La dissoluzione dell’URSS

Dissoluzione dell’URSS / Agrate / 6 aprile ’18

appunti per conferenza

Il percorso storico di questa sera privilegia il 1989 con la caduta del Muro di Berlino e la dissoluzione dell’U.S. avvenuta due anni dopo.
Senza esagerare potremmo dire che nel triennio 1989-91 è come se fosse stata combattuta una III guerra mondiale perché gli effetti della caduta del Muro sono tipici di una guerra ad alta e prolungata intensità:

– caduta del Muro di Berlino SLIDE 1
– unificazione della Germania un anno dopo
– implosione dell’Unione Sovietica
– nasce l’Europa di Mastricht, ossia l’Unione Europea

Effetti immediati:
– la dissoluzione della Jugoslavia (1991-1999)
– la prima guerra del Golfo dopo l’invasione irakena del Kuwait (1991)

Senza fare la storia del Muro di Berlino dobbiamo dire che fu edificato nel giro di pochi giorni (Era il 1961), soprattutto per arginare il continuo salasso di manodopera specializzata, tecnici, ingegneri dalla Germania Est a Berlino Ovest e da lì nel resto della Germania alla ricerca di migliori occasioni di lavoro e di vita libera. Dal 1951 al 1961 se ne andarono dalla Germania Est 2.245.000 persone!
Da quel momento (edificazione del Muro) molti cercarono di passare dall’altra parte ma 230 persone furono uccise durante l’attraversamento del muro alto 3.60 metri e lungo 106 chilometri.

Nelle tensioni della Guerra Fredda tra Est e Ovest diventò subito il simbolo della divisione dell’Europa in due sfere di influenza.
Va notato che la costruzione del muro avvenne con il tacito consenso americano. Se c’era una cosa sulla quale concordavano americani e sovietici era nel mantenere divisa l’Europa e in particolare la Germania rallentando il più possibile l’inevitabile riunificazione tedesca.
Foto costruzione del muro

Improvvisamente il 9 novembre del 1989 le autorità della Germania Est annunciano la possibilità di uscire dalle frontiere da subito. Increduli i berlinesi dell’Est andarono ai punti di accesso per l’Ovest e scoprirono che potevano passare!
** Video 9 novembre **

In raltà il regime della DDR non aveva intenzione di smantellare il muro. L’obiettivo era dare qualche soddisfazione al popolo per recuperare il consenso. Non fu così perché i processi in atto non potevano più essere fermati.
Tra i momenti più significativi davanti al muro ci fu il concerto del famoso violoncellista Rostropovic, musicista russo (FOTO).
In quel momento nacque in tutto il mondo una grande speranza: che il mondo potesse conoscere nuove strade di sviluppo pacifico e che l’epoca della Guerra Fredda fosse definitivamente cancellata. Non fu così come vedremo.
Espressione di un ottimismo acritico è lo storico nippo-americano Fukuyama il quale coniò l’espressione “Fine della storia, ossia avvento della pace perpetua”. Non fu così.
Nel ’93 gli rispose il politologo Samuel Huntington il quale invece parlò di “scontro di civiltà”, intendeva lo scontro prossimo tra Occidente e Islam e l’emergere prepotente della Cina. Altri invece definirono il secolo tra il 1914 e l’89 “breve” (Eric Hobsbawm).

Grande protagonista di questi anni difficili fu l’ultimo segretario del Pcus, M. Gorbacev (FOTO).
Gorbacev arrivò alla direzione politica del partito e quindi dell’URSS nel 1985 dopo molti anni perduti a causa della lunga senescenza di Bresnev (muore nell’82), Andropov e Cernenko, in cui la politica dell’U.S. apparve ancora di più sclerotizzata e lontana dal Paese. Soprattutto arriva al potere dopo gli anni migliori quando l’U.S. trasse beneficio dal 1973 al ’79 dal continuo rialzo dei prezzi petroliferi.
Ora invece i prezzi del petrolio sono in discesa (dall’86) ed è questo uno dei motivi della crisi economica (e del fallimento delle riforme gorbacioviane).
Gorbacev è consapevole dei tanti mali che affliggono il paese. Sa che le sfide all’Unione Sovietica sono già all’ordine del giorno e non c’è tempo da pardere: gli Usa di Regan, il Giappone con la sua straordinaria economia, la Cina in ascesa, la forte pressione dell’Ostpolitik tedesca stringono d’assedio il suo paese.
Per uscire dall’impasse è necessaria una politica di riforme tali da dare nuova linfa al paese. Gorbacev non ignora i pericoli, certo un po’ li sottovaluta. Del resto nessuno poteva prevedere ciò che sarebbe successo nel giro di due-tre anni.
Ci sono momenti in cui la storia subisce brusche accelerazioni con “velocità” incontrollabili. E’ come un grosso masso che trascina a valle una vera e propria valanga di sassi e macigni.

Glasnost e Perestroika
Glasnost e Perestroika sono le due nuove parole d’ordine che entrano nelle case di tutto il popolo russo: trasparenza e ristrutturazione dell’enorme edificio sovietico. Quindi una politica di riforme strutturali che tutti avrebbero compreso e sostenuto.
In realtà Glasnost non vuol dir trasparenza ma “pubblicità” nel senso che Gorbaciov voleva che ogni funzionario pubblico fosse pubblicamente responsabile delle proprie azioni. Gorbaciov non voleva la libertà di stampa ecc. “voleva molto meno” (S. Romano).
Probabilmente Gorbacev ritiene la società sovietica capace di sostenere il peso delle riforme ma non sarà così. Crede in sostanza di poter guidare il trapasso. Invece le riforme, peraltro timide già in partenza, vengono boicottate e annacquate da un’ampia resistenza che va dal Partito comunista dove molti temono i cambiamenti fino ad arrivare ai tanti privilegiati anch’essi impauriti dai mutamenti annuciati.
Soprattutto sono i quadri dell’esercito a temere ristrutturazioni dannose. Si oppongono anche le repubbliche sovietiche al nuovo centralismo di Mosca. Aumentano le gravi difficoltà della crisi economica, lo sviluppo zero, i tanti disoccupati, l’inflazione, l’insostenibile fardello delle spese militari, vero cancro che erode la società russa giunta allo stremo.
Nel frattempo la Glastnost è un vaso di Pandora appena aperto: la nuova libertà di parola scoperchia una società civile da troppo tempo silenziata tramite drastiche misure di repressione, dai Gulag dell’epoca staliniana fino alla repressione del dissenso negli ultimi decenni. Nascono come funghi associazioni, nuove forme di stampa, nuovi strumenti di aggregazione politica in cui tutto è oggetto di critica.
Nasce il paradosso che Gorbacev è fortemente amato all’estero dove si vede in lui un “comunista” moderno che assicura la pace nel mondo e mostra moderazione con i partner mondiali mentre in patria è sottoposto a feroci critiche da parte di settori disparati: da chi vuole frenare le riforme a chi invece vorrebbe più impegno da parte sua.
A Stoccolma è conferito a Gorbaciov il Nobel per la Pace (dicembre ’90), segno della simpatia di cui è circondato.

Foto di Gorbacev con i leader dell’epoca

Nei complessi rapporti con i paesi satelliti è chiaro che l’Urss non è più disposta ad accorrere per schiacciare le rivolte come nel passato: da Berlino Est nel ’53 fino all’Ungheria nel ’56 e la Cecoslovacchia nel ’68 gli interventi armati sovietici avevano messo a tacere nuovi aneliti di libertà. Ora invece l’Urss, tramite Gorbaciov, annuncia un sostanziale disimpegno militare. Le repubbliche “sorelle” ora devono fare da sé.
Tutto ciò appare molto pericoloso per le autorità dei paesi satelliti divise tra fedeltà all’Urss e desiderio di affrancarsi dopo più di 40 anni dalla tutela sovietica.

Prime crepe nel Muro
A incrinare il Muro è l’Ungheria quando il 23 agosto ‘89 apre le proprie frontiere con l’Austria e da quel momento una marea di ungheresi si riversa in Austria. Le ambasciate di Praga e Varsavia sono intasate da migliaia di persone che vogliono passare al di là della “cortina di ferro” e molti ottengono il permesso di partire. Gli scontri con la polizia dei paesi del Patto di Varsavia sono all’ordine del giorno. Finchè si arriva alla data del 9 novembre ‘89.

Caduta dei regimi nell’Europa dell’Est
Dopo la caduta del Muro, lasciati soli, i paesi dell’Est non ci pensano due volte a darsi una nuova dirigenza, in alcuni casi sono persone nuove in altri casi sono invece vecchi dirigenti comunisti riciclati sotto un altro partito.
L’unico paese in cui avvengono violenze è la Romania in cui in conducator Nicolae Ceausescu (FOTO) e la moglie Elena sono fucilati dopo un processo sommario.

E’ inutile dire che quanto sta avvenendo nell’Europa dell’Est è un’ulteriore arma per chi in U.Sovietica è critico dell’azione di Gorbacev. Altri invece vedono nei nuovi governi dell’Est europeo la garanzia di una nuova Europa.

Gli Usa non sostengono Gorbaciov
Rimangono soli protagonisti nel mondo gli Usa improvvisamente senza alcun paese capace di fargli ombra. Soprattutto Bush (FOTO) deve decidere se aiutare Gorbacev a mantenere in piedi l’Urss oppure abbandonare il paese al suo destino.
Il 9 luglio del 1990 a Huston i 7 Grandi (tra cui l’Italia) devono decidere il futuro del leader sovietico.
Addirittura Gorbaciov chiese udienza per perorare la sua causa. Fu ascoltato ma non aiutato al di là di parole di circostanza.
La risposta è negativa: non ci saranno né aiuti economici e neppure politici per Gorbacev. L’eventuale dissoluzione dell’U.S. apre inedite prospettive per gli USA di protagonismo nel mondo e una Russia senza l’apporto delle altre 14 repubbliche sarà un organismo debole.

Attacco all’Irak
Proprio in questo periodo si sta preparando l’operazione Desert Shield che prevede l’attacco all’Irak reo di aver occupato il Kuwait solo da 5 giorni.
L’inizio della guerra è il 17 gennaio del ’91 con 500mila soldati della coalizione ONU guidata dagli Usa (Desert Storm).
Dopo un mese e mezzo di combattimento l’Irak ritira le proprie truppe dal Kuwait (aprile ’91).

La Germania si riunifica: 3 ottobre 1990
La Germania non perde tempo e già a metà 1990 le due repubbliche tedesche uniscono la loro economia con l’uso del marco nella DDR.
Il 12 settembre i quattro vincitori della Seconda guerra mondiale riconoscono alla Germania la piena sovranità nazionale e il 3 ottobre la Riunificazione tedesca è una realtà.
Da notare che nessun leader dell’epoca voleva l’unificazione tedesca: né Mitterand, né la Thatcher, né Andreotti. Tutti avevano timore di un nuovo protagonismo tedesco con una nazione di 80 milioni di abitanti in pieno sviluppo. L’euro fu un modo per “imbrigliare” la Germania.

** Video 3 ottobre **

Riflessi politici in Italia
Tutto questo sta provocando veri e propri terremoti politici anche nell’Europa occidentale. Solo tre giorni dopo la caduta del Muro (!) Achille Occhetto (FOTO) alla Bolognina annuncia “un processo alla cui fine vi sia una cosa nuova e un nome nuovo”.
Meno di un anno dopo la caduta del Muro il Pci non esiste più, travolto anch’esso dallo smantellamento del Muro.
A Rimini (febbraio ’91) al termine dell’ultimo congresso del Pci Occhetto annuncia ufficialmente la trasformazione del Partito comunista in Partito democratico della sinistra. Solo Cossutta e pochi altri, contrari alla dissoluzione del partito, fanno nascere il PCR (Rifondazione Comunista).
Negli stessi giorni nasce la Lega Nord, simbolo di trasformazioni che stanno per investire l’anchilosato sistema politico italiano perché se il Pci doveva essere travolto dagli avvenimenti anche altri partiti potevano temere conseguenze negative, per esempio la Democrazia Cristiana che rischiava di perdere quel ruolo di difesa della democrazia italiana quando la minaccia dell’Urss tramite il Pci era all’ordine del giorno.
“Tangentopoli” (Di Pietro, il giudice Borrelli e altri) decreterà la scomparsa dei vecchi partiti, la Dc di Forlani, Andreotti e del Psi di Craxi in primis, il cui spazio verrà occupato da Berlusconi con Forza Italia vincitrice delle elezioni del ’94. Nasce la II repubblica.

Si prepara l’implosione dell’URSS
Per Gorbacev nel biennio ’89-91 le cose vanno di male in peggio. Forti tendenze centrifughe nascono alla periferia dell’impero sovietico:

SLIDE 2

– Eltcin è eletto presidente della repubblica russa. È tra i più strenui critici dell’U.S. (FOTO)
– nel febbraio del ’90 viene esposta in Lituania la bandiera antecedente l’occupazione sovietica (1940)
– a luglio Ucraina e Bielorussia si proclamano stati indipendenti dall’Urss
– è riconosciuta a Mosca l’unificazione tedesca (3 ottobre ’90)
– a dicembre ’90 Lech Walesa, leader di Solidarnosc, è eletto presidente della repubblica polacca
– timido tentativo sovietico di occupare Vilnius per fermare l’indipendenza della repubblica lituana
– nell’aprile del ’91 la Georgia (patria di Stalin) proclama l’indipendenza seguita in agosto da tutte le altre repubbliche
– Slovenia e Croazia si dichiarano indipendenti dalla Jugoslavia
– Il 1 luglio è sciolto ufficialmente il Patto di Varsavia

E’ soprattutto il nuovo presidente della Russia la sfida più grave che deve affrontare Gorbaciov. Senza la Russia l’U.Sovietica sarebbe un grande organismo vuoto. Seppure nato politicamente all’interno del Pcus, Eltcin vuole l’indipendnza del suo paese. Si propone campione del nazionalismo russo.

Intanto in URSS la crisi economica mina qualunque forma di consenso alle riforme di Gorbaciov: diminuzione della produzione industriale, fortissimo indebitamento pubblico, riduzione del reddito di larghi strati di lavoratori.

Il ruolo di Giovanni Paolo II
Da ridimensionare la presunta influenza di Giovanni Paolo II sulla scomparsa dell’U.S. Il Papa fu un campione del nazionalismo polacco, difese Solidarnosc, assicurò alla Polonia un trapasso indolore rispetto dalla dissoluzione dell’U.S. ma non ebbe nessun ruolo nei fatti di Mosca.
Il regime cadde per cause interne e per la pressione che Giappone, Cina e Germania esercitavano ai confini e che mettevano in evidenza l’immobilità di Mosca.

Tentativo di golpe a Mosca
Nel mese d’agosto in URSS avviene un fatto che poi accelera la scomparsa del paese.
C’è un tentativo di golpe da parte di settori militari e di alcuni uomini politici che tentano di riprendere in mano la situazione contro Eltcin. Il colpo di stato è mal gestito e mal diretto. In nessun momento i golpisti hanno in mano la situazione.

Foto Eltcin sul carro armato

Le sedi del Pcus sono assediate da folle che non vogliono nessun passo all’indietro. Molta statue simbolo del “comunismo reale” sono abbattute.
Gorbacev viene arrestato con l’accusa di aver fatto parte dei golpisti. Dà le dimissioni da segretario del partito ma ormai il Pcus è già allo sbando. Il maggiore accusatore è Eltcin il quale vuole approfittare per affossare quanto rimane dell’Urss a vantaggio della Russia.

** Video Eltcin accusa Gorbacev **

Muore l’URSS
L’8 dicembre ’91 è una data storica: è sancita la fine dell’URSS.
Un russo (Eltcin), un bielorusso e un ucraino seppelliscono l’URSS facendo nascere la “Comunità di Stati Indipendenti”.

Nei giorni successivi aderirono il Kasakistan e le altre quattro repubbliche asiatiche, tra cui l’Uzbekistan

Il 25 dicembre del ’91 l’atto finale ed inevitabile: Gorbacev rassegna le dimissioni da presidente dell’Urss il cui Soviet supremo annuncia l’indomani lo scioglimento. La bandiera rossa è ammainata dal Cremlino per fare posto a quella russa (FOTO).
Lo scioglimento ufficiale dell’U.S. avviene il 1 gennaio ’92. Bush non fa nulla per evitare il crollo.
Presidente della neonata Russia è Boris Eltcin sostenuto dall’Occidente molto di più di Gorbacev. In particolare è il nuovo presidente Clinton ad assicurare a Eltcin sostegno economico.

Nasce l’UE
Intanto l’Europa non sta a guardare e accelera il processo di unificazione: l’11 dicembre ’91 quando l’U.S. ha solo pochi giorni di vita, nasce a Maastricht l’Unione Europea (UE).
E solo 6 giorni dopo la fine ufficiale dell’URSS i 12 stati della CEE firmano il Trattato sull’Unione (Trattato di Maastricht) che entrerà in vigore il 1 gennaio ‘92. Difficile pensare che tra i due fatti non ci siano forti correlazioni.

Conclusioni
Con la caduta del Muro e gli avvenimenti del biennio ’90-91 il mondo passa da una dimensione bipolare a una realtà multipolare dove l’emergere di nuove potenze crea scenari inediti.
Il nostro è il secolo della Cina, dell’ascesa dell’India, del Giappone, del Brasile, della Russia quando porrà rimedio ai mali cronici che l’affliggono. Contemporaneamente il XXI è il secolo del declino americano nonostante la politica declamatoria di Trump.
Sono aumentate le guerre nel mondo perché sono molti di più gli attori sulla scena e ciascuno di essi persegue proprie logiche geopolitiche. Alcuni analisti hanno parlato di nuovo “disordine mondiale” e l’espressione sembra azzeccata.
Alcuni analisti oggi “rimpiangono” il Muro perché allora il mondo appariva più “ordinato” mentre oggi l’incertezza domina sovrana e scenari di guerra vengono spesso evocati.
Molto probabilmente hanno ragione i pessimisti a intravedere future e prossime tensioni tra gli Stati maggiori dei vari eserciti.
Quello che è certo è che il mondo si sta sempre di più riempiendo di armi e i motivi di contenziosi economici, strategici, politici sono sempre più evidenti.

Al bando però la nostalgia! Non dobbiamo dimenticare quanto fosse iniquo il mondo quando il Muro appariva solido. Stati Uniti e Unione Sovietica dominavano i rispettivi imperi con la forza e l’astuzia sulla base dei loro interessi principali.