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Marcinelle, 8 agosto 1956. Operai italiani morti in miniera e vittime del razzismo

Marcinelle, 8 agosto 1956
Italiani morti in miniera e vittime del razzismo

In questi tempi in cui quasi tutti i mass media soffiano sul fuoco della presunta “invasione” del nostro paese da parte di “orde” di migranti senza controllo, è opportuno rievocare un episodio della nostra storia di emigranti che parla di bestiale sfruttamento, di disprezzo della vita dei lavoratori, di razzismo diffuso a piene mani. Questa volta i cattivi sono i belgi.
Per fare un solo esempio erano pochi i locali in Belgio (anni Cinquanta e Sessanta del secolo precedente) dove gli italiani potevano entrare. In molti c’era scritto: “Ni chiens ni italien”. Oppure si sentivano dire: “Sales macaroni” (“Andate via macaroni”).

8 agosto 1956
Marcinelle, Belgio, 8 agosto 1956: nel Bois du Cazier muoiono 262 minatori. Tra di loro 136 sono italiani, 95 belgi, 8 polacchi, 6 greci, 5 tedeschi, 3 algerini, 2 francesi, 3 ungheresi, 1 inglese, 1 olandese, 1 russo e 1 ucraino.
Metà dei 136 morti italiani erano abruzzesi. Una tragedia che tutti ricordano ancora oggi a Manoppello, Lettomanoppello e Turrivalignano in Abruzzo; a Crotone, a San Giovanni in Fiore e a Castelsitrano in Calabria.
È una grande tragedia mineraria ma soprattutto è una grande tragedia dell’emigrazione italiana che è stata rimossa al pari di tutta la storia del lavoro italiano all’estero.
L’Abruzzo nel 1945 era un paese di fame, c’era la campagna povera e ancora più povera era la pastorizia. Manoppello e la vicina Lettomanoppello erano i due paesi degli scalpellini abruzzesi, abilissimi artigiani che plasmavano la pietra nera e bianca della Maiella. Ma il dopoguerra aveva seppellito questo mestiere e riempito la vita di stenti. Gli uomini emigravano in America, in Australia, in Francia. E in Belgio!
Centoquarantamila emigranti italiani erano stati attirati in Belgio da manifesti che comparivano in tutte le città italiane. I manifesti dicevano:“Solo 18 ore di treno per arrivare in Belgio”; erano indicati i salari, sicuramente migliori rispetto a quelli italiani. E poi tante promesse: “Assenze giustificate per motivi di famiglia, carbone gratuito, biglietti ferroviari gratuiti, premio di natalità, ferie, vitto e alloggio presso la cantina della miniera, contratto annuale…”. E poi la promessa che faceva decidere per il sì: “Compiute le semplici formalità d’uso, la vostra famiglia potrà raggiungervi in Belgio”.

Promesse e realtà
Tante promesse sui manifesti di color rosa… ma non era vero niente! Per esempio nei manifesti rosa della silicosi non c’era traccia. Così come non c’era traccia del terribile grisù, il gas che si sprigionava dalle pareti delle miniere e uccideva incendiandosi.
Il ruolo del governo italiano
Il governo italiano aveva incentivato l’emigrazione, dopo il ’45, da un paese sconfitto e umiliato dalla guerra. L’Italia non aveva materie prime ma aveva braccia in eccesso? I nostri governi trovarono la soluzione: da ogni emigrante in Belgio l’Italia avrebbe avuto quintali di carbone a basso costo per le industrie del triangolo industriale.
Ma non c’è solo la fame di energia: il governo italiano stipula con quello belga un accordo di tipo schiavistico: nessuna garanzia per la sicurezza del lavoro, nessuna assicurazione seria sulla salute, sugli incidenti, sulla vecchiaia. I nostri emigranti: un gregge da sfruttare a buon mercato!
Del resto lo stesso De Gasperi disse con particolare cinismo: “Che imparino le lingue! Che emigrino!” quando qualcuno obiettava che i nostri emigranti avrebbero avuto molte difficoltà nei nuovi Paesi tra cui quelle linguistiche.
Infatti nel marzo del ’46 il governo italiano firma un accordo con il governo belga in cui si sancisce che “per ogni scaglione di 1000 operai italiani che lavoreranno nelle miniere, il Belgio esporterà verso l’Italia: tonn. 2500 mensili di carbone se la produzione sarà inferiore a tonn. 1.750.000 tonn.; 3500 mensili per 2 milioni di tonn; 5000 mensili per più di 2 milioni di tonn.”. E’ un cambio “uomini per carbone”.
Il governo quindi si impegna a mandare nei 5 distretti carboniferi belgi 2000 lavoratori alla settimana senza chiedere garanzie e nessuna sicurezza sul lavoro. Risultato: dal 1946 al 1963 i morti italiani nelle miniere belghe saranno 867. Nel 1956 oltre ai 136 dell’8 agosto ce ne sono altri 50.

Che cosa avvenne?
L’incidente di Marcinelle avvenne l’8 agosto del 1956 nel Bois du Cazier a 975 metri di profondità. La dinamica dell’incidente mette in evidenza l’assoluta precarietà del lavoro dei minatori.
Alle 8.30, poco dopo l’inizio del primo turno di lavoro, uno dei due addetti alle operazioni di carico dei vagoncini carichi di carbone, il molisano Antonio Iannetta, carica un vagone pieno nell’ascensore ma qualcosa non va.
Due vagoncini colmi di carbone vengono caricati sulla gabbia-ascensore. Il secondo carrello è mal posizionato.
Il vagonetto vuoto strappa una putrella e questa rompe una conduttura dell’olio, i cavi vengono contemporaneamente tranciati e l’olio sprizza sulla corrente provocando una fiammata. Escono 850 kg di olio. L’incendio è alimentato dall’aria compressa e dai ventilatori d’areazione.
Si sprigiona subito una fiamma che è alimentata dall’olio e dalle tante strutture in legno del pozzo. L’incendio è alimentato soprattutto dalla ventilazione necessaria per portare aria a quella profondità.
L’incendio, di inaudita violenza, si estende in tutta la miniera: un banale incidente di carico si è trasformato in un disastro!
Non esistono condizioni di sicurezza nella miniera: le strutture portanti delle gallerie sono tutte in legno, le porte antincendio, che separano le gallerie, sono in legno; non esistono porte stagne, non esistono vie di fuga, la maschere antigas sono poche e inservibili….
In queste condizioni anche un banale incidente diventa una tragedia. Nel Bois di Cazier 274 minatori restano intrappolati nelle gallerie percorse dal fuoco che brucia tutto, un torrente di fuoco alimentato dall’impianto di ventilazione. Dove non arriva il fuoco arriva il fumo che satura progressivamente i due pozzi.
Pochi si salveranno. Duecentosessantadue morirono: alcuni bruciati, molti invece soffocati dal fumo.

Perché avvenne la tragedia? Due cause soprattutto
“Insufficienza delle misure di sicurezza e il sistema salariale” (cottimo), che impediva una adeguata manutenzione.
Il Bois du Cazier è la prima miniera in Vallonia, aperta nei primi decenni dell’Ottocento. Aveva strutture a dir poco antiquate. Avrebbe dovuto essere chiusa ma il prezzo internazionale del carbone dopo il ’45 permetteva a questa vetusta miniera di rimanere attiva.
– non aveva estintori e potenti tubi dell’acqua in caso di incendio
– i minatori non avevano maschere antigas con l’ossigeno
– non c’erano vie di fuga.
– le porte stagne erano in legno. Tutte le strutture erano in legno mentre nelle miniere moderne era largamente utilizzato il ferro. Porte stagne in legno è una contraddizione di termini
– là sotto non c’è personale specializzato per le operazioni di soccorso e per spegnere incendi
– l’ascensore era in legno e non in ferro come altre miniere
– i soccorsi arrivarono tardi, dopo due ore dall’inizio della tragedia
– il primo giorno hanno allagato la miniera, “ma l’acqua con quel calore è diventata vapore acqueo ed era bollente, e questo è stata forse la rovina definitiva per quelli che c’erano là sotto”. Hanno voluto salvare la miniera o salvare vite umane?

Altre stragi del lavoro
Marcinelle non è l’unico incidente grave che funesta l’emigrazione italiana.

Le principali tragedie dell’emigrazione italiana
In memoria delle vittime
anno località nazione tot.vittime vitt.italiane
06.12.1907 Monongah, miniera West Virginia, USA 362 – 171
24.07.1908 Lötschberg, galleria Svizzera 116 – 25
25.03.1911 New York, incendio Triangle Shirtwaist Factory USA 146, di cui 123 donne 39 donne
22.10.1913 Dawson, miniera New Mexico, USA 263 – 133
08.08.1956 Marcinelle, miniera Belgio 262 – 136
30.08.1965 Mattmark, costruzione diga Svizzera 102 – 55

E’ inutile dire che parlare di Marcinelle o di altri innumerevoli episodi della nostra emigrazione potrebbe aiutare a capire quanto sta accadendo in Italia e in Europa. Un paese come il nostro che ha avuto 30 milioni di emigranti in un secolo (1875-1975) dovrebbe avere una percezione dei fenomeni migratori capace di cogliere la radice dei problemi al di là dei mestatori di paura sempre pronti a comparire in Tv, nei giornali e nelle aule parlamentari.

Una sola considerazione prima di terminare. Se non ci fossero stati gli italiani in Belgio molte miniere di carbone avrebbero chiuso anzitempo.

Se oggi nel nostro Paese non ci fosse la presenza di stranieri dovremo rinunciare a 2.500.000 di occupati non nati in Italia e al 10% della ricchezza nazionale!
Se tutti gli stranieri fossero costretti a lasciare l’Italia, dalla sera alla mattina vedremmo interi settori bloccati per mancanza di manodopera: l’edilizia, la manutenzione stradale, le fabbrichette chiuderebbero, molti esercizi pubblici farebbero la stessa cosa (ristoranti, alberghi, bar), molti insegnanti verrebbero licenziati, molti anziani, senza le colf, sarebbero abbandonati a se stessi… non è così?