Lo sterminio dei disabili nel Terzo Reich

“Aktion T4” / Programma T4

Lo sterminio dei disabili nel Terzo Reich

Appunti per conferenza

Come premessa vorrei iniziare con le affermazioni di uno storico tedesco che ha conosciuto la deportazione ad Auschwitz. Scrive Henry Friedlander:“Il regime nazista uccise con sistematicità tre gruppi di uomini: ebrei, zingari e i disabili”.

Nell’ambito delle tematiche legate al Giorno della Memoria non c’è dubbio che lo sterminio dei disabili del Terzo Reich (tedeschi, austriaci ma anche polacchi, sovietici, jugoslavi…) sia il meno conosciuto rispetto al genocidio ebraico e allo sterminio dei Sinti e Rom.

Lo sterminio degli ebrei d’Europa ha uno spazio di assoluta premenenza nella memoria d’Europa con sei milioni di vittime. Solo da pochi anni si è cominciato a parlare dello sterminio degli zingari d’Europa con buone ricerche storiografiche che però rimangono confinate a una cerchia di specialisti o di persone interessate a queste tematiche.

A me è capitato qualche volta di parlare in pubblico o di ascoltare altre persone raccontare dello zigeunierlager di Auschwitz, ovvero della deportazione degli zingari ad Auschwitz e della loro messa a morte (22.000 vittime). Molto raramente mi è capitato di leggere di incontri dedicati alla terza dimensione dei genocidi nazisti, ossia all’”Aktion T4”, nome in codice indicante il progetto di soppressione dei disabili tedeschi e austriaci del Terzo Reich.

Quindi c’è tutto un lavoro da fare, anche a livello storiografico, soprattutto in Italia, perché le ricerche in lingua italiana sullo sterminio dei disabili sono davvero poche. Più significativa è invece la ricerca tedesca e di area anglosassone.

Che cosa unisce queste tre categorie, apparentemente molto diverse? Ebrei, zingari e disabili?

– I nazisti li consideravano“sottoumanità da estirpare” come si fa con con i “germogli selvatici e le erbacce” / (Himmler nel ’36)

Vale la pena di citare parte del discorso di Himmler alle SS:

“I nazisti devono creare una nuova morale, rude e brutale, che ignori la compassione e i problemi di coscienza. Si prova forse rimorso a schiacciare uno scarafaggio? No.

Gli oppositori del nazismo sono scarafaggi, esseri nocivi e abietti. Distruggerli, non solo non è peccato, ma significa operare per il bene comune, agire a favore della razza e della nazione tedesche.

Zingari, ebrei, pazzi ed emarginati, la lista di coloro che si dovrà imparare a maltrattare senza battere ciglio, a umiliare, a torturare e, per finire, ad asfissiare nella totale impunità e senza l’ombra del minimo rimorso, è lunga”.

Eugenetica

Quando Hitler giunge al potere (gennaio ’33) la cultura occidentale crede molto nell’eugenetica, presunta scienza che studia le metodologie più opportune per il miglioramento delle razze e dei popoli. L’ Eugenetica è la “scienza del miglioramento della razza umana mediante una migliore riproduzione”.

L’inventore dell’eugenetica fu il cugino di Charles Darwin, Francis Galton (1822-1911), per il quale fu istituita una apposita cattedra all’University College di Londra. In Inghilterra c’è un grande dibattito nel mondo scientifico sulle modalità più opportune per far riprodurre al meglio gli “elementi migliori” della popolazione e impedire la riproduzione degli ”elementi inadatti” (soprattutto il sottoproletariato). Si tratta di teorie che passano per progressiste (alcuni socialisti inglesi sono favorevoli).

Gli eugenetisti sono razzisti perché sono convinti che non solo le razze esistono ma esistono razze intelligenti e razze poco intelligenti o animalesche (es l’intelligenza dei neri è paragonata a quella di un bambino), ma gli eugenetisti sono convinti anche che due genitori alcolisti non possono far altro che passare il presunto gene dell’alcolismo ai figli. Due zingari passeranno il gene del nomadismo ai figli, due criminali genereranno sicuramente un figlio criminale e così via.

È depotenziata la funzione dell’ambiente sociale che interagisce con l’ereditarietà genetica.

Quindi a questo punto non solo gli asociali sono pericolosi (e tra loro disoccupati cronici, sfaccendati, prostitute, alcolisti, criminali abituali..) ma sono pericolosi anche i disabili perché trasmetteranno sicuramente i loro “geni degenerati”, generando appunto una prole tarata.

Un cieco è pericoloso anche se si sposa con una donna normale perché l’influenza genetica negativa condizionerà la parte sana del patrimonio genetico della donna, quindi è opportuno che i disabili siano esclusi dalla riproduzione con la sterilizzazione, anche perché i disabili sono potenziali criminali.

Per Lombroso l’epilessia “è segno di criminalità” perché era convinto che quasi tutti i criminali sono epilettici ma anche le persone con basso indice di Q.I (Quoziente di intelligenza) sono potenziali criminali perché non sono coscienti di quello che fanno.

Per Charles Devenport (1910) i disabili sono una minaccia per l’umanità. Per Henry Goddard (1914) i disabili non sono in grado di controllare gli impulsi sessuali e quindi la società dovrebbe vietare a loro ogni accoppiamento.

Il primo stato a decidere la sterilizzazione dei disabili, malati mentali e asociali fu lo stato dell’Indiana nel 1907.

Stati Uniti e Svezia

Infatti nel corso degli anni Venti in molti paesi del mondo, es. gli Stati Uniti, migliaia di mendicanti, disadattati, alcolisti erano stati sterilizzati, tra cui non pochi italiani ai margini della società.

In Svezia,  durante il lungo governo dei socialdemocratici (!), dal 1935 al ’75, 60.000 svedesi, quasi tutte donne, vennero sterilizzate per evitare che mettessero al mondo “persone di tipo B”: “persone difettose”, ossia “sfaccendati”, disadattati, asociali, “leggermente ritardati”, “individui meno adatti all’esistenza”, “pesi morti”. L’obiettivo era favorire la popolazione di tipo A, con interventi di welfare (spesa pubblica), ossia la parte migliore della popolazione svedese.

Un vero paradosso nasce quando due illustri studiosi svedesi, i coniugi Gunnar e Alva Myrdal, i maggiori teorici dell’eugenetica svedese (miglioramento della razza) ebbero due premi Nobel, lui in economia nel ’74 e lei per la Pace nell’82.

A questo punto è facile passare dall’idea della sterilizzazione all’idea della soppressione dei disabili.

Se i disabili trasmettono i loro geni degenerati ai figli, se sono criminali potenziali o veri e propri, se sono maniaci sessuali, se la loro intelligenza sarà sempre fanciullesca senza poter ipotizzare nessun cambiamento allora l’eventuale eliminazione fisica può essere un bene per l’umanità.

Eliminazione dei “tedeschi imperfetti”

Il primo a parlare di eliminazione fisica dei portatori di handicap fu uno zoologo tedesco, Ernst Haeckel (1834-1919), il quale prendendo come esempio l’antica Sparta tesse le lodi della razza “indo-europea”.

Sono concezioni che si diffondono sempre più all’inizio del Novecento.

Non tutti gli eugenisti sono favorevoli però alle sterilizzazioni e addirittura alla “morte pietosa”. Ma la loro idiosincrasia (profonda avversione) per le contaminazioni del sangue li portava verso politiche brutali.

Un salto di qualità avviene quando sono pubblicati libri che teorizzavano l’eutanasia dei disabili, per esempio il libro “Il permesso di annientare vite indegne di vita”, titolo di un libro di Alfred Hoche, psichiatra, e del giurista Karl Binding del 1920. Si tratta di “Olocausto psichiatrico” nei confronti dei “tedeschi imperfetti”.

Si sostiene il diritto dello Stato di uccidere tutti i disabili e i malati incurabili per tre motivi:

–         per loro stessi, in quanto la loro vita è infelice

–         per i loro famigliari, la cui vita era dolore e impotenza

–         per lo Stato, che poteva drenare altrove importanti risorse pubbliche

Nel testo compaiono espressioni che poi diventeranno familiari al nazismo: “persone mentalmente morte”, “gusci vuoti di esseri umani”, “vite indegne di vita, “vite indegne di essere vissute”

E’ inutile dire che di queste farneticanti teorie si nutrì Hitler.

Nel suo Mein Kampf (19251926) Hitler definì chiaramente le sue idee in merito e significativamente lo fece nel capitolo «Lo Stato»:

  «Chi non è sano e degno di corpo e di spirito, non ha diritto di perpetuare le sue sofferenze nel corpo del suo bambino. Qui, lo Stato nazionale deve fornire un enorme lavoro educativo, che un giorno apparirà quale un’opera grandiosa, più grandiosa delle più vittoriose guerre della nostra epoca borghese»

Del resto Hitler non deve inventare nulla, è già scritto tutto nel programma del partito nazionalsocialista dei lavoratori del 1920

4) Cittadino dello stato può essere solo chi appartiene alla comunità popolare (Volkgenosse). Volkgenosse può essere solo chi è di sangue tedesco, senz’altro riguardo alla confessione religiosa. Nessun ebreo può essere Volkgenosse

10) Il primo dovere di ogni cittadino deve essere quello di creare con le membra o con lo spirito

15) Noi chiediamo un vasto ridimensionamento della assistenza alla vecchiaia

La sterilizzazione di massa dei disabili tedeschi

Il governo nazista non perde tempo e il 14 luglio del ’33 emana la Legge per la prevenzione della prole affetta da malattie ereditarie: è la cosiddetta Legge per la sterilizzazione forzata dei disabili.

Sei giorni dopo (20 luglio ’33) è firmato il Concordato con il Vaticano firmato dal Nunzio Pacelli (Pio XII) e von Papen.

Il risultato sono 320.000–350.000 persone sterilizzate, ossia lo 0,5% della popolazione tedesca (raggi X o intervento chirurgico, alcuni morirono).

Le persone sterilizzate non erano solo coloro che erano affetti da particolari malattie mentali, ma sono sterilizzati anche gli epilettici, i ciechi, i sordi, persone affette da deformità fisiche, gli alcolisti recidivi e i “deboli di mente”, selezionati dopo grossolani test d’intelligenza. A quell’epoca l’ereditarietà di queste malattie è un articolo di fede piuttosto che certezza scientifica.

Collaborazione da parte degli psichiatri dei manicomi, delle ostetriche e dei funzionari della sanità pubblica. Le tesi eugenetiche sono molto diffuse.

Legislazione persecutoria

La Legge sulla salute del matrimonio del ’35 imponeva alle giovani coppie che volevano sposarsi di sottoporsi ad accertamenti medici altrimenti non avrebbero avuto il certificato di idoneità al matrimonio.

Sempre nel ’35 è istitutuito l’aborto eugenetico fino al sesto mese di gravidanza per le donne con malattie ereditarie.

Le Leggi di Norimberga vietano matrimoni e rapporti sessuali tra ariani ed ebrei, ma vietano anche i matrimoni tra ariani e zingari, asociali e disabili che vivono nei manicomi. L’idea è che il sangue impuro (inferiore) contamina il sangue superiore e quindi il bambino che nasce porterà con sé (fino alla morte) germi della razza inquinante (“Il peccato contro il sangue”).

A partire dal ’36 sono sterilizzati anche criminali recidivi, prostitute, Sinti e Rom, omosessuali, mendicanti e vagabondi allargando molto gli ambiti delle leggi precedenti (debolezza mentale, tendenze criminali, patologie sessuali). Molti campi di concentramento sono riempiti con gli “asociali”.

Non ci furono infatti critiche all’interno della comunità medica tedesca o internazionale perché la cultura volta al miglioramento biologico della popolazione era molto diffusa. Anche i parenti  delle persone sterilizzate non protestarono pubblicamente. Neppure le due chiese protestarono.

La “morte pietosa”

Le difficoltà economiche della Germania negli anni Trenta, con il peggioramento del livello di assistenza nei manicomi e nelle case di cura, accentuano le tendenze omicide verso i disabili. Fin dal ’33 furono drasticamente ridotti i fondi destinati agli istituti psichiatrici in modo da far balenare l’idea negli stessi operatori ospedalieri sulla necessità di sopprimere queste vite inutili.

Vennero progressivamente chiusi una serie di istituti religiosi dove poteva nascere una opposizione. I malati vennero trasferiti in centri più grandi in condizioni peggiori.

Hitler però sapeva che doveva aspettare l’inizio della guerra per portare avanti questo progetto nascondendolo agli occhi della popolazione.

Intanto la Germania nazista prepara il terreno adatto con una “intelligente” campagna di sensibilizzazione attraverso cui si cerca di convincere l’opinione pubblica tedesca che non tutte le vite meritano di essere vissute.

Per esempio intorno alla metà degli anni Trenta compaiono dei manifesti murali a cura del partito nazista in cui è scritto: “Questo paziente affetto da una malattia ereditaria costa, durante la sua esistenza, 60.000 RM al popolo. Connazionale, si tratta anche dei tuoi soldi!”.

Anche la scuola diventa veicolo di propaganda e in questo caso strumento di consenso dell’opinione pubblica, in questo caso i bambini.

Da un testo di matematica del ’36:

“La costruzione di un manicomio costa 6 milioni di marchi. Quante case si potrebbero costruire con questa somma a 15.000 marchi l’una?”

“Il mantenimento di un ammalato mentale costa circa 4 marchi al giorno, quello di uno storpio 5,5 marchi, quello di un criminale 3,50. Molti dipendenti statali ricevono solo 4 marchi al giorno, gli impiegati appena 3.5, i lavoratori manuali nemmeno 2 marchi al giorno. Illustrate queste cifre con un diagramma. Secondo stime prudenti sono 300mila i malati mentali, epilettici, ecc. di cui si prende cura lo Stato. Quanto costano in tutto queste persone a 4 marchi a testa? Quanti prestiti matrimoniali a 1000 marchi l’uno potrebbero venir concessi sfruttando questo denaro?

Oltre alla scuola fu abilmente organizzata una diabolica campagna di persuasione occulta attraverso film, cortometraggi, radio, manifesti, opuscoli e ogni sorta di iniziativa. Vediamo il caso del cinema

Cinematografia

Alla metà degli anni trenta, nel momento delle sterilizzazioni di massa, sono girati due documentari: “L’eredità” (’35) e “Vittime del passato” (’37) in cui si proponeva l’immagine di una nazione minacciata da orde di malati mentali, costretta a sacrificare fondi cospicui che sarebbe stato meglio investire per i tedeschi poveri ma razzialmente meritevoli.

“Io accuso” (si sostiene esplicitamente la morte ai disabili) è invece del ’41 quando ormai la prima fase dello sterminio dei disabili era terminato.

Settembre del ’39: inizia l’ “operazione eutanasia” / Aktion T4 / Programma T4

Da notare che il nazismo è ancora molto lontano dall’idea di costruire lager di sterminio per gli ebrei. Il primo lager è Belzec del marzo ’42. Treblinka inizia nell’agosto del ’42. Auschwitz è operativo dal marzo ’43.

Quindi lo sterminio dei disabili può essere visto come una macabra prova generale della Shoah.

L’eutanasia dei bambini

Le uccisioni iniziarono con l’eliminazione di bambini e neonati con menomazioni mentali e fisiche. Con le uccisioni di massa si supera il discrimine con l’eugetica tradizionale che al massimo accettava la sterilizzazione.

La stampa dette molto risalto al caso del “bambino Knauer” i cui genitori si erano rivolti ad Hitler per l’eutanasia.

All’inizio dell’ottobre ’39 Hitler firma un documento che avvia il progetto “eutanasia”, in cui si parla di “concedere la morte pietosa a malati considerati incurabili, dopo un’attenta valutazione delle loro condizioni di salute” (!). Si uccidono anche bambini con ritardi nell’apprendimento o con disturbi comportamentali.

Il Parlamento non è messo a parte e nessuno tranne poche persone sa che cosa sta avvenendo.

L’operazione è top segret e il responsabile è il medico personale di Hitler, il dott. Karl Brand assistito da Philipp Bouhler, capo della Cancelleria del Fuhrer. I due si avvalsero di una equipe di medici compiacenti.

Come funzionava l’assassinio di massa?

Medici, levatrici e ospedali notificavano i bambini disabili al servizio sanitario pubblico che trasmetteva i moduli di denuncia al comitato di Brandt. I bambini venivano poi trasferiti in particolari strutture ospedaliere. I genitori davano il benestare al trasferimento perché veniva assicurato loro che i bambini sarebbero stati trattati meglio.

Vennero allestiti una ventina di reparti pediatrici in alcuni ospedali dove operare l’assassinio dei bambini. In questi reparti operavano medici e infermiere che somministravano ai bambini dose sempre più forti di barbiturici comuni (veronal, luminal, morfina), ma talvolta li lasciavano morire di fame. A volte i medici facevano esperimenti sui bambini prima di ucciderli. Il numero di bambini uccisi è 5000.

Operazione T4: omicidio degli adulti disabili

Mentre era in corso l’uccisione dei bambini disabili Hitler ordina l’omicidio anche degli adulti disabili. All’inizio si tratta dei malati mentali, poi si passa ai portatori di malattie congenite ed ereditarie, agli psicopatici, agli anziani infermi e infine agli asociali: “Le vite che non meritano di essere vissute”.

Il gruppo che dirige le operazioni fa sempre capo a Brandt e Bouhler, la sede è una anonima villetta alla periferia di Berlino in via Tiergarten 4 (tigarden). L’operazione venne chiamata  in codice Operazione T4 (Aktion T4) (dall’aprile ’40).

L’ente che si nasconde ditro il nome in codice di T4 si chiama “Ente pubblico per la salute e l’assistenza sociale” (eufemismo).

In totale lavorarono, fino alla fine del ’40, 500 persone: autisti, personale medico e infermieristico, impiegati, poliziotti. L’organizzazione si vale della collaborazione di una quarantina di psichiatri, che leggevano i referti che arrivavano a loro da ogni istituto che aveva in cura disabili, e decidevano rapidamente il destino del singolo paziente perché erano pagati a cottimo (due minuti circa).

La scelta tra la vita e la morte veniva espressa in base alla capacità del paziente di svolgere un lavoro.

Dopo aver scelto i candidati all’eutanasia un veicolo dell’organizzazione prelevava i singoli malati assistiti da personale della T4 (SS oppure membri del partito). Nei centri di cura non sapevano dello sterminio ma non facevano neppure molte domande. Ai familiari dicevano che i parenti sarebbero stati portati in strutture migliori.

Alla fine del ’41 erano 80.000 i “posti letto liberati”, secondo la terminologia burocratica dell’epoca, ossia 80.000 assassinati.

Quali sono i motivi delle uccisioni di massa?

L’idea fondamentale è che coloro che sarebbero stati uccisi non avrebbero mai potuto lavorare e quindi sarebbero sempre appartenuti alla categoria degli improduttivi / parassiti

Hilter aveva l’ossessione del reduce della Grande guerra, ossia che nei ospedali non ci fosse posto per i feriti, ora che era cominciata la guerra, mentre i letti erano occupati dagli incurabili.

Dietro lo sterminio c’erano preoccupazioni di bilancio, ora che era iniziata la guerra, ma anche l’idea che in guerra sarebbero morti i migliori e la percentuale dei non “meritevoli di vivere” sarebbe cresciuta.

La guerra scompaginava i criteri definiti dagli eugenisti per migliorare la popolazione tedesca.

Le camere a gas

Le camere a gas sono inventate per uccidere i disabili. Per gli adulti i farmaci usati per i bambini non bastavano più, per questo i tecnici della T4 escogitarono per uccidere le camere a gas prima che fossero inventate quelle di Treblinka o Auschwitz. In altri casi si uccideva invece con iniezioni letali.

Si stabilì che la gassazione era il sistema migliore di messa a morte.

– La morte avveniva con l’inalazione di monossido di carbonio puro in contenitori. Ai primi di gennaio ’40 tutto è a posto: le camere a gas funzionano a dovere e così i forni crematori.

L’inventore delle camere a gas fu il giovane chimico Albert Widmann, 28 anni, brillante ingegnere chimico iscritto al partito dal ’37 ed SS solo dal ‘40. Fu lui a pensare al monossido di carbonio in bombole e a preoccuparsi degli approvvigionamenti. Non era un sadico: semplicemente fu posto di fronte a un problema tecnico e lo risolse brillantemente così come avrebbe risolto problemi diversi in altri contesti (“I volonterosi carnefici di Hitler”, ma anche “La banalità del male”).

– Per la liquidazione dei degenti dei sanatori e dei manicomi in Pomerania, Polonia e Prussia orientale si utilizzarono camion a tenuta stagna / il gas in bombola era fatto entrare nel vano dove i malati erano assiepati (l’idea è di Widmann). Quando il veicolo arrivava alle fosse le persone erano già morte tutte. Si utilizzarono anche fucilazioni sommarie.

Nella T4 lavorarono tecnici, chimici, progettisti, medici, infermieri, psichiatri, personale di guardia. Fu una complessa operazione che poté contare, purtroppo, sulla collaborazione di personale qualificato che quasi dal nulla inventò efficaci strumenti di messa a morte di massa.

Il gas in bombole fu fornito dalla I.G. Farben, responsabile della scelta del sito di Auschwitz e dell’idea di sfruttare i deportati fino alla morte.

I centri di sterminio

Per l’assassinio di massa vennero utilizzati vecchi castelli, ospedali psichiatrici o vecchie prigioni opportunamente riadattate per uccidere migliaia di persone.

In totale i centri di sterminio furono sei e si trovavano a notevole distanza l’uno dall’altro, in genere in zone poco abitate ma non disabitate (problemi con i vicini).

I sei centri di sterminio furono: Brandeburg (9.772 vittime), Grafenek (9.839), Sonnerstein (13.720), Benburg (8.601), Hadamar (10.072), Hartheim (18.262), tutti in Germania tranne Hartheim in Austria.

Il totale è di 70.273 omicidi dei 100.000 pazienti pschiatrici del Reich censiti (documento comparso a Norimberga). Forse le vittime furono più di 80.000

Hitler ordina la cessazione delle gassazioni

Dopo alcuni mesi era chiaro nell’opinione pubblica tedesca che cosa era successo. Il regime dovette vedersela con denunce alla magistratura di morte sospetta oppure con pubbliche denunce di esponenti di primo piano della chiesa cattolica e protestante (Von Galen, il “Leone” di Muster).

Le pressioni dell’opinione pubblica indussero Hitler a ordinare la cessazione delle gassazioni nell’agosto del ’41 quando ormai erano stati uccisi circa 70-80.000 disabili, bambini e adulti.

– Fu davvero così? Furono le proteste a fermare Hitler?

A Brandeburg e Grafeneck le operazioni finirono nel 1940 in quanto non c’era più nessuno in quelle zone da uccidere.

Eutanasia selvaggia

Ma le uccisioni di massa non finirono qui perché iniziò quella che è stata definita “eutanasia selvaggia” all’interno di ospedali speciali e di ospedali ordinari con un numero di vittime ancora maggiore. Si riprende l’utilizzo dei farmaci. È di nuovo utilizzato il personale della T4.

Il totale delle vittime di questa nuova fase (Germania e territori dell’est) è 26.000 (Germania 10mila vittime). Il numero delle vittime potrebbe essere anche il doppio (anche 50mila).

Si uccidono anche i civili dell’est deportati come lavoratori coatti e Rom.

L’ultima vittima fu un bambino ucciso il 29 maggio del ’45 in un ospedale con una iniezione.

Continua lo sterminio: Aktion 14f13

Quando intorno alla metà del ’42 sopravvivevano pochissimi disabili nel territorio del Reich le 4 strutture della T4 ancora utilizzabili vennero utilizzati per un’altra abominevole operazione (Grafenek, Brandeburg sono stati chiusi).

In gergo era chiamata 14f13 e prevedeva la morte per i prigionieri dei lager che erano stati ridotti allo stato di “mussulmani”, ossia a uno stato prossimo alla morte (ancora “vite senza valore”).

I “muselman” nei Kz sono i “malati terminali” del sistema concentrazionario, inabili al lavoro e quindi da sopprimere.

Con loro venero uccisi anche prigionieri di guerra sovietici, anziani degenti in ospedali, ebrei non disabili (punto di congiunzione con le successive attività di annientamento in Polonia)., pazienti dei manicomi in Polonia, Unione Sovietica, Ucraina.. , disabili.

Il totale delle vittime dell’operazione 14f13 è di circa 20.000 persone

Per esempio il castello di Hartheim continuò a lavorare per uccidere i prigionieri di Dachau e soprattutto Mauthausen. In particolare Hartheim continuò a funzionare fino agli ultimi mesi del ’44  quando poi le strutture di morte vennero smantellate.

E’ molto probabile che ad Hartheim vennero uccise 9000 persone nella fase 14f13 + le 18.000 della T4.

In totale 27.000 vittime.

Hartheim: centro di messa a morte

Hartheim era un castello costruito intorno alla metà del XVIII secolo per volontà di un imperatore asburgico. Era nato per accogliere i bambini abbandonati e ora divenne un funzionale centro di messa a morte.

Nell’ambito della T4 Hartheim è operativo tra l’aprile e maggio ’40. Ad Hartheim c’era una camera a gas con annessi due forni crematori. Si utilizzava il monossido di carbonio in contenitori. Ad Hartheim e negli altri 5 centri non c’erano stanze di accoglienza per i disabili perché erano gassati subito.

La procedura era questa (T4): i pazienti dovevano spogliarsi e subire un sommario esame medico con medici in camice bianco per rilevare la presenza di denti o protesi dentarie in oro e anche per dare una parvenza di normalità. La visita medica serviva anche per abbozzare una parvenza di referto di morte che doveva essere plausibile per i parenti. Prima del gas i pazienti erano fotografati.

La rimozione dei cadaveri e il funzionamento dei forni era opera di sottufficiali delle SS.

– Hartheim fu utilizzato prima per la gassazione dei disabili e poi per l’eliminazione dei malati di Dachau e Mauthausen già nell’agosto del ‘41. La procedura è la stessa dell’Aktion T4. Medici di Hartheim giravano i vari lager scegliendo i malati. Poi un camion passava a prenderli.

Funzionò fino al dicembre ’44. Fu la struttura più utilizzata delle 6 iniziali della T4.

La T4 alle origini del genocidio ebraico

Con l’estate del ’41 / fine Aktion T4 / possono essere utilizzati uomini e strutture della T4, proprio ora che Hitler ha deciso la “soluzione finale del problema ebraico”.

I lager dell’Aktion Reinhard

Medici e tecnici della T4 di stermineranno a Chelmno 400.000 ebrei con i camion a gas e 750.000 ebrei a Treblinka con camere a gas alimentate con grossi motori di carri armati o camion (monossido di carbonio), Sobibòr, Belzec, Maidanek

Non è caso che Franz Stangl fece esperienza a Hartheim e poi fu comandante di Treblinka mentre Christian Wirth dopo l’esperienza ad Hartheim e nella T4. fu a capo  dei capi di sterminio dell’est e poi arrivò alla Risiera di San Sabba.

Josef Oberhauser

Uno dei protagonisti fu sicuramente Josef Oberhauser, un tenente delle SS. Nato in Baviera lavorò come contadino. Poi la carriera nelle SS. Nella T4 Oberhauser ebbe un ruolo di particolare rilievo. Prima del novembre ’39 aveva prestato servizio in alcuni lager. Poi venne scelto con altri per lavorare nei centri della T4 come “fuochista”. Lavorò a Grafenek poi a Brandeburg (secondo centro eutanasia) sistemando i locali in cui sarebbero avvenuti gli omicidi.

Finita la T4 Oberhauser  partecipò alle stragi di ebrei in diversi campi della Polonia incominciando da Belzec come uomo di fiducia di Cristian Wirth, la “mente” dell’Aktion Reinhart”. Poi fu a Trieste, alla Risiera, tra il sett del ’43 e l’aprile del ’45.

Fu il solo nazista ancora in vita a essere incriminato al processo della Risera all’inizio degli anni Settanta.

Nell’aprile del ’76 il processo si concluse con il carcere a vita, Oberhauser però non potè essere estradato in quanto l’accordo con la Germania era valido solo per i crimini dopo il 1948 (!). Josef Oberhauser continuò a vendere birra a Monaco di Baviera e morì nel ’79.

Giancarlo Restelli