Don Mauro Bonzi, un sacerdote legnanese nell’inferno di Dachau

Don Bonzi

Don Bonzi nacque nel gennaio del 1904 a Legnano. È il terzo di quattro figli. La sua è una famiglia che per l’epoca poteva definirsi benestante: il padre gestiva una grossa lavanderia e con il tempo aveva acquistato alcune terre nel legnanese.

Il piccolo Mauro entra in seminario dopo le elementari avendo maturato già in quel momento una vocazione al sacerdozio.

Nel 1928 è ordinato presbitero dal cardinale Tosi nel Duomo di Milano. Il suo compito era formatore dei futuri preti diocesani. Prima a Seveso e poi come vicedirettore del nuovo Seminario di Venegono Inferiore.

Abbiamo diversi ritratti di lui eleborati dai suoi allievi negli anni successivi. In tutti emerge una personalità forte, con grande capacità di lavoro e che sapeva inquadrare subito le persone, unita a una carica di umanità che lo rendeva gradevole e amabile.

Dopo 11 anni nei Seminari diocesani don Bonzi fu nominato rettore del Collegio Arcivescovile Pio XI a Desio, una delle più prestigiose strutture educative della Diocesi di Milano. È il 1939!

Fino all’8 settembre del ’43 la vita nel Collegio è tutto sommato normale a parte l’apertura all’interno di un ospedale militare e l’insediamento della Difesa Milano (Comando di Corpo d’Armata per la Difesa di Milano).

Dopo l’8 settembre è certo che qualcuno all’interno del Collegio ebbe contatti con i partigiani che operavano in Brianza fino al punto che nella struttura vennero nascoste armi.

Secondo Clementi, qualcuno all’interno “trasformò il Collegio in un centro di assistenza per ricercati, partigiani e renitenti alla leva fascista”.

L’arresto

È il 29 aprile 1944 quando c’è una minuziosa ispezione all’interno del collegio con il rinvenimento delle armi. È difficile dire che cosa accadde veramente: don Bonzi anche in seguito non disse mai nella sull’argomento, con il proposito probabile di difendere qualcuno assumendosi lui tutta la responsabilità, anche con l’intento di preservare il più possibile il Collegio da ogni forma di ritorsione.

Don Bonzi venne arrestato perché era il direttore e non poteva non sapere. “Ruolo attivo e consapevole” di don Bonzi (Clementi).

Fu arrestato dalla Guardia Nazionale Repubblicana e denunciato al Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato. Don Bonzi confessa in carcere di aver saputo delle armi e di aver nascosto nel Collegio elementi della Resistenza.

San Vittore

Dopo un mese nel carcere di Monza arriva a San Vittore. Dopo pochi giorni viene scarcerato (26 giugno) “per non aver commesso il fatto”. Ma il 19 agosto fu nuovamente arrestato e ricondotto a San Vittore. La documentazione non ci permette di conoscere gli atti di accusa del secondo arresto. Da notare che non ci fu mai un processo a suo carico. Furono le SS a decidere il nuovo arresto.

Viene condotto nel VI Raggio dove imperversano le SS.

Il V era per i “pericolosi”. Chi finiva al VI poteva uscire dalle celle per svolgere lavori di pulizia.

San Vittore allora era un carcere funzionale al trasferiemento dei reclusi al lager di Bolzano. A Milano giungevano reclusi di varie prigioni del nord Italia in attesa poi di essere trasferiti a Bolzano.

Bolzano è uno dei 4 campi di smistamento nelle mani delle SS. Gli altri 3 sono Fossoli, Borgo San Dalmasso (Cuneo) e la Risiera di San Sabba a Trieste.

Bolzano

La permanenza nel carcere durò circa 20 giorni e il 7 settembre 1944 con altri 250 lasciò San Vittore per Bolzano. Sul suo convoglio c’era anche Carlo Venegoni, il quale poi riuscì a fuggire da Bolzano un mese e mezzo dopo.

Bolzano non solo era nelle mani delle SS ma l’area di Bolzano era stata di fatto annessa al Terzo Reich con Trento e Belluno (Alpenvorland).

Dall’estate del ’44 fino alla fine dell’aprile ’45 entrarono nel Dulag di Bolzano più di 11mila uomini e donne, talvolta ragazzi. Da Bolzano avrebbero poi raggiunto uno dei lager posti al di là delle Alpi.

A Bolzano vennero internati 27 sacerdoti e 9 cappuccini. Ben 19 di loro furono deportati al di là delle Alpi con 14 morti.

In sostanza Bolzano funzionava come un “campo di transito”. Una parte però dei detenuti ebbe la fortuna di rimanere a Bolzano evitando la deportazione a Dachau, Mauthansen o Buchenwald (Ravensbruck per le donne).

A Bolzano don Bonzi venne messo nel Block dei “politici” per un mese prima del “trasporto” in Germania. In questo mese è trattato come tutti gli altri deportati ed è addetto allo scarico di merci alla stazione.

Dachau

Il 7 ottobre con altre 500 persone don Bonzi è trasferito con vagone bestiame a Dachau.

Dachau era stato il primo campo di concentramento aperto dal nazismo nel marzo del ’33. Fino all’aprile del ’45 furono deportati poco più di 200mila persone con 32mila morti.

Dopo 3 giorni di viaggio il gruppo degli italiani entra a Dachau. E qui subisce il trattamento riservato a tutti con il mettersi nudi nel vasto cortile in attesa della doccia e il sequestro di tutto quello che avevano portato con sé.

Baracca 26

Don Bonzi venne destinato alla baracca 26 che con la 28 erano destinate ai preti. La 28 deteneva solo i preti polacchi.

Al momento della liberazione nelle due baracche c’erano 782 sacerdoti polacchi, 262 tedeschi, 120 francesi, 69 cecoslovacchi, 36 olandesi, 33 belgi e 27 italiani.

Nel momento dell’arrivo degli americani erano morti a Dachau 1500 sacerdoti. Il totale degli internati fu 3000.

In tutti i lager i religiosi morti furono 5.545 (dato Norimberga).

All’interno della baracca 26 c’era una piccola cappella, assolutamente vietata agli altri deportati. La baracca 26 era circondata dal filo spinato.

Don Bonzi al suo ritorno in una serie di articoli per il “Luce” ha ricostruito la sua vita e quella degli altri deportati a Dachau: sveglia alle 4.30. Alle 5.30 appello. Poi la formazione delle squadre di lavoro con l’unica eccezione dei sacerdoti nelle due baracche.

Nelle due baracche molti preti reagivano all’ozio forzato e alla fame con preghiere, discussioni religiose, gruppi di studio sui più diversi argomenti. Dirà don Bonzi che, a parte la fame, sembrava di essere a un convegno internazionale di sacerdoti.

A Dachau don Bonzi decide volontariamente di svolgere il servizio di “spazzino” nel lager per poter essere vicino a tante persone.

La liberazione

Il 29 aprile 1945 il campo di Dachau fu liberato dagli americani e don Bonzi visse l’euforia della liberazione di cui abbiamo alcune immagini significative.

Nel momento della liberazione a Dachau si trovavano oltre 31mila persone di 37 nazionalità. Gli italiani erano 2185. in totale furono poco più di 10mila gli italiani deportati a Dachau.

I primi giorni dopo la liberazione don Bonzi si prodiga con gli altri sacerdoti a lenire le sofferenze dei moribondi e a organizzare la vita nel lager, ma poi nasce una grande nostalgia di casa. E fu così che don Bonzi con altri 4 sacerdoti decide di fuggire dal campo e tornare con mezzi di fortuna in Italia.

La fuga e il ritorno in Italia

E’ il 18 maggio. Il viaggio di ritorno durò 12 giorni fino al 30 maggio. Il 30 maggio sono a Bolzano dopo soste prolungate a Monaco e Innsbruck.

Il viaggio da Bolzano a Legnano fu possibile grazie ad alcuni camion che da Legnano raccolsero i deportati che affluivano al Brennero o a Bolzano.

Il 31 maggio arriva a casa.

A colloquio con il cardinale Schuster

Nello stesso 31 maggio don Bonzi visse un momento molto amaro. A Milano incontrò il cardinale Schuster, al quale aveva indirizzato alcune lettere da San Vittore e Dachau, ma l’accoglienza fu molto fredda e il sacerdote fu congedato molto rapidamente: “So che avete sofferto molto. Dovevate essere più prudente”. Gli diede 500 lire e lo accompagnò alla porta.

In sostanza il cardinale imputava al sacerdote la mancanza di prudenza visto che il suo arresto aveva coinvolto il Collegio arcivescovile. Infatti, complici anche le precarie condizioni di salute (tornò da Dachau ammalato di tubercolosi), don Bonzi non ottenne di nuovo il rettorato al Collegio di Desio, anzi fu nominato vicario spirituale e poi parroco a Lurago Marinone, cittadina vicina ad Appiano Gentile. A giustificare la scelta le precarie condizioni di salute di don Bonzi.

La malatia si aggrava e il 1 marzo ’47 deve rinunciare alla parrocchia.

Il 29 aprile ’47 (stesso giorno della liberazione di Dachau e dell’arresto a Desio!) muore con accanto la madre e la sorella. Avea 43 anni.

*Foto della tomba di don Bonzi a Legnano nella “Cappella dei preti”.

È scritto sulla lapide: “Rettore del Collegio Pio XI di Desio” e “Vittima di Dachau”.