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Questo è il sito del prof. Giancarlo Restelli, insegnante di storia e italiano nell’istituto Bernocchi di Legnano.

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In evidenza

A cento anni dalla Rivoluzione d’Ottobre
“I dieci giorni che sconvolsero il mondo”

Manifesti rivoluzione d’ottobre

Il punto di partenza della nostra storia è il 25 ottobre del 1917 quando a Pietrogrado e a Mosca il partito comunista bolscevico guidato da Lenin prese il potere decretando la nascita del governo dei Soviet contadini e operai.
Era la prima volta nella storia che un governo espressione degli interessi di classe degli operai e dei contadini arrivava al potere pronto a fondamentali trasformazioni politiche e sociali in Russia: ossia l’instaurazione del comunismo.
Dal quel 25 ottobre di cento anni fa la storia del comunismo in Russia (poi Unione Sovietica) durerà fino al 31 dicembre del 1991 quando l’intero sistema imploderà a causa delle profonde debolezze interne.

Mia intenzione non è narrare tutta la storia del comunismo sovietico in un solo incontro, quanto analizzare le cause dell’”Ottobre rosso”: ossia come è stato possibile che un piccolo partito fino a pochi mesi prima della rivoluzione sia riuscito a prendere il potere nel paese più grande del mondo i cui confini andavano dalla Russia europea a Vladivostok, nell’estremo oriente asiatico?
Quindi vedremo gli avvenimenti del 1917 in Russia, in particolare dal febbraio all’ottobre.

Prima di iniziare un paio di chiarimenti:
– si chiama Rivoluzione d’Ottobre ma in realtà in Europa era novembre. La Russia zarista utilizzava ancora il vecchissimo calendario giuliano mentre in Europa già dal Medioevo si utilizzava il calendario gregoriano. Quindi il 25 ottobre in realtà in Italia, per esempio, coincideva con il 7 novembre. In ogni caso nella mia relazione utilizzerò il calendario allora in vigore in Russia
– seconda cosa. San Pietroburgo, capitale dell’impero zarista, cuore della rivoluzione, allora si chiamava Pietrogrado. Il nome era stato cambiato poco dopo l’inizio della prima guerra mondiale quando la Russia zarista è in lotta contro la Germania. Pietroburgo aveva una radice tedesca mentre Pietrogrado aveva un’impronta linguistica slava. Poi la città diventerà Leningrado per tornare poi San Pietroburgo

La rivoluzione di Febbraio
Punto di partenza della nostra storia è il 23 febbraio (vecchio calendario) quando a Pietrogrado si svolge in apparenza un “normale” corteo di protesta mentre in realtà sarà l’avvio di un processo rivoluzionario che culminerà con l’Ottobre.
Quel giorno sono protagoniste le donne di Pietrogrado (foto donne) che scendono in piazza a causa della fame e dei terribili sacrifici che il popolo russo finora ha dovuto sopportare a causa della guerra. In Europa occidentale è l’8 Marzo, festa della donna.
Quel giorno fu l’inizio della rivoluzione perché al corteo delle donne si uniscono gli studenti delle scuole e poco dopo gli operai della periferia di Pietrogrado scesi in sciopero. E’ una fiumana di persone che si ingrossa sempre di più fino a traboccare nel centro della città. Soldati e cosacchi, che normalmente disperdevano le manifestazioni con il piombo e le cariche della cavalleria, quel giorno sono sorpresi e sconcertati e, fatto straordinario, non reagiscono nonostante gli ordini a intervenire e a dispedere la manifestazione con il sangue.
Come mai i soldati non sparano? Anzi poco dopo si uniscono ai manifestanti, compresi i temutissimi cosacchi.

La Russia nella guerra imperialista

Per capire quento sta avvenendo dobbiamo tornare indietro di pochi anni fino al momento in cui inizia la prima guerra mondiale. La Russia combatte contro la Germania e l’Austria-Ungheria. Gli obiettivi sono l’Armenia, Costantinopoli e gli Stretti (Foto) e in Asia forti posizioni in Persia. Nemico numero uno per raggiungere questi obiettivi è l’impero ottomano esteso dalla Turchia fino al Medio oriente. La Germania fa paura perché si conoscono le mire tedesche suiterritori russi.
La guerra va male fin dall’inizio perché la Russia è ricca di “carne da cannone” ma debole in fatto di armamenti. Di fronte al più forte esercito tedesco la Russia va incontro a clamorose sconfitte che mettono a nudo la fondamentale debolezza del Paese. Dirà Lenin che la “guerra è il più bel regalo fatto alla rivoluzione”.

Con l’andare della guerra, di fronte ai sacrifici che essa richiedeva, il popolo russo reagisce nel 1915 e nel ’16 con ripetute manifestazioni d’ostilità: nelle città manca il pane, la legna, il carbone; i prezzi salgono alle stelle; il numero di morti, ammalati e feriti diventa spaventoso. Una sorda rabbia cresce ogni giorno di più nei confronti dello zar, Nicola II (Foto), considerato il maggiore responsabile della guerra e degli spaventosi costi umani.
Anche la classe dirigente russa cova rancore nei confronti dello zar, considerato debole e inetto, mentre nei confronti della zarina Alessandra (foto zarina), di origini tedesche, si è convinti nelle alte sfere che segretamente operi a favore della pace con la Germania.
Simbolo della degenerazione della corte di Pietrogrado è questo personaggio, Rasputin (foto), monaco analfabeta ma diventato potentissimo a causa dell’ospitalità concessa dalla zarina perché il monaco sembre avere poteri magici, in particolare sembrava in grado di evitare le crisi di cui soffriva il piccolo zarevic Alessio. Il ragazzo era ammalato di emofilia e Rasputin, probabilmente utilizzando l’ipnosi, riusciva ad evitare le frequenti crisi.
Rasputin ne appofittò per condurre una vita scandalosa a Pietrogrado, influenzò la zarina nella scelta di nuovi ministri, complottò con coloro che volevano la pace con la Germania, divenne in breve potentissimo e temutissimo. Alla fine fu ucciso da una congiura capeggiata da alcuni nobili.
Rasputin ma soprattutto la crisi che imperversava in Russia tolgono ogni residua credibilità alla monarchia assoluta dell’ultimo dei Romanov. Ed è per questi motivi che nessuno difese lo zar quando fu avvertito dei disordini a Pietrogrado e dell’impossibilità di riportare l’ordine. Anzi alcuni stretti collaboratori, tra cui il comandante in capo dell’esercito, sollecitarono la sua rapida abdicazione perché neppure l’esercito al fronte voleva più combattere e interi reparti tornavano a casa.
Nicola II, dopo 23 anni di governo, tentò di abdicare a favore del fratello ma inutilmente: lo zarismo era ritenuto da tutti una palla al piede di cui era opportuno disfarsi al più presto.
E così il 2 marzo si arriva alla prima rivoluzione in Russia: Nicola II è destituito e cade la dinastia dei Romanov al potere da circa trecento anni (foto manifestazioni, febbraio).

Il governo provvisorio
Al posto dell’autocrazia nasce un governo presieduto dai liberali e sorretto da alcune forze di sinistra tra cui i menscevichi e i socialisti rivoluzionari. Apparentemente la Russia sembra avviarsi a un destino democratico mentre in realtà ora sono al potere le stesse forze che avevano voluto la guerra nell’agosto del ’14, espressione della borghesia russa industriale e affaristica.

Infatti i governi che si alternano dal febbraio all’ottobre vogliono principalmente tre cose:
– la guerra deve continuare fino alla vittoria
– i contadini devono stare lontani dalla terra
– gli operai tornino al lavoro al più presto riportando l’ordine nel paese

In realtà invece le masse popolari volevano l’immediata fine della guerra, i soldati al fronte volevano tornare a casa, i contadini volevano la terra in proprietà e gli operai volevano il “controllo operaio” nelle fabbriche e un drastico mutamento delle condizioni di vita.

I Soviet
Espressione delle aspirazioni popolari sono i Soviet, originale creazione russa già nata ai tempi della sconfitta rivoluzione del 1905.
I soviet sono consigli di soldati, operai e contadini, libere organizzazioni di base nate per difendere e sostenere i propri interessi di classe. In queste settimane si diffondono come funghi, dai più piccoli villaggi fino ad arrivare alle grandi città (“rivoluzione delle parola”). Dovunque ci sono soviet di contadini che contastano l’autorità del proprietario terriero, soviet di soldati dove sono contestate le gerarchie militari e soviet tra gli operai nelle fabbriche dove la parola d’ordine è strappare alla proprietà il controllo delle fabbriche.
A giugno addirittura può essere indetto il I Congresso panrusso dei Soviet dei contadini, soldati e operai.
Possiamo affermare che in questo periodo in Russia nasce un gigantesco esperimento di democrazia diretta diffuso a livello capillare.

Antagonismo di poteri
Ma la nascita dei Soviet pone un problema in più nella travagliata situazione determinata dal crollo dello zarismo: l’antagonismo tra il governo provvisorio e la crescente autorità dei Soviet, contraddizione che i bolscevichi riusciranno magnificamente a sfruttare.

Lenin e le “Tesi d’Aprile”
Approfitta di questo profondo malcontento Lenin (foto), capo riconosciuto del partito bolscevico russo. E’ un partito marxista e rivoluzionario, in questo momento in forte ascesa in tutto il paese. E’ l’unico partito di opposizione.
Anzi Lenin è l’unico politico in questo momento ad avere le idee molto chiare. Nelle sue “Tesi d’aprile” indica alcuni obiettivi a cui il partito doveva uniformarsi:

Tesi d’Aprile
– fine immediata della guerra “senza annessioni e indennità” / “Abbasso la guerra!”
– “Abbasso il governo provvisorio” e “Tutto il potere ai Soviet”, ossia rovesciamento del governo provvisorio e instaurazione di un governo espressione delle masse popolari
– “Disfattismo rivoluzionario”
– “Doppia rivoluzione”: rivoluzione in Russia prima tappa della rivoluzione mondiale

In sintesi: “Pane, pace, lavoro e tutto il potere ai Soviet”

Lenin aveva individuato nella Russia zarista, fin dall’inizio della guerra”, l’”anello debole della catena imperialistica”, ossia il paese più debole tra quelli belligeranti nel quale organizzare la presa del potere da parte del partito comunista come prima tappa della rivoluzione comunista mondiale.

Da ricordare che Lenin nel momento della rivoluzione di febbraio si trovava a Zurigo. Riuscì a tornare a Pietrogrado il 3 aprile dopo un avventuroso viaggio che ha attraversato mezza Europa. Sono i tedeschi a mettergli a disposizione un treno, il famoso “treno piombato”, con il quale Lenin e una ventina di bolscevichi attraverseranno tutta la Germania, si imbarcheranno per la Svezia e attraverso la Finlandia arriveranno a Pietrogrado (FOTO, arrivo a Pietrogrado).

Da qui l’accusa, spesso ripetuta, che Lenin fosse un agente tedesco e tutta la sua azione fosse stata concordata a Berlino. Accuse pretestuose perche Lenin finchè visse (morì nel gennaio del ’24) operò a favore della rivoluzione comunista in Germania e nell’intera Europa, contro quindi tutti coloro che in precedenza avevano pensato di sfruttare il suo obiettivo di portare la Russia fuori dalla guerra e di instaurare il comunismo.

Continua la guerra
Intanto alcune iniziative militari volute dal governo provvisorio sono un fallimento: i soldati non vogliono più combattere al fronte (giugno). Alcuni reparti decidono che ne hanno abbastanza della guerra e abbandonano il fronte per tornare a casa (nell’estate sono già due milioni i soldati disertori).
Non c’è dubbio che le sconfitte militari del giugno ’17 rafforzano i bolscevichi i quali hanno, come punto fermo, la fine immediata delle ostilità.
Sequenza dal “Dott. Zivago”

Il tentativo di colpo di stato del generale Kornilov
Altro episodio che rafforza i bolscevichi soprattutto nelle grandi città operaie è il tentativo di colpo di stato del generale Kornilov (agosto), comandante di tutte le truppe russe (FOTO).
Di idee reazionarie tenta di raggiungere Pietrogrado con truppe fidate per riportare l’ordine ma è un flop clamoroso perché i treni che portano i soldati dal fronte a Pietrogrado vengono dirottati su altri percorsi dai ferrovieri bolscevichi!
Intanto cresce la protesta in Russia perché il governo promette ogni giorno una profonda riforma agraria che darebbe la terra ai contadini poveri ma il provvedimento viene continuamente rimandato nonostante ora al potere vi sia uno dei leader del partito dei socialisti rivoluzionari, Aleksandr Kerenskij (FOTO), partito almeno a parole dalla parte dei contadini e delle loro aspirazioni.

I fatti di luglio
La situazione a Pietrogrado peggiora di giorno in giorno: fame, disoccupazione, prezzi troppo alti per gli esigui salari operai, disorganizzazione a tutti i livelli, scontento di soldati di stanza nella fortezza di Pietro e Paolo e nelle altre caserme della città…
Nel mese di luglio la folla chiede la fine immediata della guerra e implora il Soviet di prendere il potere: un’imponente manifestazione di operai affamati viene stroncata con il piombo. I morti sono centinaia (FOTO).

Nel film “Il dottor Zivago” possiamo vedere quali erano i metodi dello zarismo nei confronti della gente che chiedeva il pane e fine della guerra

Lenin in questo momento non riteneva ancora il momento di prendere il potere: i contadini delle regioni periferiche della Russia conoscevano poco il programma bolscevico. Nonostante questo il partito partecipa alle manifestazioni e paga con numerosi arresti di militanti e quadri. Lenin stesso è costretto a varcare il confine con la Finlandia per evitare la condanna a morte.
Ma ogni giorno che passa la rivoluzione si approssima.

La situazione si degrada
In estate grande confusione alla periferia dell’impero russo: Finlandia e Ucraina ormai si governano autonomamente, così avviene tra i popoli del Caucaso e tra i popoli dell’Asia russa. Sempre nei mesi estivi domina il caos amministrativo a tutti i livelli, le città si autogovernano da sole, i tedeschi avanzano sempre di più arrivando a un giorno di treno da Pietrogrado e Kerenskij non sa come uscirne.
Nel frattempo i bolscevichi con la loro propaganda incessante conquistano a settembre la maggioranza dei Soviet in una cinquantina di città, tra cui Mosca e Pietrogrado (il presidente è Trotskij, foto), grande stratega al pari di Lenin della rivoluzione d’ottobre.

I bolscevichi ormai sono la maggioranza nei Soviet, il loro programma si diffonde ogni giorno di più tra i soldati al fronte, gli operai e i contadini. Questo vuol dire che ormai sono l’espressione degli interessi storici e immediati delle masse popolari di tutta la Russia. Quando prendono il potere, idealmente e realmente, il popolo è con loro.
Quindi la presa del potere da parte dei bolscevichi non è stato un colpo di stato. Per colpo di stato intendiamo la presa del potere di un manipolo di uomini armati mentre la nazione è guardinga e non partecipe.

I bolscevichi prendono il potere: 25 ottobre
Nel mese di ottobre (il 12) si decide la presa del potere. Tornato in incognito a Pietrogrado Lenin impone al Comitato centrale dei bolscevichi la parola d’ordine “Tutto il potere ai Soviet!”.
Qualche resistenza in Kamenev e Zinoviev (foto) perché temono la sconfitta. Non temono tanto per la loro vita quanto una sconfitta, forse decisiva, del proletariato che farà regredire per anni, forse decenni, la prospettiva rivoluzionaria in Russia.
La data scelta è il 25 ottobre (7 novembre), ossia il giorno precedente la riunione del II Congresso dei Soviet per mettere l’assemblea di fronte al fatto compiuto. Lenin: “La storia non ci perdonerà se non prendiamo il potere”.

Intanto si diffondono sempre di più le parole d’ordine dei bolscevichi:
– pace senza annessioni e indennità
– terra ai contadini
– controllo operaio delle fabbriche
– autodeterminazione dei popoli
– istruzione per tutti
– separazione Stato-Chiesa
– diritto di voto universale per uomini e donne
– completa emancipazione della donna

Queste saranno anche le prime riforme introdotte dal regime rivoluzionario.

“L’arte della rivoluzione”
la presa del potere a Pietrogrado si rivela molto più facile del previsto. Il governo provvisorio di Kerenskij non esercitava ormai alcun potere (“cadavere vivente”) e le simpatie per i bolscevichi aumentavano ogni giorno di più.
Nella notte tra il 24 e il 25 ottobre, con un piano ben preparato, nuclei di bolscevichi armati occupano le stazioni ferroviarie, la posta, presidiano i ponti sulla Neva, gli uffici pubblici, i ministeri, ossia occupano i gangli vitali del nemico.
Rimaneva solo l’ostacolo del “Palazzo d’Inverno”, fastosa residenza degli zar, ora sede del governo di Kerenskij. Ma anche qui fu più facile del previsto perché i ministri erano difesi da un battaglione femminile (!), da giovani appartenenti alle scuole militari e poco altro. Nella notte del 26 ottobre reparti armati dei bolscevichi irruppero nel palazzo trovando forme di resistenza sporadiche.
Non ci furono disordini in città, le guarnigioni rimasero nelle caserme e a Pietrogrado la vita scorreva normalmente mentre i bolscevichi prendevano il potere.
Tutto ciò dimostra che il potere statale di Kerensky si era dissolto mentre l’azione dei bolscevichi sfuttava magistralmente e nel momento migliore il collasso del potere statale borghese.

Vediamo come il grande regista Sergej Ejzenstejn ha ricostruito questo momento entrato nella leggenda nel suo film “Ottobre. I dieci giorni che sconvolsero il mondo”.

Nelle ultime immagini si vede Lenin che sale sul palco del II congresso dei Soviet operai e contadini e annuncia a tutti i popoli della Russia che il governo provvisorio è stato rovesciato e il nuovo governo è pronto per dare la terra ai contadini e a far finire la guerra.
“Il governo provvisorio è stato destituito. L’autorità di governo è passata nelle mani dell’organo del soviet dei deputati operai e soldati di Pietrogrado, il comitato militare rivoluzionario, che si è messo a capo del proletariato e della guarnigione di Pietrogrado. L’obiettivo per il quale il popolo ha combattuto – proposta di pace immediata e democratica, abolizione della proprietà fondiaria, controllo della produzione da parte degli operai e creazione di un governo dei soviet – è stato raggiunto”.

Un fatto incredibile era accaduto a Pietrogrado e in tutta la Russia. Nel cuore del macello della guerra imperialistica un governo espressione di operai e contadini aveva preso il potere nel paese più grande del mondo! Non per edificare il socialismo in un solo paese (come poi affermerà la controrivoluzione staliniana) ma come tappa per la rivoluzione comunista mondiale che doveva partire dalla Germania e poi estendersi a tutta l’Europa e da qui ai paesi coloniali di Africa e Asia.
L’atmosfera carica di gioia e di speranze di quei giorni è stata ben resa in questa sequenza del film “Reds” ( “I rossi”) in cui si racconta la parte che il socialista americano John Reed ha avuto in queste settimane accanto alla sua compagna Louise Bryant.

Nell’ ”Internazionale” emerge con forza la consapevolezza che un mondo nuovo stava per nascere: il comunismo avrebbe abbattuto il capitalismo e creato le condizioni per permettere all’umanità di uscire dallo stato di barbarie in cui si trovava.
I milioni di morti della guerra erano solo un esempio dell’impossibilità del capitalismo nell’assicurare all’umanità condizioni di sviluppo pacifico. Il comunismo invece, esteso a tutto il mondo, avrebbe fatto uscire per sempre l’uomo da un età contrassegnata da iniquità, sfruttamento, ingiustizie, fame e miserie.
Nello stesso tempo il comunismo avrebbe favorito la collaborazione fraterna tra gli uomini cancellando quell’individualismo borghese che era il peggior lascito dell’epoca del capitalismo.

Le cose non andarono così. Molte speranze di democrazia dovettero essere messe da parte nella Russia ora bolscevica perché nemici interni (capitalisti, proprietari terrieri, aristocratici, piccola borghesia…) e nemici esterni (Usa, Gran Bretagna, Germania, Francia, Giappone, Italia…) volevano la fine di un potere che giudicavano arbitrario e intollerante. In realtà avevano paura del “contagio bolscevico” (“virus di Lenin) nei propri paesi, ossia dell’estendersi della rivoluzione comunista a Londra, Parigi, Berlino, Roma…

E poi l’avvento di Stalin al potere segnò un decisivo regresso rispetto alle speranze di libertà e giustizia che sono alla base dell’Ottobre (“Buio a mezzogiorno”, Kostler).
I Gulag, le tremende repressioni contro nemici veri e presunti, la dittatura inflessibile, i terribili sacrifici che furono imposti al popolo russo, i milioni di morti vittime di una giustizia arbitraria gettarono fango e discredito sulla stessa parola Comunismo.
In realtà, anche se il discorso sarebbe lungo, dobbiamo porre rigide distinzioni tra i valori dell’Ottobre e la controrivoluzione staliniana.
Da una parte l’Ottobre è la prima tappa di una rivoluzione che avrebbe liberato l’uomo dalle guerre e dalle ingiustizie, tra cui lo sfruttamento degli operai nelle officine e dei contadini nei campi; dall’altra una Russia (divenuta Unione Sovietica) dove i più elementari diritti sono negati, dove una cappa di piombo avvolge l’intera società all’interno della quale una violenta cricca di uomini è al potere.
Per contadini e operai durante l’età staliniana le cose non cambieranno: erano sfruttati prima sotto lo zarismo, lo saranno anche dopo e molto di più.

Se la rivoluzione d’Ottobre alla fine è stata sconfitta (è stata sconfitta soprattutto perché non si è innescata con una rivoluzione comunista mondiale) non per questo dobbiamo guardare all’Ottobre con sufficienza o astio.
L’Ottobre, dopo la breve esperienza della Comune parigina (1870-71), è il primo tentativo dell’uomo nella sua storia di lottare per la propria emancipazione, per creare un “uomo nuovo” capace di spezzare le proprie catene e imparare a collaborare con altri uomini per il benessere dell’umanità in nome di una ideologia che prima di diventare simbolo di infamie era invece simbolo di liberazione.

Dice il testo dell’Internazionale: “Su lottiamo! L’ideale / nostra alfine sarà l’internazionale, futura umanità”.
Una “umanità futura” finalmente liberata da ogni forma di schiavitù e sfruttamento. Libera da guerre e oppressioni. L’umanità responsabile del proprio avvenire… Questo è il vero lascito dell’Ottobre ! (foto manifesto ottobre)

E’ in questo senso che dobbiamo pensare all’Ottobre bolscevico: una grande esperienza che l’umanità ha vissuto e di cui trarrà giovamento quando un nuovo “Ottobre” si ripresenterà.


Conferenza di G. Restelli, biblioteca di Legnano, novembre ’17

 

 

 

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