Antonio Bernocchi: 90esimo Città di Legnano

Nel Novantesimo della città di Legnano

Antonio Bernocchi

“La prima edizione della Coppa Bernocchi, una delle sfide classiche del ciclismo, è targata 1919. Arrivo a Legnano in un giorno d’ agosto: vince Ruggero Ferrario, secondo Ugo Bianchi e Primo Magnani è sul terzo gradino del podio. Una corsa tutta lombarda dedicata ad Antonio Bernocchi. Lui era nato il 17 gennaio 1859 a Castellanza. La famiglia è di gente umile e che lavora tutti i santi giorni per costruirsi un domani. Studia alla Scuola Tecnica di Busto Arsizio, ma senza arrivare al diploma. A quindici anni si era già adulti allora. Il papà di Antonio con sacrifici (molti) e risparmi (pochi) aveva aperto un’attività di candeggio a Legnano. È la seconda metà dell’ Ottocento gli artigiani si trasformano in industriali e molti operai provano a far anche da soli. La rivoluzione è cominciata. Le fabbriche spuntano a cambiare la vita e il futuro. Nel 1898 la famiglia Bernocchi fonda a Legnano uno stabilimento tessile e Antonio è in prima fila a far funzionare l’ impresa. Vede lontano lui. Vede nuovi colori, nuovi tessuti, nuove fibre. Uno staff di tecnici lo aiuta a prestare attenzione alle novità e alla moda. Nel 1905 è nominato Cavaliere del Lavoro. Nascono gli stabilimenti di Nerviano, Cerro Maggiore, Angera. Antonio Bernocchi è di quelli che non si fermano mai. Viene eletto sindaco di Legnano e, nel 1929, senatore del Regno. Lascia tracce indelebili. È grazie a lui che nasce a Legnano l’ istituto professionale che ancora oggi porta il suo nome. Nel 1917 fonda «La Patria riconoscente», nucleo vitale dell’ Opera nazionale combattenti. Nascono grazie a Bernocchi l’ asilo infantile di Cerro Maggiore e la colonia elioterapica. Ancora, il padiglione di chirurgia e la casa di cura all’ospedale di Legnano. Si spegne a Milano l’ 8 dicembre del 1930. Nel testamento non si dimentica di Milano: lascia i fondi al Comune che serviranno per la costruzione del palazzo della Triennale, che verrà inaugurato nel 1933. Una vita quella di Antonio Bernocchi che ricorda davvero la classica del ciclismo: una vita intera a pedalare, senza curarsi della fatica, delle salite e delle discese più ripide. L’ importante è arrivare al traguardo e la vittoria è sicura”.

Basterebbe questo breve ritratto apparso nel “Corriere della Sera” nel 2010 per fare di Antonio Bernocchi un uomo di grande spessore culturale e umano e non solo un imprenditore di successo.

Parliamo di lui perché la Scuola operaia da lui fondata nel 1917 venne inaugurata il 5 ottobre 1924, lo stesso giorno in cui Legnano divenne Città grazie a una Regia Patente consegnata a Legnano da Mussolini, allora capo del governo. Di quel giorno rimane un ampio servizio della “Cronaca Prealpina”.

È inutile dire che ancora oggi il nome Bernocchi nella Legnano che festeggia il suo Novantesimo è molto presente. Pensiamo solo a un Istituto scolastico (che porta il suo nome) il quale con i suoi 1500 studenti è uno dei più grandi nell’intera Lombardia. La Coppa Bernocchi continua a essere una “classica” del ciclismo e se molte persone (tra cui il sottoscritto) possono frequentare la biblioteca della nostra città, lo dobbiamo ai suoi eredi che alcuni decenni fa decisero di donare Villa Bernocchi al Comune di Legnano. Purtroppo l’azienda Bernocchi (visitata da Mussolini nell’ottobre del ’24 e poi dieci anni dopo) è stata abbattuta. Rimane solo la palazzina della direzione in uno stato di palese abbandono (Corso Garibaldi).

La storia di Antonio Bernocchi sembra uscire da un libro di altri tempi: non consegue nessun titolo di studio tecnico perché la famiglia è povera e c’è bisogno di tutti per lavorare e sopravvivere. Alla fine dell’Ottocento ma poi anche in tutta la prima metà del Novecento i bambini arrivavano alla licenza elementare (quando andava bene) e poi subito a lavorare.

Ma Antonio Bernocchi ha capacità di lavoro da vendere, spirito imprenditoriale, fiuto per gli affari e per sua fortuna si trova ad operare in una delle aree più industrializzate d’Europa (Legnano e l’Alto Milanese): nel giro di pochi decenni crea un piccolo “impero” economico con fabbriche, scuole e opere assistenziali meritorie.

Non è retorica dire che siamo di fronte a una grande personalità che meriterebbe di essere meglio conosciuta al di là della celebrazione del Novantesimo. Però un ritratto a tutto tondo di Bernocchi non deve eludere altri aspetti importanti.

Per i suoi indubbi meriti Bernocchi diventa senatore nel 1929. È inutile ricordare che ormai da alcuni anni in Italia operava una dittatura che si era affermata con la violenza e grazie a un accordo con monarchia, forze armate, Vaticano e Confindustria.

Il 1929 è anche l’anno del Concordato tra Stato monarchico-fascista e Santa Sede. Un avvenimento che è difficile leggere in termini positivi per la Chiesa romana. Nello stesso tempo l’anno 1929 è anche quello del plebiscito in cui gli italiani dovevano approvare con un Sì o un NO un lungo elenco di parlamentari da eleggere scelti dal Gran Consiglio del Fascismo.

Probabilmente Bernocchi fu tra coloro che nati in un’Italia liberale guardarono con un certo sospetto l’affermarsi del fascismo (primi anni Venti) e poi nutrirono dubbi sulla personalità di Mussolini (ex-socialista rivoluzionario). Quando poi dopo la Marcia su Roma (ottobre ’22) l’ordine tornò nelle fabbriche e l’Italia sembrò uscire da quella grave crisi che seguì la fine della Grande Guerra, il suo giudizio sul fascismo cambiò radicalmente.

La prova sta nell’accoglienza di Mussolini il 5 ottobre 1924 all’interno della Scuola da lui fondata.

Dalla Cronaca Prealpina:Ad un tratto squilla l’attenti: dalla via salgono interminabili acclamazioni. E’ Mussolini che arriva. Ed ecco il Presidente del Consiglio scendere lesto lo scalone accompagnato dal Grand’Uff. Bernocchi e seguito da tutte le autorità. Quando entra nell’Aula è un saluto delirante di tutti i presenti, a cui rispondono le acclamazioni della folla che attende nelle vie adiacenti e delle maestranza ricevute nel cortile e l’inno di Giovinezza. Suonato dalle bande. E’ un momento di singolare imponenza. Mussolini saluta la folla mentre dietro di lui si innalzano e si incrociano i gagliardetti”.

Nel corso del suo breve discorso con queste parole Bernocchi accolse Mussolini:La presenza dell’uomo, che tiene in pugno saldamente le sorti della Patria, ci fa orgogliosi e rende più solenne il nostro rito”. Mussolini nel suo discorso ricambiò le attestazioni di stima nei confronti dell’industriale. Esattamente dieci anni dopo (ottobre 1934), nell’ambito di una seconda visita di Mussolini a Legnano, il capo del governo non mancò di visitare un’altra volta l’azienda Bernocchi e di spendere parole di encomio sul lavoro svolto dal fondatore.

La deferenza nei confronti del fascismo permise a Bernocchi diventare senatore del Regno  e di essere così ricordato un anno dopo nel momento della morte.

Luigi Federzoni, Presidente

“PRESIDENTE. (Si alza in piedi; contemporaneamente si alzano gli onorevoli Senatori e i Ministri).

Numerose e gravi perdite hanno dolorosamente tolto all’Assemblea, durante la lunga interruzione dei suoi lavori, molti uomini che l’onoravano con la sapienza politica, col prestigio della cultura e con la devozione alla Patria. Ricordare i loro nomi e le loro benemerenze, non è, per noi, ossequio a una consuetudine formale, bensì debito di affettuosa riconoscenza.
Taluni colleghi scomparsi trovarono in quest’Aula degno compimento di lunghe e fortunose carriere parlamentari.
[…]
La triste enumerazione si conchiude, onorevoli colleghi, con un nome che non si illustrò nell’attività scientifica e neppure nell’arringo politico, bensì assurse a grande onore nel campo della produzione industriale e della filantropia: il nome di Antonio Bernocchi, che ebbe umili natali in Castellanza, presso Varese, e avendo cominciato a sedici anni la sua carriera come semplice operaio, seppe creare un’azienda di straordinaria importanza, la quale impiega oggi parecchie migliaia di lavoratori. Antonio Bernocchi sorresse la crescente prosperità della sua industria mediante lo sviluppo di un organico sistema di assistenza sociale, praticando fra i primi, spinto unicamente dalla propria istintiva saggezza e con una chiaroveggenza eguagliata soltanto dalla generosità, il principio della collaborazione di classe, base incrollabile di un più vero progresso economico e umano.
Alla memoria di coloro che la morte ci ha rapiti rivolgiamo, onorevoli colleghi, il nostro pensiero di mesto e reverente rimpianto.
MUSSOLINI, Capo del Governo, Primo Ministro. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSSOLINI, Capo del Governo, Primo Ministro. Il Governo si associa alle nobili parole commemorative pronunciate dal Presidente dell’Assemblea”.

Senato del Regno, Atti parlamentari. Discussioni, 9 dicembre 1930.

L’adesione al fascismo appartiene alla sua storia e la sottolineatura non vuole essere un vulnus nella sua biografia. Del resto tutta la classe imprenditoriale italiana aderì al fascismo subito o poco dopo la presa del potere nel ’22.

A poco più di ottant’anni dalla morte rimane in ogni caso una personalità fuori dal comune e su cui riflettere.

–      “L’opera di un costruttore – La scuola Antonio Bernocchi”, archivio di A. Strobino

–      “I settant’anni dell’Istituto professionale di Stato A. Bernocchi: Legnano 1924-94” (a cura di E. Giannazza)

. La tomba della famiglia Bernocchi al Monumentale di Milano

https://www.youtube.com/watch?v=8pcun3mAD9I

. Come si presentava Legnano nel 1924?

https://www.youtube.com/watch?v=6C0QUOYBrc0