29 maggio 1176. Una battaglia che cambiò il corso della storia

29 maggio 1176

Una battaglia che cambiò il corso della storia

“Si combattè dunque dall’ora terza alla nona,

ma la vittoria spettò ai lombardi.

Molti furono uccisi da entrambe le parti,

alcuni fra i nobili vennnero catturati”

dagli “Annali” di Colonia

Il 29 maggio 1176 fu combattuta nei pressi di Legnano una battaglia che merita di essere raccontata perché segnò una svolta nell’ambito della storia politica e militare del Basso Medioevo.

In questo testo lascerò da parte cause e conseguenze della battaglia di Legnano per concentrare il discorso su quanto avvenne quel giorno.

28 maggio

Il giorno precedente la battaglia (28 maggio) Federico I Barbarossa, imperatore del Sacro romano impero germanico, si trovava a Como pronto a raggiungere Pavia dove lo aspettava il grosso delle sue truppe (cavalleria e fanteria) mentre a Como Federico aveva circa 3.000 cavalieri nella maggior parte appena giunti dalla Germania.

L’obiettivo di questa ennesima calata di Federico nel Nord Italia era la distruzione della odiata Alessandria ma l’imperatore sperava di poter anche assestare un colpo definitivo all’esercito della Lega Lombarda.

L’obiettivo della Lega invece era impedire a Federico di raggiungere Pavia sconfiggendolo quando era ancora vulnerabile. Era necessario tagliargli la strada e la scelta cadde su Legnano.

Scrive Paolo Grillo, autore della migliore ricostruzione della battaglia di Legnano apparsa in questi ultimi anni:

“La scelta di Legnano quale base operativa (della Lega, nda) era sicuramente ben meditata. La posizione strategica della località consentiva all’esercito comunale di sbarrare la via del Sempione, nel caso che Federico intendesse compiere un’incursione contro Milano, sia, con una breve marcia, di impedire l’avanzata verso Pavia. Se poi l’imperatore avesse effettuato una semplice diversione per procedere sull’asse Como-Milano, puntando decisamente sulla metropoli, una via abbastanza celere avrebbe consentito alla cavalleria di portarsi a Saronno. Inoltre Legnano era sottoposta alla signoria dell’arcivescovo ambrosiano, all’epoca fervente sostenitore della lotta antimperiale, e i suoi abitanti avrebbero fornito alloggio, strame per i cavalli e appoggio logistico per i trasporti di armi e rifornimenti. Si poteva così contare anche sulle risorse locali per nutrire e alloggiare la massa di forse 15.000 uomini che si era mossa da Milano”.

(Paolo Grillo, “Legnano 1176. Una battaglia per la libertà”, Editori Laterza 2010, pp.120-121).

Da Milano le truppe della Lega mossero su Legnano e si accamparono nella nostra città sperando nello scontro con il Barbarossa.

Le forze in campo

Le forze della Lega sono ingenti: circa 2.500-3.000 cavalieri e 10-12.000 fanti a difesa del Carroccio. Le forze del Barbarossa sono simili solo per quanto riguarda la cavalleria, 2.500-3.000 uomini ben armati e giustamente temuti per la loro abilità sul campo, ma l’imperatore è privo di fanteria che si trova a Pavia.

Quindi può essere battuto, anzi deve essere battuto prima che a sua volta diventi difficile sconfiggerlo con l’unione delle forze imperiali. Questo è l’obiettivo della Lega dove il predominio di Milano è più che evidente.

Sulla strada per Pavia Federico decide di fermarsi a dormire nel castello di Cairate nella notte tra il 28 e il 29 maggio dove sapeva che sarebbe stato ben accolto. Il territorio di Cairate (pur in territorio milanese) apparteneva al vescovo di Pavia e i monaci di una locale abbazia non mancarono di ospitalità.

Il giorno dopo Federico voleva attraversare il più in fretta possibile con i suoi cavalieri un territorio a lui ostile e raggiungere Pavia. Non poteva sapere che in prossimità del borgo di Legnano avrebbe incontrato le forze dei Comuni antimperiali.

Le forze della Lega invece passarono la notte a Legnano, tra canti e preghiere propiziatorie.

29 maggio

Dopo aver superato l’Olona nei pressi di Cairate era ormai chiaro che l’obiettivo era Pavia e non Milano. Era altrettanto chiaro che a causa della penuria di strade l’imperatore sarebbe sicuramente passato da Busto Arsizio scendendo verso Legnano, ma lì lo aspettavano gli armati della Lega.

La Lega aveva scelto con cura il luogo della probabile battaglia che non fu a Legnano ma a nord di Borsano (dove passava la strada per Magenta) in località Sacconago. Lì attesero il passaggio del Barbarossa in una spianata difesa alle spalle da profondi fossati. Posizionarono per bene fanteria, cavalleria e soprattutto il Carroccio. Contavano soprattutto sull’effetto sorpresa, che poteva rivelarsi decisivo.

Muovendosi all’alba dovevano essere le nove del mattino quando l’avanguardia di Federico incontrò una parte dei cavalieri della Lega mandati avanti in perlustrazione.

Ora Terza (ore nove del mattino): inizia l’attacco germanico

Settecento cavalieri della Lega si scontrarono con trecento cavalieri germanici mettendoli in fuga ma l’ardore dei milanesi giocò un brutto tiro perché nella foga dell’inseguimento arrivarono a contatto con il grosso dei cavalieri del Barbarossa, che a loro volta misero in fuga i cavalieri lombardi.

Il primo scontro si era svolto a favore dei germanici ma a spron battuto si stavano avvicinando pericolosamente alle forze della Lega accampate poco oltre tra prati e macchie di bosco.

Federico commise un errore?

A questo punto Federico fece a detta di alcuni storici un errore che si rivelò esiziale: accettò lo scontro invece di ritirarsi di fronte alla superiorità nemica.

Ma come scrive Paolo Grillo non era per nulla facile fare marcia indietro: era in gioco l’onore di bellicosi cavalieri tedeschi poco propensi a non combattere di fronte a forze militari di origine borghese che disprezzavano. La ritirata a Como poteva anche significare la sconfitta definitiva con il mesto ritorno in Germania. Quindi era necessario combattere e la Lega non chiedeva di meglio.

Di fronte alla cavalleria corazzata di Federico si erge la fanteria: circa 10-12.000 fanti in più file ravvicinate con una selva di lance puntate sui cavalieri germanici. Dietro i cavalieri appiedati, a protezione del Carroccio.

Intanto ci si prepara allo scontro tra suoni di trombe, urla di battaglia e sventolare di vessilli.

Inizia la battaglia

L’inizio delle ostilità spettò alle forze di Federico con i primi attacchi alle linee della fanteria. L’obiettivo dei primi assalti della cavalleria tedesca era scompaginare le file nemiche provocando situazioni di panico e di fuga disordinata tra i fanti appiedati. Se tra i fanti qualcuno avesse abbandonato la posizione si sarebbe creato un vuoto dove la cavalleria nemica si sarebbe incuneata creando scompiglio e disordine.

Particolarmente temibile era la lancia lunga due metri e mezzo che i cavalieri tenevano sotto l’ascella. La velocità dei cavalli (circa 40 chilometri orari) rendeva temibile l’impatto.

Invece i fanti della Lega rimasero tetragoni al loro posto con un coraggio degno d’esempio. Più volte i cavalieri di Federico lanciarono i loro cavalli contro lo schieramento minaccioso di punte di lance ma furono costretti a fermare i loro cavalli a pochi metri. Questi assalti reiterati durarono ore tra urla di guerra, incitamenti bellicosi e maledizioni scagliate al cielo.

Per capire il coraggio dei fanti dobbiamo fare riferimento a due aspetti:

–         combattevano a difesa della loro terra

–         tra di loro c’erano molti legami di tipo parentale

Combattere avendo a fianco il padre, il fratello, gli abitanti della stessa parrocchia o dello stesso quartiere aumentava il coraggio e diminuiva il rischio delle defezioni.

Contò molto anche l’addestramento della fanteria nonostante fosse formata dal popolo delle città normalmente dedito ad attività economiche.

Difficile dire come si svolse la battaglia nelle ore successive di fronte all’ostinata resistenza dei fanti della Lega. Le fonti sono poche e lacunose.

Scrive Paolo Grillo che probabilmente i cavalieri di Federico scesero da cavallo per combattere a piedi. L’armatura che indossavano era relativamente leggera e la spada pesante due chilogrammi (a doppia lama) era micidiale nel corpo a corpo.

Ora Nona (ore tre del pomeriggio): la svolta

A questo punto c’è la svolta della battaglia: i fanti comunali, per nulla intimoriti, mossero contro i tedeschi con un contrattacco che si rivelò decisivo, anche perché sostenuto dalla cavalleria lombarda che era ritornata sul campo di battaglia dopo essere stata vanamente inseguita dalla cavalleria teutonica nel corso del primo scontro.

I tedeschi aggrediti dalle orde dei fanti e di lato dalla cavalleria lombarda fuggirono precipitosamente con un bilancio probabilmente alto di morti, feriti e uomini catturati. Altri morirono annegando nel tentativo di superare il Ticino.

Non è improprio dire che quel giorno l’esercito imperiale subì una grave disfatta.

La fuga ingloriosa di fronte al nemico fu probabilmente causata dalla perdita del vessillo imperiale durante uno dei primi attacchi e dalla scomparsa dell’imperatore dal campo di battaglia. Nonostante i suoi cinquantaquattro anni l’imperatore aveva sicuramente partecipato a qualche assalto della cavalleria ma di fronte al prepotente contrattacco della fanteria era stato disarcionato e aveva morso la polvere.

Miracolosamente riuscì ad allontanarsi dal campo di battaglia confondendosi con i cavalieri in fuga. Raggiunse faticosamente Como quello stesso giorno e dopo una settimana arrivò con pochi uomini a Pavia dove l’imperatrice l’aveva dato per morto.

La vittoria della Lega fu totale e cambiò il corso della storia: l’imperatore non scese più in Italia e riconobbe le autonomie comunali (Pace di Costanza, 1173).

Una grande battaglia

Non è campanilismo sostenere che quanto avvenne nei dintorni di Legnano fu un grande fatto storico. Per numero di combattenti questa battaglia superò altre battaglie dell’XI e del XII secolo. Ma soprattutto Legnano merita di essere ricordata perché fu la prima battaglia in cui la fanteria comunale ebbe il sopravvento sulla più titolata cavalleria aristocratica. L’umile artigiano gettava nella polvere il principe tedesco carico di titoli.

Fu la vittoria delle forze popolari del Nord Italia rispetto alle vecchie aristocrazie medievali. Simbolicamente fu la vittoria dei ceti sociali cresciuti con i commerci e le attività produttive (le borghesie cittadine) rispetto alle vecchie forze sociali legate alla grande proprietà terriera medievale.

Un mondo nuovo trovava la consacrazione a Legnano quel giorno.

I teutonici per aiutare l’imperatore entrarono in Lombardia,

ma appena arrivati furono uccisi o catturati

quasi tutti dai lombardi e solo pochi fuggirono”

dagli “Annali” di Disenberg

Giancarlo Restelli

restellistoria.altervista.org/author/admin/

– Due studenti rievocano la battaglia

http://www.youtube.com/watch?v=9dgFo3ECC_g

– La vera storia della Lega Lombarda, quella nel 1176

http://restellistoria.altervista.org/scritti-vari/la-vera-storia-della-lega-lombarda-quella-del-1167/