I fratelli Venegoni: Carlo, Mauro, Piero e Guido

L’annuale rievocazione della figura di Mauro Venegoni (Cassano Magnago, domenica 28 ottobre, ore 10.30) può essere l’occasione per riscoprire i percorsi umani e politici di Mauro degli altri tre fratelli Venegoni, la cui militanza antifascista durò tutta la loro vita.

Dalla “Enciclopedia della Resistenza”, Einaudi 2006, pp. 951-53

“Carlo, Mauro, Piero e Guido, di famiglia proletaria legnanese, rappresentano l’anima del movimento operaio e della resistenza nell’intera Valle Olona, da Rho al Galllaratese.

Carlo (Legnano 1902 – Milano 1983), operaio a dodici anni, a quindici organizzatore insieme al fratello minore Mauro del locale circolo socialista, guida l’occupazione delle fabbriche nel legnanese venendo licenziato dalla Franco Tosi.

Comunista dalla scissione di Livorno, diventa segretario di Legnano e poi capozona per l’Alto Milanese. Inserito nel 1924, su indicazione dello stesso Gramsci, nella delegazione italiana al V Congresso dell’Internazionale comunista di Mosca, prende posizione a favore di Trockij insieme a Ruggero Grieco e alla sinistra del partito.

Nelle discussioni preparatorie il Congresso di Lione, al fine di ottenere una maggiore democratizzazione del dibattito interno, con Luigi Repossi, Onorato Damen, Bruno Fortichiari e altri dà vita al Comitato d’intesa della sinistra, poi scioltosi sotto le accuse di attività frazionistica e la minaccia di espulsione dei suoi aderenti dal partito.

Eletto insime a Bordiga nel nuovo Comitato centrale (1926), passato alla clandestinità dopo le leggi eccezionali, viene incaricato di ricostruire la Confederazione generale del lavoro e poi inviato a Torino dove è arrestato nel luglio 1927. Condannato dal Tribunale speciale a dieci anni di reclusione, ne trascorre sette nelle carceri di Volterra, Alessandria e Portolongone, buona parte dei quali in segregazione per la sua fiera e continua opposizione antifascista.

Amnistiato il primo luglio 1934 e sottoposto a tre anni di libertà vigilata e a due di ammonizione, nel giugno 1940 viene internato nel campo di Colfiorito (Perugia) e poi, a causa della tubercolosi contratta in carcere, nel sanatorio di Vialba (Milano), da dove si allontana il 25 luglio 1943 dedicandosi alla riorganizzazione del movimento comunista dell’Olonese.

Organizzatore con Mauro dei primi gruppi armati, dai quali si sviluppa il più agguerrito sappismo di tutto il Milanese, sulle pagine del giornale clandestino (“Il Lavoratore”) oppone alla politica di unità nazionale del PCI la necessità di un netto antifascismo di classe chiedendo un ampio dibattito interno. Schiacciati tra le strumentalizzazioni della stampa fascista e pesantemente combattuti dalla dirigenza comunista, i Venegoni sospendono nel giugno 1944 la pubblicazione de “Il Lavoratore” ed entrano a pieno diritto nel PCI con tutta la loro ramificata organizzazione.

Arrestato il 28 agosto di quell’anno e successivamente evaso dal lager di Bolzano – in cui conosce il rappresentante interno del PSI, Ada Buffulini, poi divenuta sua moglie -, Carlo viene trasferito a Genova dove dirige fino all’insurrezione le brigate Garibaldi Sap.

Nel dopoguerra ricopre importanti incarichi sindacali, è consigliere dei comuni di Legnano e Milano, dirige l’Associazione nazionale perseguitati politici antifascisti e, spirito critico della federazione comunista milanese, avverso a ogni conformismo, sarà deputato dal 1948 al ’63.

Mauro (Legnano 1903 – Busto Arsizio 1944), anch’egli operaio a dodici anni, nella gioventù socialista dal 1919 e nel PCd’I dalla fondazione, perseguitato dai fascisti, nel 1923 si trasferisce a Milano.

Membro del Comitato sindacale nazionale comunista, più volte aggredito dagli squadristi, fermato ed arrestato, espatria nel 1929 e dal centro di Parigi viene inviato alla scuola leninista di Mosca. Ritornato in Francia e inviato in missione in Italia, nel maggio 1932 viene arrestato in Sicilia e condannato a cinque anni di reclusione. Il 10 giugno 1940 è internato nel campo di Istonio (Chieti) e poi confinato alle Tremiti, dove per le sue posizioni antistaliniste è radiato dal partito. Liberato nell’agosto 1943 si impegna nelle lotte operaie nell’Alto Milanese e dopo l’8 settembre organizza e dirige il movimento sappista prima nell’Olonese e poi nel Vimercatese conquistandosi, nonostante la sua condizione di radiato, la stima e la fiducia dei militanti comunisti di base.

Catturato dai fascisti a Busto Arsizio, viene torturato e poi assassinato il 31 ottobre 1944.

Piero (Legnano 1908 – ivi 1965), nel ventennio più volte aggredito dai fascisti e fermato dalla polizia, dopo l’8 settembre 1943 partecipa con i fratelli all’organizzazione del movimento armato clandestino. Arrestato nel 1944, viene deportato in Germania.

Guido (Legnano 1919 – Mese/Sondrio 1987), nel PCI e nella Resistenza dal 1943, è nominato responsabile politico delle Garibaldi Sap nel Vimercatese. Catturato l’11 novembre 1944 e portato a Legnano per esservi pubblicamente fucilato, si salva per l’indignazione popolare suscitata dall’assassinio di Mauro, avvenuto pochi giorni prima. Liberato, continua la lotta nella CLXXXI brigata Garibaldi.

Dopo la guerra è segretario delle Camere del lavoro di Legnano, Vicenza, Bergamo e Milano e deputato al Parlamento (1972, 1980)”.

Per approfondire la figura di Mauro Venegoni

http://it.wikipedia.org/wiki/Mauro_Venegoni

“Ricordate i morti ma ricordateli vivi”, con Ascanio Celestini

http://www.youtube.com/watch?v=EUnD9ewUh1M