare per i tanti francobolli con stampata l’effigie del re Vittorio Emanuele III, i quali circolarono anche nella R.S.I. con il volto del monarca più o meno coperto, quasi in segno di dileggio, da scritte quali “Guardia Nazionale Repubblicana”, “Partito Fascista Repubblicano” o “Repubblica Sociale Italiana”. A volte invece erano varie combinazioni di colore del Fascio Littorio a far assumere al volto del re un profilo deforme.

Sono aspetti grotteschi di una guerra che fu in realtà lunga e densa di  atti efferati.

A questo punto non posso far altro che elogiare ancora il bel libro di Giangiorgio Bombelli perché ci offre un angolo di visuale davvero inaspettato e nello stesso tempo suggestivo della storia della Resistenza.

Il mio auspicio è che questa ricerca abbia la diffusione che merita soprattutto tra i giovani e non solo tra gli appassionati di filatelia.

Sono sicuro che durante la lettura l’interesse dei lettori sarà sempre alto perché questo non è né un semplice libro di storia, che racconta in forma succinta gli eventi, e neppure una semplice raccolta di francobolli.

E’ in realtà una ricerca che fonde il necessario rigore del discorso storico con la proposta di un percorso intelligente e originale nella filatelia dei decenni presi in esame.

Il risultato è un libro gradevole e piacevole nel quale il francobollo diventa Testimonianza autorevole della Storia.

Giancarlo Restelli