5 ottobre 1924: Mussolini a Legnano

 

Con Rete 55 alla scoperta di una pagina di storia legnanese. Grazie a Patrizia Vilone!

– http://www.legnano24.it/2014/09/17/5-ottobre-1924-mussolini-inaugura-listituto-bernocchi/

– http://www.legnano24.it/2014/09/15/5-ottobre-1924-mussolini-consegna-il-titolo-di-citta/

5 ottobre 1924: Mussolini a Legnano

“Sono le 14.11 quando un motociclista passando veloce fra i cordoni raggiunge la Scuola annunciando l’imminente arrivo del Capo del Governo. Alle 14.12 arriva la automobile staffetta, sulla quale vediamo il poeta Ravasio, ed alle 14.13 ecco spuntare il corteo automobilistico che accompagna Mussolini.”

Questo brano, che descrive  l’arrivo di Mussolini a Legnano il 5 ottobre 1924, è tratto  dalla pagina de La Prealpina del giorno 7 successivo, conservata negli archivi comunali.

Legnano è in festa. E’ un grande avvenimento: l’inaugurazione della Scuola Professionale Bernocchi, avvenimento reso ancora più solenne dalla presenza addirittura del  Capo del Governo, sua eccellenza Benito Mussolini.

Mussolini… Ma Mussolini era già stato a Legnano.  C’era stato 23 anni prima, c’era stato col pensiero, col desiderio, anzi con una lettera. Di lettere, Benito, in realtà, ne aveva scritte più di una, in carta da bollo, e le aveva spedite anche a Predappio, Ancona, Tolentino, Castelnuovo Scrivia.

Questa, del 29 luglio 1901, è arrivata a Legnano:

“Mussolini Benito, maestro elementare di grado superiore, (licenziato d’onore della regia scuola normale di Forlimpopoli, diretta dal prof. Valfredo Carducci (era il fratello del grande poeta)), porge rispettosa istanza onde voglia ammetterlo tra i concorrenti ad uno dei due posti di maestro supplente vacanti nel capoluogo del Comune dalla Signoria Vostra illustrissima rappresentato. (A giorni seguiranno i documenti prescritti dall’art. 128 del regolamento generale). Devotissimo Mussolini Benito”

Questa domanda è conservata nell’archivio storico comunale e, agli atti, figura anche che la stessa fu respinta dal sindaco di allora,  Antonio Bernocchi, il Bernocchi delle tessiture, filature, stamperie di Legnano e di mezza Lombardia, Antonio Bernocchi rispose negativamente perché il posto era già stato occupato.

Anche tutti gli altri sindaci risposero negativamente[1].

Chissà se fosse diventato un nostro concittadino, il sciur maestar, il sciur Benito, chissà come sarebbe stata la storia.

Ma probabilmente Mussolini non sarebbe stato solo il sciur maestar.

Mussolini aveva confidato a una delle sue fiamme, (Leda Rafanelli) “Ho bisogno di essere qualcuno. … Ho bisogno  di salire in alto, di fare un balzo in avanti”. Era il 1912. “Da giovane volevo diventare un grande scrittore o un grande musicista, ma compresi che sarei rimasto un mediocre”[2]. Così dette sfogo a questo suo “bisogno” entrando in politica.

L’11 maggio 1921 Mussolini è a Legnano, ma questa volta non intendeva venirci e non era preparato per questo. Mussolini non era preparato, ma Legnano sì

Di ritorno da un’analoga manifestazione a Gallarate, Mussolini viene fatto fermare quasi a forza

Anacleto Tenconi ci ha testimoniato:   “Ricordo la prima volta che lo vidi a Legnano nel 1921. … Fu una sera di quella primavera lontana che Mussolini, di ritorno da un banchetto a Gallarate, fu fermato a Legnano e, malgrado la sua evidente riluttanza, costretto a parlare dal balconcino del caffè Piccoli in Piazza S. Magno ove ora ha sede il negozio Bossi. … Mussolini comparve al balcone barcollando (e dentro di me lo giustificai data la sua provenienza da un banchetto), farfugliò malamente quattro parole di una retorica inconcludente e si ritirò.” [3]

Un vero peccato, perché Legnano si era preparata, e molto bene. Leggiamo infatti:  “gli son tributate grandiose dimostrazioni. A Legnano mentre una squadriglia di aeroplani civili eseguiva voli lanciando i manifesti di propaganda elettorale, un apparecchio precipitava, e rimaneva ucciso il pilota (Roncalli Ferdinando e ferito il motorista Masiero Giulio)[4].

Questo l’11 maggio 1921.

Nel 1924 Legnano è pronta ma stavolta anche Mussolini è pronto. Arriva in pompa magna, proveniente da Milano dove nella mattinata aveva avuto diversi impegni. Era un periodo intenso per il duce. Dopo il delitto Matteotti aveva bisogno di rinsaldare il potere anche col consenso del popolo e cosa c’è di meglio se non uscire dai “palazzi dorati” del potere di Roma e incontrare il popolo nelle piazze, negli stabilimenti, nelle cerimonie varie? Mussolini aveva capito che la visibilità in politica come nel commercio è un ottimo sistema per ottenere consensi.

E difatti sfruttò anche magnificamente i media di allora: la stampa, i video Luce proiettati al cinema prima dei film, le trasmissioni radio.

VIDEO            Radio italiana URI 1924             0,49 min

http://youtu.be/HMicYKtFqwM

Il 6 ottobre del 1924 nasce in Italia la prima trasmissione radiofonica. L’Agenzia giornalistica Stefani è designata dal governo come l’unica fonte delle notizie che l’URI può trasmettere. Nel 1924 l’agenzia diventa proprietà di un fedelissimo di Mussolini, Manlio Morgagni che ne fa un potente strumento di regime.

Le immagini del duce erano diffuse ovunque e venivano utilizzate come mezzo di propaganda. Pertanto le foto che ritraevano il duce in situazioni o atteggiamenti non utili politicamente venivano da lui stesso scartate  con un bel “no” sul retro.

Per esempio  se c’erano troppi preti, o  troppe suore,  troppe vedove e orfani di guerra (deprimenti),  troppo disordine,  troppissimo disordine (le gambe dai soldati non allineate), uno sguardo del duce troppo ammiccante verso le belle donne,  un gesto troppo morbido e confidenziale,  dei gesti troppo imbranati, troppissimo imbranati ( guardate l’operaio come se la ride!)…

Un bel “no” del Duce e finivano in fondo a un cassetto. O in fondo a un bidone della spazzatura.

Mussolini ci teneva particolarmente in quel periodo post-delitto Matteotti a dare un’immagine forte di sé, a fare bella figura. Aveva perso consensi in vari settori, erano stati mesi convulsi e logoranti, aveva cominciato a soffrire di quell’ulcera psicosomatica che lo tormenterà per tutta la vita[5]. Aveva bisogno per se stesso e per la propaganda politica di… un bagno!  Un bagno di folla! E così,  Mussolini in tour…

Prima al sud, poi al centro, e poi Veneto e Lombardia[6].

Quel 5 ottobre 1924 l’itinerario prevedeva Milano Legnano Gallarate.

Erano “Le vibranti giornate di Mussolini a Milano.  Cerimonie e feste di aviatori, operai, combattenti e tecnici”

Dall’“Opera Omnia” di Mussolini rileviamo che era stata una giornata fruttuosa.  A Milano si era recato all’Università Bocconi per l’inaugurazione del  4° congresso nazionale dei dottori in Scienze Economiche e Commerciali. E per cercare consensi:  “Mi sono ricordato che in tempi lontani sono stato studioso delle vostre discipline. …  Posso quindi dire che sono un poco dei vostri…”

Segue la visita alla “Casa del Fante”, l’inaugurazione della nuova sede.  “Son tra voi come soldato, come fante”. Ancora alla ricerca di consensi, anche perché i militari e gli e-combattenti erano particolarmente preziosi come alleati e ultimamente Mussolini aveva avuto qualche problema anche con loro.  Stavolta però qualcosa di vero c’era: Mussolini era stato un soldato, un fante di trincea, e ben sapeva la vita terribile delle trincee e  aveva visto la morte, altrettanto terribile, dei fanti di trincea.

Tappa pomeridiana: Legnano. Mussolini non si spostava da solo:

“Sono venticinque vetture che si fermano lungo il Viale delle Rimembranze, mentre le musiche levano l’Inno di Giovinezza e mentre scrosciano immensi interminabili applausi.

L’automobile presidenziale, guidata dal grand’uff. Ing. Puricelli, si ferma davanti al cancello principale della Scuola.”

Puricelli, l’ing. Puricelli. Puricelli era l’ingegnere divenuto famoso per aver progettato l’autostrada, la 1° al mondo, la nostra autostrada, la Milano-Varese-Sesto Calende. Era una carreggiata di 10-12 metri ad una sola corsia per senso di marcia. Un prodigio d’innovazione.

La prima picconata d’avvio al cantiere di Lainate  era stata data da…  vediamo se indovinate…  da Mussolini. Il 26 marzo 1923.

L’autostrada era poi stata inaugurata il 21 settembre 1924 dal Re, che l’aveva percorsa in tutta la sua lunghezza, fermandosi anche al casello di Legnano, dove è stato servito un gran rinfresco[7].   Autista anche stavolta era l’ing. Puricelli.

Il casello di Legnano, che si trovava in fondo a viale Toselli, era stato costruito nel 1924 e fu demolito il 21 settembre 1965 e per tutto quel tempo il casellante fu il sig. Enrico Ruspi. Un bel record!

Una curiosità: Mussolini stesso aveva fatto modificare i confini tra Legnano e Cerro Maggiore perché il casello dell’autostrada e il nuovo tirassegno fossero su terreno legnanese. Il signor Benito aveva proprio Legnano nel cuore[8].

Altra curiosità: il casello all’Olmina che ora corrisponde all’uscita di Castellanza era posto nei pressi di via Prealpi, una perpendicolare della via Saronnese e si chiamava allora “Legnano-nord”, quindi Legnano aveva due caselli, due uscite autostradali. Ma poi si oppose fermamente la città di Busto e così il casello è passato sotto Castellanza. Lo storico attrito tra bustocchi e legnanesi[9].

I casellanti erano tenuti a fare un giro di controllo. In bicicletta.

Anche Mussolini il 5 ottobre è arrivato in autostrada,  percorrendo poi il viale delle Rimembranze.

Ma che Legnano ha visto Mussolini?

VIDEO      Trio Lescano – Tulipan                 3,15 min

Il 1924 per Legnano è stato un anno denso di avvenimenti.

Legnano era diventata un polo industriale di tutto rispetto. Già a partire dalla fine dell’’800 e all’inizio del secolo si erano insediate diverse industrie tessili: Bernocchi, Banfi, De Angeli frua, Cantoni, Giulini & Ratti.  Per aggiustare e produrre i telai nacque la Cantoni-Krumm, che presto si sviluppò nella  Franco Tosi meccanica, un’emanazione della quale produceva biciclette   (Wolsit e poi, dal 1927, Emilio Bozzi,) biciclette famose, usate dai  bersaglieri e dalle leggende del ciclismo, Linari, Belloni, Brunero, Binda, Bartali, Coppi: “biciclette Legnano”.

Le Wolsit erano anche  Fabbrica Legnanese Automobili.

Già automobili.   A Legnano sono sorte alcune tra le prime fabbriche di automobili in Italia, soppiantate dopo la prima guerra mondiale dalla più forte FIAT di Agnelli. Avete mai sentito la voce di una FIAL?

VIDEO        la voce della FIAL           0,31 min

https://www.youtube.com/watch?v=MiW7qMW-A0

Un po’ di inquinamento acustico, e non solo acustico. Ma nel 1924 le automobili a Legnano erano talmente poche, non creavano inquinamento.   Erano peggio i treni, a quell’epoca. Piuttosto l’inquinamento lo creavano tutte le ciminiere degli stabilimenti:

VIDEO          Me car Legnan con ciminiere

Nel 1924 le industrie meccaniche e cotoniere a Legnano erano ancora molto forti. Le politiche del governo Mussolini favorivano  i Grandi Baroni del potere industriale fingendo di voler realizzare in realtà un grande miglioramento per le condizioni degli operai.  Il programma fascista aveva voluto la riduzione d’orario giornaliero a 8 ore (salvo deroghe). In cambio era abolito il diritto di sciopero. (E Legnano ricordiamoci che ha il primato del primo sciopero operaio generale che si ricordi in tutta la Lombardia: febbraio 1884). Mussolini ha abolito anche il diritto di serrata da parte dei padroni, ma questi potevano sempre chiudere e lasciare a casa gli operai quando volevano: manutenzione o ammodernamento macchinari o strutture. La scusa era valida.

Le 8 ore di lavoro non portavano via nulla agli industriali: le paghe erano sempre le stesse, la metà per le donne e meno ancora per i ragazzi, le ore di lavoro di meno ma il lavoro a volte di più.  C’è in biblioteca a Legnano un bel libro di Nicoletta Bigatti che racconta il lavoro a Legnano in quel periodo, e soprattutto il lavoro delle  donne, spesso giovanissime, operaie-bambine ospitate nei convitti, sempre sotto il ricatto del licenziamento. I telai da controllare da 20 diventavano 22 e poi 24 e poi 26… in contemporanea… più lavoro, stesse ore, stessa paga.

A Legnano gli industriali avevano realizzato molte opere per gli operai. Un esempio su tutti: la Franco Tosi.

“La Tosi a Legnano e nei paesi limitrofi si diceva che “l’era la mama”. La Tosi ti dava il lavoro, la mensa, la casa, ti assisteva quando eri malato, ti mandava in vacanza i bambini, ti organizzava il dopolavoro, ti dava tutto. In confronto alle aziende medio piccole il salario era inferiore, perché c’era un pezzo di salario indiretto che veniva da questi servizi. La gente accettava il salario più basso per tutte queste agevolazioni. Se chiedevi al capo del personale la ragazza da sposare forse ti davano anche quella…”[10]

Chi lasciava le grandi aziende perdeva (6+2prospetti[11]) la casa,  l’asilo,    il dopolavoro    lo spaccio aziendale,    la scuola.

Opere di pubblica utilità. Utili per il popolo, ma utili anche per gli industriali. Non dimentichiamoci che quanto più il proletariato è in miseria, tanto più aumentano i rischi di malumore, proteste, scioperi, rivoluzioni.

Ed era per gli industriali anche un risparmio economico. Per esempio, sapete perché è sorto  l’ospedale a Legnano?

Nel consiglio di famiglia del 18 gennaio 1900 gli eredi di Franco Tosi deliberarono per l’ospedale un’offerta di 15.000 lire. Seguiva la motivazione:  “la elargizione oltre a rappresentare un obbligo morale ha anche uno scopo pratico perché l’officina Tosi che seguita a lavorare occupa oltre 1.300 operai per quali occorrerebbe la costruzione di un’ambulanza il cui costo e mantenimento importerebbe una spesa certamente superiore”[12]

Per la Franco Tosi non lo so, ma mia nonna a 11 anni ha iniziato a lavorare alla Cantoni e dallo stipendio le detraevano una quota di partecipazione alla costruzione dell’ospedale. Le offerte della Cantoni erano quindi finanziate, almeno in parte, dagli operai.

La scuola aveva un’utilità pratica per gli industriali, che assumevano giovani già formati.   L’Istituto Professionale Bernocchi venne donato al Comune.  Una scuola donata non deve poi sostenere le spese d’esercizio.

Le scuole in genere erano anche al servizio del fascismo.

Anche le palestre avevano un’utilità pratica sia per gli industriali sia per i fascisti.

Camera dei Deputali intervento dell’Onorevole Barbieri, 11 dicembre 1924:

“Ma oltre tutti questi mezzi per incoraggiare l’educazione fìsica e la preparazione dei giovani italiani alle armi vi è ancora quello di spingere gli industriali ad aprire palestre, campi di giuochi, ecc.

A Milano, a Monza, a Legnano[13], a Varese e in altri stabilimenti vi sono palestre di ginnastica, campi di gioco istituiti dagli industriali i quali trarranno anche essi dei vantaggi, perchè i giovani forti e robusti rendono di più anche nei lavori manuali.

Orbene, bisogna che anche gli industriali diano man forte al Ministero della guerra per curare meglio che sia possibile, l’educazione fìsica.”[14]

Ma seguiamo ora l’onorevole Mussolini a Legnano

Mussolini inaugura la scuola, ascoltando i discorsi di  Bernocchi, del preside  Strobino, di un operaio,  consegna una medaglia d’oro al grand’Uff. Bernocchi a nome del sindaco di Legnano Fabio Vignati e ne riceve una lui,  scopre la lapide nell’atrio che ricorda la donazione della Scuola.

(subito)          Parla poi alle maestranze. Su La Prealpina è scritto che

Egli ha levato un inno al lavoro rilevando come per fare opera realmente feconda occorra la cooperazione tra capitale e lavoro, tra direzione e mano d’opera. …

e riferendosi alla cerimonia inaugurale della Scuola, dovuta ad un industriale che si è avviato sulla strada maestra, rivolge alle maestranze un monito perché amino la Scuola che dovrà creare maestranze ancora migliori, non solo istruite, ma anche tecnicamente preparate.

Chiude il breve discorso augurando che l’esempio di Legnano venga imitato e sollevando un’onda di entusiasmo e di ripetute acclamazioni.

Era entusiasmo genuino? Probabilmente sì. Per Mussolini? Forse.

Legnano era in festa: in tutte le vie uno sventolio intenso di bandiere che pendevano dai balconi e dalle finestre di ogni casa: tricolore dappertutto, sugli addobbi, sui muri tappezzati da grandi manifesti con le scritte di Viva Mussolini e Viva il Grand’Uff. Bernocchi, nelle vetrine particolarmente addobbate, nelle migliaia e migliaia di lampadine colorate già preparate per la grande illuminazione della sera.

Sul Corso Vittorio Emanuele II il magnifico guerriero di Legnano spicca in mezzo al trionfo di bandiere ed alle scritte di Viva l’Italia, Viva il Re, Viva Mussolini e viva Legnano.

Una folla immensa popola le strade…

C’erano le maestranze di tutte le industrie lombarde del Bernocchi:  alcune migliaia di operai a cui il Bernocchi ha provveduto per quel giorno al pranzo. E il Comune ha contribuito esonerando la ditta dal pagare il dazio per quei generi alimentari.

C’era la banda di Legnano e diverse bande musicali da mezza Lombardia,c’erano rappresentanze dei comuni, persino Varese, Milano, Brescia. E, naturalmente, le rappresentanze dei Fasci di Legnano e interland.

Legnano era in festa, anzi di più.

Legnano ha avuto domenica la sua giornata di trionfo: trionfo per la sua grande operosità di grande centro industriale che al meraviglioso sviluppo e perfezionamento del lavoro sa unire anche lo sviluppo di tutte le più moderne istituzioni di cultura e di provvidenza.

Trionfo per i successi industriali di Legnano, una città che contava 29.117 abitanti con 677 esercizi industriali ed il 57,3% della popolazione occupata nelle industrie. Già da tre anni era stata costituita la Federazione Industriali Legnanesi, che proprio nel 1924 ebbe il suo momento di massimo sviluppo [15]. E l’autostrada appena inaugurata avrebbe contribuito ad agevolare le industrie.

Trionfo per Antonio Bernocchi, che non solo fondò un impero economico ma condivise le sue ricchezze.  Con altri imprenditori fu tra i fondatori della Banca di Legnano, contribuì a costruire l’ospedale Civile (i padiglioni Bernocchi), istituì nel 1919 la Coppa ciclistica Bernocchi, donò al Comune l’istituto professionale, e in seguito la famiglia donò l’attuale biblioteca civica (e villa Bernocchi). A Legnano non interessava l’arte? E Antonio Bernocchi si rivolse quindi a Milano, e dalla sua proposta nacque nel 1929 il palazzo della Triennale.

Trionfo per le istituzioni di provvidenza, come abbiamo letto. Proprio nel 1924, il 19 giugno, era stato inaugurato dalla regina Margherita il Sanatorio Regina Elena, in via Colli di Sant’Erasmo, per la cura della tubercolosi, che  mieteva ancora numerose vittime. Era dotato di tutte le apparecchiature più moderne di radiologia, diatermia, di un solarium, uno stabularium e sale di chirurgia. La spesa venne sostenuta da vari enti e da pubbliche sottoscrizioni e per un quarto dal Cotonificio Cantoni diretto dall’ing. Carlo Jucker, fondatore dell’istituzione.  Per questo Jucker venne insignito di medaglia d’oro dal Comune.

Trionfo per la squadra calcistica lilla, fondata nel 1913, che allenata nel 1924 dall’ungherese Schoffer militava in quell’anno nel massimo campionato (prima divisione).

Trionfo per l’autostrada, alla cui costruzione il Comune era stato sollecitato dalla Prefettura di Milano a partecipare economicamente.  E poi ne aveva acquistate delle azioni.

Grandi innovazioni nel 1924. Riconoscete queste campane?  Sono le sette campane commissionate ai famosi fratelli Ottolina, della fonderia di Seregno; la più grande ha un diametro di metri 1,685 ed il peso totale è di 9580 chili. Sono le campane di San Domenico, collaudate il 22 settembre 1924.

Nel 1924 si realizzano nuovi pozzi e si estende la rete di distribuzione dell’acqua, si ripavimenta il Corso Sempione,   si costruiscono i primi colombari al cimitero. Queste, in seguito, verranno catalogate come  “opere del regime”, anche se nel 1924 erano ancora… opere del Comune.

Legnano aveva  già una pagina dedicata sulla “Cronaca Prealpina” e sul settimanale cattolico “Luce” ed un suo settimanale locale, “La voce di Legnano”, diretto da Carlo Guidi. Un giornale diventato in seguito tristemente famoso in quanto l’intera edizione venne sequestrata dai fascisti e bruciata in piazza San Magno perché il giornale non si era allineato ai commenti  voluti dai gerarchi: era il 1° novembre del 1926.[16]

Legnano nel 1924 è così importante da meritare l’elevazione del Comune al rango di Città. Il titolo venne conferito il 15 agosto 1924, con un Regio Decreto, la “Regia Patente firmata da S.M. Vittorio Emanuele III e controfirmata da Benito Mussolini”.  E Legnano quel 5 ottobre 1924 era in trionfo anche perché Mussolini era venuto a consegnare di persona la Regia Patente di Città.

Dopo l’inaugurazione della Scuola Bernocchi e il discorso, Mussolini posa l’ultima pietra della Scuola,   poi si reca in corteo agli stabilimenti Bernocchi, dove inaugura una  lapide a memoria dei 43 operai morti nel primo conflitto mondiale.

Da qui alle officine Franco Tosi, un’altra imponente festa.  Qui inaugura 4 gagliardetti.

Si passa quindi alla distribuzione di otto Stelle del Lavoro concesse agli operai più anziani dello stabilimento.

Hanno da 43 a 47 anni di lavoro. Mussolini a ciascuno consegna una busta esclamando: «Conservate: questo è un mio ricordo personale». Ogni busta contiene 1000 lire, cioè un paio di mesi di lavoro.

47 anni di lavoro significa che come minimo avrà avuto 60 anni. Pochi? Tanti? Dipende… Se si vive nel 1924 sono tanti, tantissimi.  Nel 1921, a cui si riferisce questo censimento, solo 15 persone su 100 raggiungevano e superavano i 60 anni,  mentre nel 2013 in Lombardia, almeno 27 persone (27,3 %) ce la fanno. Era una società giovane, quella del 1924. Il lavoro non era quello di oggi, non c’è paragone. E anche la sanità non era avanzata come oggi. Di conseguenza l’aspettativa di vita per un operaio con 47 anni di lavoro sue spalle quanto potrà essere stata? Se le sarà godute lui o i suoi eredi quelle mille lire?

Segue il discorso, che potete trovare per esteso nell’articolo de La Prealpina:

«Operai, questi vostri compagni che si possono chiamare giustamente i veterani del lavoro hanno avuto un piccolo segno ufficiale di riconoscimento … Ricordi di tante vicende, di tanto lavoro dato allo stabilimento e alla Nazione».

Uno degli interessi del fascismo era il lavoro operaio: gli operai “dovevano” fare gli operai, cioè “dovevano” lavorare, lavorare, lavorare. Agli scolari, lo abbiamo visto prima, si insegnerà presto che devono  obbedire, obbedire, obbedire.  Sulla lavagna e sui muri delle scuole, tra il ritratto del Re e quello del Duce, verrà scritto “credere, obbedire, combattere”. Combattere e lavorare. Ma lavorare come?  ce lo dice Mussolini in questo discorso: lavorare in armonia con gli industriali, senza lamentarsi, senza scioperare, magari con un unico sindacato che comprende insieme operai e padroni. Un sindacato fascista, magari. Fra poco sarà così, obbligatoriamente.

«Così io intendo la collaborazione. Così la intendono in questa vostra gloriosa Legnano, gloriosa non meno per le industrie che per la battaglia, così la intendono i vostri industriali dei quali un modello è il vostro on. Tosi…»

Combattere e lavorare. Ma perché? Ce lo dice ancora Mussolini alla Tosi, con una frase che diventerà celebre, che verrà inserita nell’elenco delle “massime del Duce” da scriversi sui muri in determinati luoghi e occasioni:

«La classe lavoratrice è la potenza, la speranza, la certezza dell’avvenire d’Italia»

E lo è in quanto  è il «lavoro umano che forma, aumenta, accresce la ricchezza nazionale con la conquista dei mercati del mondo»

Combattere e lavorare per conquistare i mercati. Chissà se Mussolini già pensava alla conquista delle colonie e alla conquista del mondo a fianco di Hitler?

Mussolini nel suo discorso alla Tosi sarà profetico: «Un Governo non può essere sempre giudicato dai contemporanei, ma qualche volta occorre attendere, per essere giudicati giustamente, che il tempo passi.»

Beh, ora il tempo è passato…

In mezzo ad una folla enorme Mussolini esce dal cortile dello stabilimento Tosi, attraversa la strada, ed entra nella sede del Fascio di Legnano, ove si trattiene qualche minuto. La lunga fila di automobili riparte a tutta velocità verso Gallarate e anche verso le ultime cerimonie.

Le auto imboccano la nuovissima autostrada. Alle 16.30 Mussolini arriva a Gallarate. E’ accolto dal sindaco, lo applaudiscono, gettano fiori e la “musica” cioè la banda suona ripetutamente… l’inno reale! Sicuramente Mussolini ha gradito di più  “Giovinezza” suonato a Legnano…

Però Mussolini è soddisfatto. Nel discorso a Gallarate affermerà: “Ogni qual volta io discendo in queste città dove vibra impetuoso il sentimento del popolo italiano, ne ho un conforto e una specie di viatico spirituale.”[17]

Legnano per quel giorno resta orfana del suo Duce, ma il Duce ha Legnano nel cuore.

Mussolini tornerà il 4 ottobre 1934[18], alle ore 17.00 sosterà in auto per più di un quarto d’ora ai cancelli appositamente chiusi della stazione, un sistema per sensibilizzarlo sul problema di costruire un comodo sottopassaggio per sostituire cancelli e biloria. Sottopasso troppo costoso. Duce troppo poco sensibilizzato.  Il sottopasso si inaugurerà nel 1965.

Il Duce passò quindi a visitare il Cotonificio Dell’Acqua dove terminò il suo discorso con la frase: “La parola d’ordine in questa azienda è e dovrà essere lavorare e far lavorare”. Visitò il cotonificio Cantoni,  la Franco Tosi,  il cotonificio Bernocchi, con l’inaugurazione di una mostra di pannelli statistici e di un campionario della produzione aziendale. Due cifre di un grafico colpirono il duce “Leggete e prendete nota…” disse ai giornalisti: estratto dal libro cassa agosto 1874 paga operai lire 141,50; agosto 1934, paga operai, lire 723.751,90. Che corrispondono a 7000 operai.

Alle 18 precise il duce è in piazza Umberto I, cioè piazza San Magno,  dove tenne il discorso ufficiale da un grande palco collocato su una turbina da 1500 cavalli della Franco Tosi.  Una gran folla di operai di Legnano e dintorni.  “Duce, Duce!” per alcuni minuti.     Alle 18.15 precise Mussolini…  lascia Legnano in auto e fa ritorno a Milano.

Mussolini a Legnano tornerà ancora.  Tornerà di passaggio dentro un baule nel 1946. Sì, in un baule. Perché dopo la  fucilazione a Giulino di Mezzegro e l’esposizione del corpo a Milano in piazzale Loreto insieme a Claretta Petacci e ai gerarchi, il corpo di Mussolini venne sepolto in una fossa anonima nel cimitero di Musocco a Milano. Nessuno conosceva la posizione esatta. Era un segreto. Beh, forse qualche antifascista conosceva il segreto: più volte la tomba venne in modi vari profanata. E anche qualcun altro lo conosceva: alcuni fascisti la  notte di Pasqua del 1946 riesumarono Mussolini, misero i suoi resti in un sacco di plastica e se lo caricarono in auto. In seguito il corpo venne consegnato ai frati cappuccini di Milano, i quali lo  chiusero nel baule e lo tennero nascosto. Il baule venne spostato presso i cappuccini di Pavia e ad agosto 1946 reso alle autorità, le quali, dopo essersi accertate che si trattasse davvero del Duce, decisero di  rimetterlo nel baule e nasconderlo  a Cerro Maggiore, sempre presso i cappuccini. E così Mussolini e il suo baule hanno attraversato la periferia di Legnano per raggiungere Cerro (26 agosto 1946).

E una famiglia legnanese a maggio 2014 ha messo in vendita[19] su eBay l’armadio che per 11 anni ha custodito il baule con i resti di Mussolini nel convento di Cerro:  nessun’offerta è arrivata, l’armadio è rimasto alla famiglia. A Legnano, probabilmente.

Mussolini tornerà ancora a Legnano,  tornerà come santino trovato in alcune cassette della posta  (22 ottobre 1948)[20].

E sarà Legnano ad andare da Mussolini in diverse occasioni: i numerosi incontri privati con gli industriali[21], la delegazione che porta contributi degli industriali legnanesi per opere sociali,  Bruno Lonati, partigiano legnanese che sarà l’autore della fucilazione di Mussolini, secondo una delle tante versioni[22].

Un legnanese (Lonati) avrebbe quindi avuto parte alla dipartita prematura del suo e nostro concittadino Benito Mussolini. Ah, già perché non ve l’ho detto… Mussolini è nostro concittadino. Dal 1924. Il popolo, la giunta comunale, ha avuto questa spontanea idea di insignirlo della cittadinanza onoraria. Spontaneamente. Cioè…  Arriva una circolare dalla Federazione Provinciale Fascista, un suggerimento che implica una deliberazione d’urgenza.   Si riunisce d’urgenza la giunta.  E il popolo di Legnano proclama Mussolini cittadino onorario. “Spontaneamente”.

Il 30 maggio 1924 arriva il telegramma con i ringraziamenti ufficiali, a firma del segretario Acerbo.

Sulla Prealpina del 7 ottobre di quella cittadinanza non se ne parla. Non è stata considerata importante. Che peccato. E pensare che gli abbiamo persino intitolato un viale:  l’antica via Brumana, rinominata stradone per Legnarello e poi via Melzi è diventata   via Benito Mussolini. Per la legge del contrappasso ora è via Giacomo Matteotti.

Non preoccupatevi, non siamo gli unici: nel 1924 praticamente tutte le città gli hanno offerta la cittadinanza, non ultima Gallarate, proprio in quel 5 ottobre famoso.

Sulla Prealpina del 7 ottobre 1924 si legge che Legnano ha tributato grandi festeggiamenti a Mussolini.

Ma allora nel 1924    a Legnano erano tutti fascisti?

Beh questa foto è del 1922, è il funerale di Giovanni Novara, ucciso dai fascisti.  Al funerale ha partecipato Mauro Venegoni, che  con i fratelli avrà tanta parte nel movimento antifascista e nella resistenza non solo a Legnano ma in tutta la Valle Olona (lo abbiamo visto lo scorso anno). E i fascisti avevano paura dei fratelli Venegoni, tanto che nel 1934 in occasione della 3° venuta di Mussolini a Legnano sono stati presi provvedimenti: la Polizia ha piantonato corso Garibaldi, dove abitavano i Venegoni, e dove era previsto passasse Mussolini; i Carabinieri invece… hanno arrestato e trattenuto in galera per quell’intera giornata… il mio bisnonno, che casualmente si chiamava Carlo Venegoni ed era casualmente falegname come il suo omonimo più famoso.

E a partire dal 1943 la Resistenza a Legnano è stata sempre più organizzata, più forte, tanto che nelle cronache delle Brigate Garibaldi risulta che la Brigata più agguerrita, più determinata, meglio armata e che otteneva i migliori risultati, insomma la più forte di tutta la Lombardia e forse del nord Italia, era la nostra legnanese 101^ brigata Garibaldi Giovanni Novara GAP di Mazzafame e Gorla Maggiore, comandata dal nostro giovane concittadino  Samuele Turconi. Nel ’44-45 la SAP aveva superato i 700 militanti, tanto da dover scindere il gruppo in due brigate: 101^ e 182^. Alla Liberazione Legnano è stata la prima città a insorgere, non il 25 aprile ma la sera del 24.

Anche il cimitero di Legnano testimonia che non erano tutti fascisti a Legnano:  lo testimoniano i deportati, con le loro tombe vuote perché sono morti nei lager,  Lo testimonia la lapide scoperta quest’anno in memoria di due sacerdoti e di un farmacista.

Lo testimoniano i partigiani morti in combattimento o per le conseguenze,  i fucilati,  i feriti,   i morti e i feriti del 25 aprile,   i torturati, gli incarcerati e tutta la gente che ha contribuito con tanto o con poco… tutti coloro che hanno agito perché, come dichiarò uno dei nostri comandanti partigiani

“Tutti noi avevamo avuto qualcuno che era stato ucciso o picchiato dagli uomini di Mussolini, allora occorreva reagire.  Ho semplicemente fatto il mio dovere di cittadino che ama la propria Patria perché non potevo vedere il nostro popolo schiavo di una dittatura  che aveva tolto la libertà e imposto la guerra.  Ho fatto quello che ho potuto senza nulla chiedere o pretendere in cambio, sostenuto dalla forza dei miei ideali e dall’esempio di tanti compagni di lotta”

Ma questo ve lo racconteremo il prossimo aprile perché questa, beh questa è un’altra storia.

Renata Pasquetto


[1] Marco Lucchetti, “101 storie su Mussolini che non ti hanno mai raccontato” (inizio cap. 4)

[2] Arrigo Petacco, “L’uomo della Provvidenza” (p. 20)

[3] Anacleto Tenconi, “Rapsodia in tono minore”.

[4] Chiurgo, “Storia della rivoluzione fascista”, vol III pag. 270 – nel vol II p. 483 sono riportati i nomi dei componenti il fascio di Legnano (riportato in Pietro Macchionne, “L’oro e il ferro. Storia della Franco Tosi”, pag 442.

[5] Arrigo Petacco, “L’uomo della Provvidenza” (p. 66)

[6] (26 agosto – Alto Casentino, Soci, Bibbiena

31 agosto – Monte Amiata

16 settembre – Napoli

21 settembre – Rimini

22 settembre – Rimini, Carpena, San Mauro di Romagna, San Cassiano, Ravenna, Ferrara

23 settembre – Vicenza, Monte Berico

24 settembre – Thiene, Asiago, Bassano

4 ottobre – Lodi, Milano

5 ottobre – Milano, Legnano, Gallarate)

[7] https://storiedilegnano.files.wordpress.com/2014/07/quaderni-giorgiani-169-legnano.pdf

[8] Informazione Berti su facebook

[9] Informazione Berti su facebook

[10] https://www.yumpu.com/it/document/view/15665784/quando-suonava-la-sirena-vitalavoro-e-sindacato-spi-lombardia

[11] “Franco Tosi. Società per Azioni. 1876-1956” (pagg. 190-191, biblioteca Legnano)

[12] Pietro Macchione, “L’oro e il ferro. Storia della Franco Tosi”, (pag. 365)

[13] “Franco Tosi. Società per Azioni. 1876-1956” (pag. 193, biblioteca Legnano)

[14] http://storia.camera.it/regno/lavori/leg27/sed035.pdf

> Atti Parlamentari — 1376 – Camera dei Deputati – > LEGISLATURA VII — l a SESSIONE — DISCUSSIONI — TORNATA DELL’ I 1 DICEMBRE  1924 –  intervento dell’Onorevole Barbieri

[17] Mussolini, “Opera Omnia 1924”, (pag.106)

[19] Lo ha portato al negozio il figlio del manager di Romano Mussolini, il figlio musicista del Duce. La bara improvvisata circa 20 anni fa venne acquisita dalla famiglia Castelli, di Legnano

[20] Fabio Bonacina, “La salma nascosta”

[22] Ricostruzione dei fatti del dopoguerra in Alto Lario (Dongo) http://youtu.be/BdmpQAcZq0